lunedì 26 settembre 2016

Baby Blues

La prima volta che mi hanno parlato di baby blues ho pensato a una cosa carina.
Una sorta di pratica mamma-bambino che vede i due felicemente danzanti sulle note di sassofoni e voci nere. Come nei film quando Lei (gnocchissima) aspetta Lui a casa, ci sono le candele accese, la cena pronta sul fuoco e, appunto, il pupo in braccio.
Cantano, sorridono, si divertono.
Ecco.
No.
Il baby blues non ha niente a che vedere con sta cosa. Ma chiamarlo "i tuoi ormoni ti faranno fare voli pindarici da gioia estrema a disperazione per giorni, magari anche settimane e non sarà possibile controllarli" suonava decisamente più drammatico.
Ormoni.
Già, sempre loro.
Non che durante la gravidanza non abbiano fatto capolino, che chi mai si sarebbe messo a piangere per il compleanno della vicina di tavolo? Una sera Lui ha deciso di farmi guardare un film dove il protagonista moriva e il cane restava solo. Inutile dire che ho litigato dapprima con Lui dicendo che quando mai si fanno vedere film simili alla moglie al nono mese e, secondariamente, ho fatto fuori una scatola di Kleenex gridando "pooovero, lui come fa adesso??".
Lo so, é un film.
Ma sembrava così reale.
Ho pianto anche per lo stress, per la rottura del "quando arriva", come se fosse un mio problema, una mancanza, il fatto che il pupo non arrivasse prima del termine. Che poi, se la gravidanza dura 40 settimane, non sono 38 no?
Ma non divaghiamo.
"I primi giorni dopo il parto ti sentirai onnipotente, poi, arriverà una nube nera che ti avvolgerà"
Grazie.
Davvero.
Perché il tatto della persona che mi ha detto questa frase merita un nobel per la diplomazia.
Inutile dirvi che al fatidico terzo giorno mi sono svegliata guardinga "sarò già nella nebbia?", come se da un momento all'altro fossero saltati fuori dall'armadio dei folletti neri per trascinarmi giù.
Be', non é andata proprio così. È cominciato graduale.
Esattamente nel momento in cui ho lasciato Leo alla nursery e sono scesa, per la prima volta, a prendere una boccata d'aria. Sola. Con mio marito.
Una sensazione strana nella pancia, un senso di disagio, di protezione mancante. Al rientro vedere quel cucciolo dietro ad un vetro, da un'altra angolazione, lontano ma vicino mi ha fatto realizzare: sei mamma.
E lì é crollata ogni certezza, la corazza costruita o semplicemente l'adrenalina accumulata. Un vortice di lacrime mi ha avvolta, di quelle grosse e salate, nel misto di felicità e paura vera.
Ho cercato di ricompormi, mandando mascara in ogni dove e, evidentemente, peggiorando il tiro. Ho provato a non singhiozzare mentre Lui faceva il primo bagnetto al pupo oppure nel vedere mio papà stringergli la manina.
Ho provato.
La sera ho pianto, spaventata, al telefono con Lui.
"Siamo usciti in due, rientriamo in 3" é stata la frase cult della telefonata. "Sarà per sempre" si é aggiudicata il secondo posto.
Sconforto misto a felicità, rabbia per non saper vivere serenamente quel rientro a casa. Non vi dico il giorno dopo quando mi si é presentato con l'ovetto in mano, quando abbiamo varcato la porta con Zac al settimo cielo. Quando ho visto la montagna di regali ricevuti da persone che ci vogliono bene.
È indescrivibile. Perché, per quanto mi riguarda, non era tristezza, era assestamento.
Così, ho aperto i rubinetti, mi sono concessa quel pianto folle, quel senso di inadeguatezza. Con in braccio il nostro bimbo ci siamo buttati sul letto, noi 3 (con Zac ovviamente a lato) e guardando quella vita che abbiamo creato é come se avessi capito.
Non é più scesa una lacrima.

venerdì 23 settembre 2016

Prime considerazioni da mamma

Quando sei incinta hanno tutti premura di raccontarti come sarà. Chi ti dice che non dormirai, chi ti parla della depressione, dell'inadeguatezza, dell'amore viscerale, delle visite, dei dolori che dimentichi, della bellezza del proprio figlio,...
Insomma, ognuno ha la sua.
Così, ho pensato di raccontarvi la mia.

