giovedì 7 giugno 2018

Nascondino

Felice e soddisfatta.
Molto soddisfatta.
Ho passato due giorni super con i bimbi, forse non propriamente rilassanti ma comunque stupendi. Leo bravissimo, Luce anche. Di quelli che ti sembrano scritti sui manuali e ti fanno pensare che sì, andare in vacanza da sola con loro è più che fattibile.
Anzi, è persino bello.
Bellissimo.
Così, mentre preparo la valigia tra un pezzo di puzzle con Leo e un ciuccio raccolto di Luce faccio mente locale su quando potrei ripetere l'esperienza.
Forse canticchiavo anche (no, non esageriamo!).
Ad ogni modo, dispiaciuta che la micro vacanza sia finita e non si possa allungare, chiudo i bagagli, faccio un check per vedere di non aver dimenticato nulla, ricontrollo che nella borsa ci siano acqua fresca, qualche galletta, delle fruttine. Insomma: tutto quello che mi permetta di non dovermi fermare per strada.
Check fatto: tutto perfetto.
Pronta a scendere nel garage del residence con bagagli, figli, passeggini e una futura ernia alla schiena (ha ha) mi metto a cercare la chiave dell'auto.
Non c'é.
Controllo nei pantaloni.
Niente.
Guardo in camera.
Men che meno.
Guardo in borsa.
Macché.
Illuminazione! Per il viaggio avevo cambiato pantaloni, dagli shorts ai jeans. Sicuro la chiave è in quelli.
Leo inizia ad agitarsi legato nel passeggino, Luce ovviamente segue l'esempio del fratello. Mentre cerco di mantenere il controllo, disfo la valigia appena fatta cantando canzoncine stile "la bella lavanderina, il coccodrillo come fa".
Ma niente.
Delle mie chiavi nemmeno l'ombra.
Altro colpo di genio, la sera prima presa dal travaso dei figli addormentati nei passeggini forse ho dimenticato l'auto aperta.
Anzi, sicuro. Sbadata come sono.
Rimetto un sorriso sul volto e scendo, tanto vale portarsi dietro tutto.
Tanto l'auto sarà aperta.
Ma invece no.
È chiusa.
Sigillata.
Pffff inizia a salirmi l'ansia. I bambini ovviamente percepiscono lo stato d'animo e iniziano ad agitarsi anche loro. Cosa fare? Sono a 400km da casa e ovviamente il doppio della chiave è nel cassettino.
A casa.
Chiamo la reception, magari le hanno trovate.
"Un'audi? Si signora! Abbiamo qui una chiave, se vuole venire a vedere"
Gridolini di gioia, mollo le valigie e mi dirigo come un razzo (si fa per dire visto che ho due nani sul groppo). Mi mostrano gioiose la chiave, io speranzosa allungo la mano.
Non è la mia.
ORA.
Ma che sfiga devi avere? Trovano un paio di chiavi, di un'audi, ma non è la tua.
Follia.
Dipserazione.
Ormai è un'ora che le cerco, sto entrando nella fase di panico più acuta. Chiamo Lui, mi consiglia il TCS. Loro, mi dicono che a parte aprirla non possono fare nulla.
Ottimo.
Che vi dico, a scriverla mi dico "ma alla peggio ti facevi altri due giorni aspettando il corriere con le chiavi". Ma a viverla stavo male davvero.
"Amoooore sono un'idiota!!! Come fai a fidarti a lasciarmi portare in giro i tuoi figli? Sono una mamma degenere, se dimentico le chiavi rischio di dimenticarmi anche loro" bla bla bla sono solo alcune delle considerazioni fatte in lacrime con Lui al telefono.
Ormai presa dallo sconforto, in attesa del meccanico che avrebbe aperto l'auto nella speranza che la chiave fosse dentro, con due bambini urlanti e affamati, l'ennesimo su e giù dalla hall al garage, decido di disfare nuovamente i bagagli. Metto un cartone a Leo (santo iPad subito) che si aliena dal mondo, mi ricompongo e inizio a pensare freddamente.
Tolgo metodica tutti i vestiti, li palpo per bene.
Niente.
Finché vedo il beauty
case con i pannolini. Nemmeno preso in considerazione prima, perché avrei dovuto? Solo pannolini.
Però si sa, tanto vale guardare.
Così, sotto nell'angolo, tra un ciuccio, un micio e un pezzo di puzzle (ecco dov'era!) vedo qualcosa di nero.
Mi animo.
Mi affretto a guardare ed eccole lì, belle belle, le mie chiavi.
Euforica e felice, mi chiedo come posso averle messe lì. Poi alzo gli occhi e capisco.
Grazie Leo, la prossima volta però dimmi che vuoi prolungare la vacanza...


