lunedì 24 novembre 2014

Amicizia

Non é che te la scegli.
Ti capita.
O meglio, nel nostro caso avremmo anche potuto evitarci. E ci abbiamo anche provato da bambine, quando, per beghe che nemmeno ricordo, ci detestavamo.
Poi però chissà per quale ragione, alchimia o caso diventa la tua persona di riferimento.
Non hai niente in comune.
Lei mora, tu bionda.
Lei brava in matematica, tu nelle lingue.
Lei neropatica, tu multicolor.
Lei introversa, tu estroversa.
Lei fissata con musiche incomprensibilmente urlanti, tu manco sai come si chiama il cantante dei Queen.
Lei con il corpo pieno di tatuaggi, tu con una "e" sulla caviglia che pensi sia già un capolavoro d'artista.
E potrei andare avanti.
Oh, per ore.
Ma preferisco racchiudere il tutto in una metafora semplicissima: io il giorno, lei la notte.
Eppure.
Amiche da sempre, inseparabili.
Nemmeno dopo anni di convivenza durante gli studi siamo riuscite a plasmare l'un l'altra, forse per il grande rispetto delle nostre personalità.
Ad ogni modo, come mio solito, mi sto dilungando in storie medievali per arrivare al nocciolo di questo mio post: la cucina.
Già.
Capisco.
Quello sguardo perso nel nulla dopo tanto farneticare.
Be', malgrado la sua grande passione per la tavola, quella per la cucina non si é mai sviluppata.
Ho ricordo di pranzi con due chicchi di riso per 4 in quanto aveva sbagliato le dosi o completamente il contrario mangiando avanzi per settimane. Ricordo paste terribili "ah, bisognava farla bollire l'acqua?" o carni bruciate. Il tutto, con la sua immancabile nonchalance.
I suoi menu molto semplici, dai cous-cous al petto di pollo con un'insalata. A volte una pasta col tonno e per le grandi occasioni le melanzane al forno.
Ma poi.
Arriva lui.
Il Bimby.
La sento cucinare gnocchi (fatti in casa!) gratinati con la besciamella oppure un risotto ai pomodorini cherry rossi e gialli. La sento trafficare in mousse al cioccolato o crostate alla frutta. Mi chiama per sapere se per il vapore é meglio il branzino o l'orata e che no, il riso in bianco le sembra troppo accessibile, preferirebbe un riso venere integrale.
Ora.
Che sia perfettamente commestibile io non lo so però, caro Bimby, tu hai fatto quello che io ho tentato di fare per anni. Tu, hai dimostrato che i miracoli esistono.
Caro Bimby, grazie.
Da oggi un po' di giorno é entrato nella notte.

CAPPUCCINO AI PISELLI

1 porro
1 patata di media grandezza
350g piselli (freschi o congelati)
15g burro
2 cucchiai di panna acida o crème fraîche
1 lime
q.b. sale
q.b. latte
  • Tagliare il porro a rondelle e rosolarlo nel burro per qualche minuto. Aggiungere le patate    Precedentemente sbucciate e tagliate a tocchetti. Coprire con l’acqua e lasciar cuocere per 5-10 minuti
  • Aggiungere i piselli e accertarsi che siano coperti dall’acqua anche loro, altrimenti aggiungere un po’ di acqua. Salare, coprire col coperchio e lasciar cuocere per altri 10 minuti o fino a quando i piselli risulteranno morbidi
  • Frullare la vellutata, aggiungere la panna acida (o la crème fraîche) a piacere. Aggiustare di sale
  • Con l’aiuto dell’apposito utensile far schiumare il latte (come per il cappuccino, per intenderci). Servire la vellutata di piselli con un cucchiaio di schiuma e il lime grattugiato




NOTE:
La vellutata di piselli si può preparare in anticipo, aggiungere la crême fraîche o la panna acida solo prima di servire, così la zuppetta si conserverà più a lungo.
Questa, ovviamente, preparata col bimby ;-))

