mercoledì 8 luglio 2015

Ci vuole fantasia...

Dunque, un blog di cucina dovrebbe dare spunti e idee nuove ed originali. Dovrebbe stuzzicare la fantasia e il palato.
Dovrebbe evitare ricette scontate e banali. Dovrebbe rappresentare foto realistiche e ben fatte (nel limite del possibile).
Dovrebbe essere così.
Già.
Poi però arrivano 35°C e l'unica cosa alla quale pensi é il ghiaccio. Oh no, la gelatiera fa già parte delle preparazioni complicate e pensare di succhiare un cubetto mi sembra davvero al limite della decenza.
Così apri il frigorifero e trovi delle fragole e dei kiwi e non sai resistere. Che di originale o di fantasioso non ha davvero niente ma con 'sto caldo "cara grazia", come direbbe mia nonna.

FRULLATO alle FRAGOLE & KIWI (3-4dl)

10ina di fragole
1 kiwi
100g latte
ev. un po' di zucchero o miele
20-30 cubetti di ghiaccio
  • In un mixer unire le fragole private della parte verde, il kiwi sbucciato e tagliato a tocchetti, il latte, eventualmente un cucchiaino di zucchero o di miele e il ghiaccio. Frullare per bene e servire con una fogliolina di menta




NOTA:
Inutile dire che si possono mescolare altri frutti a piacere come anche frullare del caffè per ottenere un ottimo iced coffee. Un toccasana per queste giornate calde.

martedì 7 luglio 2015

Propositi, cambiamenti e obiettivi... Certo!

La mia estate é un po' come il primo gennaio per la maggior parte delle persone, quell' "anno nuovo vita nuova" che trionfante sta sulla bocca di tutti.
Propositi, cambiamenti ed obiettivi la fanno da padroni. Pianificazioni di cose che dovrei fare degne del miglior ingegnere. Calcoli matematici sulle tempistiche. Progetti, tanti progetti.
Poi però.
Sarà l'afa, sarà il sole, saranno gli occhioni di Zac, sarà la voglia di gelato, quella di lido e quella ancora di passare la giornata davanti al frigorifero aperto (no, non per cucinare qualcosa).
Come per gennaio ti ritrovi ben presto con risultati tristissimi in stile Real Madrid contro Ligornetto: 24 a 0. Dove la squadra che vince, ovviamente, non rappresenta il dovere.
Neanche a dirlo.
Però ieri pomeriggio (!!!) ho acceso il forno, trovo sia un buon modo per espiare i miei peccati, no?

TARTE TATIN alle ALBICOCCHE (1 teglia tonda da 26cm)

Per la brisée200g farina 00
100g burro
20g zucchero
1 presa di sale
5g acqua
1 uovo
qb semi di vaniglia
Per le albicocche120g burro
120g zucchero
1kg albicocche 
  • In una ciotola o nell'impastatrice unire la farina, lo zucchero, il pizzico di sale e una punta di coltello di semi di vaniglia. Aggiungere il burro ben freddo e lavorare velocemente fino ad ottenere una sabbia non troppo fine. Aggiungere l'acqua e l'uovo e senza lavorare troppo formare una palla omogenea. Stendere leggermente l'impasto su di un foglio di carta forno e mettere al fresco per far raffreddare più velocemente
  • In una padella far fondere il burro con lo zucchero e volendo una punta di coltello di semi di vaniglia. Una volta ottenuto un bel colore ambrato (senza mai mescolare, eventualmente muovere la padella) aggiungere le albicocche precedentemente lavate, divise a metà e private del nocciolo. Lasciar colorire per qualche minuto
  • Posizionare le albicocche sulla tortiera in modo che la parte tonda sia a contatto con il fondo, possibilmente unirle il più possibile. Stendere la pasta a 4mm di spessore circa e adagiarla sulle albicocche ripiegando i bordi verso il basso. Creare un camino per il vapore al centro della torta facendo un forellino nella pasta
  • Cuocere in forno già caldo a 180°C per 30 minuti circa, la torta deve risultare leggermente dorata. Sformarla tiepida e servirla con una pallina di gelato alla vaniglia (volendo spolverare di pistacchi sbriciolati)