  • Sei mamma da 24h e non l'hai nemmeno capito bene, o meglio, hai un aquilotto che dorme vicino a te ma fatichi a concepire che é lo stesso che fino a qualche ora prima ti tirava destri ben piazzati nelle costole. Ciononostante quando amici, parenti, vicini e lontani ti chiedono com'é andata o come sta il bambino ne parli come se fossi mamma da una vita. Non per abilità, ma perché il tempo trascorso é un misto tra l'ora di filosofia al liceo e quella alle feste col coprifuoco alle 23.00. Sono passati solo pochi giorni ma ti sembrano un'eternità
  • Dolori. Avete un bel dire che passa tutto nel momento in cui ve lo danno in braccio. Per carità, in quel momento sei come in trance, in uno stato meraviglioso e ovattato ed effettivamente potresti andare a correre la maratona di New York. Ogni dolore viene dimenticato e ti senti onnipotente. Ma poi il giorno dopo ti svegli e ti senti come dopo un incontro di pugilato... E tu, che pensavi di aver vinto, sei quello che ha perso per KO
  • "Sei mamma non conterà più niente". Vero. Non c'é meraviglia più grande, però da qui a non riuscire più a fare una doccia, ad andare al bar con una calza viola e una gialla, la vestaglia di snoopy dell'adolescenza e la crocchia che nemmeno per andare in lavanderia c'é un limite. Che per carità, mica c'é niente di male. Ma sappiate, é possibile mantenere un minimo di tono. Vero, vi costerà qualche minuto di sonno al mattino ma ne vale la pena
  • Amore incondizionato. Ora, partiamo dal presupposto che ho sempre sognato di avere una famiglia (persino numerosa) e che il piccolo Leo é il frutto di un desiderio. Però. Non é sempre un amore viscerale immediato. Si fa un po' come tra cani, ci si annusa qualche ora, ci si osserva, si prendono le misure, si mette a fuoco la situazione. Il primo momento é evidentemente emozionante e ricco d'amore, ci mancherebbe. Ma da lì a capire che questo frugoletto é davvero il tuo bambino, che l'hai fatto tu, che fa parte di te.. Be', non so voi ma io ci ho messo qualche giorno. No, non era un rigetto e no non era mancanza d'amore. Era assestamento. Poi però, arriva un momento dove lo guardi e capisci che hai creato un capolavoro e lì sì che non ce n'é più per nessuno!
  • Ogni scarrafone é bello a mamma sua. Mai detto fu più sbagliato, almeno per me. Quando Leo é nato e me l'hanno messo in braccio sembrava un puffo urlante e raggrinzito. Non ho pensato se fosse bello o brutto, era tra le mie braccia. Dopo un paio di ore l'ho guardato bene e, credetemi, era proprio un mostrino! Ma hanno ragione le infermiere "aspetta qualche giorno", e allora sì che perdi la tua oggettività (o forse no?)
Ma poi alla fine non conta, perché ognuno di noi la vive diversamente. Anche se una cosa é certa, stringere il proprio figlio in braccio, annusare quelle testine profumate, guardare nei loro occhietti per la prima volta, farsi stringere un dito o semplicemente osservarli mentre dormono fanno di te la donna più felice al mondo.
Perché la vita da mamma é una montagna russa, ma sai che adrenalina?


lunedì 5 settembre 2016

Quello che nessuno ti dice

Pare che dopo il parto i fastidi durati (più o meno) 9 mesi svaniscano, che guardando quel frugoletto meraviglioso le donne vengano colpite da un'amnesia irreversibile. O almeno, mi auguro sia così visto che queste cose mai nessuna mamma me le aveva raccontate. Così ho pensato di non correre il rischio e di mettere nero su bianco quello che le mamme non ti dicono.