lunedì 10 novembre 2014

Profumi & Ricordi

Credo che i miei ricordi più belli siano tutti (o quasi) legati ad un profumo.
Può variare da quello della crema per le mani a quello dello shampoo. Oppure anche l'odore di cantina o di soffitta. Il profumo del bucato.
Ognuno di essi viene collegato ad un ricordo o a una persona. Così, magicamente.
Ancora ricordo il profumo della portinaia del palazzo di mia nonna, se dovessero bendarmi darei grandi soddisfazione ai cani da pista trovando subito la mia "preda".
Ricordo che da bambina facevo il gioco dei profumi arrivando a casa, immaginando cosa avesse preparato mia mamma per pranzo (inutile aggiungere che erano più le volte in cui fallivo).
C'era un profumo però che non sbagliavo mai: la torta della nonna.
Una torta semplice, iper conosciuta e persino "svalutata" per certi versi. Una torta che io immaginavo solo sua.
Quella torta che assieme preparavamo, quella per cui avrei fatto carte false.
Quella che lasciava abbondante sul fondo della ciotola per farmela leccare con le dita.
Quella che a volte usciva bruciata perché ce la dimenticavamo.
Quella che sapeva rendere le giornate uggiose, soleggiate.
Quella che ancora oggi, a distanza di anni dall'ultima preparata assieme, mi riporta dritta dritta in quella cucinina, con un frullatore vecchio e qualche battibecco sulla frutta da mettere.
Quella torta che, per te, mette in ginocchio anche il miglior pasticciere di Francia.
Quel sapore di amore che resta indelebile, quel ricordo nitido che speri non svanisca mai.

TORTA DELLA NONNA LUCIA (7 VASETTI)


1 vasetto di yogurt bianco (il mio 180g)
3 vasetti di farina
2 vasetti di zucchero (scarsi, anche 1,5 va bene)
1 vasetto di olio di semi
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
qb semi di vaniglia
qb frutta (mele, pere, banane, kiwi,..)
  • In una ciotola lavorare con le fruste elettriche le uova con lo yogurt, lo zucchero e la vaniglia finché tutto risulta ben amalgamato. Aggiungere la farina con il lievito e mescolare bene
  • Aggiunger e l'olio di semi a poco a poco mescolando continuamente. Unire la frutta sbucciata e tagliata a tocchetti (opzionale)
  • Riempire uno stampo da torta (circa 24cm di lato/diametro) precedentemente imburrato ed infarinato e infornare in forno già caldo a 160-170°C per 45 minuti. Fare la prova con lo stuzzicadenti per verificare la cottura
  • Far raffreddare su una griglia e cospargere di zucchero al velo



NOTE:
Non ho uno straccio di foto decente, la merenda con i nipotini ha fatto durare la torta meno del previsto e la pioggia di questi giorni ha rovinato ogni e qualsiasi motivazione fotografica.

martedì 21 ottobre 2014

Masterchef

Cucinare per uno chef stellato non é come dirlo.
E non sto parlando di Masterchef, parlo di una cena vera. Completa.
Una di quelle serate dove tu sei sola in cucina e fuori, seduto ad un tavolo con altre nove persone, c'é uno che ha 3-4 ristoranti in giro per l'Italia, passa più tempo in televisione che non sul divano e ha le stelle simili a quelle dell'Orsa maggiore.
Vuoi che non ti tremino le gambe?
Per carità, poi subentra quella cosa tipo "tanto comunque che speranze hai", che mica la vita é un film Disney dove il brutto anatroccolo poi diventa la strappona della scuola. Eh no.
Mica mi vede cucinare e mi dice "ti prego prendi il mio posto sei così dotata che manco Gualtiero Marchesi". Che per carità, diciamocela tutta senza suonare polemici.
Io in cucina ero da sola. Loro hanno una brigade e vi assicuro che né Lui né Zac possono essere considerati tale.
Forse Zac sì quando cerca di rubare delle cose in cucina?
Ad ogni modo.
La cosa veramente bella é mettersi in gioco, il sapere di non aver nulla da perdere se non quella di non fare una figura pessima. Poter avere un parere senza che nessuno ti dica "per me é no, sei fuori".
Uscire, salutare come se fossi veramente una di quelli veri.
"Buonasera, tutto bene?"
E venire coperti da un applauso che, secondo me, era più un ringraziamento per essere riuscita ad arrivare a fine serata senza chiedere fotografie o svenire per troppa agitazione.
Ma che importa?

