giovedì 19 febbraio 2015

Manuale di sopravvivenza

"Sei pronta? Partiamo?"
Sono le 10.20 e abbiamo il volo alle 17.30, seppur internazionale abbiamo 7h per fare un tragitto di 1h (mettiamo anche 3 se trafficato) e arrivare comunque prima che aprano il check-in. Un discreto anticipo per Lui definito quasi tirato. È dalle 7 che é in piedi, alle 7.15 aveva già fatto la doccia, si era vestito e aveva chiuso la valigia (mancava solo lo spazzolino). Alle 8 mi aveva proposto un caffè "sai, é sulla strada così arriviamo senza stress in aeroporto".
Alle 10.21 cedo e finalmente partiamo, trovando le strade deserte, il primo parcheggio libero, il carrello per la valigia adiacente all'auto e solo 8 ore da riempire.
Dopo la prima ora-ora e mezza passata tra un'edicola e una farmacia facendo giri improbabili mentre lui scrive chissà cosa sul suo iPad (scollegato da ogni e qualsiasi rete wifi) mi avvicino:
"Amore, cosa ne dici di farci un pranzetto? Ho visto che c'é un posto non male che fa anche cucina calda"
Distoglie gli occhi dallo schermo per un attimo, capisce che mi annoio a morte (sono affetta dalla sindrome di noiosaggine facile) e approva la proposta.
Al ristorante mentre io sfoglio la carta pensando a antipasto-primo-secondo-dolce, Lui ordina un'insalata verde.
No, non perché é un culturista fanatico del corpo che va in massa grassa e massa magra quattro volte l'anno. Oh no. È semplicemente timore nei confronti del proprio metabolismo (a buon intenditore...).
"Dai, ce lo facciamo almeno un bicchiere di vino per festeggiare la partenza?" e anche qui la risposta é negativa. La ragione é sempre metabolica.
È così che dopo un pranzo ridanciano (perché grazie al cielo la sua simpatia non ha doppi effetti), altri infiniti giri all'interno dell'aeroporto, il calcolo preciso sull'orario perfetto per utilizzare i 30 minuti di wifi gratuito, giochi idioti sull'iPad, qualche altro caffè e quantità indefinite di trucchi inutili al DutyFree saliamo finalmente sull'aereo.
Seduti, felici per la vacanza e pronti per visitare posti nuovi, io e Lui. Soli.
Non siamo ancora a 5'000 metri che si é calato la famosa mascherina sugli occhi, ai 10'000 sta già dormendo della bella e si sveglierà soltanto al mattino (9 ore di volo dopo per intenderci), mentre io avrò guardato 3 film, giocato a Farmville come se avessi 4 anni e letto metà del libro che mi sarebbe servito per la vacanza.
Che dire, tutto bene.


