mercoledì 24 agosto 2016

I falsi miti della gravidanza

"Vedrai quanta gente ti tocca la pancia, che fastidio".
Non so quante volte ho sentito questa frase, al punto che nemmeno alle mie più care amiche osavo più toccarla. Non sia mai che, con gli ormoni, mi avrebbero staccato le dita a morsi.
Be', o erano insofferenti loro o io ho un'espressione da bulldog inglese.
Già.
Nessuno mi ha mai toccato la pancia.
Ma vi pare possibile? Ci sono persino rimasta male, al punto che mi é capitato di incitare una signora a farsi un giro tanto per capire l'effetto che fa.
Non fraintendetemi, non é che io ambisca a farmi accarezzare questo super bozzo da sconosciuti, ma vi assicuro che dal non poterne più alla calma piatta c'é una bella differenza.
Se mi incontrare al supermercato, vi prego, toccatemi la pancia.

"Non farai più la fila".
Certo, e io sono Biancaneve e a casa ho nascosto 7 bellissimi nanetti, una strega voleva darmi una mela avvelenata e un principe azzurro mi ha salvata.
Ma quando mai?? Al supermercato anche se ho solo due cose all'interno del cestino (e potrebbero anche essere una cassa d'acqua e 3kg di farina) nessuno mi ha mai detto "prego signora". Anzi. Ancora, ancora lo sguardo era di quelli "stai lì che ti fa bene, un po' di tono per i muscoli". Addirittura ieri una signora simil-anziana mentre avevo già praticamente posato le banane sulla bilancia per pesarle é riuscita ad infilare il suo kiwi singolo battendomi sul tempo. Ma forse aveva ragione lei, tra vecchiaia e gravidanza chi ha la precedenza? A mia discolpa vorrei dire che non aveva né il bastone, né la badante, né i capelli bianchi.
Per non parlare dei parcheggi e simili, ma effettivamente non ho mai provato a mollare l'auto in mezzo alla strada, far vedere il pancione e urlare al malcapitato "non pensa che dovrei parcheggiare prima io???".

"Quando hai il pancione ti guardano tutti diversamente".
Bene, qui prendo una parte delle colpe. Avevo previsto che il diversamente fosse inteso come una cosa positiva, non come si guarda dei rifiuti a bordo strada in piena estate.
OK, sto esagerando, lo ammetto. Però vi assicuro che la maggior parte della gente mi fissa stranita, e credetemi, non ho una pancia a punte simile a un Pokemon in evoluzione. Almeno, non sempre. Le peggiori? Le altre future mamme.
Ora, dico io, non dovremmo essere solidali?? Farci un sorriso d'intesa tra gli scaffali dei supermercati o traballando in contemporanea sui marciapiedi?
No. Le altre mamme ti guardano a mo' di radiografia per capire se la tua pancia é più grossa della loro (pur non sapendo l'età gestazionale) oppure ti ignorano come se tu non esistessi proprio.
Nota: non sto parlando di amiche o dei casi rari ma della maggior parte delle panzone là fuori.

"Mangerai per 3".
Continuate a raccontarla questa cavolata che poi le future mamme ci credono e tengono tutti i bonus per il fine della gravidanza così da potersi scofanare anche il cane, se necessario. Peccato che il bambino, se siete fortunate, vi si piazzerà comodamente sulla bocca dello stomaco, o sull'intestino, o sui polmoni, o sulla vescica o su tutti questi organi messi insieme.
Risultato? Al terzo boccone dovrete smettere di mangiare per poter prendere fiato, perché non ce la farete più, perché sarà troppo caldo o perché dovrete andare in bagno per la 20esima volta (in quell'ora).
Vero, potrete fare un sacco di spuntini ma di mangiare 3 piatti di pasta seguiti da 2 gelati nemmeno a parlarne.
Che poi, ringraziamo il cielo che almeno personalmente il reflusso é minimo che altrimenti alla lista delle gioie non dette si aggiunge anche questo!

... e potrei continuare!

PANE in PENTOLA (1 pagnotta da 750g circa)

250g farina Manitoba
200g farina 00
350g acqua tiepida
3g di lievito di birra fresco
1 pizzico di zucchero
6g di sale
1 spolverata di farina di semola
  • In una ciotola lavorare con un cucchiaio le due farine con il lievito sbriciolato (ev. scioglierlo nell'acqua), lo zucchero, l'acqua ed il sale fino ad ottenere un composto umido e ancora leggermente grumoso. Coprire con un sacchetto e lasciar lievitare per almeno 12h
  • Spolverare il piano di lavoro con la farina di semola. Rovesciare la massa lievitata e piegare i bordi verso l'interno (da sopra a sotto, da destra a sinistra, da sotto a sopra, da sinistra a destra), formare con l'aiuto di una spatola una palla e posizionarla in una ciotola coperta da un canovaccio e abbondantemente infarinata con le pieghe verso il fondo. Coprire con un sacchetto e lasciar lievitare altre 2h
  • Scaldare il forno a massima temperatura (nel mio caso 280-300°C) e inserire una pentola di ghisa con il coperchio a scaldare. Rovesciare con delicatezza il pane all'interno della pentola facendo attenzione a non scottarvi! Coprire con il coperchio e infornare per 15-20 minuti. Abbassare la temperatura a 240°C (nel caso il massimo del vostro forno é di 230°C rimanere con questa temperatura), togliere il coperchio e continuare per altri 10 minuti o fino a quando la crosta non risulterà ben dorata
  • Sfornare, togliere dalla pentola e lasciar raffreddare su una griglia. Servire





NOTE:
Evidentemente l'idea di questo pane non é mia, ha fatto voli pindarici sui blog di tutti partendo da un'idea di Jim Lahey. È anche conosciuto come no-knead bread (PANE SENZA IMPASTO)

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