mercoledì 29 agosto 2012

Una notte da sogno

Mi sembra di vivere nel calendario dell'avvento solo che al posto del cioccolatino quotidiano c'é l'imprevisto. Ieri anche due o tre.
Prima di partire per un trekking di 15km (e ogni giorno aggiungo un km per il mio ego per cui domani saranno 16) ci accorgiamo che Lui ha dimenticato il liquido per le lenti in hotel. Usciamo per comprarlo e al primo passo, mentre mi osservo le unghie ancora perfettamente laccate di rosso, mi si rompono le infradito. Torniamo a casa senza liquido ma con un paio di ciabatte da propaganda americana.
Non ci facciamo scoraggiare e con il nostro zaino in spalla iniziamo la camminata da Sapa a un villaggio sconosciuto in mezzo alle risaie con la nostra guida. Dopo 500m sta già piovendo.

La camminata é piacevole e il panorama indescrivibile. Fortunatamente smette di piovere e riusciamo persino ad approfittare di qualche raggio di sole. Sul tragitto incontriamo bambini piccoli e tanto sporchi quanto belli che ci salutano con enfasi con l'unica parola straniera che conoscono "Hallo, hallo" ripetendolo per 10-15 volte. Incontriamo donne cariche di pannocchie di mais, di sacchi di riso, di legna o semplicemente di pupi. Visitiamo una scuola in una catapecchia dove i bambini si divertono a riguardare le foto che scatto. Il tutto in una cornice verde, a volte gialla, ma sempre cromaticamente perfetta.

Cammina, cammina passano le ore e finalmente la guida annuncia che dopo una salitina saremmo arrivati. La salitina in questione io l'avrei definita: pendenza di 90° con possibilità di morte per caduta o attacco cardiaco. Immaginate due somari con i loro zaini in spalla e il sudore che gronda con davanti una sorta di capriolo che pesa 20kg (la guida) che molleggiando sale senza problemi. Ecco.
Io amo la montagna.
Riusciamo comunque ad arrivare in vetta senza troppi problemi, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca, controllando il fiato come se avessi un Polar attaccato alla vita penso alle calorie che sto smaltendo e al mio prossimo sedere d'acciaio. La vita mi sorride e in cima mi aspetta "a very beautiful guesthouse".
Non capisco subito quando la guida si ferma davanti ad una stalla per galline e maiali, nemmeno quando Lui sottovoce mi dice "io qui non dormo!". Il cancello é chiuso, la cascina dietro alle stalle disabitata non fosse per due piumoni stesi e un cartello: GUESTHOUSE.

La famiglia é nei campi a raccogliere il riso ma non ci sono chiavi o sistemi d'allarme: qui si apre il cancello. La casa da vicino sembra meglio di quel che pensassi, in fin dei conti c'é una stanzona con 4 letti che sarà poi il nostro nido d'amore. Fuori un tavolino con qualche sedia di plastica fanno cornice ad una bellissima terrazza. Io mi sento spavalda, Lui vorrebbe morire.
Improvvisamente la porta d'entrata (o d'uscita?) si apre e possiamo ammirare l'interno. Resto basita. L'interno é quello che noi definiremmo un loft, uno spazio aperto, ma senza pavimento, senza cucina, senza bagno e senza troppi mobili. L'angolo cottura é un fuocherello con una struttura di ferro sopra, il lavello é un cesto d'acqua. Sopra le nostre teste una grata con le pannocchie di mais appena raccolte ad asciugare.



