giovedì 14 dicembre 2017

A dura prova

Essere mamma a volte è un gioco da ragazzi (specialmente quando/se il pupo dorme). Altre è una sorta di guerriglia.
Già, perché per quanto io mi sforzi di essere il prototipo del Mulino Bianco con tanto di sorriso stampato in faccia, gioia che sprizza da ogni poro e tanto tanto ottimismo a volte proprio non ce la faccio.
Lo so, è normale. Anzi, lo dico un po’ per me e un po’ per chi come me è maniaco della perfezione.
LA PERFEZIONE NON ESISTE.
O meglio.
LA PERFEZIONE SIAMO NOI, COSÌ COME SIAMO.
Ecco, slogan motivazionale fatto.
Torniamo a quando, però, ieri sera il nano in questione ha deciso che era troppo stanco per mangiare e ha sputato metà pappa sul seggiolone e l’altra metà tra le mani spiaccicandola bene ovunque (capelli, faccia, orecchie). Una visione celestiale.
Tu, che ti sei sbattuta per preparare una buona cena, te la rivedi bocciare così impunemente.
Mi sono sentita tipo a Masterchef con Bastianich che mi grida “vuoi che muoro?!”.
Ma la preoccupazione più grande non era tanto che Leo non mangiasse, di ciccetta extra ne ha in abbondanza, quanto che, non cenando, stamattina si sarebbe svegliato affamato peggio di uno squalo tigre.
Sesto senso materno: 10 e lode.
Alle 5.00 inizio a sentire un leggero acuto provenire dalla sua stanza, alle 5.15 l’acuto diventa una sirena. Che dico? Un insieme di sirene. 
Alle 5.37 angosciata che i vicini possano venire a sfrattarmi mi decido ad andare a prenderlo (non l’avevo fatto prima perché oltre al sesto senso la mamma (IM)perfetta vive nella speranza che prima o dopo si riaddormenti (ceeeerto). 
Lo porto nel mio letto sussurrando parole dolci e canticchiando una litania inventata sui due piedi del tipo “leoncino della mamma fai un po’ di nanna ti prego”.
Nulla.
Leo non essendo abituato a dormire nel lettone (non ci ha mai dormito) appena mette piede sul 200x200 pensa di essere un ginnasta professionista che deve fare una coreografia a corpo libero. Il tutto comprende almeno una decina di calci in faccia, scavalcamenti e manate.
BENISSIMO.
Finite le acrobazie (durate ben 3 minuti) ricomincia la sirena. Mi dico che per una volta posso fargli il latte presto nella speranza che poi si riaddormenti. La preparazione latte, ovviamente, prevede un nano incollato alla mia gamba a mo’ di scimmia urlante con un dudu in mano e un misto tra candela e lacrimoni sul viso. 
Senza pressione.
Finalmente il latte è pronto (qui niente microonde, vorremo mica semplificare la vita?), torniamo in camera.
Beve il latte, si calma. Non urla più.
Mi sento già Napoleone: ho vinto la battaglia.
E invece, proprio quando pensi di avere lo scettro di madre dell’anno, acquisito proprio sul filo del rasoio a fine 2017 ricominciano gli ululati.
E mo’?
Vorrei potervi dire che ho sorriso e da buona mamma gioiosa ho detto al mio adorabile bimbo “dai cucciolino, non fare così”. La verità è che ho pensato “ma cos’è che vuoi ancora rompiscatole che non sei altro?” (e ve l’ho ancora edulcorata un pochino). Così, esasperata e stanca gli permetto di scendere dal letto e vagare nella mia stanza.
BIM-BAM (cose che cadono dai comodini).
SFRUSCH-SFRISCH (vestiti che vengono tolti dall’armadio).
GNECHI-GNECHI (porte che vengono aperte e chiuse più e più e più volte).
SILENZIO.
Ecco, fino a questo punto non mi ero preoccupata. Ma sul silenzio?
La parte più ottimista di me immaginava un cucciolo di uomo addormentato pacificamente sul tappetino del bagno con il suo congilietto azzurro a mo’ di coccola.
Vado a vedere, pronta per godermi la scena e pensare che forse sì, va tutto bene.
Invece.
Quel che mi ritrovo davanti agli occhi è un unenne in pigiama avvolto nella carta da gabinetto, una mano sull’asse sollevato e nell’altra il suo coniglio che viene inzuppato a mo’ di biscotto nel water.
Che dire.
Se il buongiorno si vede dal mattino, oggi ci divertiamo!




martedì 7 novembre 2017

È pronto!