mercoledì 9 maggio 2018

The perfect date

"Vorremmo che tu vivessi una giornata da sogno, perfetta".
Difficile eh?
Un po' come se arrivasse il genio della lampada che esaudisce i tuoi desideri.
Ora, non tiriamo la corda, quell'isola privata nel mare turchese, servita e riverita non rientra nel budget.
Così come avere il fisico perfetto per l'estate continuando a mangiare ciò che voglio senza muovere un dito.
Peccato, ci avevo provato.
Ma torniamo seri.
Cosa fare in una giornata perfetta?
Per quanto mi riguarda la perfezione deve forzatamente passare dalla mia famiglia, quindi un momento speciale sia con i miei bimbi che con mio marito e Zac, che vorremo mica dimenticarlo? Fondamentale anche un momento mio personale, di quell'Eleonora che ormai è mamma e moglie ma vuole continuare ad essere donna e lavoratrice. Un po' come se fossi divisa in 3 e ogni parte avesse bisogno del suo piccolo spazio.
A volte più grande da una parte, altre dall'altra.
E ve lo dico, ho passato davvero una giornata perfetta.
Mi sono svegliata con Leo e Luce per una super colazione a letto, poco importa se Leo ha imbrattato tutto con quintali di marmellata ai mirtilli (che non è venuta via, malgrado ogni possibile smacchiatore) mentre Zac faceva gli agguati ai pancake (riuscendo a mangiarne metà). Anzi, quasi quasi, è stata unica proprio per questo.


Siamo poi andati in banda da mia mamma, santa subito, che ha tenuto i bimbi mentre io andavo a stappare gazosa come se non ci fosse un domani. Mi sono sentita una sorta di sommelier della bevanda più famosa di questo cantone. Non contenta ho finalmente avverato un desiderio che ho da sempre: salire su un montacarichi. Hahaha non sono normale, lo so. Ma sarà quel lato maschile che abbiamo tutte, guidare ruspe o scavatori fa parte dei miei sogni più intimi ;-)
Ad ogni modo, quando mai potrai dire di aver bevuto almeno 5-6 bottiglie di gazosa a 8m di altezza?? Inoltre ho finalmente capito perché mia mamma non mi concedeva più di una gazosa a pasto, dopo 6 non avevo nemmeno più bisogno del sollevatore, fluttuavo di mio.


Pensate sia finita? Invece no.
Perché mi sono goduta un momento di relax tutto mio, avendo i bimbi da mia mamma ne ho approfittato per un massaggio rilassante.
Ma da quanto non ne facevo uno? E stando sdraiata sulla pancia, per di più!
EUREKA!
Devo ammettere che dopo i primi 10 minuti non so cosa sia successo, sono crollata come una pera cotta e la ragazza potrebbe anche essere uscita lasciandomi in balìa dei suoni forestali.
Mi sono comunque svegliata con lei che dolcemente mi diceva "signora, abbiamo finito". Penso di essere scattata in piedi come ai tempi scolastici quando, molto meno gentilmente, mia mamma mi diceva "è ora!!".


Frastornata, stralunata, rilassata e felice torno a casa dove aspetto Lui che arriva a prendermi per passare una serata assieme.
Solo noi.
Mi sembra un sogno! Per quanto io ami follemente i miei bimbi a volte poter stare sola con mio marito, come una volta, fare un discorso da cima a fondo senza interruzioni, goderci il silenzio o semplicemente prenderci il tempo per fare ciò che ci piace è davvero stupendo. Se poi sai che i tuoi figli sono beati con i nonni (beati a loro volta) te la godi ancora di più.
Non sto nemmeno a raccontarvi di quanto abbiamo cantato in auto col volume a palla manco fossimo due adolescenti con la patente da una settimana, delle risate, i momenti nostri, il riposo sul letto senza sentire rumori, la piscina con vista sul lago dei Quattro Cantoni, leggere più di 10 pagine di libro senza che nessuno inizi a piangere, prepararsi per uscire, aperitivo, cena.
Insomma.
Solo noi, sopra tutto e tutti.


