venerdì 18 novembre 2016

3 contro 1

Il nostro nucleo famigliare é formato da 4 individui:
Mamma
Papà
Bambino
Cane
Nello specifico 3 maschi contro 1 femmina.
No, non siamo all'asilo, me ne rendo conto. Ma dopo il boicottaggio di ieri sera inizio a pensare che non é così vero che sono le donne a portare i pantaloni...
Ma torniamo indietro.
Ieri sera avevo in programma la mia prima uscita libera con le amiche da quando é nato Leo. Niente di eclatante, un aperitivo in città. Tutto era organizzato, gli orari in base alla pappa e la cena in forno per Lui. Il telefono carico in caso di eventuali emergenze o panicate paterne.
Vestita, truccata e pettinata. Pronta per uscire.
Vero, un po' stanca.
La notte non era stata delle migliori, il piccolino aveva deciso di dare una festa nella sua culla. Una sorta di rave durato tutta la notte fatto di urletti e gridolini. Per la grandissima gioia della mamma.
Ma questo é nulla confronto allo spavento causato da Zac, il secondo maschio di casa (non per ordine di importanza, amore mio tranquillo).
In mattinata é arrivata la levatrice a casa e ha dimenticato di chiudere bene il cancello del giardino, che ai miei occhi, quando avevo controllato, sembrava chiuso.
Fatto sta che quando sono uscita per accompagnarla all'auto, del cane nemmeno l'ombra.
Urla, urla, urla.
Perdo 10 anni di vita, inutile dirlo.
Fortunatamente in quel momento mi chiama il vicino che si occupa di Zac quando siamo via: é scappato da lui.
La gioia di averlo ritrovato é maggiore alla frustrazione di sapere che quel "bastardino" abbia colto la palla al balzo e sia fuggito chissà dove alla prima occasione malgrado coccole e vizi ininterrotti.
Ma niente mi fermerà.
Stasera é la mia sera.
Così saluto marito, figlio, cane e mi appresto ad uscire.
"Perche non prendi la piccola?" mi chiede Lui riferendosi all'auto.
Effettivamente con la sua Smart rischio di trovare parcheggio più facilmente. Accetto.
Noto subito che l'auto ha un difetto, tira vestro destra. Ma so anche che passare da un'auto grande a una piccola é sempre strano. Non ci bado troppo finché una spia rossa non si illumina *controllare pressione pneumatici - pneumatico danneggiato*.
Ovviamente da donna bionda quale sono penso subito ad una cavolata del computer di bordo, tipo "dopo 10000km controlla la pressione delle gomme".
Proseguo.
Inizio però a sentire un to-toc to-toc dalla parte destra.
Ahia.
Non si mette bene.
Decido di fermarmi a controllare e con mia grande gioia noto che, effettivamente, ho una gomma a terra.
BENE.
TUTTO BENE.
Senza contare che sulle Smart di ruote di scorta mica ce ne sono, anche se, ammettiamolo, non avrei nemmeno saputo da dove iniziare.
Chiamo i soccorsi che dovrebbero arrivare nel giro di 30-40 minuti. Chiamo le amiche dicendo che sono in ritardo. Chiamo mio marito accusandolo di boicottaggio.
Ma sono serena, é la mia serata e non sarà di certo qualche imprevisto a scoraggiarmi. Inoltre quando mi ricapita di essere sola con un cellulare carico e poter guardare quello che voglio?
Mi accomodo, pronta per un cazzeggio di tutto rispetto.
Prendo in mano il telefono e?
Si spegne.
Esatto.
Morto.
Già, ogni tanto il mio iPhone decide di deliziarmi in questo modo (maschio pure lui, sicuro!). Si eclissa poi collegandolo alla corrente resuscita. Cerco il caricatore dell'auto, quello che io ho regalato a Lui visto che ne era sempre sprovvisto e con mia grande gioia mi accorgo che non c'é.
Svanito.
Inutile star qui a raccontarvi di come abbia cercato di fermare altre auto per poter caricare il mio telefono anche solo 1 minuto e fargli riprendere vita. Fosse soltanto per avvisare mio marito che ero viva o nel caso mi avessero chiamato quelli del soccorso stradale.
Inutile dire che non ho trovato uno straccio di caricatore, che quello del servizio ha provato a chiamarmi dicendomi che era in ritardo perché c'era traffico ma l'ho saputo solo quando é arrivato.
Inutile dirvi che non si sa cosa sia successo al pneumatico e che mi ha consigliato di tornare a casa visto che la pressione reggeva per il tragitto.
Inutile dirvi che alle 22.00 sono entrata in casa e la mia voglia di prendere l'altra auto e andare a bere l'aperitivo (trasformato ormai in dopo cena, senza cena) era pari a quella di una giornata intera di lavori domestici.
Resoconto della mia prima libera uscita: un flop.
Ah, e per condire il tutto stanotte Leo ha deciso di dare un'altra festa.
Evviva!

