domenica 14 dicembre 2014

"To do"

I "TO DO", che maledizione.
Per carità, non tutti.
Alcuni sono anche belli tipo "devo andare in vacanza" o "domani devo proprio farmi fare un massaggio", altri meno.
Solitamente i peggiori sono quelli del 31 dicembre che, chissà per quale folle ragione, bisogna crearsi una lista (inarrivabile) di progetti futuri. Propositi di vario genere che già dal primo gennaio pesano su di te e entro fine mese già sono passati nel "ci penseremo l'anno prossimo".
Tra questi, per me, ci sono i propositi culinari. Ricette che vorrei fare, testare o provare. Quelle cose che "quando avrò un attimo farò sicuramente" ma che poi, malgrado la voglia, restano lì, su quella lista immaginaria ed immacolata.
A volte però, capita che ce la fai, che finalmente ci riesci. Non perché hai trovato il tempo, né la voglia. Semplicemente perché era ora.
Così, dopo anni di stazionaria attesa, ecco la mia prima "Nusstorte", famosissima torta di noci engadinese, nota per essere stucchevolmente deliziosa.
Provare per credere!

TORTA DI NOCE ENGADINESE (1 teglia da 24cm di diametro)

300g farina
110g zucchero
160g burro
1 uovo
1 pizzico di sale
qb scorza di limone (io arancia)
-----------------
210g zucchero
180g crème fraîche (o panna)
1 cucchiaio di miele
230g gherigli di noce
  • In una planetaria (o con le fruste elettriche) lavorare il burro ammorbidito con lo zucchero. Aggiungere il tuorlo e metà dell'albume e lavorare fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere la scorza di limone (o arancia come nel mio caso), la farina e il pizzico di sale e lavorare fino ad ottenere un composto omogeneo
  • Prendere 2/3 dell'impasto e spianarlo su pochissima farina fino a coprire la teglia (precedentemente imburrata ed infarinata) dove verrà cotta la torta. È importante che l'impasto ecceda sui bordi. Spianare anche il resto della pasta in un disco da 26cm di diametro circa (deve avere qualche cmq di agio rispetto al diametro della tortiera). Mettere in frigorifero
  • Per il ripieno far caramellare lo zucchero con un goccio di acqua fino ad ottenere un colore ambrato. Fermare la cottura versando fuori dal fuoco la crème fraîche (preferibilmente tiepida), riportare ad ebollizione mescolando con una frusta. Aggiungere il miele e le noci. Far raffreddare
  • Togliere dal frigorifero la tortiera e il disco, bucherellare con una forchetta la superficie. Riempire la tortiera (precedentemente spennellata con il restante albume) con la farcia ormai intiepidita stendendola bene, coprire con il disco di pasta e sigillare ai lati (eventualmente spennellati con l'albume così da incollare meglio). Con un coltello tagliare gli eccessi di pasta ai bordi, fare un foro centrale con un coltellino per facilitare la fuoriuscita dei vapori durante la cottura
 
  • Infornare a 180-200°C per circa 25-30 minuti o fino a quando risulterà dorata. Far raffreddare completamente nella tortiera e lasciarla riposare almeno 24h prima di consumarla!



NOTE:
La sigillatura purtroppo non é delle migliori, andrà meglio nelle prossime torte ;-)


lunedì 1 dicembre 2014

LOVE IS ALL AROUND... ZAC!

Dicono che gli opposti si attraggono.
Che bisogna essere complementari.
Pare che due persone diverse si aiutino a sviluppare al meglio i punti deboli, aiutandosi l'uno l'altro.
Pare sia uno spronarsi unico.
Vero, potrebbe esserci qualche litigio qua e là. Qualche piccolo problema di lingua, di comprensione, di modi di fare. Qualche incoerenza.
Magari anche la stazza può porre qualche problema.
Qualche dubbio sull'educazione dei figli. 
Qualche difficoltà ai pranzi famigliari, gli uni amanti per le insalate, gli altri per la carne.
Ma che si può fare?
Quando scatta l'amore, non conta più niente.