NOTE:
È importante che le albicocche siano mature ma non troppo molli altrimenti faranno come alcune nella foto che si sono spappolate leggermente O.o
Se si vuole preparare in anticipo lasciare raffreddare la torta nella teglia, prima di servirla passarla in forno 4-5 minuti e sformarla. È comunque ottima anche da fredda.
Sostituire le albicocche con un altro frutto.
Per una versione ancora più rapida prendere della pasta sfoglia già spianata al posto della pasta brisée.
Volendo utilizzare una farina senza glutine (meglio se per dolci) per una versione glutenfree.

venerdì 3 luglio 2015

Trauma post-vacanziero

Che il rientro sia traumatico é risaputo.
Non basta il quantitativo spropositato di vestiti da lavare e stirare, la stanchezza legata al viaggio (nel nostro caso ben 24h) e quello scombussolamento da primo giorno di jet lag.
Eh no.
Hai ben pensato di smaltire quei mojito e quei club sandwich (rigorosamente glutenfree) di troppo con una sana ora di palestra, come se, dopo una settimana di mare, l'unica cosa che vorresti fare al rientro é sudare in 15m quadrati.
Ad ogni modo.
Mi preparo, saluto il cane, metto la barriera così che non possa vagabondare per casa facendo disastri, chiudo la porta e mi ricordo che ho dimenticato di prendere le chiavi della Smart.
Ripenso alle parole di Lui "Amore, prendi la Smart, io vado in scooter, così trovi parcheggio più facilmente", guardo il mio Titanic e le chiavi della mia macchina e mi convinco.
Riapro la porta, tiro su la barriera, risaluto il cane, rimetto la barriera e chiudo nuovamente la porta trascinandomi dietro le borse delle vacanze che porto in garage non senza fatica.
Accendo l'auto e mi accorgo di due cose relativamente drammatiche:
1. La Smart é in riserva
2. Sono uscita senza portafoglio
Ora.
Uno potrebbe pensare: sei in garage, torna a casa e prendi i soldi.
Vero.
Ma non conoscete il peso della barriera divisoria del cane, né lo sguardo affranto di Zac quando capisce che sei tornata per ripartire subito.
Non sapendo come calcolare i km che mi restano da percorrere con la riserva mi metto a frugare nei vari cassettini e trovo delle monete: EVVIVA.
Mi fermo al primo distributore di benzina, ormai in semi-ritardo per la mia ora in palestra, scendo, apro la bocchetta della benzina e faccio per svitare il tappo.
Appunto, faccio per.
Niente.
Non si smuove, sento solo un *craaac *craaaac tipico da "qualcosa non va". Provo, riprovo. Niente. Dall'altro lato scorgo un ragazzo intento anche a lui a fare benzina e chiedo aiuto.
"Nuova?"
Ecco, no. Ma vaglielo a spiegare vestita in arancio fluo, bionda e con la cover del telefono a forma di anguria verde e rosa che solitamente te la cavi egregiamente con i tappi della benzina.
Dopo 15secondi ecco che riesco a fare benzina, parsimoniosa controllo i soldi che ho in mano come se avessi ancora 8 anni e stessi scegliendo il gelato in base al gruzzolo.
Inutile cercare di replicare la faccia della cassiera quando ho pagato 5 franchi e 50 manco avessi fatto benzina al mio Piaggio adolescenziale con tanto di monetine da 20 centesimi.
Ovviamente dietro di me il ragazzo che probabilmente era indeciso tra la risata e la compassione.
Che dire, ho bisogno di una vacanza :-))


TORTINE AI LAMPONI & PISTACCHI (6-8 pezzi)