mercoledì 16 novembre 2016

Dov'é finito il rispetto?

Scrivo a caldo.
Ed é sbagliato.
Ma é proprio in questo momento che mi va di condividere un pensiero. Un dubbio più che altro.
Sarò io sbagliata?
Stamattina ho fatto una delle mie solite, inutile, stories su Instagram. Nello specifico stavo passeggiando con Leo in direzione supermercato e mi meravigliavo di come fare la mamma avesse un lato estremamente positivo.
Nelle tue mansioni obbligatorie di mamma c'é quella, per la buona salute di tuo figlio, di fare delle passeggiate ossigenanti. Chiedete a qualsiasi levatrice, pediatra, nonna o amica. I bambini vanno portati fuori.
Bene.
In questo mio video decantavo la fortuna dell'essere mamma del primo figlio (in quanto le mamme di più figli col cavolo che possono stare in giro a bighellonare così facilmente) alle prime settimane di vita (che poi devi tornare a lavorare): puoi cazzeggiare all'aria aperta e nessuno avrà nulla da dire.
Ecco.
Mi sbagliavo.
Ricevo subito un messaggio diretto nel quale mi viene detto che tale lusso é riservato alle fortunelle che hanno un marito che le mantiene e che dovrei mostrare più rispetto.
Ci rimango male, motivo primario per cui ho il bisogno di sfogarmi qui. Anche perché in uno dei miei deliri legati a quel discorso menzionavo appunto che la sera prima mi ero divertita (ndr. da leggere ironicamente) lavando e stirando (per menzionare uno dei lavori domestici capitanati dalla squadra *mamma*) e che in mezzo a tutto c'era pure chi doveva lavorare da casa (me compresa).
Oltre a precisare che nel paese dove vivo esiste il congedo maternità di 14-16 settimane.
Ma morale della favola: se una mamma va in giro a fare una passeggiata, nessuno le dirà mai "fannullona".
Lo scopo di questo scritto però é un altro. Mi rendo conto giorno dopo giorno di come in questo mondo tutto sia terribilmente giusto o sbagliato.
Se porti il cane a spasso 1h fai bene ma fai male perché sul sentiero ci sono i sassi e gli rovini le zampe.
Se compri una borsa nuova fai bene perché fai girare l'economia, ma male perché potevi evitare di spendere quei soldi quando ci sono persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Se vai al ristorante e scatti una foto del piatto fai bene perché magari dai qualche idea a qualcuno ma male perché magari ci sono persone che al ristorante non sono nemmeno mai state.
Se dici che sei felice fai bene ma fai male perché c'é gente che non lo é.
E potrei continuare.
Se io vedo Fedez che scende dal suo jet privato con la Ferragni griffata fino al midollo e il suo cane con un osso realizzato da Cracco non mi metto a scrivere in IG "brutto idiota pensa a chi sta peggio di te".
Me ne frego, anzi, penso: beato lui.
Per carità, sto ampliando immensamente il discorso, ma sempre più spesso in questo mondo digitale leggo commenti scabrosi a foto di sconosciuti, giudizi e moralismi.
Dov'é finito il buon vecchio vivi e lascia vivere?
E mo' basta, che altrimenti finisco per essere una giudicante moralista anche io :-)