video


sabato 29 novembre 2014

Un giorno da zia

1. Andare a prenderlo all'asilo
Arrivi e speri di cuore che non si metta a piangere perché si aspettava di vedere la mamma.
"Matteo la riconosci?" ghigno malefico e decisa scossa del capo "Nooo".
Bene.
Tutto bene.
Nel frattempo la maestra ti sta elencando quel che ha fatto all'asilo, quello che ha mangiato e quanto ne ha mangiato, quanto ha dormito e come ha dormito, quanto ha giocato e come ha giocato. Alla prima frase già non riesci più ad assimilare e quando le chiedi di ripetere ormai é troppo tardi, ha già chiuso la porta. Pace, racconterai qualche vaga storia alla sua mamma.
Trovare le scarpe non dovrebbe essere difficile se non fosse che il pupo in questione ne ha talmente tante che persino io ho perso il conto, fortuna vuole che alla domanda "dove sono le tue scarpe" la risposta viene spontanea "lìiiiii tiaeeeee liiiii!".
Arrivano poi alcuni dubbi: le calze antiscivolo le porto dietro o le lascio all'asilo? Il ciuccio é quello da lasciare qui o da portare dietro? Il pullover sotto la giacca te lo devo mettere malgrado la maglia con le maniche lunghe e il sole caldo?
Peccato non avere il tempo di rispondere a tutte queste domande in quanto Matteo si é già fiondato giù dalle scale.

2. In automobile
Avevo già parlato delle difficoltà negli spostamenti con un bambino. Che mica é come se fossi da solo. Eh no.
Devi legarlo e slegarlo (mi sa che la scelta del verbo legare non é la migliore) al seggiolino, con tanto di giacca perché se ti arrischi a toglierla rischi di non riuscire più a rimetterla.
Mentre guidi capitano dei "tiaaaaaa quiiiiii" o "tiaaaaaa cocoveeedeeeecoco" con te che cerchi disperatamente di capire quello che vuole dire. O addirittura dei "Matteo guarda il camion!!" che però passa troppo veloce per il pupo che, ormai, non lo vede e ci rimane male. Per cui inizi a cantare a scorciagola canzoni improbabili, ballare al volante per distrarlo. Si diverte e sei fregato. Passi il resto del tragitto a fare l'idiota sperando di non incontrare nessuno che ti conosce.

3. Mamma
Parola taboo. Per carità, con la tiaeee pare stia bene ma ogni tanto arriva la domanda.
"Mamma?"
E lì arriva un semi panico che chiaramente non devi dimostrare. Ci sono due seguiti a questa domanda, il primo ti vede vincente con una distrazione tipo "arriva tra un'oretta adesso sta lavorando" mentre il secondo é terribile e vede una cascata di lacrime intercalata da un "io mamma, iooooo maaammmaaammaaaa".
Ma la zia coraggio sa bene che la parola mamma potresti tirarla fuori anche tu nel pour parler "chissà cosa direbbe LA MAMMA", "chissà come fa LA MAMMA", "ah scriviamo ALLA MAMMA". Frasi che, appunto, cerchi di evitare, proprio per il tuo coraggio nell'affrontare le situazioni di pianto.

4. Merenda
Ora, tu lavori nell'ambito. Ti piacerebbe preparagli la merenda più sontuosa del mondo ma ahimé non hai tempo. Ti sei ritagliata qualche ora di spazio tra le pulizie e il prossimo corso, per non parlare del quadrupede peloso. Il tempo per la merenda "homemade" proprio non l'hai trovato. E no, la banana schiacciata non é considerata una "ricetta".
Mentre facciamo la spesa valuto l'idea di dargli un mandarino ma finiamo col scegliere un cornetto al burro. Che verrà poi seguito da cioccolato, semini, flûtes al formaggio e qualche caramella. Non posso dilungarmi troppo nella lista temendo che la sua mamma possa leggere e togliermi dalla lista delle "zie in affitto". [se mi stai leggendo sappi che sono tutte balle, abbiamo mangiato una mela].

5. Viziato
Per niente.
Naaaa
Cioé, quel giochino che abbiamo visto e comprato era indispensabile.
Cosa? Ah, sì le giostrino fuori dai supermercati.
Si vero, l'abbiamo fatta doppia o tripla.
Ma be', potevamo farne anche di più volendo.
Il libro?
Be' la cultura é fondamentale.
Ah il peluche? Manco di affetto, ve l'ho detto che preferisco non nominare la mamma.
Viziato?
Non direi.

