martedì 17 gennaio 2017

17 gennaio 2016

Un anno.
Eppure sembra ieri.
Ricordo quella settimana, fatta di domande e piena di dubbi. Già, perché mica ce l'ha fatta facile il piccolo Leo.
Ricordo quella mattina in cui io e Matteo a bordo di una jeep siamo andati in una farmacia a chiedere "un test de embarazo por favor" senza nemmeno sapere se si dicesse così (e ancora oggi non ne sono certa).
Ricordo di aver messo il test nel beautycase e di non averci pensato per qualche giorno "ma figurati se sono davvero incinta!".
Ricordo di aver letto le istruzioni, di aver guardato quella strisciolina di carta che mi ricordava quella di tornasole alle medie. Una bacinella di plastica incorporata nel kit.
Ricordo di aver riso.
Di aver riso molto.
Ricordo di aver dormito male, di aver sognato test di gravidanza super tecnologici che mi dicevano che ero incinta, con luci lampeggianti blu. Era un maschio. Sempre.
Ma io ero convinta che, nell'eventualità, sarebbe stata femmina (e per fortuna non faccio la cartomante).
Ricordo che verso le 4.30 lo stimolo verso il bagno misto alla curiosità era troppo forte e ho deciso che era giunto il momento.
Ricordo che Lui dormiva, per la prima volta in anni di convivenza e di fusi orari sballati, Lui dormiva.
Ricordo di aver fatto un casino in bagno, di aver appoggiato il test sul bordo del lavandino e di essere corsa in stanza ad aspettare 5 minuti.
Ricordo di essere entrata e uscita dal bagno almeno 10 volte in quei 5 minuti e ogni volta uscivo dicendo "mi sa che c'é una linea, ma non si vede".
Ricordo che Lui nel dormiveglia mi diceva di stare tranquilla, di aspettare.
Ricordo di essere finalmente entrata in bagno, aver sollevato il test e aver gridato "non si vede niente ma penso sia positivo!".
Ricordo un Lui più veloce di Bolt sui 100m che arriva in bagno "dici?".
Ricordo l'emozione e la paura, quel misto di "evviva, non ce la posso fare!".
Un anno dopo sono qui a scrivere con un mostriciattolo adorabile che lancia gridolini e spara sorrisi a raffica, che mi prende la mano e mi si addormenta addosso.
Ricordo di aver pensato che stava iniziando una nuova vita, ma non avevo la minima idea di quanto meravigliosa sarebbe stata.

PS: Se ve lo state chiedendo, sì il test era positivo! ha ha ha :-))

martedì 10 gennaio 2017

Svezzamento

Lo ammetto, non vedevo l'ora.
Anzi, potrei addirittura dire che é da prima di essere incinta che bramo il momento in cui avrei cucinato per i miei figli.
La visione era un po' Barilliana o Muliniana - una tavola imbandita (perfettamente), una famiglia vestita (perfettamente), dei fiori freschi (perfetti), delle risate (perfette).
Non vado avanti, avete capito no?
Mi ero anche detta che probabilmente qualche pedata negli stinchi l'avrei anche ricevuta, di quelle che "mamma ma sai che la pizza che ho mangiato da Giulia era divina?" scoprendo poi che era una di quelle surgelate con su ananas e patatine mentre tu ti fai il mazzo a coltivare lievito madre e cercare prodotti di prima categoria.
Che per carità, nulla di male nella pizza surgelata multi-gusto.
Ad ogni modo, dicevamo.
Non vedevo l'ora.
Al punto che alla visita dal pediatra la prima cosa che ho chiesto é stata "ma secondo lei, qualche verdura può assaggiarla?". Vista l'attitudine di Leo (oh mamma, sembro di quelle che ci credono per davvero che i loro figli sono er mejo) e il suo tono muscolare (per non dire ciccia) mi sento dire "perché no?".
Mai l'avesse detto.
Lo stesso giorno mi sono fiondata dal verduriere, ho scelto la zucchina più BIO mai vista e sono tornata a casa baldanzosa.
L'ho cotta in acqua bollente, rigorosamente senza sale, l'ho frullata e fatta intiepidire.
Ho messo Leo sul seggiolone, l'ho munito di bavaglino, ho acceso la telecamera manco fossimo al Grande Fratello (che vorrai mica perderti la prima pappa no?) ed emozionata come per l'arrivo di Babbo Natale ho infilato la prima cucchiaiata di brodaglia verde nella sua bocca.
Non so cosa mi aspettassi veramente.
Forse che improvvisamente iniziasse a parlare e mi dicesse "mamma sei meglio di Gordon Ramsey". Fatto sta che il primo cucchiaino é stata un fallimento stellare.
Sul secondo ce la siamo cavata meglio ma é sul quarto o il quinto che veramente ho capito che non mi somiglia per niente ma é una forchetta come la mamma.
Gridolini, sorrisi, bocca spalancata.
Per carità, due cucchiai niente più ma la mia esaltazione era alle stelle.
Ed é così che é iniziato il nostro percorso verso lo svezzamento (se vi dovesse interessare la mia "personale teoria" posso dedicare un post a parte).
E ve lo dico, i pediatri e le mamme consigliano di iniziare verso i 6 mesi non tanto per lo stomaco/intestino dei bambini, quanto per il quantitativo sovrumano di bavaglini, vestiti suoi (e vostri!!!) che dovrete lavare.
Ma volete mettere la soddisfazione?


