lunedì 20 agosto 2018

La giornata perfetta

Si percepiva nell'aria che la giornata non era delle migliori. Di quelle dove finito di piangere uno, inizia l'altra.
E viceversa.
Non elenco le varie crisi, basti pensare che alle 16.30, sfinita dai concerti decido che ci meritiamo un gelato.
Noncurante delle temperature, trascino due figli e un cane in una passeggiata della speranza. Caldo a parte, tutto sembra sorridere.
Sole, cielo azzurro, prospettiva di gelato.
A coronare il tutto Lui che chiama dicendo che ci raggiunge.
BINGO!
A bordo lago, con il nostro gelato, le anatre e la sensazione di essere in vacanza.
Le mamme potranno capire, non importa quanto possa essere difficile una giornata, basta un sorriso, una sciocchezza, un attimo e si dimentica tutto.
Gioia e giubilo.
Mentre Leo foraggia le anatre con i resti (microscopici) del suo cono in contemplazione di Zac, io e Lui chiacchieriamo con Luce che ci guarda.
L'ho già detto?
Felici.
Ma poi.
Sento un fastidio, qualcosa che mi ronza attorno.
Mi guardo le mani, ho 3 coppette vuote, fazzoletti e chi più ne ha, più ne metta.
In mezzo a tutto, una vespa.
Agito le mani.
PIC!
Un dolore assurdo mi pervade, lancio un urlo che nemmeno un'adolescente al concerto di Bieber.
La fetente mi ha punto.
Memore dell'ultima puntura, risalente al 1996 quando mi ero gonfiata come il pesce palla, scatta il panico. Inizio a sudare freddo, mi sale la nausea, il dito si gonfia.
Mi sento svenire e nel mezzo delle mie allucinazioni personali sento Lui che dice "fortuna non ha preso i bambini" e non so bene se ucciderlo o annuire.
Ad ogni modo, grazie al cielo Lui era arrivato con l'automobile, dopo aver caricato cane (che ovviamente non voleva salire), bambini (che ovviamente non volevano salire), moglie (che era più di là che di qua), piegato il passeggino con tanto di indicazioni gridate dal sedile posteriore, corriamo in farmacia.
Doppia dose di antistaminico, ghiaccio, monitoraggio e crema.
Ora, con un dito a salsiccia e un po' di svarionamenti mi sento di poter dire che no, non sono allergica, ma continuo a preferire le vespe con le ruote a quelle con le ali.


PS: Senza contare che settimana scorsa Lui è stato punto da un'ape da terra e io l'ho deriso per giorni dicendo che era una mezza sega. Ecco, altro che il karma non esiste. Esiste eccome e ha pure gli interessi!