1 disco di pan di spagna
500g lamponi freschi
500g panna
100g zucchero
qb vaniglia
qb pistacchi
  • Preparare il pan di spagna con la propria ricetta o acquistare i dischi già pronti. Con l'aiuto di un coppapasta tagliare 12 dischetti di 8-10cm di diametro circa (o a proprio piacere)
  • Preparare la bagna portando ad ebollizione 250g di acqua con 100g di zucchero e volendo una punta di coltello di semi di vaniglia, una volta raggiunta l'ebollizione togliere dal fuoco e lasciar raffreddare leggermente. Volendo aggiungere del rum o del Cointreau quando lo sciroppo sarà tiepido per ottenere una bagna alcolica. Essendo una torta asciutta "spugnosa" ha bisogno del liquido per rimanere morbida all'interno
  • Con l'aiuto di un pennello bagnare generosamente 6 dischetti di pan di spagna da entrambi i lati. Posizionare dei lamponi sulla superficie e coprire con un po' di panna precedentemente montata. Bagnare i restanti 6 dischetti e appoggiarli su quelli farciti formando così un sandwich
  • Coprire la tortina di panna facendo in modo che sia completamente ricoperta. Far riposare in frigorifero un paio di ore. Prima di servire guarnire con dei lamponi e qualche pistacchio frantumato




NOTA:
Sostituire i lamponi con altra frutta. Si potrebbe pensare di frullare per esempio delle pesche con del quark per fare una farcia più leggera. Utilizzare un pan di spagna al cioccolato per fare delle mini foreste nere.

lunedì 29 giugno 2015

Questione di gusti

Colazione.
Una meraviglia.
Pani di ogni tipo, viennoiserie da far invidia alla Ville Lumière, marmellate, muffin e pancakes.
Il tutto presentato nel migliore dei modi, di quelle cose che se mi fossi portata la Canon in vacanza avrei passato più tempo al buffet della colazione che non al mare.
Ad ogni modo.
Torno al nostro tavolo con un triste yogurt e qualche pezzetto di frutta che, si sa, la celiachia non é mai stata una grande alleata sotto questo aspetto.
Sognante penso alla fortuna che ha Lui nel poter assaggiare tutto.
Sta arrivando.
Il piatto é stracolmo.
Sono curiosa, guardo famelica che manco Zac alle 18 prima della pappa.
È sempre più vicino, ho gli occhi a forma di cuore e un po' di bavetta alla bocca.
Mi ricompongo.
Osservo, penso di aver sbagliato.
Forse non é Lui davvero.
Ma noto che mi punta, si dirige verso di me.
Guardo Lui, guardo il piatto.
Ecco.
Avevo appena finito di dire "Chissà chi é quel folle che alle 8.30 del mattino ha voglia di mangiarsi dei ravioli cinesi col caffè?" fino ad accorgermi che ce l'avevo davanti.
Ma non era finita.
Nel piatto, oltre ai ravioli ha optato anche per dei noodles con tanto di uovo sodo e pak choi, fette di prosciutto arrosto (quello dei crauti per intenderci) e due pezzetti di sushi che un po' di pesce crudo chi non lo prenderebbe?
Tutto bene insomma.

Buongiorno!