sabato 31 dicembre 2016

Il mio 2016

È mia abitudine di questi tempi fare un riassunto dell'anno trascorso. Non che io sia l'unica, ci mancherebbe.
Allo scoccare della fine di dicembre in molti si chiedono quello che é stato fatto e quello che si desidera fare per l'anno nuovo.
Propositi, motivazioni, mea culpa.
Da qualche anno a questa parte condivido questo pensiero qui, mese per mese. Estrapolando da essi il meglio (o il peggio).
Per il 2016 non credo possa essere possibile. Abbiamo scoperto di diventare genitori a gennaio e miglior inizio anno non potevamo averlo. Di mese in mese abbiamo visto crescere quel fagottino dentro me e l'abbiamo immaginato e desiderato ogni giorno di più.
Ci siamo goduti gli ultimi istanti di coppia, ci siamo immaginati genitori, ci siamo chiesti se eravamo davvero pronti per un passo così grande.
Finché a settembre non é arrivato lui, la nostra gioia più grande.
Non avrei mai pensato che un bambino potesse creare tanto. E non parlo del "semplice" amore incondizionato, della voglia infinita di passare tempo con questa creatura o del restare sbigottiti nel vedere come crescano in fretta, cambino e progrediscano velocemente.
No.
Avere un figlio ti porta a riallacciare amicizie e, diciamolo, anche a tagliarne qualcuna, fortificare relazioni famigliari.
Ma proprio perché sapevo che dividendo il mio anno in 12 momenti avrei rischiato di entrare nella cantilena della mamma mammona (concedetemi il doppione) preferisco passare.
Quest'anno il mio 2016 é fatto di tante, tantissime, bellissime immagini. Alcune forse più difficili, ma indubbiamente molte stupende. Racchiudendosi tutto in un paio di occhioni azzurri, due guanciotte da mangiare e un beccuccio alla Pelli che fa morire.
Grazie Leo, perché hai reso questo anno il più bello e grazie a Matteo che ha contribuito a renderlo il migliore di sempre.
Per quanto riguarda il 2017?
Solita storia: più sport, meno telefono, più cibo sano, ma soprattutto essere quella mamma che sogno di diventare.

Buon anno e grazie anche a voi, per averci accompagnato e aver condiviso con noi tutte queste novità.
Un abbraccio e ci sentiamo nel 2017, più carichi che mai!