E dopo una notte di totale rigenero e ristoro, fare colazione come se non avessimo mangiato da mesi e partire. Tornare a casa dai nostri amori, vedere Leo correrci incontro e abbracciarci forte.
Non ci sono dubbi, una giornata che non dimenticherò mai.
Una giornata perfetta.

E tu? Come vivresti la tua giornata da sogno?
Vai sul sito www.theperfectdate.ch e vinci la tua!


lunedì 7 maggio 2018

Coming out

"Sarai mica pazza! Ti tirerai addosso le ire del web" mi dice una cara amica quando le racconto cosa vorrei scrivere.
Mi fa riflettere, com'é che un argomento così personale e intimo può essere visto in questo modo?
Ci penso e proprio quel giorno vedo una story su IG di Chiara Ferragni (una sconosciuta, lo so ha ha) dove specifica per l'ennesima volta (l'aveva già fatto un paio di volte) che il latte nel biberon è il suo.
Rimango un po' stupita da questa cosa, forse perché nel mio piccolo anch'io ho sentito il bisogno di giustificarmi diverse volte.
Un po' come se l'allattamento facesse di te una mamma al 100%, il latte artificiale, soltanto al 99.
Da quando è nata Luce ho ricevuto diversi messaggi di neo-mamme in difficoltà che mi chiedevano come andava con l'allattamento.
La verità?
Non lo so, perché non ho allattato nè Leo, nè Luce.
* Ta-ta-ta-taaaaaaa.
Sguardo sbigottito di disgusto e odio o grande comprensione (o disinteresse positivo).
Questo è quello che suscita un'uscita del genere.
Ricordo che con Leo ho sempre svicolato, un po' come se me ne facessi una colpa. Un po' come se mi sentissi giudicata dal fatto che io, per nutrire mio figlio, avessi bisogno di acqua calda, acqua fredda e tot cucchiai di polvere.
Non è strano?
Sento spesso amiche che diventeranno mamme o ragazze tra di voi (appunto) che chiedono cosa dovrebbero fare. O meglio, cos'é giusto fare.
Sapete cosa c'é? Che con Luce ho trovato il "coraggio" di dire, senza nessun minimo patema, che ho preferito non allattare.
Per alcuni potrò sembrare una cattiva mamma (ma perché?), che l'ho fatto per non farmi rovinare il seno (ma quando mai?) o semplicemente perché sono egoista (forse?). Io vi dico che non me la sono sentita. Che non ero pronta ad investire tutta quella energia, quella sofferenza, quel sacrificio. Ho visto amiche perdere la testa, piangere, fare mastiti, diventare matte. Bambini non prendere peso e mamme sentirsi in colpa, o peggio, incapaci.
Già, perché chi vi dice che allattare è la cosa più semplice del mondo, forse, non ha mai allattato.
Bisogna imparare, bisogna aiutarsi, bisogna essere pazienti. E fa male. Fa male fisicamente e mentalmente perché tutto, quando ti ritrovi un nanetto che dipende in tutto per tutto da te, è relativamente complicato.
Poi, improvvisamente, qualcosa si sblocca (ci può volere un giorno, una settimana o un mese) e tutto diventa incredibilmente facile. Così, come se fosse un interruttore, tutto inizia a girare per il meglio. Ti senti confidente, sicura, serena. Il bambino cresce e ogni qual volta che ha fame tu sei sempre pronta a soddisfare i suoi bisogni, senza bisogno di fare il piccolo chimico.
Una meravigliosa magia che ci regala la natura.
Credo però che al giorno d'oggi sia giusto che una mamma possa scegliere, senza sentirsi giudicata. Perché il benessere della mamma, la sua felicità, la sua serenità, sono alla base del benessere del proprio figlio e della famiglia.
Io in primis a volte mi sono sentita a disagio, come se dando il latte artificiale stessi barando.
Eppure, ho due bambini che sono sani e stupendi, che mi guardano con gli occhi dell'amore e mi fanno sentire la mamma più incredibile del mondo. Il mio legame con loro forse sarà meno fisico da questo punto di vista, ma vi assicuro che, ad oggi, vedere il mio piccolo Leo che porta il biberon a Luce (l'idillio dura circa 18 secondi) o Matteo che si gode la coccola della pappa, be', mi fa sciogliere il cuore.
E tra 20 anni, quando i nostri figli saranno grandi, sono sicura che se ne fregheranno se li abbiamo allattati o meno, ma noi, tutte le mamme del mondo, ricorderemo con amore e commozione quel momento in cui abbiamo attaccato al seno o dato il primo biberon a quegli scriccioli bisognosi dagli occhi gonfi in piena adorazione della propria mamma.
La migliore che potessero desiderare.