lunedì 6 agosto 2018

Caro secondogenito, ti scrivo

Caro secondo figlio,

sono una mamma di due bimbi, a sua volta figlia unica, che ti scrive. Non ho la presunzione di pensare che quel che scrivo valga per tutti, né tantomeno che questo possa valere anche per il futuro, in quanto la mia piccolina ha solo 5 mesi (nemmeno compiuti).
Però.
Quando dicono che tu sei più viziato, quando dicono che i secondi sono avvantaggiati, quando "eh ma io ti ho fatto la strada, la mamma con te era più buona".
No.
Non cadere in questa terribile trappola secondo figlio.
Non farlo.
Perché mentre il primogenito gode di diari in gravidanza infiniti, book fotografici che nemmeno Naomi Campbell, palpate di panza da parte di tutta la famiglia e continue richieste di aggiornamenti tu passi un po' in secondo piano.
No, non fare quella faccia, non fraintendere. Se prima avevi un'app che ti diceva ad ogni momento del giorno e della notte quale fosse l'evoluzione del feto in gravidanza, con te il tempo dal test di gravidanza al parto vola nel giro di un attimo. La nonna è più interessata a disegnare col grande e il papà alla seconda volta che sente le tue acrobazie preferisce concentrarsi sulla partita. Nelle chiamate vieni comunque prima della mamma, ma dopo "come sta il mio amore?" che, mi spiace dirtelo, per il momento non è riferito a te.
Quando nasci tutti si preoccupano di non far sentire tuo fratello (sorella) escluso, lo si riempie di regali. Anzi, ti dirò di più, temo che fino ai tuoi 2 anni non riuscirai nemmeno ad aprirlo un tuo regalo. Lui, invece, avrà di che divertirsi. Che poi, già che stiamo svuotando il sacco, svuotiamolo del tutto. Se col primo figlio hai ricevuto l'equivalente di 50h di visite in ospedale in 3 giorni e regali da poter aprire un negozio per l'infanzia, con te ringrazia il cielo che siano arrivati i nonni (ok, forse sto un po' esagerando).
Vorrei poterti dire che a casa tutto ruotava attorno a te, ma ahimè sai già che c'era l'altro che occupava il fulcro della giornata.
Che poi, figlia mia, ringrazia il cielo di aver avuto un altro sesso rispetto a tuo fratello, ti sei perlomeno aggiudicata qualche vestitino (rigorosamente riciclato da amiche con figlie femmine perché sai che durano talmente poco che non vale la pena, ma questa è un'altra storia).
Foto.
Oh capitolo foto.
Alzi la mano chi ha fatto un album per tutti i figli delle stesse dimensioni.
Ecco.
Capitolo chiuso.
Non voglio nemmeno entrare nel discorso di come devi seguire la famiglia, adattandoti e adeguandoti ai ritmi della giornata. Di quante volte tuo fratello ti abbia tolto il ciuccio o un gioco solo per il gusto di farlo. Di come vieni "dimenticato" sul divano (o nella culla) mentre dormi beato mentre noi tutti mangiamo allegramente in giardino.
Le premure, le attenzioni, le paure, i dubbi... Svaniti. Ti ho vista afferrare un pezzo di pizza che ti ha passato tuo fratello e succhiarlo come non ci fosse un domani e forse ho capito cosa intendono con auto-svezzamento.
Insomma, quando dicono che sei viziato, perché il primo ti ha spianato la strada, non crederci. Tu hai dovuto semplicemente farti strada, prendere il tuo spazio, farti largo. E sei davvero bravo in questo.
Non fraintendere, l'amore che si prova per te non ha nulla da invidiare a quello per tuo fratello, anzi. Paradossalmente ricorderò molto più volentieri la tua nascita rispetto alla sua, goduta fino all'ultimo secondo. Ogni volta che ti tengo in braccio e ti addormenti vivo quell'istante cosciente che crescerai presto, troppo presto e non ho più così tanta fretta di vederti diventare grande.
Quindi, credimi, anche se forse un po' ti vizieremo.
Te lo sei meritato.

[da leggere in chiave ironica, come sempre :-)]

POLPETTE di ZUCCHINE, PATATE & MOZZARELLA (10-12 pezzi)

1 zucchina
2 patate
2-3 cucchiai di mozzarella
1 uovo
qb pangrattato (per impanare)
qb sale & pepe
qb olio di semi
  • In una ciotola grattugiare la zucchina e le patate precedentemente lessate. Salare e amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo e compatto
  • Prendere un cucchiaio di composto, aiutandosi con le mani appiattirlo leggermente e inserire al centro un pochino di mozzarella (a discrezione personale), richiudere il tutto e terminare dando la forma
  • Mettere in congelatore per 10-15 minuti
  • Passare le polpette (eventualmente leggermente infarinate) nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Ripetere fino a terminare le polpette
  • In una pentola scaldare l'olio, aggiungere le polpette e cuocere a fiamma media per 3-4 minuti per lato o fino a quando non risulteranno dorate. Gustare calde




NOTE:
Il fatto di congelarle aiuta ad impanarle più facilmente in quanto risulteranno più solide. È un passaggio che può essere sostituito dal frigorifero (o da un po' più di pazienza :-)


venerdì 3 agosto 2018

Torna a casa Zac!