BACI DI DAMA AL CAFFÈ
125g burro morbido
60g zucchero al velo
1 punta di coltello di semi di vaniglia
90g farina
45g farina di riso
30g cacao amaro in polvere
55g mandorle macinate
250g mascarpone
1 espresso (tazzina da caffè)
2 cucchiai di zucchero
  • Lavorare con le fruste (o nella planetaria) il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto che fa le creste. Aggiungere le farine, la vaniglia, il cacao e le mandorle e amalgamare fino ad ottenere un composto morbido
  • Formare delle palline da 2-3cm di diametro, schiacciarle leggermente e adagiarle sulla placca da forno foderata. Infornare a 170°C (preriscaldato) per 10 minuti circa. Far intiepidire su una griglia
  • Nel frattempo lavorare il mascarpone con lo zucchero e il caffè a proprio piacere per ottenere una massa liscia e omogenea. Mettere in una sac à poche con bocchetta a stella, riservare in frigorifero
  • Farcire i baci di dama unendo due metà con la farcia al mascarpone. Servire quanto prima





NOTA:
Avrei dovuto fare la foto il giorno stesso ma 1. pioveva 2. avevo ben altre preoccupazioni come già descritto sopra. Il giorno dopo sono rimasti solo tre esemplari e la crema essendo stata fuori non era più così liscia, tenetela in frigo!
I biscotti non farciti si conservano in una scatola di latta per 1-2 settimane.
Al posto del caffè unire una marmellata di castagne o dei lamponi.
Questa ricetta l'ho presa dal libro BISCOTTI di Luxury Books. 

venerdì 17 ottobre 2014

Finché la barca va...

Un periodo intenso, di quelli fatti da tanto stress e poco riposo.
Quelli in cui sono più le ore passate in piedi che non quelle in panciolle.
Quei periodi dove la testa continua a gironzolare tra le cose da fare e quelle che, tragedia, potresti dimenticare.
Periodi dove ci si mette alla prova, dove si pensa di non potercela fare più ma poi magicamente arriva un "kit di vita" stile Tomb Raider. E allora avanzi ancora.
Un periodo felice, fatto di tante soddisfazioni e fatica ripagata.
Uno di quelli che vorresti non finissero mai.

Questa ricetta l'avevo già fatta quest'estate poi non avendo una reflex alla mano e scattando soltanto due foto veloci con il telefono non l'ho mai pubblicata. Ma visto che su FB é stata apprezzata ecco qui che ho rispolverato la ricetta.

LE BISCUIT SALE (25-30 crackers)

200g farina
1/2 cucchiaino di sale
4 cucchiai di olio vegetale (o oliva)
4 cucchiai di acqua
qb fleur de sel
  • In una ciotola lavorare la farina con il sale, aggiungere l'olio e l'acqua, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Se necessario aggiungere ancora un goccio di acqua e lavorare fino ad ottenere una massa morbida
  • Stendere l'impasto in un rettangolo a uno spessore di 4-5mm, piegarlo in due e girare di un quarto in senso orario. Piegare nuovamente a metà. Stenderla nuovamente a 3mm di spessore e tagliare dei rettangoli (eventualmente si possono tagliare gli angoli per dare un'idea da TUC). Bucherellare con una forchetta per lasciare i segni dei buchi, spennellare con dell'acqua e spolverare con il fleur de sel
  • Infornare a 180° (preriscaldato) per 15 minuti circa. Far raffreddare su una griglia




NOTA:
Nella foto io ho farcito con una crema alla robiola di capra, olio e pepe. Una fettina di carnesecca e delle foglioline di timo. Ma sono ottimi da soli come con altri dip a piacere.
La ricetta l'ho  presa da questo libro che avevo acquistato a Parigi l'inverno scorso: uno spettacolo! :-)

giovedì 9 ottobre 2014

Riflessioni

Diciamocelo: uno deve essere il maggior critico di se stesso.
E già qui, mica semplice.
Soprattutto se siamo gli unici a poter controllare determinati difetti. Per questo sto apportando delle modifiche nel mio sistema operativo.
O meglio, molte modifiche.

1. Fisionomia
C'é chi ci nasce e chi (spero) lo diventa. Inutile dire che faccio parte del secondo (speranzoso) gruppo. Se incontro una persona e la rivedo dopo 10 minuti sono capace di ripresentarmi come se nulla fosse e con una certa gioia genuina. Esatto, come se fosse la prima volta. Durante le serate di corso riesco a stringere la mano dicendo "benvenuta, sono Eleonora" anche a ragazze che sono già state da me più di una volta. Una bella accoglienza vero?
Poi però, beffa delle beffe, riesco a ricordare che la tizia bionda all'interno del MOMA é la stessa che era in fila davanti a me ai bagni di Malpensa. Esatto: utilissimo.
Il mio proposito? Migliorare. L'unica strada che riesco a percorrere é quella di trovare un dettaglio per ogni persona, associarlo al nome e fissarlo nella mente.
Se ci sto riuscendo? Temo di no