martedì 23 giugno 2015

Luna di Miele

Immaginate un villaggio nell'est della Thailandia, un caldo come se steste vivendo in un forno pieno di Muffin e un livello di comodità inferiori rispetto a quelle abituali.
Immaginate una coppia di neo-sposini, innamorati e felici dopo un anno di lavoro relativamente stressante e impegnativo, ma soprattutto, reduci da due (che poi saranno tre) matrimoni.
Immaginate di stare con una persona che dopo 100 giorni in Asia ancora faceva il paragone del "in Svizzera sono le 15, per cui qui saranno le 20 o le 21".
Immaginate poi, dopo una settimana, di arrivare al mare.
Profumo di salsedine, brezza leggera, cielo blu a perdersi con l'orizzonte dell'oceano, fiori esotici colorati, personale gentile e premuroso.
Una stanza che sembra quelle dei cataloghi viaggi da mille e una notte.
Immaginate la voglia, dopo un viaggio comunque lungo, di farsi una doccia tranquilli, guardare la propria stanza e sentirsi finalmente in vacanza.
Ecco.
*Driiiiiin
"Madame! Le abbiamo riportato i passaporti"
Gentilissimi, cordiali, cortesi.
Dopo 5 minuti
*Driiiiiiiiin
"Madame!! Sappiamo che siete in luna di miele, le porto dei Profiteroles e due tortine. Solo per voi, Enjoy" se ne va facendomi l'occhiolino.
Rientro, carica come se dovessi nutrire l'intera nazione e...
*Driiiiiiiiiiiiiiiiiin
Stavolta é una donna, si intrufola nella nostra stanza e in tempo record ne esce sorridente. In bagno la vasca é stata riempita di petali e sali da bagno e io comincio a pensare che ci sia una candid camera nascosta da qualche parte.
Stremata dai continui suoni di campanello e vista l'ora optiamo per la cena.
Scroscìo delle onde, candele, musica di sottofondo.
Io e Lui.
Cosa volere di più?
Mano nella mano torniamo in stanza, ci sentiamo cullati.
*Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin
"Madame! Vi abbiamo portato una torta, siccome non avete preso il dessert al ristorante abbiamo pensato di portarvelo qui. Good night"

Ora, gentili, gentilissimi, ma o vogliono vederci tornare a casa rotolando o ...
*Driiiiiiiin
scusate, devo andare ad aprire!


giovedì 18 giugno 2015

Matrimonio inaspettato

Ora, già ho dovuto ringraziare la buona stella per essere riuscita a convincerlo a sposarmi sia in municipio che in chiesa, che ve lo dico, mica é stata facile. Figuriamoci se gli avessi proposto una celebrazione su qualche spiaggia deserta, vestita con una tunica bianca correndo sul bagnasciuga mentre un fotografo scattava gli attimi più belli.
Ecco.
Non ci siamo proprio.
Poi però.
"Ci vediamo alle 16 in ufficio" ci dice il responsabile del progetto umanitario che ormai seguiamo da anni e che ci ospita durante la prima parte della nostra luna di miele (qui la nostra prima esperienza).
Quando arriviamo ci separano, Lui al piano superiore, io di sotto circondata da bimbe splendide truccate manco stessero per partecipare a Miss Universo.
Non capisco.
Mi fanno sedere per terra e una ragazza inizia a confabulare con un'altra, mi pettinano come se fossi una Barbie taglia MAXI infilando cose strane nei capelli che verranno poi fissate con dolorose mollette. Capirò poi che "le cose strane" non sono altro che corone di fiori. Mi truccano, mi vestono (non senza qualche problema di lunghezza) e mi infilano un paio di scarpe (considerando che qui il 37-38 va per la maggiore, potete solo immaginare come stavo comoda con il mio 41). Mi caricano su di un motorino con uno sconosciuto, ovviamente senza casco, ovviamente seduta di lato che sia mai che una donna con la gonna si scomponga.
Come se non bastasse guidiamo su strade sterrate e non so dove aggrapparmi.
Tutto bene.
Arriviamo davanti ad una casa e mi fanno sedere al centro del patio, attorno a me una decina di sconosciuti che mi fissano come se avessero visto la grandine e che mi chiedono cose incomprensibili. Sorrido come ho visto fare da Kate Middleton, evito però di muovere la mano.
Dopo un buon 20 minuti arriva lo sposo, seguito da un corteo rumoroso di gente che grida e incita, che canta e balla. La sua espressione la dice lunga e io temo in un divorzio fulminante.
Nella stanza un sacerdote vestito di bianco, un enorme arrangiamento floerale, riso, uova e un povero pollo. Ci inginocchiamo davanti a lui, ci legano le teste con fili e corde e cerchiamo di capire quello che succede.
Falliamo, evidentemente.
Di tanto in tanto ci dicono di congiungere le mani, di stringere i fiori, ci fanno cambiare posizioni e iniziamo a sentire dolori a piedi e gambe, schiena e braccia. Lo stare rannicchiati al suolo non é cosa facile se non sei abituato.
Dopo un sermone durato 20 minuti circa tutti lanciano un urlo e di punto in bianco ci lanciano manciate di riso e fiori, riprende il sacerdote e dopo poco di nuovo riso e fiori. Questo per 4 volte.
Per terminare legge il nostro futuro in un uovo sodo e nella zampa del povero pollo che, apparentemente, prevede una vita felice e serena. Ma se questo sia vero lo sapremo solo tra una 50ina di anni.
video