Siamo tutti in piscina felici a fare i tuffi, Leo si diverte a lanciarsi dal bordo e poi ad obbligare me e Lui a fare lo stesso. A volte anche sincronizzati.
Ci stiamo divertendo.
Luce è serena sotto le piante all'ombra e vorrei poter dire che le piace guardarci ma la realtà è che dorme pacifica e delle nostre acrobazie le importa ben poco.
Zac è rimasto nel giardino di casa, a due passi da noi, con un osso e tutte le sue comodità. Non l'abbiamo portato perché "tanto andiamo solo un'oretta, poi a furia di correre rischia di centrare la piccola o di fare una buca come l'ultima volta". Insomma, per praticità e vista la breve permanenza optiamo per una separazione famigliare.
Ridiamo, scherziamo, ci tuffiamo quando sento un cane che respira e penso "ma Zac, come hai fatto a scappare??", mi guardo in giro ma non vedo nessuna saetta bianca.
Che il caldo mi faccia delirare?
Improvvisamente nella casa adiacente alla nostra, dietro a una ramina con tanto di telo coprente verde scuro vedo un cane scodinzolante.
"Amore! Hai visto che i vicini hanno preso un cane??"
Lui, intento a giocare con Leo non mi ascolta troppo.
Io, estasiata, inizio a chiamare il cane che, a mio dire, assomiglia proprio a Zac.
"Ma pensa! Questi golden sono tutti uguali, hanno tutti le stesse movenze e lo stesso modo di respirare. È identico a Zac".
Dicendo Zac, questo abbaia.
Ripeto.
Abbaia.
A questo punto Leo in piscina inizia a gridare "Zaaaac, Zaaaac!", Matteo alza la testa, mi guarda, guarda l'ombra del cane e mi dice "GUARDA CHE QUELLO È ZAC".
Ma come?
Suvvia impossibile, giardino cintato, come fa a scappare?
Così faccio i 5m che ci separano da casa e con grande orrore scopro che di Zac, nemmeno l'ombra.
Oh cielo!
Corro in piscina, Lui esce e va a prendere il cane. Io resto con Leo cercando di intrattenere il fuggitivo dall'altra parte della cinta.
Già, peccato non ci sia più.
Quindi.
Tira fuori Leo dalla piscina, con tanto di urla sovrumane, fai la doccia, asciugalo, prendi Luce, i due stracci che ti eri portata e Leo. Torna a casa, chiedi alla vicina se te li può guardare un attimo e corri a cercare Zac.
Pantaloncini e maglietta, costume fradicio, scarpe sportive, corro come se non ci fosse un domani gridando Zaaac Zaaaaaaaccccoooooooo e chi mi vede probabilmente pensa "ma tu guarda se una deve andare a correre alle 11.30 con sto caldo e senza allenamento".
Lui prende l'auto e fa dei giri.
Ci sentiamo al telefono di tanto in tanto.
Del cane nemmeno l'ombra.
Lago, piscine, giardini, amici.
Niente.
Chiedo ai passanti.
Niente.
Nessuno ha visto un cane bianco con un collarino rosa (ma questa è un'altra storia).
Sono passati 45 minuti, ho il fiatone e sto morendo di caldo, decido di tornare sui miei passi. Arrivo vicino a casa e vedo delle ragazze che arrivano dal lato opposto, pongo la solita domanda. Mi guardano stranite, indicano un cancello aperto e mi dicono "tipo come quello?". Allungo il passo, mi sporgo, guardo nel nostro giardino.
Eccolo, beato e fiero con un fare tipo "ti stavo aspettando, dove sei stata?" che mi aspetta bello bello sull'uscio di casa.


Però come si fa a sgridarlo uno che ti guarda così?