2. Toni Alti
Vengo chiamata come un nokia 3210 da Lui ormai da tempo. La cosiddetta suoneria toni alti é stata creata probabilmente dopo che qualcuno mi ha sentita parlare. Una voce da cornacchia, avete in mente? Di quelle che vorresti dormire la domenica mattina e craaa craaaa craaaaa fuori dal balcone. Esatto. Persino una logopedista mi ha consigliato di lavorarci sopra, lei, gentilmente, diceva di farlo per le mie corde vocali. Io temo fosse per i suoi timpani.
Il mio proposito? Tenere un tono di voce basso e pacato, di quelli da maestra d'asilo mentre legge la fiaba per intenderci.
Se ci sto riuscendo? Per i primi 10 monosillabi si, poi cado nel mio solito tunnel

3. Ordine
Vorrei, ve lo giuro. Vorrei.
Vorrei una di quelle case perfette ed immacolate, una di quelle che anche se piombi all'improvviso c'é l'asciugamano in bagno perfettamente riposto, la cucina non ha uno spillo fuori posto, i cuscini sono belli gonfi, il divano senza una piega, gli oggetti sparsi per casa sono design e mai lasciati al caso. Vorrei che fosse tutto perfetto, soprattuto prima di cene e simili. Vorrei anche poter smettere di dire "ehhhh ma quella casa non é vissuta" che é una banale scusa di chi, come me, 'gna fa proprio ad avere una casa da copertina.
Il mio proposito? Tutto quello che tiro fuori lo rimetto a posto, persino il mestolo mentre faccio una vellutata (così ne sporco 8).
Se ci sto riuscendo? Prossima domanda?

Ora, mi sto rendendo conto che questa messa a nudo simil psicoanalisi che sto facendo su me stessa pubblicamente potrebbe diventare nociva. O anche positiva. C'é chi dice di mettersi a dieta sul web così un plotone di sostenitori evitano ricadute su nutella o simili.
Ma comunque.
Diciamo che partiamo da questi tre punti e ci lavoriamo sopra, che come inizio già non é male.

lunedì 29 settembre 2014

Sindrome da pagina bianca

Niente.
In questo periodo sono letteralmente sciupata.
Ci provo e riprovo. Scrivo e cancello.
Forse i temi che mi vengono in mente non sono abbastanza forti o semplicemente le mie mani troppo lente per decifrare quello che la testa vorrebbe scrivere.
Morale: non esce niente.
Un magma di parole inutili su una pagina bianca. Segnetti neri che si formano veloci e si cancellano ancora più velocemente. 
Sembra la danza del pinguino per la penna: uno avanti e tre indietro.
Pare che passi, pare che poi uno si sblocchi. 
Pare che poi ce la potrò fare ancora, che dalla sindrome da pagina bianca si guarisce abbastanza in fretta.
Speriamo!

CAKE ALLE ARANCE

150g burro morbido
160g zucchero greggio (o bianco)
250g yogurt naturale
3 uova
1 presa di sale
2 arance
2 cucchiaini di lievito in polvere
380g farina
1 cucchiaino di miele
  • Con le fruste lavorare lo zucchero e il burro fino a formare le creste. Aggiungere lo yogurt, le uova, il pizzico di sale e la scorza delle arance. Aggiungere anche la farina con il lievito. Lavorare la massa così da creare una buona elasticità, tipica dei cake
  • Versare l'impasto in uno stampo da cake precedentemente foderato con carta forno e cuocere a 180°C (forno preriscaldato) per 50-60 minuti. Per verificare la cottura fare la prova con lo stuzzicadente: se esce pulito é cotto! Sfornare e far intiepidire nello stampo per una decina di minuti
  • Versare sul cake il succo delle due arance con il cucchiaino di miele, lasciar penetrare e far raffreddare su una griglia

 
 