giovedì 12 aprile 2018

Mamma, ridici sopra!

Sono un po' latitante.
Potrei raccontarvi che mi manca il tempo, ma credo che quello, volendo, si può anche trovare (avrei giusto uno slot libero tra le 2 e le 2.45 del mattino hahah).
La realtà è che mi mancano un po' i temi, o meglio, temi diversi.
Già, perché potrei tranquillamente parlare per ore della mia vita quotidiana, di come Leo abbia improvvisamente smesso di dormire al pomeriggio e poi, grazie al cielo, ripreso dopo una settimana come se nulla fosse. Oppure di quando ha deciso che tutte le sere, durante il cambio della notte avesse deciso che fosse cosa buona e giusta farmi pipì addosso.
Esatto.
Tutte le sere.
Per una settimana.
Gioia e giubilo.
La prima volta ho pensato fosse il freddo, la seconda un errore, la terza un biberon.
Alla quarta però ho smesso di vedere asini volare e accettato la realtà.
Anche perché, magicamente, con il papà questo non capitava. Così, dopo qualche giorno di "amore fai tu?" siamo tornati alla normalità (evviva!!) e riesco a cambiarlo senza doverlo fare anch'io.
Ah, ha anche smesso di mangiare. Il bambino più mangione al mondo ha decretato che il cibo non faceva più per lui. O meglio, alcuni cibi.
Nello specifico un grande NO per verdure e cose sane, per biscotti e affini l'interesse non è mai stato perso. Ho ceduto il primo giorno, poi mi sono battuta per i vegetali.
Siamo ancora in battaglia ma portiamo a casa sempre più vittorie.
Potrei raccontarvi che ho incolpato l'arrivo della sorella ma sentendo le altre amiche/mamme mi sono resa conto che questo, eventualmente, ha soltanto amplificato la fase cult del momento: I CAPRICCI.
E non siamo nemmeno arrivati ai terrible 2.
Benissimo.
In tutto questo, per non farsi mancare nulla, ci siamo anche ammalati. Una sorta di influenza infinita presa soltanto da due prescelti nella famiglia: io e Leo.
Jackpot!
Io che sembro ancora una foca che tossisce, ho la voce di una hotline economica e una febbre sul labbro che potrebbe essere definita un'arma di distruzione di massa. Lui che per mettergli una goccia di fisiologica nel naso bisogna fare salti mortali che nemmeno i contorsionisti del Knie ha scoperto una vera passione per lo sciroppo e adesso è convinto che nel rituale della nanna ci sia "dentini, manine, pannolino, pigiama, sciroppo, bacio, letto". Sono bastati due misurini per renderlo dipendente. Inutile spiegargli che la fase "sciroppo" era temporanea.
Ah, e come potrei dimenticarli? Loro, protagonisti indiscussi. Causa di mali atroci.
I denti.
Ma certo! Vogliamo mica farci mancare, oltre a tutto il resto, anche l'apparizione di due bei canini.
Benvenuti amici, complimenti per la tempistica.
Eppure, quando Lui la sera mi guarda con quell'aria soddisfatta e, certo ormai di avermi convinta, mi chiede "Ci accontentiamo di due, vero?" io non faccio altro che rispondere "Ma scherzi? Fare la mamma è il mestiere più bello del mondo. Stancante, sfiancante a volte frustrante. Ma talmente appagante (e mettiamolo un altro -ante!) e meraviglioso che qualche piccolo incidente viene subito dimenticato".
Tranquilli, al momento ci godiamo la vita a 5, per quella a 6 c'é ancora mooooolto tempo davanti :-)