giovedì 7 giugno 2018

Nascondino

Felice e soddisfatta.
Molto soddisfatta.
Ho passato due giorni super con i bimbi, forse non propriamente rilassanti ma comunque stupendi. Leo bravissimo, Luce anche. Di quelli che ti sembrano scritti sui manuali e ti fanno pensare che sì, andare in vacanza da sola con loro è più che fattibile.
Anzi, è persino bello.
Bellissimo.
Così, mentre preparo la valigia tra un pezzo di puzzle con Leo e un ciuccio raccolto di Luce faccio mente locale su quando potrei ripetere l'esperienza.
Forse canticchiavo anche (no, non esageriamo!).
Ad ogni modo, dispiaciuta che la micro vacanza sia finita e non si possa allungare, chiudo i bagagli, faccio un check per vedere di non aver dimenticato nulla, ricontrollo che nella borsa ci siano acqua fresca, qualche galletta, delle fruttine. Insomma: tutto quello che mi permetta di non dovermi fermare per strada.
Check fatto: tutto perfetto.
Pronta a scendere nel garage del residence con bagagli, figli, passeggini e una futura ernia alla schiena (ha ha) mi metto a cercare la chiave dell'auto.
Non c'é.
Controllo nei pantaloni.
Niente.
Guardo in camera.
Men che meno.
Guardo in borsa.
Macché.
Illuminazione! Per il viaggio avevo cambiato pantaloni, dagli shorts ai jeans. Sicuro la chiave è in quelli.
Leo inizia ad agitarsi legato nel passeggino, Luce ovviamente segue l'esempio del fratello. Mentre cerco di mantenere il controllo, disfo la valigia appena fatta cantando canzoncine stile "la bella lavanderina, il coccodrillo come fa".
Ma niente.
Delle mie chiavi nemmeno l'ombra.
Altro colpo di genio, la sera prima presa dal travaso dei figli addormentati nei passeggini forse ho dimenticato l'auto aperta.
Anzi, sicuro. Sbadata come sono.
Rimetto un sorriso sul volto e scendo, tanto vale portarsi dietro tutto.
Tanto l'auto sarà aperta.
Ma invece no.
È chiusa.
Sigillata.
Pffff inizia a salirmi l'ansia. I bambini ovviamente percepiscono lo stato d'animo e iniziano ad agitarsi anche loro. Cosa fare? Sono a 400km da casa e ovviamente il doppio della chiave è nel cassettino.
A casa.
Chiamo la reception, magari le hanno trovate.
"Un'audi? Si signora! Abbiamo qui una chiave, se vuole venire a vedere"
Gridolini di gioia, mollo le valigie e mi dirigo come un razzo (si fa per dire visto che ho due nani sul groppo). Mi mostrano gioiose la chiave, io speranzosa allungo la mano.
Non è la mia.
ORA.
Ma che sfiga devi avere? Trovano un paio di chiavi, di un'audi, ma non è la tua.
Follia.
Dipserazione.
Ormai è un'ora che le cerco, sto entrando nella fase di panico più acuta. Chiamo Lui, mi consiglia il TCS. Loro, mi dicono che a parte aprirla non possono fare nulla.
Ottimo.
Che vi dico, a scriverla mi dico "ma alla peggio ti facevi altri due giorni aspettando il corriere con le chiavi". Ma a viverla stavo male davvero.
"Amoooore sono un'idiota!!! Come fai a fidarti a lasciarmi portare in giro i tuoi figli? Sono una mamma degenere, se dimentico le chiavi rischio di dimenticarmi anche loro" bla bla bla sono solo alcune delle considerazioni fatte in lacrime con Lui al telefono.
Ormai presa dallo sconforto, in attesa del meccanico che avrebbe aperto l'auto nella speranza che la chiave fosse dentro, con due bambini urlanti e affamati, l'ennesimo su e giù dalla hall al garage, decido di disfare nuovamente i bagagli. Metto un cartone a Leo (santo iPad subito) che si aliena dal mondo, mi ricompongo e inizio a pensare freddamente.
Tolgo metodica tutti i vestiti, li palpo per bene.
Niente.
Finché vedo il beauty
case con i pannolini. Nemmeno preso in considerazione prima, perché avrei dovuto? Solo pannolini.
Però si sa, tanto vale guardare.
Così, sotto nell'angolo, tra un ciuccio, un micio e un pezzo di puzzle (ecco dov'era!) vedo qualcosa di nero.
Mi animo.
Mi affretto a guardare ed eccole lì, belle belle, le mie chiavi.
Euforica e felice, mi chiedo come posso averle messe lì. Poi alzo gli occhi e capisco.
Grazie Leo, la prossima volta però dimmi che vuoi prolungare la vacanza...