lunedì 14 novembre 2016

Mini Muffin Mele & Cannella

Apro il frigorifero e noto la confezione di ricotta aperta la sera prima per fare le polpette. Di mangiarla così con un po' di olio e pepe non se ne parla nemmeno, per carità, la amo. Ma la settimana é scandita da pranzi fuori e cene con ospiti. Mica puoi proporgli una ricottina per antipasto no?
Rimugino.
Cosa posso fare con 140g di ricotta?
Ma una torta no?
Ho giusto una ricetta di muffin davvero buoni (ricetta qui) che potrei utilizzare come base.
Ottimo.
Mi guardo in giro.
Delle mele!
E il gioco é fatto.
Quando si dice "fare di necessità, virtù".

PS: Avete in mente i tortelli di San Giuseppe? Ecco, a me hanno ricordato quelli. Quel gusto di mele e cannella racchiuse in un impasto. Però morbidissimo!

MINI MUFFIN alle MELE & CANNELLA (30ina di pezzi)

2 uova
60g zucchero grezzo
1 punta di coltello di vaniglia
90g olio di semi
140g di ricotta
4g lievito chimico
100g farina (85g se senza glutine)
1 pizzico di sale
1 mela
qb cannella
  • Rompere le uova e separare i tuorli dagli albumi. Montare i primi con lo zucchero e la vaniglia fino ad ottenere un impasto spumoso. Unire a filo l'olio continuando a montare con le fruste. Aggiungere anche la ricotta, amalgamare bene
  • Mescolare la farina, il lievito e il pizzico di sale, inglobare il tutto al primo composto
  • Tagliare la mela a cubetti, aggiungerla alla massa. Unire anche la cannella a seconda del proprio gusto (circa una punta di coltello)
  • Montare gli albumi a neve e inglobarli delicatamente con l'aiuto di una spatola
  • Riempire la teglia da mini muffin (o da muffin) a 3/4, infornare in forno caldo a 180-200°C per 15-20 minuti. Verificare la cottura con uno stuzzicadenti
  • Lasciar raffreddare e spolverare con lo zucchero al velo




NOTE:
Da questa dose usciranno all'incirca 6-8 muffin. La cottura va prolungata di 5 minuti circa, ma verificare comunque con lo stuzzicadenti.



domenica 13 novembre 2016

Noi

"Ascoltiamo Babaman?" mi dice mentre sono al volante tornando da una cena.
E così parte la canzone che subito mi riporta alla nostra prima vacanza.
Isola d'Elba, un posto da vecchi come diceva Lui. Per carità, senza offendere nessuno che alla fine l'aveva adorata. Ma come prima vacanza dopo pochi mesi assieme, effettivamente, non di certo una meta esotica.
Ricordo il viaggio in macchina con il suo mp3, quel rap che a me non é mai piaciuto e che iniziava (perlomeno) a non disturbarmi. Forse per il momento, quel nostro primo momento solo nostro. La musica nell'auto, i finestrini abbassati, quella sensazione di novità. Il suo doppiare le canzoni facendomi morire dal ridere, quel profumo di fine primavera e l'incertezza di una relazione appena iniziata.
Ecco.
Ieri riascoltando quel brano ho rivissuto quel momento. Stavolta ero io al volante, Lui il dj. Dietro il nostro piccolo Leo.
Sono passati gli anni, abbiamo vissuto momenti di gioia incontenibile e altri di difficoltà. Abbiamo visto le nostre vite cambiare, i nostri desideri esauditi, condiviso emozioni.
Ascoltando quelle canzoni che mi riportano ogni volta a quella vacanza, a quel traghetto perso, alle viste mozzafiato, ai finestrini abbassati.
Se mi avessero detto allora che compagno, marito, papà meraviglioso saresti stato forse non ci avrei creduto. Anzi, non é vero. Non avrei creduto che quei due lì sarebbero arrivati qui, e chissà quanta altra strada ci aspetta ancora!
Perché ogni giorno penso di essere arrivata all'apice, di aver trovato l'uomo dei sogni, quel principe azzurro che tutte le bambine sognano. Che forse hai persino superato il mio Papà (che si sa, figlia unica femmina...). Non fraintendiamoci, sei anche una sega eh? Non sai vedere un ciuccio nemmeno se l'hai a 2cm oppure mi costringi nelle settimane di detox a sostituire il minestrone con una raclette. Mi convinci sempre a farti la pizza, perché so che l'adori.
Ne sono cambiate di cose in questi anni, ma una é rimasta uguale. Non c'é persona che mi conosca come mi conosci tu, che riesce a credere in me come lo fai tu. Riesci a farmi ridere in qualsiasi momento (persino durante il parto!) e mi regali giorno dopo giorno la soddisfazione più grande di essere la tua compagna di vita
, la tua amica e, soprattutto, la mamma del nostro piccolo bimbo.
Che dire, ieri sera nel buio della notte, cantando a squarciagola felici e spensierati ho pensato a quanto sono fortunata ad averti incontrato.
E lo so che te lo dico sempre e che sono fastidiosa, ma non posso farne a meno.
Perché senza te, non sarei più me.