[non sono in ordine di importanza]

Fastidi vari
Eh già, ti diranno che dovrai andare in bagno più spesso del solito (vero fino ad un certo punto se, come me, eri una foca anche prima della gravidanza) e che avrai mal di schiena. Grazie. Non ti diranno però che per girarti di notte dovrai fare contorsioni che nemmeno nei migliori circi mondiali, che a ondate potresti avere un prurito terribile su tutta la pancia oppure che toccarti l'ombelico potrebbe diventare una sorta di affronto a se stessi (forse questa riguarda solo me). Non ti diranno che avrai le formiche se rimani troppo tempo in una posizione, che ti verranno dei crampi che nemmeno il magnesio potrà toglierti. E sì, anche di notte, quando ti si blocca il polpaccio e ti sembra che non ci sia niente per sbloccarlo. Ahh e vogliamo parlare di quando ti si blocca una gamba? O i denti super sensibili? Per gli sbalzi d'umore invece c'é già troppa gente che ne parla

Parcheggi
Ti ricordi quando parcheggiavi all'autosilo e nello spazio di 20cm riuscivi a sgusciare fuori dalla tua auto senza rigare quella del vicino? Quando non ti infastidivano quelli sulla linea? Quando anche il posteggio più stretto non ti faceva paura?
Ecco: dimenticalo. Adesso sono cavoli amari. Che se non hai agio per uscire la panza rimane incastrata e non c'é nulla da fare se non uscire e rientrare. Dal parcheggio, ovviamente. Così ti ritroverai a valutare a lungo se é meglio un parcheggio distante ma spazioso (perché nessuno mai lascerebbe lì l'auto) oppure uno attaccato all'entrata ma degno delle peggiori acrobazie. All'inizio sceglierete la B, ma poi la A farà al caso vostro. Oppure c'é sempre la C: sfruttate i mariti.

La gente
Ora, potrei scrivere una sfilza di post a riguardo. Forse il peggio della gravidanza sono gli altri. E non parlo di quelli che ti toccano la pancia che, l'ho già detto, a me non é mai capitato. Fosse solo quello farei la firma. Invece dovrebbero raccontarti dei veri drammi da incontro quando sei incinta. Non soltanto la gente avrà premura nel raccontarti che stai aspettando SICURAMENTE una femmina e che manca ancora molto quando invece sei al nono mese e arriverà un maschietto. No, non si arrestano mai. Ti racconteranno di tutti i parti che conoscono, i loro in primis seguiti da quelli di figlie, amiche, nipoti, conoscenti e star televisive. Ovviamente mai sia che ti dicano che in 2h era fatto tutto senza nemmeno accorgersi. Eh no. Ti raccontano di quanto brutto e doloroso sia stato, di come l'ostetrica era una stronza, il ginecologo in vacanza, l'ospedale pieno, l'epidurale inefficace, il marito svenuto, il bambino che non ha pianto subito, la corsa all'ospedale, eccetera, eccetera, eccetera.
Ora: ma perché?? Capisco ancora l'amica del cuore alla quale, eventualmente, chiedi tu. Ma che il mondo intero inizi a fare valutazioni mi sembra eccessivo.
L'unico lato positivo? Questa gioia non colpisce solo la mamma, eh no. I papà la subiscono in modo ancor peggiore se possibile. Già. Che loro pensano di entrare in sala parto, scattare una foto e andare a bere una birra. Controproducente però il fatto che poi torneranno comunque dalla futura mamma a riferire tutto.

Il nome
Ma diciamolo. Se io voglio chiamare mio figlio Ugo e mia figlia Genoveffa saranno cavoli miei? Eh no. Perché ti ricordi quel compagno di scuola che era un fannullone?? E quell'altro che era così antipatico? Quella ragazzina che era già bella sgamata a 15 anni, vorrai mica venga come lei? Avevo un amico che ha avuto una vita davvero sfortunata con quel nome.
Grazie a tutti. Non chiedetevi perché poi uno il nome lo tiene segreto fino all'ultimo. Anche se, ahimé, temo sempre che in ospedale qualcuno si presenti dicendo "ma il nome é proprio questo, non si può cambiare?".