Prima di uscire siamo stati omaggiati con braccialetti gialli legati ad uno ad uno ai nostri polsi e seguiti da benedizioni di vario genere. Le foto con i partecipanti erano d'obbligo al punto che ho più foto con sconosciuti thai che non con la mia famiglia il 30 maggio.
Tutto bene.
Fuori un gran baccano, un pick-up munito di casse manco fossimo a Riccione il 15 agosto, due microfoni e un laptop.
Esatto: é giunta l'ora della festa a base di karaoke, thai barbecue e whisky con ghiaccio (gentilmente rifiutato visti i 40°C esterni). Seduti per terra a chiacchierare (si fa per dire) manco fossimo amici di lunga data mentre in sottofondo si potevano sentire canzone tipiche incomprensibili.
Ecco.
Ci siamo risposati.
E ve lo giuro, malgrado tutto, l'emozione é sempre la stessa.



martedì 9 giugno 2015

Serate Stellari - S. Pellegrino Sapori Ticino

Otto serate.
Otto chef.
Stellati. Fighi. Geniali.
Otto caratteri diversi, otto cucine diverse, otto modi di fare diversi. Otto uomini diversi. Otto esperienze diverse.
Otto chef che rientrano nella famosa 50's best di S. Pellegrino; che quando li incontri e ci parli ti viene un attimo la tremarella alle gambe manco stessi per passare il weekend con i Brangelina.

Prendi per esempio Massimo Bottura, un genio della comunicazione che ogni due per tre entrava in sala a spiegare i suoi piatti, dalla crosta della lasagna che, si sa, é la parte che si preferisce a quelli che ricordano dipinti. Una cucina eclettica che si classifica al secondo posto della classifica mondiale.
Andreas Caminada é l'esatto opposto (bellezza e fascino a parte), meticoloso e preciso. La composizione del piatto studiata, pure esplosioni di gusto in bocca. Una di quelle serate che difficilmente puoi dimenticare.
Sullo stesso spirito, seppur meno "One Man Show", Davide Scabin. Un piemontese convinto, uno di quelli che ha mandato la lasagna (quella vera, non solo la crosta) sullo spazio. Uno di quelli che ti fa giocare con il sale, senza mai utilizzarlo. Riduce frutta e verdura al punto da salare con essi le sue creazioni. Gioca con palloncini ad elio e manda un'intera sala indietro nei tempi, già, quelli dell'asilo.

Poi c'é lui, Mauro Colagreco, Argentino di nascita ma ormai residente in Francia. Un uomo sorridente, uno di quelli che ha due stelle Michelin e che si situa all'11esimo posto della S. Pellegrino ma ti fa sentire come se fosse il padrone di una semplice brasserie con menu stellari, ovviamente. In cucina i sorrisi e mai le grida, anche davanti agli imprevisti non perde la calma e manda avanti la sua brigata. Insomma, uno di quelli dal quale torneresti a mangiare senza ombra di dubbio.