martedì 25 ottobre 2016

Dipendenze

Dirlo ad alta voce dovrebbe essere il primo passo verso l'ammissione.
La guarigione.
La svolta.
Già, dovrebbe.
Ma se uno é profondamente convinto di essere nel giusto, anche se ammette un comportamento, non significa che lo reputi errato.
Giusto?
Che poi mica é colpa mia se gli altri non capiscono.
C'é gente che ne ha fatto persino un motto "carpe diem", cogli l'attimo.
AH, non si riferivano allo scatto fotografico di quel momento?
No?
Quindi volete dirmi che quelle 2-3(cento) foto che scatto quotidianamente a mio figlio (esclusi giorni speciali tipo bagnetto, visite dei nonni, Zac particolarmente socievole, pigiamini tenerosi o completini da ometto in cui le foto possono aumentare esponenzialmente) possono diventare una sorta di malattia?
Già, Lui l'ha chiamata così "malattia".
Ele, sei malata di foto.
Va bene, forse riguardando gli scatti che giudicavo "fondamentali, bellissime, uniche" mi ritrovo ad osservare dei doppioni. Che poi, diciamocelo, doppioni non sono poi mai. In una non é bene a fuoco, nell'altra muove la manina più su, nell'altra più giù. Facendole scorrere velocemente rivivi un video, tipo quei libri da sfogliare per vedere la storia.
Che poi quanto velocemente crescono i bambini? Ogni giorno si possono notare delle differenze e io documento questa crescita.
Ma scopri che é davvero una malattia quando,
"Amore, avresti una foto del Leo da mettere su FB?"
"Sai che no? Facciamone una!"

BISCOTTI al PEANUT BUTTER (40ina di biscotti)

110g di burro
85g di zucchero
60g di zucchero grezzo
1 punta di coltello di semi di vaniglia
1 pizzico di sale
1 uovo
3-4g bicarbonato di sodio (1 cucchiaino)
150g farina
160g di peanut butter
  • In una ciotola lavorare il burro ammorbidito con gli zuccheri e la vaniglia. Quando risulta spumoso aggiungere l'uovo e continuare a lavorare
  • Unire la farina, il bicarbonato ed il sale, sempre lavorando con le fruste (o un mestolo) per ottenere una massa omogenea. Aggiungere il peanut butter
  • Appiattire il composto sulla carta pellicola e mettere al fresco per almeno mezz'ora, meglio se un paio d'ore
  • Ricavare delle palline della dimensione poco più grande di una nocciola  e adagiarle sulla teglia da forno ben distanziate tra loro. Bagnare i rebbi di una forchetta e marcare le palline 
  • Infornare in forno preriscaldato a 180°C per 10 minuti circa, far raffreddare e gustare




NOTA:
Creano dipendenza.


giovedì 20 ottobre 2016

Non ce la posso fare!