PENNE al PESTO di ASPARAGI (2 persone)

160g penne
250g asparagi
1 cucchiaio di ricotta
2 cucchiai di formaggio grattugiato
1 cucchiaio di pinoli
1 goccio di olio d'oliva
qb sale & pepe
  • Tagliare il gambo degli asparagi a rondelle. Dividere le punte a metà per il lungo. Cuocere i primi in un pentolino con un goccio di acqua e un pizzico di sale finché risulteranno morbidi. Frullarli con la ricotta, il formaggio, i pinoli, un goccio di olio d'oliva, sale e pepe
  • Nel frattempo portare ad ebollizione abbondante acqua salata e cuocere le penne secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione. A 4-5 minuti dalla fine aggiungere anche le punte. Scolare il tutto
  • Amalgamare la pasta con il pesto di asparagi e mantecare brevemente in padella
  • Servire con un goccio di olio d'oliva e una  macinata di pepe




NOTA:
Sostituire la ricotta con della robiola.
Omettere la ricotta e il parmigiano per una versione vegana.

martedì 27 marzo 2018

Soprattutto la stagionalità

Mese di giugno inoltrato.
Cena tra amici in giardino. Siamo una decina.
Aperitivo lungo, fatto di tanti stuzzichini. La serata è meravigliosa e calda.
Una di quelle prima sere estive dove finalmente puoi stare fuori fino a tardi.
Si mangia, si beve, si scherza.
Di quelle cene leggere e divertenti, con le candele accese e Zac che corre cercando attenzioni.
Tra gli invitati un'amica con la quale mi scambio quotidianamente filippiche di vocali infiniti. Di quelli che durano anche 12 minuti e ti chiedi cosa cavolo ci sia da dirsi per così tanto tempo in un monologo. Ovviamente vocali che ascoltiamo senza batter ciglio, durante una passeggiata, sotto la doccia perdendoci metà del concetto (ma come con Beautiful, anche se perdi un paio di puntate non cambia nulla) o semplicemente nei tragitti automobilistici manco fosse la nuova compilation primavera/estate.
A volte nei discorsi portiamo avanti temi anche per giorni, a volte ci dimentichiamo di rispondere alle cose più utili.
Insomma, siamo due idiote drogate di vocali.
Ma abbiamo fatto di peggio.
Durante uno di questi monologhi salta fuori la pastiera napoletana. Lei, amante di questo dolce, cercava una pasticceria che la facesse bene. Le varianti sono molte, chi usa lo strutto, chi il burro. Chi frulla il grano, chi lo tiene intero. Chi mette tanti canditi, chi pochi.
Morale della favola?
Forse spinta dalla curiosità, forse dalla follia.
In quella cena del mese di giugno, mentre tutti speravano di mangiare una bella ciotolina di gelato alla vaniglia o un carpaccio di ananas io ho offerto ai miei commensali la pastiera.
A giugno.
La pastiera.
Senza vergogna.

AH, per la cronaca. Ne è rimasto un angolino, anche perché certe bontà non andrebbero fatte solo in un periodo specifico dell'anno.
Anzi.

PASTIERA (1 teglia da 24cm)