venerdì 18 novembre 2016

3 contro 1

Il nostro nucleo famigliare é formato da 4 individui:
Mamma
Papà
Bambino
Cane
Nello specifico 3 maschi contro 1 femmina.
No, non siamo all'asilo, me ne rendo conto. Ma dopo il boicottaggio di ieri sera inizio a pensare che non é così vero che sono le donne a portare i pantaloni...
Ma torniamo indietro.
Ieri sera avevo in programma la mia prima uscita libera con le amiche da quando é nato Leo. Niente di eclatante, un aperitivo in città. Tutto era organizzato, gli orari in base alla pappa e la cena in forno per Lui. Il telefono carico in caso di eventuali emergenze o panicate paterne.
Vestita, truccata e pettinata. Pronta per uscire.
Vero, un po' stanca.
La notte non era stata delle migliori, il piccolino aveva deciso di dare una festa nella sua culla. Una sorta di rave durato tutta la notte fatto di urletti e gridolini. Per la grandissima gioia della mamma.
Ma questo é nulla confronto allo spavento causato da Zac, il secondo maschio di casa (non per ordine di importanza, amore mio tranquillo).
In mattinata é arrivata la levatrice a casa e ha dimenticato di chiudere bene il cancello del giardino, che ai miei occhi, quando avevo controllato, sembrava chiuso.
Fatto sta che quando sono uscita per accompagnarla all'auto, del cane nemmeno l'ombra.
Urla, urla, urla.
Perdo 10 anni di vita, inutile dirlo.
Fortunatamente in quel momento mi chiama il vicino che si occupa di Zac quando siamo via: é scappato da lui.
La gioia di averlo ritrovato é maggiore alla frustrazione di sapere che quel "bastardino" abbia colto la palla al balzo e sia fuggito chissà dove alla prima occasione malgrado coccole e vizi ininterrotti.
Ma niente mi fermerà.
Stasera é la mia sera.
Così saluto marito, figlio, cane e mi appresto ad uscire.
"Perche non prendi la piccola?" mi chiede Lui riferendosi all'auto.
Effettivamente con la sua Smart rischio di trovare parcheggio più facilmente. Accetto.
Noto subito che l'auto ha un difetto, tira vestro destra. Ma so anche che passare da un'auto grande a una piccola é sempre strano. Non ci bado troppo finché una spia rossa non si illumina *controllare pressione pneumatici - pneumatico danneggiato*.
Ovviamente da donna bionda quale sono penso subito ad una cavolata del computer di bordo, tipo "dopo 10000km controlla la pressione delle gomme".
Proseguo.
Inizio però a sentire un to-toc to-toc dalla parte destra.
Ahia.
Non si mette bene.
Decido di fermarmi a controllare e con mia grande gioia noto che, effettivamente, ho una gomma a terra.
BENE.
TUTTO BENE.
Senza contare che sulle Smart di ruote di scorta mica ce ne sono, anche se, ammettiamolo, non avrei nemmeno saputo da dove iniziare.
Chiamo i soccorsi che dovrebbero arrivare nel giro di 30-40 minuti. Chiamo le amiche dicendo che sono in ritardo. Chiamo mio marito accusandolo di boicottaggio.
Ma sono serena, é la mia serata e non sarà di certo qualche imprevisto a scoraggiarmi. Inoltre quando mi ricapita di essere sola con un cellulare carico e poter guardare quello che voglio?
Mi accomodo, pronta per un cazzeggio di tutto rispetto.
Prendo in mano il telefono e?
Si spegne.
Esatto.
Morto.
Già, ogni tanto il mio iPhone decide di deliziarmi in questo modo (maschio pure lui, sicuro!). Si eclissa poi collegandolo alla corrente resuscita. Cerco il caricatore dell'auto, quello che io ho regalato a Lui visto che ne era sempre sprovvisto e con mia grande gioia mi accorgo che non c'é.
Svanito.
Inutile star qui a raccontarvi di come abbia cercato di fermare altre auto per poter caricare il mio telefono anche solo 1 minuto e fargli riprendere vita. Fosse soltanto per avvisare mio marito che ero viva o nel caso mi avessero chiamato quelli del soccorso stradale.
Inutile dire che non ho trovato uno straccio di caricatore, che quello del servizio ha provato a chiamarmi dicendomi che era in ritardo perché c'era traffico ma l'ho saputo solo quando é arrivato.
Inutile dirvi che non si sa cosa sia successo al pneumatico e che mi ha consigliato di tornare a casa visto che la pressione reggeva per il tragitto.
Inutile dirvi che alle 22.00 sono entrata in casa e la mia voglia di prendere l'altra auto e andare a bere l'aperitivo (trasformato ormai in dopo cena, senza cena) era pari a quella di una giornata intera di lavori domestici.
Resoconto della mia prima libera uscita: un flop.
Ah, e per condire il tutto stanotte Leo ha deciso di dare un'altra festa.
Evviva!

mercoledì 16 novembre 2016

Dov'é finito il rispetto?