lunedì 16 febbraio 2015

Technogym

Non soltanto ti sei fatta beffare mentre ti allenavi, sudaticcia e paonazza, i capelli che volano ovunque e uno stile patchwork.
Già, quei leggings consumati, una canotta che manco Mr Sfiga sul litorale ad agosto col bicipite piazzato, le scarpe con le stringhe mangiate dal cane e una bella felpona informe per "nascondere tutto".
Al tuo lato Lei.
Quelle che probabilmente per ogni seduta in palestra prendono una giornata di vacanza per pensare al look, che ve lo dico, Belen a confronto sembra sciatta. Il pantalone é ovviamente di marca e sembra un guanto sul corpo di una sirena, matchato perfettamente con il top (altrettanto ovviamente con l'addominale scolpito sotto). Scarpe da "ne ho diverse, scelgo a dipendenza dell'umore" e coda di cavallo (pulita e candida) svolazzante a ritmo di tapis roulant.
Dopo un'allenamento di 2h nemmeno un segno di fatica.
Ma te ne fai una ragione.
Solitamente dopo l'allenamento raccatto le mie cose, salgo in auto (sì, vado in palestra in auto e sì é un controsenso e no non mi sento per niente in colpa o ridicola) e scatto a casa dove, con tutta la pazienza del mondo mi faccio una doccia con i miei asciugamani, il mio shampoo, il mio balsamo, il mio sapone, la mia spazzola,... Devo continuare?
A volte però capitano appuntamenti di lavoro, fretta o problemi logistici e quindi dopo l'allenamento mi reco negli spogliatoi.
Lo stress comincia già prima dell'allenamento, a casa, quando devo preparare una borsa che sembro in partenza per le olimpiadi e, comunque, riesco sempre a dimenticare qualcosa. La scelta dei vestiti é casuale, pesco qua e là mutande e magliette nella speranza che assieme non stiano troppo male.
Lo spogliatoio é vuoto, sulla mia panca inizio a spogliarmi quando sento la porta aprirsi e, ovviamente, é Lei.
Malgrado le due ore di allenamento emana profumo di pulito (e da qui mi convincerò a comprare vestiti dry-fit per la palestra, pur non facendo lo stesso effetto su di me). Apre con grazia il suo armadietto, ordinatamente tira fuori le sue cose e inizia a spogliarsi.
Io, che improvvisamente sembro Mr Bean quando va in piscina per la prima volta misto ad un'adolescente complessata cerco di spogliarmi con un asciugamano addosso facendo però quella che "ma vaaaa mica mi copro". Riesco finalmente a lanciarmi in doccia e valuto se metterci poco per batterla sul tempo o passare ore sotto il getto sperando che mi batta lei. Quando esco lei ha un turbante in testa e l'asciugamano legato al seno, io trenta cose nelle mani, ho dimenticato l'asciugamano per i capelli e sembro un gatto arruffato.
"Ciao, ci vediamo spesso ma non ci siamo mai presentate".
O.o
E mentre intavolo una discussione mi accorgo che non soltanto sembro un'idiota ma ho pure preso un paio di mutande rosa e un reggiseno blu acceso: bingo!
Due sorrisi, tre cortesie, me ne vado con i capelli ancora bagnati (a rischio bronchite), le scarpe slacciate e ovviamente ancora paonazza.
Io ve lo dico, se c'é una cosa che odio più dell'andare in palestra, é fare la doccia dopo la palestra!

CHIACCHIERE (o FRAPPE) GLUTENFREE

250g farina GF per dolci
1 uovo
1 tuorlo
125g yogurt bianco
1 cucchiaio di olio di girasole + per la frittura
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 pizzico di sale
qb zucchero al velo
  • In una ciotola lavorare la farina con l'uovo, il tuorlo, lo yogurt, il cucchiaio di olio di girasole e di zucchero fino ad ottenere un composto compatto e omogeneo. Lasciar riposare per una mezz'ora
Questo impasto é normale, non GF
  • Stendere l'impasto su un po' di farina in modo che sia ben fine, tagliare con la rotella dentata dei rombi, incidere due taglietti al centro e friggere in olio bollente 
  • Scolare e far raffreddare sulla carta assorbente così da togliere il grasso in eccesso e una volta fredde spolverare di zucchero al velo


NOTA:
Per la versione normale non ho messo lo yogurt ma solo un goccio di acqua per aiutarmi a rendere il composto omogeneo. Ho tirato la pasta con la nonna papera al minimo spessore (erano un velo) e le ho fritte. Inutile dire che queste sono venute più sottili :-)
Qui le foto di quelle normali.
 