 

mercoledì 17 settembre 2014

Dipendenza

Che se me l'avessero chiesto avrei risposto "Mai".
Dopo anni di critiche a quelle mamme troppo mamme, attaccate ai figli e premurose all'esagerazione. Quelle che prima di uscire si portano 5 magliette in caso:
1. Si sporchino
2. Cambi il tempo
3. Si bagnino
4. Non sia più tono su tono col pantalone (cambiato anch'esso)
5. Potrebbe sempre aggiungersi un punto cinque
Non contente hanno anche una scorta viveri che manco la Oasis of the seas prima di salpare in piena stagione. La merendina, la fruttina, lo yoghurtino, il biscottino.
E guai a te se provi a togliere la desinenza "ina", non avrebbe lo stesso effetto.
Lasciamo perdere la borsa giochi, sia mai che si annoi in giro. Che poi diciamocelo, ad oggi basta possedere un marchingegno elettronico, tipo di quelli che dovrebbero servire solo a telefonare ma fanno anche il bucato.
Ecco.
Io non le ho mai sopportate tanto. Per carità, ognuno faccia il suo, ma tutta questa ossessione, questa preparazione atletica stile pre-olimpionica.
Troppo.
Eppure.
Sarà quel pelo morbido e bianco (a tratti anche nero), quegli occhioni neri e furbi, quel musetto sempre più lungo e quella testa un po' a uovo.
Ma ormai sono spacciata.
In borsa ho sempre un contenitore con la pappa, sia mai che non rientriamo a casa per tempo. Ho anche tre qualità, ripeto TRE qualità, di biscotti a dipendenza dell'occasione. Senza contare l'osso lungo, l'osso tozzo e l'osso duro. Ho una bottiglietta di Evian contenente acqua fresca nel caso non trovassi né una fontana né un rubinetto (si sa, nel 2014 é impresa ardua). Nella cuccia mai meno di 4 giochi, sia mai che si annoi durante il tragitto Magliaso - Bellinzona. Due asciugamani sempre lindi e profumati più uno all'occorrenza nel caso decida di farsi dei bagni di fango.
Fortunatamente non sono ancora arrivata al punto di farlo giocare con l'iPad ma spesso guardiamo assieme filmati di altri cuccioli o di gatti rognosi.
Che dire, mai dire mai!

Questa ricetta richiede un po' di impegno ma una volta fatta avrete una merendINA perfetta per i vostri bimbi :-)


400g farina 00
130g burro
90g zucchero
15g lievito fresco
3 tuorli
3 cucchiai di miele millefiori
1 pizzico di vaniglia
qb zucchero in granella
1 albume
1 pizzico di sale
  • Preparare il lievitino facendo sciogliere il lievito sbriciolato in mezzo bicchiere di acqua tiepida. Aggiungere un cucchiaino di zucchero e la farina necessaria per formare una massa compatta (io ho dovuto aggiungere 200g di farina). Mettere in un contenitore e lasciar attivare in un luogo tiepido per 30-40 minuti

  • Nell'impastatrice unire la restante farina (nel mio caso 200g), il burro freddo a tocchetti, lo zucchero, i tuorli, un pizzico di sale e la vaniglia. Unire anche il lievitino che ormai sarà quasi quadruplicato di volume e impastare per 10 minuti. Il composto dovrà risultare liscio e non appiccicoso e nella ciotola dell'impastatrice dovreste sentire un TAC TAC dato dalla pasta che picchia sui bordi. Mettere in una ciotola, coprire con un sacchetto di plastica e lasciare lievitare per 2h circa o fino a raddoppiamento di volume

  • Sgonfiare la pasta e ripiegarla su se stessa aiutandosi eventualmente con una spatola. Metterla nelle apposite forme di cartone (tipo quella del panettone per intenderci) o in una metallica precedentemente imburrata ed infarinata (la mia era troppo bassa ma non avevo di meglio). Coprire e lasciar lievitare per un'altra mezz'ora
  • Scaldare il forno a 180-200°C. Sbattere l'albume e spennellare delicatamente la superficie della veneziana. Cospargere di zucchero in granella e cuocere per 25-30 minuti
  • Sfornare e lasciar raffreddare sformata su una griglia



 

 ... Ovviamente la ricetta sotto stretta sorveglianza del regista di casa...


NOTE:
Ho voluto fare una forma grande malgrado non avessi quella più adatta ma la prossima volta vorrò fare delle mini veneziane magari utilizzando gli stampi da muffin come base. A quel punto la cottura sarà minore. Il risultato era comunque ottimo!
Non da ultimo! Ho scattato le foto quando la veneziana era ancora calda per questioni di tempo & luce. Per quello si ha l'impressione in alcune foto che sia più schiacciata la grana all'interno del dolce.
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