Facciamo un giro della casa, chiacchieriamo con la guida, doccetta (asciugandoci nella mia maglietta), Lui fa il bucato, scriviamo il nostro diario e senza neanche accorgerci si fa sera. La famiglia al completo rientra dai campi, le donne indossano il vestito tipico che caratterizza la loro tribù - minority (Black Hmong). Arrivano anche una coppia francese con due ragazze vietnamite e ci sentiamo una grande famiglia, persino Lui adesso é rilassato e contento mentre sorseggia una birra gelata in compagnia. Ma. Sentiamo un trambusto, vediamo una gallina passare ma non la vediamo tornare. La intravediamo poco dopo sopra un piatto argentato enorme con un bastoncino di incenso infilato da qualche parte davanti allo sciamano che prega. Il figlio maschio ha la bronchite (almeno sembra dalla tosse) e credono sia lo spirito cattivo che sia entrato nella casa, per farlo passare ci vuole un santone e un'offerta generosa (la gallina che poi mangeremo).

Le donne e le guide si danno da fare per cucinare, noi siamo ammutoliti. In casa regna un'aria serena, tutti cucinano attorno al fuoco, chi la carne, chi i nems, chi le patate. C'é chi taglia le verdure, chi lava, chi mette tavola.


Mangiamo tutti allo stesso tavolo passandoci piatti deliziosi (non chiedetemi cosa) e bevendo shot del loro liquore di riso "maison". Il bambino malato si siede proprio vicino a Lui che é conosciuto per essere ipocondriaco; ad ogni colpo di tosse lo vedo impallidire ma dal terzo shot mi sembra più rilassato. Passano le ore e con loro una delle serate più belle della mia vita. Andiamo a letto felici, lavandoci i denti tutti assieme nel giardino fuori casa e addormentandoci con il rumore dei grilli, le cicale e di tutti gli animali che vivono la notte e dei quali non voglio sapere il nome (il coraggio ha un limite).
La mattina dopo alle 6.30 ci svegliamo con il sole, la famiglia sta già preparando pancakes al fuoco, frutta fresca appena raccolta e una spremuta.
Salutiamo a malincuore e ripartiamo per altri 8km di trekking, Sapa ci sta aspettando.


Troppo difficile scegliere le foto, ci ho provato ma non riuscivo a non mostrarvi almeno queste.




Questa donna sta dividendo i chicchi di riso dallo stelo picchiandoli su di un sasso



20 commenti:

  1. Senti Elvira, io ci credo che sia stata una delle esperienze più belle della tua vita, ma io da quel tugurio non sarei uscita viva!! Complimenti per lo spirito d'adattamento - anche di Lui.
    Per le foto, perchè devi selezionarle? Tu mostracele tutte :) I maialini e gli anatroccoli mi hanno conquistata <3

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    1. ahah ma guarda che io sono una spuzzetta quando voglio ma a volte entri perfettamente nel quadro sopravvivenza, ed é lì che vivi al massimo. Poi una notte, cosa vuoi che sia? Una settimana di certo non la farei! ahaha :)
      Finta Indiana Jones, finta...
      Dovevi vedere tutte quelle bestiole che meraviglia! E i maialini??? Ci rincorrevano, erano con la mamma, senza mamma, si nascondevano. Ce n'erano ovunque. Meraviglioso :)

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  2. Che meraviglia Elvi..
    certo è che dopo queste foto mi hai fatto rivalutare i nostri ostelli.
    senti invece ma quanto sei coraggiosa nel fare trekking con le infradito??!! :)
    baci e buon proseguimento

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    1. ahahahhaha sapevo che per citare quella vicenda sarei andata incontro a qualche domanda. Le infradito in realtà sono rimaste nella zaino durante il tragitto ma sono state la salvezza una volta arrivate nell'hotel superlusso. Sai, mica puoi entrare nella SPA a piedi nudi! ahahah :)
      Ai piedi solo scarpe da montagna (in realtà banalissime Nike), il tentativo di emulare i vietnamiti con le loro ciabatte plasticose non é ancora arrivato a quei livelli.