Il post parto
Su questo dovrei scrivere un post tra qualche settimana, ma temo che farò come tutte le mamme e me ne starò zitta che essere causa di un calo della crescita demografica non mi renderebbe di certo onore. Esagerata? Io credo di no. Forse la sensazione da parto ti stordisce al punto che, effettivamente, quello che oggi mi sembra incredibile domani sarà normale.. Ma comunque! E non mi addentro nei dettagli che sono riuscita a far sputare ad amiche già mamme, vi dico soltanto che Bridget Jones sarà come Belen Rodriguez confronto a voi.

Il nono mese
"Sai, sono un po' stanca, non esco più tanto". Balle! Ragazze, sono tutte balle! O meglio, non tutte, ma molte. La gente al nono mese non esce più perché non regge il 125milionesimo che chiede "ma non é ancora nato?" quando al termine mancano ancora due settimane. Anche se il peggio sapete qual é? Il "siete pronti?". Che vorrei dire, no pensavamo di darlo in adozione. Oppure, no sai ci siamo pentiti ma non sappiamo come tornare indietro.
Ma dico, secondo te? Ma poi pronti a cosa? A non dormire, ad avere la vita scombussolata, non avere più un attimo per sé e tutte le cose carine che le mamme ti ripetono ad oltranza? O vogliamo parlare del "dormi adesso più che puoi". Certo, poi quando sarò stanca andrò nel mio rifugio alla Tomb Reider e mi ricaricherò con le pozioni di sonno che ho accumulato durante l'inverno.
Che ve lo giuro, il primo che mi sentirà dire "siete pronti", che mi tiri una badilata in centro faccia subito.

... Ma forse per oggi é meglio se mi fermo qui ;-)
E a voi cosa capitava in gravidanza?



mercoledì 31 agosto 2016

Sindrome del nido

Me ne avevano parlato, o meglio, forse ne avevo sentito parlare. Da qualche parte.
Percepito, ascoltato, gettato.
Figuriamoci se a me può capitare, l'unica cosa ordinata che ho é la mamma.
Che per carità, nel mio disordine c'é un ordine incredibile, cosa credete? Però non sono proprio l'esempio vivente di una vita su Pinterest con tanto di camera da letto illuminata dal sole, ordine che nemmeno in una foto del catalogo IKEA, fiori freschi e armadi degni della migliore boutique milanese.
Ammetto però che per la stanza del pupo un po' di pignoleria l'ho inserita. Ho cercato di disporre i mobili al meglio, ho ordinato i vestitini che già possiede per taglie:
* Primo cassetto: 0-2 mesi
* Secondo cassetto: 3-4 mesi
* Terzo cassetto: 4-6 mesi
Vero, ho persino fatto un cassetto di scarpe e ho comprato un divisore per i puliscibava (non esiste nome migliore secondo me), le calzine e le lavette.
OK, ho anche diviso i pannolini e ho già preparato un contenitore con quelli taglia 1, che si sa più comodo così.
Ammetto anche di aver ceduto all'irrefrenabile tentazione di riordinare le cose nel mio ufficio, ho finalmente svuotato il cassetto magico del "buttiamo qui tutto quello che non so dove mettere prima di una cena" e, incredibilmente, non ho ributtato il tutto in un altro cassetto!
Ho pulito l'auto, l'ho svuotata e ripulita. Dentro e fuori. Che adesso potrei creare una nuova tendenza: catering automobilistici. Tu vieni nella mia auto e puoi mangiare sui sedili.
Tranquillamente.
Ma anche sui tappetini se lo desideri.
Anche il cane risultava un po' più grigio del solito. Ho spedito anche lui dalla toelettatrice, con sua grandissima gioia. Mentre richiudevo la porta alle mie spalle mi guardava come se lo avessi appena svenduto ai cinesi per essere fatto in salmì. Per non sbagliare gli ho comprato anche un collarino nuovo, che l'altro puzzettava un po'.
Oggi volevo riordinare un po' il mio armadio, magari dividendo gli abiti per colore e tipologia. Forse potrei pensare anche alle scarpe di Lui (visto che ne ha molte, ma molte, più di me). E l'armadio dei piatti? Quasi quasi ci starebbe.
Ah e devo spazzare la terrazza che sono cadute le foglie con la pioggia dei giorni scorsi!
Ma tranquilli, a me la sindrome del nido non toccherà mai.