mercoledì 9 maggio 2018

The perfect date

"Vorremmo che tu vivessi una giornata da sogno, perfetta".
Difficile eh?
Un po' come se arrivasse il genio della lampada che esaudisce i tuoi desideri.
Ora, non tiriamo la corda, quell'isola privata nel mare turchese, servita e riverita non rientra nel budget.
Così come avere il fisico perfetto per l'estate continuando a mangiare ciò che voglio senza muovere un dito.
Peccato, ci avevo provato.
Ma torniamo seri.
Cosa fare in una giornata perfetta?
Per quanto mi riguarda la perfezione deve forzatamente passare dalla mia famiglia, quindi un momento speciale sia con i miei bimbi che con mio marito e Zac, che vorremo mica dimenticarlo? Fondamentale anche un momento mio personale, di quell'Eleonora che ormai è mamma e moglie ma vuole continuare ad essere donna e lavoratrice. Un po' come se fossi divisa in 3 e ogni parte avesse bisogno del suo piccolo spazio.
A volte più grande da una parte, altre dall'altra.
E ve lo dico, ho passato davvero una giornata perfetta.
Mi sono svegliata con Leo e Luce per una super colazione a letto, poco importa se Leo ha imbrattato tutto con quintali di marmellata ai mirtilli (che non è venuta via, malgrado ogni possibile smacchiatore) mentre Zac faceva gli agguati ai pancake (riuscendo a mangiarne metà). Anzi, quasi quasi, è stata unica proprio per questo.


Siamo poi andati in banda da mia mamma, santa subito, che ha tenuto i bimbi mentre io andavo a stappare gazosa come se non ci fosse un domani. Mi sono sentita una sorta di sommelier della bevanda più famosa di questo cantone. Non contenta ho finalmente avverato un desiderio che ho da sempre: salire su un montacarichi. Hahaha non sono normale, lo so. Ma sarà quel lato maschile che abbiamo tutte, guidare ruspe o scavatori fa parte dei miei sogni più intimi ;-)
Ad ogni modo, quando mai potrai dire di aver bevuto almeno 5-6 bottiglie di gazosa a 8m di altezza?? Inoltre ho finalmente capito perché mia mamma non mi concedeva più di una gazosa a pasto, dopo 6 non avevo nemmeno più bisogno del sollevatore, fluttuavo di mio.


Pensate sia finita? Invece no.
Perché mi sono goduta un momento di relax tutto mio, avendo i bimbi da mia mamma ne ho approfittato per un massaggio rilassante.
Ma da quanto non ne facevo uno? E stando sdraiata sulla pancia, per di più!
EUREKA!
Devo ammettere che dopo i primi 10 minuti non so cosa sia successo, sono crollata come una pera cotta e la ragazza potrebbe anche essere uscita lasciandomi in balìa dei suoni forestali.
Mi sono comunque svegliata con lei che dolcemente mi diceva "signora, abbiamo finito". Penso di essere scattata in piedi come ai tempi scolastici quando, molto meno gentilmente, mia mamma mi diceva "è ora!!".


Frastornata, stralunata, rilassata e felice torno a casa dove aspetto Lui che arriva a prendermi per passare una serata assieme.
Solo noi.
Mi sembra un sogno! Per quanto io ami follemente i miei bimbi a volte poter stare sola con mio marito, come una volta, fare un discorso da cima a fondo senza interruzioni, goderci il silenzio o semplicemente prenderci il tempo per fare ciò che ci piace è davvero stupendo. Se poi sai che i tuoi figli sono beati con i nonni (beati a loro volta) te la godi ancora di più.
Non sto nemmeno a raccontarvi di quanto abbiamo cantato in auto col volume a palla manco fossimo due adolescenti con la patente da una settimana, delle risate, i momenti nostri, il riposo sul letto senza sentire rumori, la piscina con vista sul lago dei Quattro Cantoni, leggere più di 10 pagine di libro senza che nessuno inizi a piangere, prepararsi per uscire, aperitivo, cena.
Insomma.
Solo noi, sopra tutto e tutti.


E dopo una notte di totale rigenero e ristoro, fare colazione come se non avessimo mangiato da mesi e partire. Tornare a casa dai nostri amori, vedere Leo correrci incontro e abbracciarci forte.
Non ci sono dubbi, una giornata che non dimenticherò mai.
Una giornata perfetta.

