giovedì 5 maggio 2016

Prove generali

Ormai é tradizione, di questo periodo io ed un’amica munita di pupo (di 3 anni e mezzo) ci concediamo qualche giorno al mare. Sole.
Siamo sull’aereo in conformazione 1-1-1 di cui il piccolo (non ditelo mai a lui) nel mezzo. Decolliamo, chiacchieriamo, giochiamo.
Tutto procede a meraviglia.
Finché.
“Devo andare in bagno” (e qui visto il legame di questo blog con la cucina non entrerò nei dettagli)
La sua mamma, sul pezzo, si offre subito volontaria soprattutto dopo aver visto la mia faccia bloccarsi e inorridirsi all’idea di dover andare nel bagno dell’aereo con un bambino. Improvvisamente le istruzioni sul volo hanno tutta la mia attenzione.
“No mamma, io voglio andare con la zia Ele!”.
ORA.
Dico io.
Va bene che devo fare pratica, va bene che amore della zia, va bene che non é mai morto nessuno.
Ma perché?
Mi alzo titubante e già vengo fregata da quello seduto davanti a me che, brillantemente, ci precede di un nanosecondo rubandoci il posto. Tornare a sederci neanche a parlarne così restiamo imbambolati tra la hostess e i passeggeri.
Tutto bene.
Finalmente tocca a noi, e qui vi voglio.
A voi mamme e papà i miei più sinceri complimenti, forse con gli anni si apprendono tecniche a me ancora sconosciute. Solo voi siete in grado in 40cm quadrati di sopravvivere in due (e mezzo).
Lui, che in qualsiasi bagno normale é autosufficiente decide che qui no, qui a tirargli giù i pantaloni ci devo pensare io. Quale gioia. Improvvisamente uscire dai parcheggi comunali tra SUV mi é sembrata una bazzecola.
L’atto in sé procede indolore, chiaro, avrei preferito restare sul mio bel sedile stretto a sfogliare libri di cucina, ma per amore questo ed altro.
“Tesoro, mi raccomando” gli dico dopo aver tirato l’acqua e mentre gli tiro su i pantaloni “per nessuna ragione al mondo fai cadere il ciuccio qui dentro”
Mi guarda.
“PPPPPPPPPPPPPPPPPEEEECCCCCCHHHHEEEEEEE???”
Con una “P” pronunciata talmente forte che, stramaledizione il ciuccio fa un volo pindarico diriettamente dove?
Esatto.
Nel bagno
ORA.
Ma che razza di sfiga devi avere?
Guardo lui, guardo il ciuccio e la prima cosa che mi viene da dire é “purtroppo il ciuccio volerà in cielo da quel tubo”.
Ecco, psicologia zero. Me ne rendo conto. Ma quale alternativa?
Non faccio in tempo a finire la frase che un urlo e dei singhiozzi mi sovrastano “il mio ciucccioooooooo! Io voglio il mio ciuccccccioooooo”.
Tutto bene.
Sposto il pupo, mi munisco di fazzoletti, raccatto il ciuccio, lo lavo con quintali di sapone, chiedo alla hostess se per caso non ci sia dell’amuchina a bordo (non c’é), lui continua a piangere come se gli avessi appena confidato che Babbo Natale non esiste.
Usciamo dal bagno, lui disperato in lacrime, io paonazza e isterica con un ciuccio a penzoloni, i passeggeri che mi fissano come se avessi appena giustiziato un minorenne.
“Ti prego perdonami, mi é caduto il ciuccio nel bagno e … e… e…” cerco subito di spiegare alla mamma in tono mortificato.
“Ah ma va, tranquilla. Dovevi buttarlo. Ne ho qui una scorta!”.
Ora.
Ma non potreste dirlo prima voi mamme??

2 commenti:

  1. Oddio!! Dai, la prossima volta sarai più preparata!
    A me è capitato di dover cambiare il pannolino pieno di popò sull'aereo...non è stato molto piacevole...cmq. quando si hanno bimbi piccoli, in viaggio non bisogna mai dimenticare: pannolini, salviette, ciucci, biberon, cibarie varie, colori, matite peluches e vestitini di scorta! Auguri!

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  2. Muoio!
    sei il mio mito. Coraggio e nervi saldi!
    Un bel bacione.

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