TORTA ZEBRATA alla NUTELLA & RICOTTA (1 tortiera da 22-24cm)

250g farina (215g se senza glutine)
160g burro fuso
250g ricotta vaccina
125g zucchero
3 uova
6-7g lievito chimico
1 punta di coltello di semi di vaniglia
150g Nutella
1 pizzico di sale
ev. un goccio di latte
  • In una ciotola lavorare le uova con lo zucchero e i semi di vaniglia fino a farle risultare bianche e spumose. Aggiungere il burro fuso (non più caldo!) e la ricotta, lavorare fino ad ottenere una crema
  • Aggiungere la farina, il lievito e il pizzico di sale. Inglobare il tutto fino ad ottenere una massa liscia, morbida ed omogenea
  • Dividere l'impasto in due parti, in una non aggiungere nulla mentre nell'altra unire la Nutella. È importante che le due masse abbiano la stessa consistenza, se troppo "rigide" aggiungere del latte per renderle simili. (Nella versione GLUTENFREE aggiungere un 20-40g di latte in ognuna delle preparazioni a dipendenza della farina utilizzata)
  • In una tortiera a cerniera precedentemente imburrata ed infarinata versare un cucchiaio abbondante di composto alla vaniglia nel centro. Versare un cucchiaio di composto alla nutella al centro di quello alla vaniglia. Continuare fino a terminare i due composti. Se necessario scuotere leggermente la tortiera così da "allargare" il composto (ma dipende molto dalla farina utilizzata - quella normale si distende più facilmente)
  • Infornare a 180°C (forno preriscaldato) per 35-40 minuti. Fare la prova dello stecchino per valutare la cottura (deve uscire pulito)
  • Far intiepidire una decina di minuti prima di togliere togliere la parte a cerniera e far raffreddare completamente. Servire, soprattutto per colazione con una tazza di latte, come si faceva da bambini!


mercoledì 24 agosto 2016

I falsi miti della gravidanza

"Vedrai quanta gente ti tocca la pancia, che fastidio".
Non so quante volte ho sentito questa frase, al punto che nemmeno alle mie più care amiche osavo più toccarla. Non sia mai che, con gli ormoni, mi avrebbero staccato le dita a morsi.
Be', o erano insofferenti loro o io ho un'espressione da bulldog inglese.
Già.
Nessuno mi ha mai toccato la pancia.
Ma vi pare possibile? Ci sono persino rimasta male, al punto che mi é capitato di incitare una signora a farsi un giro tanto per capire l'effetto che fa.
Non fraintendetemi, non é che io ambisca a farmi accarezzare questo super bozzo da sconosciuti, ma vi assicuro che dal non poterne più alla calma piatta c'é una bella differenza.
Se mi incontrare al supermercato, vi prego, toccatemi la pancia.

"Non farai più la fila".
Certo, e io sono Biancaneve e a casa ho nascosto 7 bellissimi nanetti, una strega voleva darmi una mela avvelenata e un principe azzurro mi ha salvata.
Ma quando mai?? Al supermercato anche se ho solo due cose all'interno del cestino (e potrebbero anche essere una cassa d'acqua e 3kg di farina) nessuno mi ha mai detto "prego signora". Anzi. Ancora, ancora lo sguardo era di quelli "stai lì che ti fa bene, un po' di tono per i muscoli". Addirittura ieri una signora simil-anziana mentre avevo già praticamente posato le banane sulla bilancia per pesarle é riuscita ad infilare il suo kiwi singolo battendomi sul tempo. Ma forse aveva ragione lei, tra vecchiaia e gravidanza chi ha la precedenza? A mia discolpa vorrei dire che non aveva né il bastone, né la badante, né i capelli bianchi.
Per non parlare dei parcheggi e simili, ma effettivamente non ho mai provato a mollare l'auto in mezzo alla strada, far vedere il pancione e urlare al malcapitato "non pensa che dovrei parcheggiare prima io???".