domenica 25 gennaio 2015

Patate & Riso

Mia nonna l'ha sempre detto: "tu potresti vivere a patate e riso".
E come darle torto?
Non per nulla la sofferenza (se così si può chiamare) nell'essere celiaca mi ha colpita meno rispetto a molte altre persone. Sì, per carità, un bel panino crudo & rucola all'autogrill me lo farei anche io e sì, mentre tutti mangiano una pizza al ristorante e io guardo la mia triste insalata sembro il gatto di Shrek. Ma sarebbe stato ben peggio se mi avessero proibito, appunto, patate o riso.
Dall'infanzia il mio piatto preferito é la minestra di riso, carica di patate bollite, o anche il riso in bianco, il risotto, il riso al salto ma anche patate al vapore, puré di patate, patate fritte, rösti di patate... Devo continuare?
Inutile dire che, durante il lungo viaggio in Asia (LINK), mentre Lui dopo qualche giorno già bramava la pizza del ristorante sotto casa o le tagliatelle di sua mamma, io sguazzavo in ogni sorta di piatto tradizionale strafogandomi di riso insapore e salse piccanti. Se vi dicessi che al rientro da 100 giorni, alla domanda di mia mamma *cosa desiderate per cena quando tornate?* ho risposto risotto? Già, ancora.
Ad ogni modo, anche il sud America mi ha regalato grandi gioie dal punto di vista alimentare. Il Paraguay in primis, grande consumatore di mandioca e almidon. Ogni volta che vengo devo passare settimane al rientro su tapis roulant & ciclette per smaltire i fianchi da chipa (per chi non sapesse cos'é la chipa urge un viaggio o almeno una ricerca su wikipedia!).
Ma non é di queste prelibatezze che ho intenzione di parlare, bensì di questo piatto caldo che anche a 45°C con umidità al 90% sarei capace di mangiare. Per il quale non basta mai una porzione e non ne avanza mai per poterselo gustare riscaldato. Un pasto completo, piccante (a dipendenza dei gusti), gustoso e leggero (questo é quel che credo io, guai a chi mi toglie la convinzione).
La ricetta, seppur senza foto da fighi né dosi precise l'ho rubata a colui che secondo me, in questo campo, é il campione. Provare per credere!

GUISO CON CARNE (4 persone)
500g carne di manzo (tipo spezzatino)
2 -3 cipolle
1 spicchio di aglio
1 peperone rosso
5-6 pomodori
2 tazze di riso (da caffelatte, circa 400g)
qb peperoncino
qb brodo di pollo
qb olio di semi
ev sale & pepe
  • In una pentola scaldare un goccio di olio e far soffriggere l'aglio tagliato finemente fino a quando risulta dorato. Aggiungere la carne a cubetti non troppo piccoli (circa 2-3cm di lato) e far rosolare bene per almeno 5-6 minuti. Dovrà risultare dorata e i pori si saranno chiusi
  • Aggiungere il peperone senza pelle e tagliato in una fine brunoise (cubetti piccolini) e lasciar cuocere qualche minuto prima di aggiungere il brodo (lui ha utilizzato due dadi). Unire la cipolla ed eventualmente il peperoncino e lasciar cuocere anch'essa per qualche minuto
  • Quando tutto sembra quasi cotto aggiungere i pomodori privati della pelle e tagliati a cubetti piccoli, far rosolare anche loro
  • Aggiungere il riso (il chicco deve essere allungato ma comunque leggermente tondo, quindi la via di mezzo tra un basmati e un arborio/carnaroli) e rosolarlo come per un risotto fino a quando il chicco diventa traslucido. A questo punto é possibile sfumare con un po' di vino (cosa che qui non facciamo) e aggiungere l'acqua all'occorrenza (come per un risotto). Continuare la cottura del riso in questo modo fino a quando sarà cotto, aggiustare di sale e pepe se necessario
  •  Gustare caldo






NOTE:
probabilmente ci sono millemila ricette di guiso con arroz e ogni famiglia ha la sua personale. Questa resta la mia preferita in assoluto ed é perfetta per questi giorni invernali. La consistenza del piatto varia dalle proprie preferenze, io lo preferisco più asciutto, come se fosse un risotto rosso con carne ma c'é chi lo preferisce più brodoso, come se fosse una zuppa. Lo stesso vale per il quantitativo di riso, chi ne preferisce di più, chi di meno.
Ah, dimenticavo! È importantissimo trovare (o fare da) una cavia per assaggiare il gusto...