6. Riconoscimento
Avete passato un pomeriggio bellissimo, avete riso e scherzato, vi siete divertiti. Almeno, tu ti sei divertita, un mondo.
Arriva la mamma (finalmente puoi pronunciare quella parola) e le racconti della giornata. tutto fila per il meglio e sei pronta a ripartire quando senti
"tiaaeeeee!!"
"Dimmi!" pensando che sia un misto tra un bacio grande e un abbraccio
"tiaaaeeeee" dice puntando al libro.
Guardo.
"Quella é la Zia Ele?"
"siiiiiii"
Ecco.
Dopo tutti gli sforzi fatti, io sono un maiale rosa con in mano un mestolo.


lunedì 24 novembre 2014

Amicizia

Non é che te la scegli.
Ti capita.
O meglio, nel nostro caso avremmo anche potuto evitarci. E ci abbiamo anche provato da bambine, quando, per beghe che nemmeno ricordo, ci detestavamo.
Poi però chissà per quale ragione, alchimia o caso diventa la tua persona di riferimento.
Non hai niente in comune.
Lei mora, tu bionda.
Lei brava in matematica, tu nelle lingue.
Lei neropatica, tu multicolor.
Lei introversa, tu estroversa.
Lei fissata con musiche incomprensibilmente urlanti, tu manco sai come si chiama il cantante dei Queen.
Lei con il corpo pieno di tatuaggi, tu con una "e" sulla caviglia che pensi sia già un capolavoro d'artista.
E potrei andare avanti.
Oh, per ore.
Ma preferisco racchiudere il tutto in una metafora semplicissima: io il giorno, lei la notte.
Eppure.
Amiche da sempre, inseparabili.
Nemmeno dopo anni di convivenza durante gli studi siamo riuscite a plasmare l'un l'altra, forse per il grande rispetto delle nostre personalità.
Ad ogni modo, come mio solito, mi sto dilungando in storie medievali per arrivare al nocciolo di questo mio post: la cucina.
Già.
Capisco.
Quello sguardo perso nel nulla dopo tanto farneticare.
Be', malgrado la sua grande passione per la tavola, quella per la cucina non si é mai sviluppata.
Ho ricordo di pranzi con due chicchi di riso per 4 in quanto aveva sbagliato le dosi o completamente il contrario mangiando avanzi per settimane. Ricordo paste terribili "ah, bisognava farla bollire l'acqua?" o carni bruciate. Il tutto, con la sua immancabile nonchalance.
I suoi menu molto semplici, dai cous-cous al petto di pollo con un'insalata. A volte una pasta col tonno e per le grandi occasioni le melanzane al forno.
Ma poi.
Arriva lui.
Il Bimby.
La sento cucinare gnocchi (fatti in casa!) gratinati con la besciamella oppure un risotto ai pomodorini cherry rossi e gialli. La sento trafficare in mousse al cioccolato o crostate alla frutta. Mi chiama per sapere se per il vapore é meglio il branzino o l'orata e che no, il riso in bianco le sembra troppo accessibile, preferirebbe un riso venere integrale.
Ora.
Che sia perfettamente commestibile io non lo so però, caro Bimby, tu hai fatto quello che io ho tentato di fare per anni. Tu, hai dimostrato che i miracoli esistono.
Caro Bimby, grazie.
Da oggi un po' di giorno é entrato nella notte.

CAPPUCCINO AI PISELLI

1 porro
1 patata di media grandezza
350g piselli (freschi o congelati)
15g burro
2 cucchiai di panna acida o crème fraîche
1 lime
q.b. sale
q.b. latte
  • Tagliare il porro a rondelle e rosolarlo nel burro per qualche minuto. Aggiungere le patate    Precedentemente sbucciate e tagliate a tocchetti. Coprire con l’acqua e lasciar cuocere per 5-10 minuti
  • Aggiungere i piselli e accertarsi che siano coperti dall’acqua anche loro, altrimenti aggiungere un po’ di acqua. Salare, coprire col coperchio e lasciar cuocere per altri 10 minuti o fino a quando i piselli risulteranno morbidi
  • Frullare la vellutata, aggiungere la panna acida (o la crème fraîche) a piacere. Aggiustare di sale
  • Con l’aiuto dell’apposito utensile far schiumare il latte (come per il cappuccino, per intenderci). Servire la vellutata di piselli con un cucchiaio di schiuma e il lime grattugiato