Lo stesso lo direi per altri due chef, nordici entrambi, sui quali avevo riposto poca fiducia. Abituata alla loro tipica freddezza, all'essere quasi sterili emozionalmente, temevo avrei visto gran bei piatti ma fin troppo "puliti" per poter essere ricordati. Poi però, arrivano loro, Sven Elverfeld e Rasmus Kofoed. Due stili diversi, per carità, però due cucine che consiglierei a chiunque.
Il primo meticoloso, tre stelle Michelin, faceva rifare i piatti anche se una fogliolina invisibile non era posizionata più che perfettamente. Nei gusti un misto tra Germania e Asia, dove lui ad inizio carriera ha avuto modo di lavorare. Una continua mescolanza tra pesce e carne, parti pregiate e parti povere. Una vera esplosione di gusti.
L'altro più eclettico negli abbinamenti e se possibile ancora più esplosivo nei gusti. Fedele alle origini danesi tra rafano e salsa di cavolo fermentato (che giuro, non é come pensate). A vederlo assomiglia più ad uno skater che non ad uno chef stellato, eppure quando mette mano al prodotto riesce a creare combinazioni (avreste mai pensato di abbinare dell'Emmental all'ippoglosso?!) tanto particolari quanto deliziose.
Insomma, per me é SÌ.

Non dimentichiamo "quelli degli altri continenti", da una parte Anand Gaggan, il genio asiatico con il suo ristorante a Bangkok. Di lui ho solo sentito parlare visto che cucinava la sera prima del matrimonio. Mi é sembrato eccessivo mangiare indiano la sera prima di sposarmi col rischio di ritrovarmi occhi a rana il giorno dopo e una fiatella degna di Zac. Chi c'é stato, però, ne é stato entusiasta.
Dall'altra Diego Munoz, matita in testa manco fosse un architetto, grembiule e scarpa da ginnastica. Direttamente da Lima dopo aver lavorato in tutto il mondo per apprendere varie tecniche. La sua una cucina mai assaggiata, fatta di piatti tipici peruviani (che si sa, é rinomata per essere ottima) a base di mais nero, ceviche o lucuma. Che ve lo dico, se passate dal Perù (e chi non ci passa?) fateci un salto.

Ma la cosa che più mi ha colpito di questi chef galattici è la loro attitudine, seppur diversa, nell'affrontare la cena, nel far sentire lo chef ospitante a suo agio così come "noi" dello staff. Mi é piaciuto il modo scherzoso di Bottura nei confronti del suo staff, la disponibilità di Colagreco, la tirchieria (nel senso buono, ovviamente) di Munoz nel preparare il numero perfetto di piatti senza mollarne nemmeno uno al fotografo. Mi ha emozionato Kofoed che entrato in sala la prima persona che ha salutato é stata la moglie, con la quale ha parlato 5 minuti intimamente come se non ci fossero davvero 60 persone attorno a loro. Scabin con il suo modo di fare amichevole che "guai a te se mi dai ancora del Lei" o Elverfeld col quale mi sono persa in 45minuti di chiacchierata su tecniche e sapori. Non da ultimo Caminada che per essere certo di assicurare il suo standard ha portato con sé tutta la sua brigata di sala e di servizio, solo 30 persone (già.).

Stuzzichini per l'aperitivo di Mauro Colagreco
Ostrica, pera e tapioca, la fine del mondo di Mauro Colagreco
La crosta di una lasagna di Massimo Bottura
L'arte nel piatto, manzo con i suoi accompagnamenti - Massimo Bottura
La cena GEEK di Andreas Caminada: paesaggio delle alpi
La precisione nel piatto di Caminada. Se vi dicessi che non ricordo cos'era? Male. Molto male.
La lasagna "spaziala" di Davide Scabin
Rotolini di fassona, foie gras, insalata, patatine fritte: foodporn vero. Davide Scabin
Foto rubata causa telefono scarico, geniale vero? Il dolce di Sven Everfeld tra pini e funghi: divino
Capesante e pomodori di Diego Munez, uno spettacolo!
Astice, capesante, cavolfiore e erbette. Una di quelle cose da "me ne dia un altro, la prego" di Rasmus Kofoed
La foto non rende, lo so, ma questo ippoglosso con cipolle all'aceto alla camomilla e acqua all'Emmental era da sballo. Rasmus Kofoed

E se vi dicessi che alle 10.30 mi é già venuta fame?
(Per più info: http://www.saporiticino.com)
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