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  3. Amelia fattucchiera/ sempre mamma29 agosto 2012 18:59

    A questo punto, con le foto di animali felici e liberi, che pur finiranno alla brace (poverini) ma dopo una vita invidiata da umani, mi sale l'"invidia" per la vostra meravigliosa avventura. Grande spirito di adattamento ma quante condivisioni di culture,di pensieri, di gesti,in fin dei conti di amore verso il prossimo e verso se stessi. Vivi questi sentimenti in modo semplice e naturale, sara' un tesoro, un bagaglio che ti accompagneranno per la vita. Tu sai che oggi, per me, non è una grande giornata, è morta un'amica,lei sarebbe stata la prima a condividere il vostro viaggio, fatto di semplicità e di cose vere. Lei potrebbe essere riassunta solo con le tue foto, senza commenti, lei era così. Dedico a lei questo pensiero.
    Un bacio alla mia avventuriera, e anche al Lui,tanto lontani ma così presenti.

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    1. Cara Mamma,
      tanto lontana quanto vicina. Lei non avrebbe fatto una smorfia e avrebbe amato una notte simile.
      Un forte abbraccio

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  4. mamma mia che esperienza meravigliosa, stare così a contatto con queste popolazioni tanto diverse da noi ti arricchisce un sacco!! le foto poi sono bellissime!!! buon preseguimento

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    1. Grazie mille! In effetti é stato davvero bello, malgrado la mancanza di comfort. Hanno fatto davvero di tutto pur di farci stare bene. L'unico vero peccato é il non poter comunicare liberamente in quanto loro farfugliano due parole in inglese e noi di vietnamita sappiamo a malapena il buongiorno.

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  5. Elvi le foto son così belle che non saprei dire qual'è la mia preferita, il tuo racconto è così tenero e pieno d'amore, e io continuo a pensare che questo viaggio ti sta cambiando la vita, rendendoti ancora più bella!
    Ti voglio bene tesoro!
    p.s. son senza pc per qualche giorno ci sentiremo un pò meno...

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    1. Mon amour, saperti senza pc senza giorni é ben peggio di passare una settimana in una catapecchia col bagno ammuffito. Come farò? :)
      Grazie comunque per le belle parole, in effetti questo viaggio ci sta facendo crescere molto sia individualmente che come coppia e non potrei chiedere di meglio.
      Un forte abbraccio, peccato non poterti portare in tasca.

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  6. Fantastico, Una di quelle cose che non farei mai ma poi le leggo e mi chiedo quale esperienza pazzesca stia perdendo...davanti al bagno (o forse più al letto?) avrei comunque avuto una crisi isterica. Questo è garantito. Bravi ragazzi, difficile scegliere di uscire cosí massicciamente dalla propria comfort zone.
    ...anche io ho avuto un dubbio sull'opportunità di scegliere delle infradito per il cammino...
    Aspettiamo next episode!!

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    1. Io credo che queste cose vadano fatte un po' per sbaglio. Noi eravamo convinti di andare in una catapecchia ma stile ostello, invece ci siamo trovati in una famiglia come due studenti all'estero. Standoci soltanto una notte il tutto risulta più facile, in fin dei conti basta chiudere un po' gli occhi :)
      Effettivamente qualche dubbio sulla doccia l'abbiamo avuto e, seppur non mi crederai, era forse meglio di alcune docce "vere" ma sporche. Questa aveva muffa ovunque, ma causata dall'umidità. Per il resto era pulitina. ahah, ok no non ce la faccio a mentire. Ho fatto la doccia, non é stato terribile, ma nemmeno un sogno da "non riuscivo più a staccarmi dal getto di acqua ghiacciata che scivolava sulla pelle portando con sé quintali di schiuma morbida". Ci siamo capite no? :)

      Per le infradito come dicevo a SaleQuBi credo di aver creato un grosso malinteso. In realtà mi sono fatta la sfacchinata con le scarpe da ginnastica e soltanto arrivati ci siamo tolti calzettoni e affini per lasciare ai piedi la libertà di espressione. NOn sono ancora una monaca buddista.