320g farina
360g zucchero + 1 cucchiaio
210g strutto
3 uovo
3 tuorli
375g grano cotto
270g latte
370g ricotta di pecora
150g canditi
1 cucchiaio di acqua ai fiori d'arancio
1 pizzico di sale
qb scorza di limone
qb scorza di arancia
  • Preparare la pasta lavorando 320g di farina con 115g di zucchero e 180g di strutto fino ad ottenere un composto sabbioso. Unire 1 uovo e 1 tuorlo e lavorare velocemente fino ad ottenere una pasta omogenea. Se il composto non si è scaldato troppo, stenderlo subito a 5mm circa e adagiarlo in una tortiera precedentemente imburrata ed infarinata. Mettere in frigorifero per almeno 30 minuti
  • In un pentolino unire il latte, il grano cotto, 30g di strutto, 1 cucchiaio circa di zucchero e la scorza di limone grattugiata. Mescolare e lasciar cuocere a fuoco medio per 15-20 minuti o fino a quando non si ottiene un composto cremoso
  • Preparare la farcia lavorando la ricotta con 245g di zucchero, 2 uova, 1 tuorlo, 150g di canditi a piacere, la scorza di un'arancia, 1 cucchiaio di acqua ai fiori d'arancio (o a gusto). Una volta amalgamato il tutto aggiungere anche il grano
  • Togliere il fondo della torta dal frigorifero, riempire di farcia. Con gli scampoli di pasta formare delle losanghe e disporle sulla superficie della torta formando dei rombi
  • Infornare a 155°C per 80-90 minuti (preferibilmente con una tazzina di acqua bollente all'interno del forno per mantenere l'umidità)
  • Lasciar raffreddare e se possibile gustare il giorno dopo



domenica 25 marzo 2018

Va tutto bene...

"Come va la gestione dei due?" ha sostituito di gran lunga il "dorme?" dell'esperienza con Leo.
Mi illudo che sia la domanda standard, appunto, e non quella che viene da chiedere vedendomi in faccia. Già, perché se uscita dalla sala parto potevo anche sembrare poco affaticata (sembrare, ripeto, sembrare), adesso ho l'aspetto di una che è stata investita ripetutamente da un tir.
Partiamo dal presupposto che fortunatamente la piccola è brava ma ha le sue esigenze che comportano (ovviamente) risvegli notturni. Mettiamoci che a questo sonno porzionato ormai dopo la gravidanza uno ci è anche abituato, ma proprio perché ci è abituato non sa più nemmeno bene quale sia una bella notte riposante e rigenerante.
Così, secondo una mia grandissima teoria, tanto il riposo non è cumulabile la stanchezza lo è eccome. Anzi, cresce in modo esponenziale.
Quindi, se mi incontrate in giro con gli occhiali da sole anche nei supermercati con la neve all'esterno, non giudicatemi, non voglio emulare Rihanna, sono semplicemente stravolta.
Ma la ciliegina sulla torta è un'altra. Già, perché oggi non starò qui a raccontarvi di come Leo strappa il ciuccio di bocca a quella povera anima della sorella, di come ogni volta che cerco di fare uno scatto dei miei due gioiellini lui inizi a "scalciare" come se stessi avvicinandolo ad una sorta di demone maligno. Per carità, ho assistito anche a scene di altissima tenerezza e dolcezza, il saluto al mattino immancabile alla culletta oppure lo sguardo (sarà più di fastidio o di affetto??) che mi lancia quando la piccola piange perché ha fame.
No, voglio parlare della difficoltà (mia) maggiore al momento: le priorità.
Fondamentalmente è Leo, poiché la piccolina oltre a mangiare, dormire e sporcare non necessita molto altro quindi, posso temporeggiare maggiormente.
Certo, facile dirlo quando stai facendo il bagnetto a Lui che tanto lei ha appena mangiato e sta dormendo pacifica. Non fai in tempo a riempire la vasca e immergere il grande di casa che "ueeeee ueeeee ueeeeeee" a mo' di sirena isterica.
Ecco, cosa fare?
A. Mollare il figlio grande nella vasca - Non mi pare una buona idea
B. Farlo uscire dopo 1 minuto sapendo che quello è il suo momento preferito - core de mamma, non ce la posso fare
C. Lanciare sguardi dal bagno alla stanza di Lei per verificare che vada tutto bene e pensare "sarà una colichina" e ripetersi "adesso passa, non è niente" come un mantra per tutta la durata del (micro) bagno - Ovviamente appena ho fatto uscire Leo la piccola aquila ha smesso di urlare. Bene
Priorità.
Quelle diurne vanno ancora ma quelle notturne?
Già, perché stanotte ho vissuto la notte migliore finora, scandagliata da urla di uno febbricitante e dell'altra affamata, implorando il signore di dare alle mamme il dono dell'ubiquità (fermi, fermi, non per stare dai due bambini contemporaneamente, bensì, una con i bambini, l'altra su una spiaggia deserta. No?) o nel caso fosse chiedere troppo almeno un paio di mani in più.
Ma penso positivo, la febbre di Leo passerà in fretta, Luce prima o poi inizierà a fare le notti, Zac la smetterà di ululare nel sonno e Lui di russare come se non ci fosse un domani.
Gli asini voleranno in cielo, le barche navigheranno sulle autostrade e io finalmente potrò riposarmi.
Ma per il resto?
Questa vita da mamma bis funziona alla grande ed è una meraviglia.