NOTE:
La vellutata di piselli si può preparare in anticipo, aggiungere la crême fraîche o la panna acida solo prima di servire, così la zuppetta si conserverà più a lungo.
Questa, ovviamente, preparata col bimby ;-))

lunedì 10 novembre 2014

Profumi & Ricordi

Credo che i miei ricordi più belli siano tutti (o quasi) legati ad un profumo.
Può variare da quello della crema per le mani a quello dello shampoo. Oppure anche l'odore di cantina o di soffitta. Il profumo del bucato.
Ognuno di essi viene collegato ad un ricordo o a una persona. Così, magicamente.
Ancora ricordo il profumo della portinaia del palazzo di mia nonna, se dovessero bendarmi darei grandi soddisfazione ai cani da pista trovando subito la mia "preda".
Ricordo che da bambina facevo il gioco dei profumi arrivando a casa, immaginando cosa avesse preparato mia mamma per pranzo (inutile aggiungere che erano più le volte in cui fallivo).
C'era un profumo però che non sbagliavo mai: la torta della nonna.
Una torta semplice, iper conosciuta e persino "svalutata" per certi versi. Una torta che io immaginavo solo sua.
Quella torta che assieme preparavamo, quella per cui avrei fatto carte false.
Quella che lasciava abbondante sul fondo della ciotola per farmela leccare con le dita.
Quella che a volte usciva bruciata perché ce la dimenticavamo.
Quella che sapeva rendere le giornate uggiose, soleggiate.
Quella che ancora oggi, a distanza di anni dall'ultima preparata assieme, mi riporta dritta dritta in quella cucinina, con un frullatore vecchio e qualche battibecco sulla frutta da mettere.
Quella torta che, per te, mette in ginocchio anche il miglior pasticciere di Francia.
Quel sapore di amore che resta indelebile, quel ricordo nitido che speri non svanisca mai.

TORTA DELLA NONNA LUCIA (7 VASETTI)


1 vasetto di yogurt bianco (il mio 180g)
3 vasetti di farina
2 vasetti di zucchero (scarsi, anche 1,5 va bene)
1 vasetto di olio di semi
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
qb semi di vaniglia
qb frutta (mele, pere, banane, kiwi,..)
  • In una ciotola lavorare con le fruste elettriche le uova con lo yogurt, lo zucchero e la vaniglia finché tutto risulta ben amalgamato. Aggiungere la farina con il lievito e mescolare bene
  • Aggiunger e l'olio di semi a poco a poco mescolando continuamente. Unire la frutta sbucciata e tagliata a tocchetti (opzionale)
  • Riempire uno stampo da torta (circa 24cm di lato/diametro) precedentemente imburrato ed infarinato e infornare in forno già caldo a 160-170°C per 45 minuti. Fare la prova con lo stuzzicadenti per verificare la cottura
  • Far raffreddare su una griglia e cospargere di zucchero al velo



NOTE:
Non ho uno straccio di foto decente, la merenda con i nipotini ha fatto durare la torta meno del previsto e la pioggia di questi giorni ha rovinato ogni e qualsiasi motivazione fotografica.

martedì 21 ottobre 2014

Masterchef

Cucinare per uno chef stellato non é come dirlo.
E non sto parlando di Masterchef, parlo di una cena vera. Completa.
Una di quelle serate dove tu sei sola in cucina e fuori, seduto ad un tavolo con altre nove persone, c'é uno che ha 3-4 ristoranti in giro per l'Italia, passa più tempo in televisione che non sul divano e ha le stelle simili a quelle dell'Orsa maggiore.
Vuoi che non ti tremino le gambe?
Per carità, poi subentra quella cosa tipo "tanto comunque che speranze hai", che mica la vita é un film Disney dove il brutto anatroccolo poi diventa la strappona della scuola. Eh no.
Mica mi vede cucinare e mi dice "ti prego prendi il mio posto sei così dotata che manco Gualtiero Marchesi". Che per carità, diciamocela tutta senza suonare polemici.
Io in cucina ero da sola. Loro hanno una brigade e vi assicuro che né Lui né Zac possono essere considerati tale.
Forse Zac sì quando cerca di rubare delle cose in cucina?
Ad ogni modo.
La cosa veramente bella é mettersi in gioco, il sapere di non aver nulla da perdere se non quella di non fare una figura pessima. Poter avere un parere senza che nessuno ti dica "per me é no, sei fuori".
Uscire, salutare come se fossi veramente una di quelli veri.
"Buonasera, tutto bene?"
E venire coperti da un applauso che, secondo me, era più un ringraziamento per essere riuscita ad arrivare a fine serata senza chiedere fotografie o svenire per troppa agitazione.
Ma che importa?