"Quando hai il pancione ti guardano tutti diversamente".
Bene, qui prendo una parte delle colpe. Avevo previsto che il diversamente fosse inteso come una cosa positiva, non come si guarda dei rifiuti a bordo strada in piena estate.
OK, sto esagerando, lo ammetto. Però vi assicuro che la maggior parte della gente mi fissa stranita, e credetemi, non ho una pancia a punte simile a un Pokemon in evoluzione. Almeno, non sempre. Le peggiori? Le altre future mamme.
Ora, dico io, non dovremmo essere solidali?? Farci un sorriso d'intesa tra gli scaffali dei supermercati o traballando in contemporanea sui marciapiedi?
No. Le altre mamme ti guardano a mo' di radiografia per capire se la tua pancia é più grossa della loro (pur non sapendo l'età gestazionale) oppure ti ignorano come se tu non esistessi proprio.
Nota: non sto parlando di amiche o dei casi rari ma della maggior parte delle panzone là fuori.

"Mangerai per 3".
Continuate a raccontarla questa cavolata che poi le future mamme ci credono e tengono tutti i bonus per il fine della gravidanza così da potersi scofanare anche il cane, se necessario. Peccato che il bambino, se siete fortunate, vi si piazzerà comodamente sulla bocca dello stomaco, o sull'intestino, o sui polmoni, o sulla vescica o su tutti questi organi messi insieme.
Risultato? Al terzo boccone dovrete smettere di mangiare per poter prendere fiato, perché non ce la farete più, perché sarà troppo caldo o perché dovrete andare in bagno per la 20esima volta (in quell'ora).
Vero, potrete fare un sacco di spuntini ma di mangiare 3 piatti di pasta seguiti da 2 gelati nemmeno a parlarne.
Che poi, ringraziamo il cielo che almeno personalmente il reflusso é minimo che altrimenti alla lista delle gioie non dette si aggiunge anche questo!

... e potrei continuare!

PANE in PENTOLA (1 pagnotta da 750g circa)

250g farina Manitoba
200g farina 00
350g acqua tiepida
3g di lievito di birra fresco
1 pizzico di zucchero
6g di sale
1 spolverata di farina di semola
  • In una ciotola lavorare con un cucchiaio le due farine con il lievito sbriciolato (ev. scioglierlo nell'acqua), lo zucchero, l'acqua ed il sale fino ad ottenere un composto umido e ancora leggermente grumoso. Coprire con un sacchetto e lasciar lievitare per almeno 12h
  • Spolverare il piano di lavoro con la farina di semola. Rovesciare la massa lievitata e piegare i bordi verso l'interno (da sopra a sotto, da destra a sinistra, da sotto a sopra, da sinistra a destra), formare con l'aiuto di una spatola una palla e posizionarla in una ciotola coperta da un canovaccio e abbondantemente infarinata con le pieghe verso il fondo. Coprire con un sacchetto e lasciar lievitare altre 2h
  • Scaldare il forno a massima temperatura (nel mio caso 280-300°C) e inserire una pentola di ghisa con il coperchio a scaldare. Rovesciare con delicatezza il pane all'interno della pentola facendo attenzione a non scottarvi! Coprire con il coperchio e infornare per 15-20 minuti. Abbassare la temperatura a 240°C (nel caso il massimo del vostro forno é di 230°C rimanere con questa temperatura), togliere il coperchio e continuare per altri 10 minuti o fino a quando la crosta non risulterà ben dorata
  • Sfornare, togliere dalla pentola e lasciar raffreddare su una griglia. Servire





NOTE:
Evidentemente l'idea di questo pane non é mia, ha fatto voli pindarici sui blog di tutti partendo da un'idea di Jim Lahey. È anche conosciuto come no-knead bread (PANE SENZA IMPASTO)

martedì 16 agosto 2016

Cicala o formica?