domenica 18 gennaio 2015

Io, Lui & il cane

Domenica pomeriggio, sole.
Quale migliore occasione per passare qualche ora con il proprio cane? La passeggiata l'abbiamo già fatta ed essendo un cucciolo di soli 7 mesi non può ancora esagerare con l'esercizio fisico, così optiamo per un grande prato dove giocare spensieratamente.
"Prendiamo una palla!" esclamo io
"Sisi dai! Giochiamo a passarcela senza che Zac la prenda così si sfoga" ribatte Lui.
Gasati come non mai iniziamo a passarci la palla.
Dapprima il cane manco ci guarda, troppo impegnato a controllare la zona. Imperterriti io e Lui continuiamo nel gioco noncuranti (o meglio, fino a quando non notiamo che Zac sta sbranando una costina trovata chissà dove e, soprattutto, di chissà quando).
Non demordiamo.
Finalmente il cane ci guarda, finalmente capisce che siamo lì per lui, per giocare. Lui tira la palla, il cane corre, arrivo io che con una puntina degna dei migliori giocatori di baseball americano al momento del kickoff mando un proiettile fuoricampo.
Pallina 1 - pomeriggio di gioco 0.
Non demordiamo, mi sono portata un'altra pallina, più piccola e sonora. La tiro fuori e non faccio nemmeno in tempo a lanciarla in aria che Zac, con l'elevazione di una ballerina del Bolshoi, me la ruba prima ancora che io me ne accorga.
Siamo nel prato da soli 10 minuti e abbiamo già finito le nostre risorse.
Non demordiamo.
Inizio a correre qua e là, rischiando persino un attacco di cuore visto la mancata forma fisica, riuscendo a seminare il cucciolo che non é pratico della zona. Aggiro uno specchio d'acqua ghiacciato per allungare il giro quando, il quadrupede bianco e furbo, pensa bene di tagliare per raggiungermi prima.
Si tuffa a volo d'angelo sull'acqua ghiacciata, evidentemente non capendo del rischio che sta correndo, scivola in stile Via col Vento e la grazia di Bambi fino ad arrivare ai miei piedi, fintamente zoppicante.
Io e Lui ci guardiamo in faccia bianchi come fantasmi per lo spavento, il cane ci fissa e in men che non si dica torniamo a casa.
La domenica pomeriggio, seppur col sole, é meglio passarla davanti alla televisione.


PS: per la cronaca, il cane non si é fatto niente, é bastato un biscottino per farlo saltare come un grillo nuovamente.

domenica 4 gennaio 2015

Drammi da supermercato

Spilorcia?
Forse.
Anche se credo sia più legato allo spazio che non al costo.
Ma anche a una mia inclinazione, nata durante l'infanzia,  diciamo anche deformazione, dovuta al TETRIS: io amo riempire (qualsiasi cosa) con ordine logico cercando di farci stare quante più cose possibili.
Il problema é che i sacchetti del supermercato (mia grande passione), a volte, riescono a contenere perfettamente montagne di cibo ma poi, inesorabilmente, si bucano.
Ed é così che mentre a fatica reggi due borse piene, entri in un negozio e.. BAAAAM.
Già.
Una delle due borse si é rotta.
No ma cosa pensi. Non uno dei due manici. Oh no.
Si é proprio sviscerata.
I lime rotolano sul pavimento mentre lo yogurt, caduto dall'altezza di 30cm, ha pensato bene di rompersi sporcando il pavimento.
"Ha bisogno di aiuto?" mi chiede un gentile commesso del negozio
L'istinto é quello di dire "naaaa, va tutto bene, figurati" ma non avendo fazzoletti per ripulire e, soprattutto, non sapendo come trasportare tutta quella spesa chiedo uno straccio e un sacchetto.
Per ripagare la gentilezza compro mezzo negozio.
Ringrazio, raccatto le mie cose, faccio un bel sorriso ed esco.
BAAAAM.
La torretta di chissà quale tipologia di nuovo biscotto, tè o affine viene tranciata al suolo dalla mia leggendaria finezza e goffaggine. Mi giro con orrore pensando che il commesso, a questo punto, mi avrebbe rinchiusa nel banco frigo.
"Non é la tua giornata vedo"
Ecco. Forse preferivo il banco frigo.

[inutile dire che una volta in macchina mi sono resa conto che, di tutto quel che avevo comprato nel negozietto, mancava l'unica cosa che veramente avevo bisogno vero?]


BAGEL (15ina)