E tu? Come vivresti la tua giornata da sogno?
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lunedì 7 maggio 2018

Coming out

"Sarai mica pazza! Ti tirerai addosso le ire del web" mi dice una cara amica quando le racconto cosa vorrei scrivere.
Mi fa riflettere, com'é che un argomento così personale e intimo può essere visto in questo modo?
Ci penso e proprio quel giorno vedo una story su IG di Chiara Ferragni (una sconosciuta, lo so ha ha) dove specifica per l'ennesima volta (l'aveva già fatto un paio di volte) che il latte nel biberon è il suo.
Rimango un po' stupita da questa cosa, forse perché nel mio piccolo anch'io ho sentito il bisogno di giustificarmi diverse volte.
Un po' come se l'allattamento facesse di te una mamma al 100%, il latte artificiale, soltanto al 99.
Da quando è nata Luce ho ricevuto diversi messaggi di neo-mamme in difficoltà che mi chiedevano come andava con l'allattamento.
La verità?
Non lo so, perché non ho allattato nè Leo, nè Luce.
* Ta-ta-ta-taaaaaaa.
Sguardo sbigottito di disgusto e odio o grande comprensione (o disinteresse positivo).
Questo è quello che suscita un'uscita del genere.
Ricordo che con Leo ho sempre svicolato, un po' come se me ne facessi una colpa. Un po' come se mi sentissi giudicata dal fatto che io, per nutrire mio figlio, avessi bisogno di acqua calda, acqua fredda e tot cucchiai di polvere.
Non è strano?
Sento spesso amiche che diventeranno mamme o ragazze tra di voi (appunto) che chiedono cosa dovrebbero fare. O meglio, cos'é giusto fare.
Sapete cosa c'é? Che con Luce ho trovato il "coraggio" di dire, senza nessun minimo patema, che ho preferito non allattare.
Per alcuni potrò sembrare una cattiva mamma (ma perché?), che l'ho fatto per non farmi rovinare il seno (ma quando mai?) o semplicemente perché sono egoista (forse?). Io vi dico che non me la sono sentita. Che non ero pronta ad investire tutta quella energia, quella sofferenza, quel sacrificio. Ho visto amiche perdere la testa, piangere, fare mastiti, diventare matte. Bambini non prendere peso e mamme sentirsi in colpa, o peggio, incapaci.
Già, perché chi vi dice che allattare è la cosa più semplice del mondo, forse, non ha mai allattato.
Bisogna imparare, bisogna aiutarsi, bisogna essere pazienti. E fa male. Fa male fisicamente e mentalmente perché tutto, quando ti ritrovi un nanetto che dipende in tutto per tutto da te, è relativamente complicato.
Poi, improvvisamente, qualcosa si sblocca (ci può volere un giorno, una settimana o un mese) e tutto diventa incredibilmente facile. Così, come se fosse un interruttore, tutto inizia a girare per il meglio. Ti senti confidente, sicura, serena. Il bambino cresce e ogni qual volta che ha fame tu sei sempre pronta a soddisfare i suoi bisogni, senza bisogno di fare il piccolo chimico.
Una meravigliosa magia che ci regala la natura.
Credo però che al giorno d'oggi sia giusto che una mamma possa scegliere, senza sentirsi giudicata. Perché il benessere della mamma, la sua felicità, la sua serenità, sono alla base del benessere del proprio figlio e della famiglia.
Io in primis a volte mi sono sentita a disagio, come se dando il latte artificiale stessi barando.
Eppure, ho due bambini che sono sani e stupendi, che mi guardano con gli occhi dell'amore e mi fanno sentire la mamma più incredibile del mondo. Il mio legame con loro forse sarà meno fisico da questo punto di vista, ma vi assicuro che, ad oggi, vedere il mio piccolo Leo che porta il biberon a Luce (l'idillio dura circa 18 secondi) o Matteo che si gode la coccola della pappa, be', mi fa sciogliere il cuore.
E tra 20 anni, quando i nostri figli saranno grandi, sono sicura che se ne fregheranno se li abbiamo allattati o meno, ma noi, tutte le mamme del mondo, ricorderemo con amore e commozione quel momento in cui abbiamo attaccato al seno o dato il primo biberon a quegli scriccioli bisognosi dagli occhi gonfi in piena adorazione della propria mamma.
La migliore che potessero desiderare.

giovedì 12 aprile 2018

Mamma, ridici sopra!