venerdì 9 marzo 2018

Prime considerazioni da Mamma BIS

Molte mamme mi avevano raccontato di come, incinte del secondo figlio, si chiedessero come sarebbe stato possibile amarlo come amavano il primo. Un dubbio atroce che, a volte, aveva rovinato persino qualche giornata durante la gravidanza.
Io, questo problema, non me lo sono mai posto. Per me era evidente che l'avrei amata.
Punto.
Così come avevo fatto con il primo.
Non avevo fatto però il conto con una cosa che forse è successa ad altre neo-mamme, o meglio, ci avevo pensato ma avevo sottovalutato.
Per me non è stato amore a prima vista. L'avevo già vissuta con Leo, sentendomi un po' strana, un po' incapace forse, perché tutti mi dicevano "vedrai, è viscerale".
Ecco, ho detto già troppe volte "mi dicevano tutti".
Ognuno è diverso, il che significa che nessuno è giusto o sbagliato. Io ho dovuto conoscere Leo per potermene innamorare follemente. Ho avuto bisogno di qualche giorno per digerire, capire, studiare. Ci ho messo qualche mese per capire che mi stava completamente conquistando.
Oggi?
Oggi lo amo. Ma non poco. Lo amo più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Visceralmente.
Ed è qui che casca l'asino.
Perché malgrado il parto sia stato ancora più intenso di quello avuto con Leo, malgrado l'emozione di vederla sia stata enorme, malgrado sapessi che sarebbe stato amore graduale, non ero pronta ad un cuore diversificato.
Ho pensato a Leo. Solo a lui. Ho pensato a fare veloce, ad assicurarmi di poterlo vedere. Ho sperato che facesse una nanna corta per farmelo portare qui. Dove ero già pronta ad accoglierlo, fuori dal letto malgrado qualche dolore, vestita come se fossi stata a casa.
L'ho visto arrivare dalla finestra, mi sono precipitata fuori dalla porta. A stento ho tenuto le lacrime quando mi è corso incontro, così traballino e terribilmente tenero con il suo coniglio azzurro penzolante in una mano, i capelli spettinati e un ciuccio troppo piccolo (santi papà).
L'ho sentito con i suoi 12kg appendersi al mio collo, stringermi. L'ho sentito improvvisamente così grande e così piccolo e indifeso allo stesso tempo.
L'ho portato a conoscere la sorellina (della quale, per la cronaca, non gliene fregava assolutamente nulla) e mentre li guardavo assieme ho avuto un tuffo al cuore.
No, non per l'amore enorme, ma perché palesemente nel mio cuore amavo Leo e iniziavo a conoscere Luce Rita.
Nel mio cuore, mi sentivo di parte.
E per la prima volta mi sono chiesta se sarei stata in grado di amarli entrambi.
La risposta è sì, senza dubbi. Perché già solo dopo due giorni quella "piccoletta" (vi ricordo che stiamo parlando di 4kg di ciccia adorabile) sta conquistando il suo spazio, con quelle manine raggrinzite, quei tre peli in testa e quelle guanciotte da criceto. Dopo soli due giorni non potrei svegliarmi senza avere una culletta accanto o quei rantolini tipici dei bambini appena nati. Senza contare l'immagine di Leo che le dona il suo coniglio tutto orgoglioso (per poi riprenderselo subito, eh, mica scherziamo qui).
Perché non potrei più immaginare la mia vita se non a 4 (anzi, a 5) e l'amore cresce, esponenzialmente.
Così veloce da togliere il fiato.
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