250g farina bianca forte
3g lievito fresco
1 pizzico di zucchero
130g acqua
1 uovo
5g sale (+5g per la cottura in acqua)
qb semi di papavero o sesamo
qb prosciutto crudo, insalata, salmone...
  • In una ciotola (o nell'impastatrice) lavorare la farina con il lievito sbriciolato, lo zucchero, l'acqua, metà dell'uovo sbattuto ed il sale. Impastare fino ad ottenere una massa liscia ed omogenea. Mettere in una ciotola, coprire con un sacchetto e lasciar lievitare per un'ora o anche due
  • Sgonfiare l'impasto sulla spianatoia, prendere delle parti uguali di impasto (da circa 20-30g) e formare dapprima della palline e poi facendo un bel buco al centro aiutandosi con l'indice e il pollice. Posizionare i bagel su una teglia munita di carta forno e far riposare per 10 minuti circa
  • Portare ad ebollizione 2L di acqua con 5g di sale e cuocere per porzioni i bagel. Dapprima fino a quando verranno a galla e poi, girandoli, per altri 2-3 minuti. Scolarli e posizionarli sulla teglia. Lasciarli intiepidire 
  • Spennellare il rimanente dell'uovo su ogni bagel, passarli nei semi a piacere e riposizionare sulla teglia. Infornare in forno caldo a 240°C dove avrete lasciato una teglia nera sul fondo, rovente, e sulla quale dovrete rovesciare un bicchiere di acqua. Abbassare la temperatura a 200°C e far cuocere per 15 minuti circa o fino a quando risulteranno dorati. Dovrebbero risuonare vuoti se tamburellate sul fondo
  • Farcire a piacere, nel mio caso con stracchino, rucola e crudo o maionese fatta in casa, insalatina novella e salmone affumicato




 




NOTE:
Ho fatto dei bagel mignon, se volete fare quelli veri, quindi più grandi, consiglio di fare il doppio dell'impasto. Meglio mangiarli il giorno stesso o eventualmente passarli nel forno il giorno dopo per tostarli.



mercoledì 31 dicembre 2014

Il mio 2014

Come ogni anno il 31 dicembre porta con sé, oltre a chili di ciccia sulle cosce, bilanci e propositi. I primi solitamente danno il "la" ai secondi che, nemmeno a dirlo, svaniscono con i primi giorni di gennaio. Per questa ragione ho deciso di boicottare il solito post di capodanno. Ho deciso di racchiudere un ricordo per ogni mese dell'anno, un ricordo che mi viene in mente adesso, che magari non é nemmeno il più importante ma che, a 7 ore dalla mezzanotte mi va di scrivere.

GENNAIO
Il 2 gennaio, in una brasserie parigina, mentre mangio una cosina con Lui, ricevo un sms da un'amica di mia mamma che dice "Mi spiace tanto per la perdita di tua nonna". Mi cade il mondo addosso, non ne sapevo niente. Fuggo dal ristorante (con i vicini di tavolo che probabilmente hanno pensato che Lui fosse "il solito strz"), esco e piango e urlo senza dignità. Una signora, sconosciuta e anziana mi abbraccia. Un po' come avrebbe fatto una nonna.

FEBBRAIO
Io, Lui e Mr Geido andiamo in montagna qualche giorno, ci concediamo un po' di pace dal lavoro. Le lunghe passeggiate sulla neve sono solo un ricordo. J, troppo vecchio e troppo malconcio non riesce più a camminare. Riesce comunque a divorare un mazzo intero di carte da gioco mentre siamo a cena.

MARZO
Completamente rovinato dalla mia mania esagerata per le feste (sto già organizzando i miei 30 anni) si lancia in una doppia festa per il suo compleanno. A casa Mr Geido mangia dalle mani di tutti, ci divertiamo con gli amici veri. Io preparo tre torte e ne dimentico una in frigorifero (non la mangerà mai nessuno).

APRILE
In realtà questo mese porta con sé più di un ricordo. Il primo é la morte di J, il 4 aprile dopo una notte di tanta sofferenza. Un ricordo triste e doloroso. Una grande perdita per la nostra famiglia seppur convinti che il teppista sia riuscito a vivere una vita da gran signore. Il secondo ricordo é la mia prima volta a New York, una città piena di vita dalla quale ho portato a casa una valigia piena di oggetti per la cucina.

MAGGIO
Un mese segnato dal lavoro, tantissime serate del corso thailandese. Molte notti con le gambe a pezzi, la gola secca e l'insonnia dopo il lavoro. Un mese però pieno di affetto e di calore, di gente che apprezza il tuo lavoro, di amicizie nuove. Tante le sfide che si aprono, tanti i progetti.