Scrivo a caldo.
Ed é sbagliato.
Ma é proprio in questo momento che mi va di condividere un pensiero. Un dubbio più che altro.
Sarò io sbagliata?
Stamattina ho fatto una delle mie solite, inutile, stories su Instagram. Nello specifico stavo passeggiando con Leo in direzione supermercato e mi meravigliavo di come fare la mamma avesse un lato estremamente positivo.
Nelle tue mansioni obbligatorie di mamma c'é quella, per la buona salute di tuo figlio, di fare delle passeggiate ossigenanti. Chiedete a qualsiasi levatrice, pediatra, nonna o amica. I bambini vanno portati fuori.
Bene.
In questo mio video decantavo la fortuna dell'essere mamma del primo figlio (in quanto le mamme di più figli col cavolo che possono stare in giro a bighellonare così facilmente) alle prime settimane di vita (che poi devi tornare a lavorare): puoi cazzeggiare all'aria aperta e nessuno avrà nulla da dire.
Ecco.
Mi sbagliavo.
Ricevo subito un messaggio diretto nel quale mi viene detto che tale lusso é riservato alle fortunelle che hanno un marito che le mantiene e che dovrei mostrare più rispetto.
Ci rimango male, motivo primario per cui ho il bisogno di sfogarmi qui. Anche perché in uno dei miei deliri legati a quel discorso menzionavo appunto che la sera prima mi ero divertita (ndr. da leggere ironicamente) lavando e stirando (per menzionare uno dei lavori domestici capitanati dalla squadra *mamma*) e che in mezzo a tutto c'era pure chi doveva lavorare da casa (me compresa).
Oltre a precisare che nel paese dove vivo esiste il congedo maternità di 14-16 settimane.
Ma morale della favola: se una mamma va in giro a fare una passeggiata, nessuno le dirà mai "fannullona".
Lo scopo di questo scritto però é un altro. Mi rendo conto giorno dopo giorno di come in questo mondo tutto sia terribilmente giusto o sbagliato.
Se porti il cane a spasso 1h fai bene ma fai male perché sul sentiero ci sono i sassi e gli rovini le zampe.
Se compri una borsa nuova fai bene perché fai girare l'economia, ma male perché potevi evitare di spendere quei soldi quando ci sono persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Se vai al ristorante e scatti una foto del piatto fai bene perché magari dai qualche idea a qualcuno ma male perché magari ci sono persone che al ristorante non sono nemmeno mai state.
Se dici che sei felice fai bene ma fai male perché c'é gente che non lo é.
E potrei continuare.
Se io vedo Fedez che scende dal suo jet privato con la Ferragni griffata fino al midollo e il suo cane con un osso realizzato da Cracco non mi metto a scrivere in IG "brutto idiota pensa a chi sta peggio di te".
Me ne frego, anzi, penso: beato lui.
Per carità, sto ampliando immensamente il discorso, ma sempre più spesso in questo mondo digitale leggo commenti scabrosi a foto di sconosciuti, giudizi e moralismi.
Dov'é finito il buon vecchio vivi e lascia vivere?
E mo' basta, che altrimenti finisco per essere una giudicante moralista anche io :-)


lunedì 14 novembre 2016

Mini Muffin Mele & Cannella

Apro il frigorifero e noto la confezione di ricotta aperta la sera prima per fare le polpette. Di mangiarla così con un po' di olio e pepe non se ne parla nemmeno, per carità, la amo. Ma la settimana é scandita da pranzi fuori e cene con ospiti. Mica puoi proporgli una ricottina per antipasto no?
Rimugino.
Cosa posso fare con 140g di ricotta?
Ma una torta no?
Ho giusto una ricetta di muffin davvero buoni (ricetta qui) che potrei utilizzare come base.
Ottimo.
Mi guardo in giro.
Delle mele!
E il gioco é fatto.
Quando si dice "fare di necessità, virtù".

PS: Avete in mente i tortelli di San Giuseppe? Ecco, a me hanno ricordato quelli. Quel gusto di mele e cannella racchiuse in un impasto. Però morbidissimo!