Ho questa ricetta "in cascina" da qualche tempo ma é talmente goduriosa che non volevo bruciarla subito. Così ho rischiato di tornare bambina quando, per non "sprecare" degli stickers ai quali ero super affezionata, mi sono ritrovata a mai utilizzarli e ritrovarli a 28 anni in un cassetto impolverato.
Immaccolati.
Ecco, io sono un po' così.
Migliorata, per carità. Però penso che ci possa essere sempre un'occasione migliore.
Un po' formica. Un po' tanto formica.
Fortunatamente ho sposato una cicala che mi insegna a godermi il presente senza pensare che forse domani potrebbe servirmi più di oggi.
"Goditela".
E ha ragione.
Così quando finalmente mi decido a postare la video ricetta piove. Ma tipo diluvio. In estate.
Il giorno seguente? Diluvia ancora.
E poi iniziano le vacanze, poi mi dimentico, poi manca la connessione.
Insomma, gira che ti rigira, se non la metto oggi finisce che a luglio dell'anno prossimo manco mi ricordo di averla fatta e allora eccovi una droga vera e propria.
Concedetemelo, una porcata epica.
In stile americano però fatto in casa.
Che quando ci vuole, ci vuole.


COOKIES al CIOCCOLATO ripieni di GELATO
125g burro morbido
50g zucchero al velo
50g zucchero grezzo
1 punta di semi di vaniglia
1 pizzico di sale
1 uovo
200g farina (185g se glutenfree)
1.5 prese di bicarbonato di sodio
100g cioccolato a tocchetti (o gocce)
35g noci
1 confezione di Ben&Jerry (possibilmente al peanut butter!)
  • Lavorare il burro con gli zuccheri fino ad ottenere un composto cremoso e leggero. Aggiungere i semini di vaniglia, il sale e l'uovo e lavorare per qualche minuto o fino a quando non otterrete una massa omogenea
  • Unire gli altri ingredienti e lavorare in una pasta liscia che risulterà abbastanza morbida. Avvolgere nella pellicola e mettere al fresco per 1h almeno
  • Su una teglia foderata da carta forno fare delle palline di impasto aiutandosi con lo spallinatore da gelato. Lasciare una certa distanza tra un biscotto e l'altro. Se preferite dei biscotti più piatti, schiacciare un po' le palline, altrimenti lasciarle così come sono 

  • Infornare in forno caldo a 200°C per 9-10 minuti. I cookies devono ancora essere morbidi quando escono dal forno. Lasciar raffreddare almeno per 10-15 minuti
  • Togliere dal congelatore il gelato e con l'aiuto di un coltello affilato tagliare dei dischi dello spessore di circa 2cm (ma anche 4 se siete in forma). Adagiare sulla base di un biscotto il disco, eliminare la carta e posizionare un secondo biscotto a mo' di sandwich. Ripetere con tutti i biscotti
  • Mangiare quanto prima oppure riporre in congelatore fino all'utilizzo. Attenzione: crea dipendenza








VIDEO:


NOTE:
La mia scelta é ricaduta sul gelato al peanut butter e, sappiatelo, é la morte sua. Però potete variare tranquillamente con qualsiasi gelato (e persino marca). La cosa comoda di questi contenitori di cartone é che porzionare i dischi é molto più semplice.
Eventualmente sostituire i cookies con dei cookies al doppio cioccolato, questo chiaramente se siete per una dieta ferrea ;-)

mercoledì 3 agosto 2016

Addio cucina!