GIUGNO
Abbiamo finalmente iniziato i lavori in casa, dopo anni di peripezie con un tetto che non teneva e minacciava di cadere finalmente siamo riusciti a fare i lavori. Abbiamo progettato assieme una casa "nuova", pensata da famiglia. Ovviamente con tante prese in giro da parte sua per le mie ore e ore investite nel cercare materiali e rifiniture e sfuriate mie perché Lui dopo aver visto tre rubinetti mi diceva "dai ok, scegli". Inutile dire chi l'ha fatta franca vero?

LUGLIO
Vacanza. Finalmente. Io e Lui. Soli. Ricordo una macchina a noleggio, la salsedine e il mare blu. Gli aperitivi a bordo male, la pelle bruciacchiata, le cene e le risate. Ricordo le chiacchierate durante le interminabili passeggiate sulla spiaggia, le partite fallimentari a racchettoni, i libri letti sulla sdraio e un grande senso di felicità.

AGOSTO
Il ritorno a casa, la nostra casa. Ma non soli, in tre. Io, Lui e il piccolo Zac. Una palla di pelo bianca, un batuffolo adorabile. Impossibile sostituire Mr Geido, però questo piccolino ci entra già nel cuore con quell'andatura buffa, quella testa tonda un po' da foca e quegli occhietti neri vispi e allegri. I muri appena rinfrescati sono già sporchi. Siamo spacciati.

SETTEMBRE
Ore e ore di lavoro al nuovo libro. Tante idee, molti progetti. Tante foto, tanti testi corretti. Tante risate a casa con Zac che mi ruba tovaglie o telecomandi della macchina fotografica. Tanta soddisfazione nel vedere il pdf finito e mandare in stampa il mio secondo "gioiellino".

OTTOBRE
Una due giorni a tre, la nostra prima vacanza con il cane. Andiamo a trovare una persona speciale, una di quelle amiche che ti entrano nel cuore e lì ci restano. Una di quelle con cui vorresti passare giornate intere a chiacchierare. Una di quelle con cui condividi le tue passioni. Una di quelle amiche lontane che vorresti potessero essere più vicine. Ci godiamo il mare d'inverno con Zac sporco di sabbia che salta addosso a sconosciuti schifati.

NOVEMBRE
Finalmente esce "Ciccioni per Finta" e vengo sommersa dall'affetto di chi mi sta vicino ma anche da chi nemmeno conosco. Il mio libro entra in classifica e nemmeno me ne capacito. Mi sento al settimo cielo. La passione per il mio lavoro si fa ancora più forte e solida e malgrado le ore di lavoro tra un corso messicano e uno sugli aperitivi di Natale mi sento la persona più felice del mondo.

DICEMBRE
Probabilmente sceglierei oggi.
Non so perché, forse perché é ancora fresco. Forse perché mentre scrivo sta scendendo la notte, Zac dorme nella sua cuccia dopo che l'ho tediato con un servizio fotografico. Lui sta mettendo tavola (lo so, invidiatemi), tra qualche ora arriverà qualche amico, ho preparato cibarie per i prossimi 10 anni e mi sono convertita pure al lievito madre (sono spacciata, di nuovo).
E che posso dire, sorrido, felice e grata a questo 2014 nella speranza che il 2015 possa essere altrettanto positivo.

Per l'occasione vi propongo un aperitivo perfetto per la serata (forse un po' tardi vero?) e vi auguro un meraviglioso 2015 pieno di gioia e soddisfazione.
Un abbraccio

GIRELLE GORGONZOLA, NOCI E PERE (15 pezzi)

250g farina bianca forte
4g lievito di birra secco
15g burro morbido
150g acqua tiepida
5g sale
1 pizzico di zucchero
qb gorgonzola
qb noci di pecan
1 pera
  • In una ciotola (o nell'impastatrice) impastare la farina con il lievito, un pizzico di zucchero, il burro morbido, l'acqua ed il sale. Lavorare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Mettere in una ciotola, coprire con un sacchetto e lasciar lievitare per un'ora ma meglio se due o tre
  • Capovolgere il composto su una spianatoia senza sgonfiarlo, stenderlo con un matterello a uno spessore di 2-3cm. Tenere il lato lungo del rettangolo verso se stessi e schiacciare l'estremità sulla spianatoia (servirà dopo per sigillare il budello)

  • Sbriciolare sulla superficie il gorgonzola e spezzettare le noci. Arrotolare il salsicciotto in modo ben stretto e sigillandolo con la parte che avete fatto aderire al piano di lavoro. Dare una forma bella tonda. Tagliare delle fettine di 2-3cm di spessore e posizionarle sulla teglia foderata da carta forno con la parte appena tagliata verso il basso. Coprire con un sacchetto e lasciar lievitare altri 30-40 minuti o fino a quando non saranno raddoppiati di volume

  • Aggiungere un tocchetto di pera all'interno di ogni girella, spolverare di farina e cuocere in forno preriscaldato a 220°C per 15-20 minuti o fino a quando non saranno dorati 

  • Gustare ancora caldi!