MINI MUFFIN alle MELE & CANNELLA (30ina di pezzi)

2 uova
60g zucchero grezzo
1 punta di coltello di vaniglia
90g olio di semi
140g di ricotta
4g lievito chimico
100g farina (85g se senza glutine)
1 pizzico di sale
1 mela
qb cannella
  • Rompere le uova e separare i tuorli dagli albumi. Montare i primi con lo zucchero e la vaniglia fino ad ottenere un impasto spumoso. Unire a filo l'olio continuando a montare con le fruste. Aggiungere anche la ricotta, amalgamare bene
  • Mescolare la farina, il lievito e il pizzico di sale, inglobare il tutto al primo composto
  • Tagliare la mela a cubetti, aggiungerla alla massa. Unire anche la cannella a seconda del proprio gusto (circa una punta di coltello)
  • Montare gli albumi a neve e inglobarli delicatamente con l'aiuto di una spatola
  • Riempire la teglia da mini muffin (o da muffin) a 3/4, infornare in forno caldo a 180-200°C per 15-20 minuti. Verificare la cottura con uno stuzzicadenti
  • Lasciar raffreddare e spolverare con lo zucchero al velo




NOTE:
Da questa dose usciranno all'incirca 6-8 muffin. La cottura va prolungata di 5 minuti circa, ma verificare comunque con lo stuzzicadenti.



domenica 13 novembre 2016

Noi

"Ascoltiamo Babaman?" mi dice mentre sono al volante tornando da una cena.
E così parte la canzone che subito mi riporta alla nostra prima vacanza.
Isola d'Elba, un posto da vecchi come diceva Lui. Per carità, senza offendere nessuno che alla fine l'aveva adorata. Ma come prima vacanza dopo pochi mesi assieme, effettivamente, non di certo una meta esotica.
Ricordo il viaggio in macchina con il suo mp3, quel rap che a me non é mai piaciuto e che iniziava (perlomeno) a non disturbarmi. Forse per il momento, quel nostro primo momento solo nostro. La musica nell'auto, i finestrini abbassati, quella sensazione di novità. Il suo doppiare le canzoni facendomi morire dal ridere, quel profumo di fine primavera e l'incertezza di una relazione appena iniziata.
Ecco.
Ieri riascoltando quel brano ho rivissuto quel momento. Stavolta ero io al volante, Lui il dj. Dietro il nostro piccolo Leo.
Sono passati gli anni, abbiamo vissuto momenti di gioia incontenibile e altri di difficoltà. Abbiamo visto le nostre vite cambiare, i nostri desideri esauditi, condiviso emozioni.
Ascoltando quelle canzoni che mi riportano ogni volta a quella vacanza, a quel traghetto perso, alle viste mozzafiato, ai finestrini abbassati.
Se mi avessero detto allora che compagno, marito, papà meraviglioso saresti stato forse non ci avrei creduto. Anzi, non é vero. Non avrei creduto che quei due lì sarebbero arrivati qui, e chissà quanta altra strada ci aspetta ancora!
Perché ogni giorno penso di essere arrivata all'apice, di aver trovato l'uomo dei sogni, quel principe azzurro che tutte le bambine sognano. Che forse hai persino superato il mio Papà (che si sa, figlia unica femmina...). Non fraintendiamoci, sei anche una sega eh? Non sai vedere un ciuccio nemmeno se l'hai a 2cm oppure mi costringi nelle settimane di detox a sostituire il minestrone con una raclette. Mi convinci sempre a farti la pizza, perché so che l'adori.
Ne sono cambiate di cose in questi anni, ma una é rimasta uguale. Non c'é persona che mi conosca come mi conosci tu, che riesce a credere in me come lo fai tu. Riesci a farmi ridere in qualsiasi momento (persino durante il parto!) e mi regali giorno dopo giorno la soddisfazione più grande di essere la tua compagna di vita
, la tua amica e, soprattutto, la mamma del nostro piccolo bimbo.
Che dire, ieri sera nel buio della notte, cantando a squarciagola felici e spensierati ho pensato a quanto sono fortunata ad averti incontrato.
E lo so che te lo dico sempre e che sono fastidiosa, ma non posso farne a meno.
Perché senza te, non sarei più me.




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