È un po' come una nascita, già, perché la prima volta che lo tieni in mano, fisicamente, è davvero emozionante.
No, non posso paragonarlo alla nascita di Leo, ci mancherebbe, ma posso assicurarvi che veder sbocciare e crescere il proprio libro non è descrivibile.
Non so come facciano gli altri, ma io me li costruisco così.
Dapprima tutta parte di immaginazione, quando pensi che potresti scriverne un altro. Ti chiedi su cosa, come potrebbe essere strutturato. Stavolta ammetto che era da un po' che l'avevo in testa, ben prima che restassi incinta di Leo. Volevo scrivere un libro e intitolarlo "L'asino in pappa", un libro al 100% mamma-centrico. Andando avanti però mi sono resa conto che scrivere di sole pappe sarebbe stato abbastanza monotematico.
Così ho iniziato a buttar giù qualche idea.
Cosa potrei collegare alle pappe? Il passo è breve, la gravidanza e l'infanzia.
Come posso renderlo appetibile anche per le non-mamme? Così ecco una sezione junk food, una sui panini e una su nonne e zie.
Non mi sono messa a tavolino e in quattro e quattr'otto ho strutturato il libro. Anzi, a dirla tutta la parte del "ti conquisto" è nata quando il libro era già praticamente finito. Mancava qualcosa. E così via a scervellarti per capire cosa non torna.
È stato un percorso lungo anche perché, soprattutto nella parte dello svezzamento, ci tenevo che fosse credibile e sicuro. Mi vedevo già sommersa da un plotone di mamme inferocite che mi contestavano ha ha. Così ho chiesto aiuto a una dietista pediatrica, Anna Beretti, che ha saputo creare schemi e tabelle fantastici che, credetemi, ho sfruttato incredibilmente con Leo.
Cercavo qualcosa di semplice ed esplicativo, qualcosa che non si fermasse ai mesi del neonato, qualcosa che fosse schematico, preciso ma "libertino".
Qualcosa che servisse praticamente alle neo-mamme.
Ma non solo, tranquilli. Che la trota salmonata al curry e cous cous vi assicuro che piace anche a chi non è mamma. Magari non omogenizzato, siamo d'accordo :-)
Non saprei dire passo per passo come è nato, so che più passavano i giorni, più investivo ritagli di tempo nell'affinare le idee. Più la nausea dei primi mesi di gravidanza si faceva sentire, più mi facevo forza e pensavo che prima o poi sarebbe passata. 
Per info.
È finita nel momento in cui ho mandato in stampa il libro.
Con calma. 
L'ho letto e riletto e sicuro sarà pieno di errori comunque qualche errore sicuro ci sarà ancora. L'ho guardato e riguardato e ogni volta volevo modificarlo per migliorarlo. Finché mi sono detta basta. Perché in fin dei conti tutto si può sempre perfezionare.
Così, con immensa emozione, ecco il mio terzo libro tra le mani. 
"È pronto".
In tutti i sensi.
Grazie a chi di voi mi ha sostenuta durante la stesura del libro (parlo di quei santi della mia famiglia e delle mie amiche, che probabilmente bruceranno ogni copia stufi di sentirne parlare), a chi mi ha aiutato a migliorarlo, a chi l'ha comprato e chi lo vuole comprare. Grazie a chi ha condiviso parole bellissime (o critiche) e si è preso un attimo per darmi un responso.
Grazie.
A tutti voi.
Perché questo blog è nato per gioco ormai 6 anni fa, in un momento grigio della mia vita in cui non vedevo sbocchi personali.
Ad oggi, questo si è trasformato nello sbocco più meraviglioso.
E in gran parte è proprio grazie a voi e al vostro prezioso sostegno.


PS: e chi non utilizzerebbe un cane come testimonial del proprio libro di cucina? hahha :-))

martedì 24 ottobre 2017

Dritta per dritta

Senza tanti fronzoli, senza tante parole, che ieri ho tediato abbastanza.
Un piatto semplicissimo che piace sia a me che a Leo (ovviamente per lui senza peperoncino nè sale, ma in realtà senza sale piace anche a me!).
Senza contare che ha quella consistenza da "questa è una cosa goduriosa" ma in realtà è super sana ed equilibrata. Insomma: due piccioni con una fava! Soprattutto in quest'epoca di vermicelles ;-)

PENNE INTEGRALI ai FIORI di ZUCCA (2-3 persone)