NOTE:
È possibile fare questi rotoloni anche con altre farce quali prosciutto e mozzarella, o perché no del pomodoro. Ma anche con un altro formaggio.
La ricetta (leggermente modificata) é presa dal libro "La magia del Forno" di Paul Hollywood.


Buon anno anche da parte di Zac, prontissimo con l'"intimo" rosso ;-)


domenica 14 dicembre 2014

"To do"

I "TO DO", che maledizione.
Per carità, non tutti.
Alcuni sono anche belli tipo "devo andare in vacanza" o "domani devo proprio farmi fare un massaggio", altri meno.
Solitamente i peggiori sono quelli del 31 dicembre che, chissà per quale folle ragione, bisogna crearsi una lista (inarrivabile) di progetti futuri. Propositi di vario genere che già dal primo gennaio pesano su di te e entro fine mese già sono passati nel "ci penseremo l'anno prossimo".
Tra questi, per me, ci sono i propositi culinari. Ricette che vorrei fare, testare o provare. Quelle cose che "quando avrò un attimo farò sicuramente" ma che poi, malgrado la voglia, restano lì, su quella lista immaginaria ed immacolata.
A volte però, capita che ce la fai, che finalmente ci riesci. Non perché hai trovato il tempo, né la voglia. Semplicemente perché era ora.
Così, dopo anni di stazionaria attesa, ecco la mia prima "Nusstorte", famosissima torta di noci engadinese, nota per essere stucchevolmente deliziosa.
Provare per credere!

TORTA DI NOCE ENGADINESE (1 teglia da 24cm di diametro)

300g farina
110g zucchero
160g burro
1 uovo
1 pizzico di sale
qb scorza di limone (io arancia)
-----------------
210g zucchero
180g crème fraîche (o panna)
1 cucchiaio di miele
230g gherigli di noce
  • In una planetaria (o con le fruste elettriche) lavorare il burro ammorbidito con lo zucchero. Aggiungere il tuorlo e metà dell'albume e lavorare fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere la scorza di limone (o arancia come nel mio caso), la farina e il pizzico di sale e lavorare fino ad ottenere un composto omogeneo
  • Prendere 2/3 dell'impasto e spianarlo su pochissima farina fino a coprire la teglia (precedentemente imburrata ed infarinata) dove verrà cotta la torta. È importante che l'impasto ecceda sui bordi. Spianare anche il resto della pasta in un disco da 26cm di diametro circa (deve avere qualche cmq di agio rispetto al diametro della tortiera). Mettere in frigorifero
  • Per il ripieno far caramellare lo zucchero con un goccio di acqua fino ad ottenere un colore ambrato. Fermare la cottura versando fuori dal fuoco la crème fraîche (preferibilmente tiepida), riportare ad ebollizione mescolando con una frusta. Aggiungere il miele e le noci. Far raffreddare
  • Togliere dal frigorifero la tortiera e il disco, bucherellare con una forchetta la superficie. Riempire la tortiera (precedentemente spennellata con il restante albume) con la farcia ormai intiepidita stendendola bene, coprire con il disco di pasta e sigillare ai lati (eventualmente spennellati con l'albume così da incollare meglio). Con un coltello tagliare gli eccessi di pasta ai bordi, fare un foro centrale con un coltellino per facilitare la fuoriuscita dei vapori durante la cottura
 
  • Infornare a 180-200°C per circa 25-30 minuti o fino a quando risulterà dorata. Far raffreddare completamente nella tortiera e lasciarla riposare almeno 24h prima di consumarla!



NOTE:
La sigillatura purtroppo non é delle migliori, andrà meglio nelle prossime torte ;-)


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