Sono un po' latitante.
Potrei raccontarvi che mi manca il tempo, ma credo che quello, volendo, si può anche trovare (avrei giusto uno slot libero tra le 2 e le 2.45 del mattino hahah).
La realtà è che mi mancano un po' i temi, o meglio, temi diversi.
Già, perché potrei tranquillamente parlare per ore della mia vita quotidiana, di come Leo abbia improvvisamente smesso di dormire al pomeriggio e poi, grazie al cielo, ripreso dopo una settimana come se nulla fosse. Oppure di quando ha deciso che tutte le sere, durante il cambio della notte avesse deciso che fosse cosa buona e giusta farmi pipì addosso.
Esatto.
Tutte le sere.
Per una settimana.
Gioia e giubilo.
La prima volta ho pensato fosse il freddo, la seconda un errore, la terza un biberon.
Alla quarta però ho smesso di vedere asini volare e accettato la realtà.
Anche perché, magicamente, con il papà questo non capitava. Così, dopo qualche giorno di "amore fai tu?" siamo tornati alla normalità (evviva!!) e riesco a cambiarlo senza doverlo fare anch'io.
Ah, ha anche smesso di mangiare. Il bambino più mangione al mondo ha decretato che il cibo non faceva più per lui. O meglio, alcuni cibi.
Nello specifico un grande NO per verdure e cose sane, per biscotti e affini l'interesse non è mai stato perso. Ho ceduto il primo giorno, poi mi sono battuta per i vegetali.
Siamo ancora in battaglia ma portiamo a casa sempre più vittorie.
Potrei raccontarvi che ho incolpato l'arrivo della sorella ma sentendo le altre amiche/mamme mi sono resa conto che questo, eventualmente, ha soltanto amplificato la fase cult del momento: I CAPRICCI.
E non siamo nemmeno arrivati ai terrible 2.
Benissimo.
In tutto questo, per non farsi mancare nulla, ci siamo anche ammalati. Una sorta di influenza infinita presa soltanto da due prescelti nella famiglia: io e Leo.
Jackpot!
Io che sembro ancora una foca che tossisce, ho la voce di una hotline economica e una febbre sul labbro che potrebbe essere definita un'arma di distruzione di massa. Lui che per mettergli una goccia di fisiologica nel naso bisogna fare salti mortali che nemmeno i contorsionisti del Knie ha scoperto una vera passione per lo sciroppo e adesso è convinto che nel rituale della nanna ci sia "dentini, manine, pannolino, pigiama, sciroppo, bacio, letto". Sono bastati due misurini per renderlo dipendente. Inutile spiegargli che la fase "sciroppo" era temporanea.
Ah, e come potrei dimenticarli? Loro, protagonisti indiscussi. Causa di mali atroci.
I denti.
Ma certo! Vogliamo mica farci mancare, oltre a tutto il resto, anche l'apparizione di due bei canini.
Benvenuti amici, complimenti per la tempistica.
Eppure, quando Lui la sera mi guarda con quell'aria soddisfatta e, certo ormai di avermi convinta, mi chiede "Ci accontentiamo di due, vero?" io non faccio altro che rispondere "Ma scherzi? Fare la mamma è il mestiere più bello del mondo. Stancante, sfiancante a volte frustrante. Ma talmente appagante (e mettiamolo un altro -ante!) e meraviglioso che qualche piccolo incidente viene subito dimenticato".
Tranquilli, al momento ci godiamo la vita a 5, per quella a 6 c'é ancora mooooolto tempo davanti :-)

PENNE al PESTO di ASPARAGI (2 persone)

160g penne
250g asparagi
1 cucchiaio di ricotta
2 cucchiai di formaggio grattugiato
1 cucchiaio di pinoli
1 goccio di olio d'oliva
qb sale & pepe
  • Tagliare il gambo degli asparagi a rondelle. Dividere le punte a metà per il lungo. Cuocere i primi in un pentolino con un goccio di acqua e un pizzico di sale finché risulteranno morbidi. Frullarli con la ricotta, il formaggio, i pinoli, un goccio di olio d'oliva, sale e pepe
  • Nel frattempo portare ad ebollizione abbondante acqua salata e cuocere le penne secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione. A 4-5 minuti dalla fine aggiungere anche le punte. Scolare il tutto
  • Amalgamare la pasta con il pesto di asparagi e mantecare brevemente in padella
  • Servire con un goccio di olio d'oliva e una  macinata di pepe




NOTA:
Sostituire la ricotta con della robiola.
Omettere la ricotta e il parmigiano per una versione vegana.
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