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  7. Complimenti. Per il coraggio di affrontare un viaggio di questo tipo. Personalmente non è il giorno che mi spaventa ma la notte. Almeno per il riposo vorrei un minimo di confort, non chiedo tanto. Però mi perderei la vera vita e più si va avanti con l'età e meno di ha voglia di adattarsi alle scomodità della vita che milioni di persone vivono tutti i giorni. Grazie perché ce lo ricordi. Le foto sono bellissime e svelaci sta cosa delle infradito per affrontare il trekking... bacioni

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    1. Come dicevo in un commento sopra, in realtà si tratta di una notte. Ho persino avuto una sorta di rimorso di coscienza nell'entrare nella vita di queste persone come se fosse un gioco, una pura esperienza personale per "provare". In realtà poi pensandoci a questa famiglia abbiamo dato l'opportunità di aprirsi ad un mondo diverso e, ovviamente, dei soldi che li aiuteranno a costruire qualcosa.
      E un'esperienza toccante che ti fa rivalutare molto la nostra vita a casa, anche se, credimi, loro farebbero molta più fatica a vivere la nostra vita che non noi la loro :) (si vabbe' forse un po' esagerato nel dire noi la loro ma ci siamo capite, no?)

      Anche per te la questione infradito ha una verità molto meno romantica ed avventurosa di quanto non crediate. Erano semplicemente il mio comfort post camminata. Piedi all'aria aperta :)
      Anceh se loro, i Vietnamiti, camminano con delle ciabatte senza problemi. Io? Manco morta.

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  8. Ogni post ti evolvi. Ti posso garantire che e' una gioia leggere le tue parole ed interrompermi ogni tanto per ridere delle situazioni o pensare al coraggio con cui le affronti. Sei una grande viaggiatrice, anche nell'improvvisazione. Naturalmente tutte le foto, nessuna esclusa, mi fanno sognare. Ti abbraccio. Pat

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    1. Grazie Patty, mi fa piacere leggere le tue parole, soprattutto perché vengono da una persona che ama molto viaggiare. In viaggio uno si deve adeguare alle culture e vivere la vita del luogo, nel limite del possibile. Noi cerchiamo di viaggiare facendo anche un po' di vacanza qua e là per non tornare come due stracci :)
      Grazie anche per i complimenti sulle foto, in realtà ho fotografato così tanti piatti negli ultimi anni che neanche sapevo più cosa volesse dire fare foto panoramiche sotto il sole e senza poter "girare il piatto" :)
      Un abbraccio

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  9. Innanzitutto grazie per il tuo commento. Quest'anno sono stata per la prima volta in montagna e me ne sono innamorata pure io, quindi capisco l'amore nel fare tanti Km di trekking :) Questi luoghi sono magnifici anche se ti devo dire che ci vuole coraggio, perchè comunque sono (almeno mi sembra) un pò isolati. Però l'esperienza deve essere stata magnifica. Ti devo dire che mi ha fatto ridere quando il Lui era vicino al bimbo con la tosse! Hihihihi mi sono immaginata la sua faccia! Sono curiosa... Questo posto dove si trova? Grazie e complimenti, bellissimo racconto e bellissime foto. Un abbraccio e a presto!

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  10. Che viaggio-avventura meraviglioso! Sono cose che si ricordano per tutta la vita, i panorami mozzafiato, il bimbo con la tosse e tutti i disagi! Le foto sono bellissime, grazie per averle condivise con noi!
    baci!
    Laura

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  11. Che bel viaggio, bellissimo. Sai che cosa non ti porti via da questo viaggio? Tornerai ricca sfondata di emozioni....

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  12. Ciao Elvira!!!
    Piacere di conoscerti,da ciò che scrivi deduco che sei una persona molta alla mano e molto ironica.Questo post in cui descrivi un viaggio affascinante nella vita di altre persone con culture estremamente diverse,fatte da una quotidianità del vivere estremamente umile e semplice,oserei dire essenziale.
    Una vita in cui ogni membro della famiglia dal più anziano al più giovane si rimbocca le maniche rendendosi utile nei vari lavori domestici(se così li possiamo chiamare,:-)).Le foto rendono veramente ciò che hai vissuto,sono spontanee e vere,riescono ad emozionare.

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