BACI DI DAMA AL CAFFÈ
125g burro morbido
60g zucchero al velo
1 punta di coltello di semi di vaniglia
90g farina
45g farina di riso
30g cacao amaro in polvere
55g mandorle macinate
250g mascarpone
1 espresso (tazzina da caffè)
2 cucchiai di zucchero
  • Lavorare con le fruste (o nella planetaria) il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto che fa le creste. Aggiungere le farine, la vaniglia, il cacao e le mandorle e amalgamare fino ad ottenere un composto morbido
  • Formare delle palline da 2-3cm di diametro, schiacciarle leggermente e adagiarle sulla placca da forno foderata. Infornare a 170°C (preriscaldato) per 10 minuti circa. Far intiepidire su una griglia
  • Nel frattempo lavorare il mascarpone con lo zucchero e il caffè a proprio piacere per ottenere una massa liscia e omogenea. Mettere in una sac à poche con bocchetta a stella, riservare in frigorifero
  • Farcire i baci di dama unendo due metà con la farcia al mascarpone. Servire quanto prima





NOTA:
Avrei dovuto fare la foto il giorno stesso ma 1. pioveva 2. avevo ben altre preoccupazioni come già descritto sopra. Il giorno dopo sono rimasti solo tre esemplari e la crema essendo stata fuori non era più così liscia, tenetela in frigo!
I biscotti non farciti si conservano in una scatola di latta per 1-2 settimane.
Al posto del caffè unire una marmellata di castagne o dei lamponi.
Questa ricetta l'ho presa dal libro BISCOTTI di Luxury Books. 

venerdì 17 ottobre 2014

Finché la barca va...

Un periodo intenso, di quelli fatti da tanto stress e poco riposo.
Quelli in cui sono più le ore passate in piedi che non quelle in panciolle.
Quei periodi dove la testa continua a gironzolare tra le cose da fare e quelle che, tragedia, potresti dimenticare.
Periodi dove ci si mette alla prova, dove si pensa di non potercela fare più ma poi magicamente arriva un "kit di vita" stile Tomb Raider. E allora avanzi ancora.
Un periodo felice, fatto di tante soddisfazioni e fatica ripagata.
Uno di quelli che vorresti non finissero mai.

Questa ricetta l'avevo già fatta quest'estate poi non avendo una reflex alla mano e scattando soltanto due foto veloci con il telefono non l'ho mai pubblicata. Ma visto che su FB é stata apprezzata ecco qui che ho rispolverato la ricetta.

LE BISCUIT SALE (25-30 crackers)

200g farina
1/2 cucchiaino di sale
4 cucchiai di olio vegetale (o oliva)
4 cucchiai di acqua
qb fleur de sel
  • In una ciotola lavorare la farina con il sale, aggiungere l'olio e l'acqua, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Se necessario aggiungere ancora un goccio di acqua e lavorare fino ad ottenere una massa morbida
  • Stendere l'impasto in un rettangolo a uno spessore di 4-5mm, piegarlo in due e girare di un quarto in senso orario. Piegare nuovamente a metà. Stenderla nuovamente a 3mm di spessore e tagliare dei rettangoli (eventualmente si possono tagliare gli angoli per dare un'idea da TUC). Bucherellare con una forchetta per lasciare i segni dei buchi, spennellare con dell'acqua e spolverare con il fleur de sel
  • Infornare a 180° (preriscaldato) per 15 minuti circa. Far raffreddare su una griglia




NOTA:
Nella foto io ho farcito con una crema alla robiola di capra, olio e pepe. Una fettina di carnesecca e delle foglioline di timo. Ma sono ottimi da soli come con altri dip a piacere.
La ricetta l'ho  presa da questo libro che avevo acquistato a Parigi l'inverno scorso: uno spettacolo! :-)

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