domenica 10 settembre 2017

La mummia

Chi ha un gatto, forse, può capire.
Già, perché la sensazione é la stessa.
Ricordo ancora l'ansia notturna infantile (mista all'amore immenso, sia ben chiaro) degli agguati di Cleo, il mio gatto.
Anzi, già che ci sono colgo l'occasione per parlare di questo mio trauma infantile, legato al nome del gatto.
Già, perché a 3 anni ho lottato manco fossi Giovanna d'Arco per poterlo chiamare Figaro, come quello di Geppetto in Pinocchio. Non riuscivo proprio a capire perché i miei genitori fossero tanto contrari (*), cosa potevano mai avere contro quel micio adorabile?
Mi convinsero all'ultimo giocando sulla psiche infantile, come potevo chiamare un gatto maculato come un gatto nero e bianco?
Compromesso fu, chiamammo il gatto come il pesce di Pinocchio.
Non fa una piega, vero?
Ad ogni modo, Cleo aveva (come ogni gatto) una passione sfrenata per gli arti notturni in movimento. Potevi star sicuro che se per disgrazia un mignolino restava scoperto, ti saresti svegliato con un'unghiata indimenticabile.
Così, tornando all'ansia, ricordo le notti immobile nella speranza che nessuna parte del mio corpo potesse essere attaccata.
Pensavo che questa situazione non si sarebbe più presentata, almeno, non fino al prossimo gatto. Invece, oggi, mi vedo costretta a tecniche di gran lunga peggiori.
In vacanza dormo con Leo, a differenza di casa dove ognuno ha la sua stanza. Ognuno nel suo letto ma nello stesso spazio.
Fin qui? Nessun problema.
Non fosse che, mio figlio, non é un bambino ma una sorta di radar del movimento. Se si accorge che sei sveglio, ti muovi, ti alzi, guardi il telefono, sei spacciato.
In un nano-secondo, stile pupazzo nella scatola, vedi un testolino emergere da bordo letto e iniziare a saltellare gioioso.
Niente di grave, lo so bene.
Ma quella mezz'ora-ora in più al mattino non guasta mai, si sa.
Così, grazie all'addestramento gattaro, appena inizio a sentire dei versetti scatta la modalità mummia. Non mi muovo, non respiro, non faccio nulla.
E poco importa se sono almeno 2h che dovrei andare in bagno!
O.o


(*) per la cronaca, il terrore dei miei genitori (capito anni dopo) era l'eventuale abbreviazione del nome del gatto, urlata ai quattro venti in giardino cercando di farlo rientrare in casa. Decisamente meglio Cleo...

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