Non c'é bisogno di farne un dramma.
Capita.
Sono quelle cose che vanno e vengono, mica può durare per sempre.
E già sei stata fortunata, ti é durato qualche anno.
Per carità, non che tu sia mai stata vicino all'apice, anzi. Però i tuoi discreti successi li hai portati a casa.
Vero, é dura.
Comprensibile.
Da un giorno con l'altro *SBAM non c'é più.
Non gradualmente, ah no, totalmente.
Ed é lì che diventa difficile.
Pensare quante cose riuscivi a fare, pensa, persino in contemporanea. A volte di notte avevi delle idee e il giorno dopo le mettevi in pratica ed era un successo.
Incredibile.
Non c'era nemmeno bisogno che ti applicassi troppo, era innato, come se le tue mani sapessero già tutto.
Già, ma sono tempi passati. Inutile piangerci sopra.
Che il fatto di bruciacchiare una torta può anche capitare. Ma se bruciacchi anche il pane già i segnali diventano due. Lasciamo perdere il condimento dell'insalata troppo salato o quella torta che sembrava perfettamente cotta e in realtà é risultata perfettamente cruda.
Distrazioni? Forse la prima.
Ma quando anche lo zuccotto nazionale ha deciso di prendersi gioco di te malgrado tu te lo fossi immaginato perfetto nella tua testa.
Be', proprio non c'é più niente da fare.
E allora, non senza rammarico, lo ammetto pubblicamente.
Ho perso il tocco (se di tocco si può parlare).
E sì, non so più cucinare.

(VOLEVA ESSERE UNO) ZUCCOTTO ROSSOCROCIATO
2 dischi di pan di spagna
200g di acqua
50g di zucchero + 2 cucchiai
500g di ricotta (di pecora o di capra)
200g di panna + un po'
250g di fragole
1 punta di coltello di semi di vaniglia
1 cucchiaio abbondante di grappa nostrana (o rum)
qualche goccia di colorante alimentare rosso
1 cucchiaio di mascarpone
  • Per lo sciroppo portare ad ebollizione l'acqua con lo zucchero, far raffreddare. Aggiungere la grappa a piacere (per la versione analcolica evitare di aggiungerla). Unire un cucchiaino di colorante alimentare per ottenere un colore rosso acceso
  • Preparare il pan di spagna secondo la propria ricetta o acquistarlo già fatto. Ricavarne due dischi. Inzuppare il primo con abbondante sciroppo e posizionarlo in una ciotola precedentemente ricoperta con la pellicola alimentare. Mettere al fresco
  • Nel frattempo preparare la farcia montando la ricotta con i due cucchiai di zucchero e la vaniglia. Aggiungere con una spatola delicatamente la panna (200g) precedentemente montata
  • Tagliare le fragole a pezzetti e unirle al composto di ricotta e panna
  • Togliere la ciotola dal frigorifero e riempirla con il composto fino a 1cm dal bordo circa
  • Prendere il secondo disco di pan di spagna, ricavare un cerchio della dimensione del fondo della ciotola e inzuppare anch'esso di sciroppo. Chiudere bene il fondo, sigillare il tutto con la pellicola alimentare e lasciare al fresco per almeno 6-8h ma meglio se una notte intera
  • Prima di servire montare un po' di panna o eventualmente un cucchiaio di mascarpone con un goccio di panna ed un cucchiaino di zucchero fino ad ottenere una "glassa" densa. Distenderla a mo' di croce sulla superficie dello zuccotto. Servire


NOTE:
La mia idea iniziale era più ambiziosa creando una croce inzuppata di bianco e il resto inzuppato di rosso. Purtroppo però non avevo calcolato che il rosso si sarebbe impossessato del bianco e che la crema avrebbe cercato di evadere. Insomma, ho cercato di rimediare ai miei errori proponendo una versione secondo me più efficace, nonché più semplice.
E ve lo assicuro, brutta era brutta, oh se era brutta, ma sulla bontà? Nemmeno da discuterne!
Non da ultimo, evidentemente si può anche pensare di tagliare il pan di spagna a dischi o a fette, come per una versione classica e inzuppare tutto di sciroppo bianco così da poter utilizzare questo dolce per qualsiasi occasione.

Ahhh e che la vergogna sia con me, sempre:
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