Che emozione!
Lo sto ripetendo da almeno un'ora.
Anzi, sto ripetendo anche "non ce la posso fare, aiutami a calmarmi, ti prego fai qualcosa".
Solo che adesso Lui se n'é andato.
Gli ho proposto di non andare al lavoro perché avevo bisogno ma non ha voluto sentire ragioni. O meglio, mi ha concesso un caffé in compagnia sopportando i miei saltelli e i miei infiniti mugolii di gioia.
Ma non ce la posso fare, l'ho già detto?
Ho ventilato la possibilità di stirare ma temo che con questa euforia il rischio scottatura (o piega sulla camicia) era troppo elevato.
Non so se sia il fatto che Lei é una grande amica, che abbiamo vissuto 9 mesi assieme, che ci conosciamo da molto, che le voglio bene come se fosse una sorella. Non so se é semplicemente il fatto che ho appena avuto un bimbo io.
O forse le due cose assieme.
Fatto sta che sapere che la sua bimba é nata ha scatenato un vortice emotivo indescrivibile, forte al punto da impedirmi di tornare a letto a dormire! (E chi ha un neonato capisce quanto grave é la situazione).
Quell'emozione, quella sensazione, quel momento unico. È come se assieme a lei li stessi rivivendo io. Ci ho pensato spesso in questo mese, e mi sono detta che un tossicodipendente deve sentirsi così. Non ne hai mai abbastanza di quel momento, lo vorresti rivivere in continuazione ma, temo, che solo la prima volta sia così indescrivibile.
Per carità, non é vero. Probabilmente ad ogni figlio lo riprovi. Ma la prima dose, quella dallo zero a tutto é talmente forte, talmente inaspettata, talmente incredibile che ti porterebbe a voler un altro figlio subito.
Tranquilli, poi il cervello connette e ti fa ricordare anche il dolore ;-))
Che dire, sono un misto di fiume di parole e secca totale, di mani che vogliono scorrere veloci sulla tastiera ma poi si bloccano per assaporare nel ricordo quel momento, il mio, che spero non si affievolisca mai. Perché alla fine penso sarà così, d'ora in poi.
Ogni nascita sarà una grande gioia per chi la vive ma soprattuto per me che la ricordo.
E allora benvenuta al mondo piccola Adele Rose! Sono sicura che la tua mamma avrebbe apprezzato un sacco questo risotto, forse ancor più se ci avessi messo un cucchiaino di caprino...

RISOTTO ai FIORI di ZUCCA (4 persone)

320g riso Carnaroli
1 scalogno
30g burro
1dl di vino bianco
1.5L di brodo
10ina di fiori di zucca
qb parmigiano grattugiato
1 zucchina
1 goccio di panna
1 macinata di pepe
ev. un cucchiaino di caprino a testa
  • Privare i fiori di zucca del pistillo, tagliarli a strisciolinela dividendo la parte più dura (quella verde per intenderci fino ad arrivare a metà fiore) da quella più pregiata dei petali 
  • In una pentola scaldare il burro e rosolare lo scalogno precedentemente tritato. Aggiungere il riso e la parte dura dei fiori. Tostarli per qualche minuto fino a quando il riso risulterà lucido. Sfumare con il vino bianco lasciandone però un goccio per la fine. Lasciar evaporare per bene. Aggiungere il brodo a poco a poco facendo in modo che il riso sia sempre umido ma aspettando che si assorba prima di aggiungerne dell'altro
  • A cottura quasi ultimata aggiungere il parmigiano a proprio gusto, il goccio di vino mancante e la panna. Spegnere il fuoco, aggiungere i restanti fiori di zucca, coprire con un coperchio e lasciar mantecare qualche minuto. È fondamentale che il riso sia all'onda (quindi leggermente più brodoso) così che in questi minuti non si secchi troppo
  • Servire il risotto con una zucchina fresca tagliata a striscioline, un cucchiaino di caprino (opzionale) e una macinata di pepe






giovedì 6 ottobre 2016

PANZA

Per carità, possiamo star qui a dirci che i chili presi in gravidanza siano il frutto dell'amore. Che chi ha avuto smagliature si porterà per sempre la gioia (?!) e il ricordo del proprio pargoletto. Possiamo raccontarci che chissenefrega ci sono cose più importanti, che avere quel frugoletto tra le mani ci fa dimenticare i 10-15-30kg di troppo.
Bene, mi dissocio.
Che io non sia una fanatica del fitness e del corpo scolpito siamo tutti d'accordo, che sono una golosa anche. Ma un conto é avere una bella pancia tonda (a punta, bassa, alta, grossa, piccola) contenente un bimbo, per cui simil-soda. Un conto é quella cosa che ti rimane.
Già, dopo aver partorito la pancia scende, verissimo. Ci mancherebbe, oserei dire. Tra bimbo, placenta, utero e quant'altro la maggior parte del volume (e dei chili) dovrebbero sparire nel giro di qualche giorno.
Il problema é quel che resta.
Un salvagente mollaccione che nemmeno l'orso Yogi. No, non sto esagerando. Sono arrivata al punto da mettere la crema con la punta delle dita perché tutto quel flaccidume mi mette quasi l'ansia.
Ho detto quasi.
La ciliegina sulla torta?
"Dopo il parto mi metto subito in riga che le ultime settimane di gravidanza mi sono data alla pazza gioia".
Ecco.
No.
Ma per niente.
Proprio zero.
Che se per 9 mesi non ho avuto una voglia particolare, dal 19 settembre sembro un'idrovora. Anzi, non é vero. Mi ero quasi sorpresa i primi giorni dopo il parto: fame zero. Era come se fossi innamorata, avessi le farfalle nello stomaco e non riuscissi ad inghiottire nulla. Mi dovevo quasi sforzare, manco fossi tornata a 15 anni e al primo fidanzatino.
Ecco, é durata un paio di giorni.
Adesso passo le mie giornate ad aspettare il pranzo, la merenda e la cena. Possibilmente a base di grassi, carboidrati, zuccheri e chi più ne ha più ne metta.
Ci provo il lunedì mattina a propormi cibi sani, verdure e carni ai ferri. Eccome se ci provo.
Ma volete mettere una bella fetta di salame dopo tanti mesi di astinenza?
Così non biasimatemi se con questo tempo autunnale (ma fino a ieri ancora estivo) vi propongo una ricetta super light ma, credetemi, buona da morire!
Anzi, sembra quasi di mangiare una porcata.
Ho detto quasi.

PARMIGIANA di VERDURE (4 persone)

1 melanzana
1 zucchina
2 pomodori tondi
1 patata "grande"
2 cipolle rosse
2-3 cucchiai di parmigiano
3-4 cucchiai di pangrattato
qb sale & pepe
qb olio d'oliva
  • Lavare le verdure, sbucciare le patate e le cipolle. Con l'aiuto di una mandolina (o con un coltello) tagliare delle rondelle da 3-4mm di spessore
  • Oliare una teglia rettangolare e disporre le verdure. Dapprima uno strato di melanzane a seguire le zucchine, i pomodori, le patate e le cipolle. Salare e pepare, aggiungere una spolverata di parmigiano e di pan grattato. Ricominciare con melanzane, zucchine, pomodori, patate e cipolle. Finire con un altro strato di pomodori, salare e pepare nuovamente, aggiungere un'altra spolverata di parmigiano e di pangrattato. Oliare la superficie
  • Infornare il tutto a 180-200°C per 25-30 minuti. Togliere dal forno, con l'aiuto di una paletta schiacciare la superficie così che gli strati si uniscano tra loro. Infornare nuovamente per altri 5-10 minuti. Fare il test cottura con un coltello, se entra facilmente le verdure sono cotte
  • Lasciar intiepidire e servire. Ancora meglio se fatto raffreddare e riportato a temperatura



NOTE:
Sostituire le verdure a proprio piacere. Per una versione meno light aggiungere dei bocconcini di mozzarella qua e là :-)
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