250g penne integrali
2-3 zucchine
10ina fiori di zucca
1 scalogno
2-3 cucchiai formaggio fresco
1 manciata di pomodorini
qb sale & pepe
qb olio d'oliva
ev. peperoncino
  • Lavare le zucchine, privarle delle estremità. Grattugiarle finemente
  • Pulire i fiori di zucca, privarli del gambo e del pistillo mantenendo solo il fiore. Tagliarlo a striscioline dividendo la parte più verde da quella più arancione
  • In una padella scaldare un goccio di olio, rosolare lo scalogno (intero o tritato) per qualche istante. Unire le zucchine e lasciar rinvenire qualche minuto col coperchio. Aggiungere anche i pomodori tagliati e la parte più verde dei fiori, salare, pepare e aggiungere eventualmente del peperoncino. Lasciar cuocere dolcemente, se necessario aggiungendo un goccio di acqua
  • Nel frattempo portare ad ebollizione abbondante acqua salata e cuocere la pasta secondo le modalità di cottura della confezione
  • Quando la pasta è quasi cotta, scoperchiare il sugo e aggiungere la parte arancione dei fiori di zucca. Se necessario aggiungere un cucchiaio o due di acqua di cottura della pasta
  • Scolare la pasta mantenendo un minimo di acqua all'interno. Rimetterla nella pentola e condirla con il formaggio fresco (caprino, robiola, Philadelphia a dipendenza dei propri gusti). Lasciar sciogliere il formaggio prima di unire il sugo di zucchine. Aggiungere a piacere un goccio di olio d'oliva e servire. Eventualmente aggiungere anche un po' di formaggio grattugiato


NOTE:
È ottima anche per i bambini durante lo svezzamento, sostituendo le penne con della pastina. Per una versione vegan omettere il formaggio o sostituirlo con uno vegano.

lunedì 23 ottobre 2017

Gravidanze a confronto

E così eccoci, in attesa di un altro pargoletto. O meglio, di una.
Nuova vita, nuova gravidanza.
Ma cosa cambia rispetto alla prima?


  • TEST DI GRAVIDANZA
Mi spiace per la sorellina, ma non potrà mai battere il primo test. Io e Lui in Sud America in una farmacia qualsiasi a chiedere un "test de embarazo"(qui un piccolo resoconto). Quella cartina che ricordava più quella di tornasole che non uno di quei test super tecnologici visti in televisione. L'emozione, la paura, il non sapere cosa fare.
In questo caso sono andata da sola a comprare un duo-pack di test da 3 soldi. Ho fatto il primo a casa a metà pomeriggio e ho intravisto una lineetta, non troppo certa del risultato. L'ho replicato al mattino. Lineetta sempre scarsa. Dopo 2 giorni ho comprato un test degno della NASA che ha confermato "incinta 2-3 settimane". La reazione era più da "ma va? Davvero?"
  • ANNUNCI
Lo diciamo prima o dopo le 12 settimane? Era stato il grande cruccio con Leo. Scaramanzia allo stato puro, anche con la famiglia. Il compromesso era stato la prima visita: 8 settimane, tutto ok, si dice almeno ai genitori. Ricordo il non saper come dirlo, ambire a qualcosa "ad effetto" (non riuscendo). Lacrime e giubili, incredulità ed emozione.
Diversa la storia con la piccolina, alla prima occasione ho spiattellato ai miei genitori l'arrivo di un'altra adorabile rompiscatole. Entro le 12 settimane era informata l'intera famiglia (compresi i pro-cugini)
  • ALIMENTAZIONE
Avevo letto tutte le dritte datomi dalla ginecologa. Ero stata esemplare.
Due giorni dopo il test mi stavo infilando una fetta di bresaola in bocca. Ho dovuto masticarla un paio di volte prima di rendermi conto che forse era meglio sputarla (giuro, ho sputato).
  • PANCIA
Mi dicevano che con la seconda gravidanza sarei esplosa subito, forse già il giorno del test. Una lievitazione immediata a differenza di quella con Leo che fino al sesto/settimo mese è rimasta timida. Niente, anche stavolta (almeno per il momento), nessuna esplosione in vista. Ma è una questione di giorni. Per non parlare delle foto. Ho un book di pancia che nemmeno la Ferragni sul suo blog. Avevo anche pensato che "con la seconda gravidanza terrò sempre gli stessi pantaloni e top e farò una linea del tempo". Certo, i cavalli volano e le fatine ti cantano la buonanotte. Bimba mia, poche ma significative
  • ATTENZIONE
Sarà che eravamo in Sud America, sarà che era la prima, sarà che la prima volta ci era andata male (ma questa è tutta un'altra storia e tutto un altro tono). Sarà. Ma ricordo Lui super apprensivo "Non sarai troppo sballottolata? Porto io l'acqua. Attenta". Per quanto non avessi mai smesso di fare le attività di tutti i giorni ammetto che ero più apprensiva su certe cose. Con 10kg di bambino accozzato tutto il giorno portare una cassa d'acqua è pari a sedersi sul divano
  • VOGLIE
Anche qui, avevo scritto un post (link). Non ero stata molto colpita dalle voglie. Per carità, io ho voglie tutto l'anno, con o senza gravidanza. Ma ammetto che stavolta mi sta prendendo veramente male. Io che non sono mai stata un'appassionata estrema di dolci mi ritrovo a cucinare per me stessa torte e affini incapace di resistere alla tentazione. E i vermicelles? No vabbe'. Anche se, a onor del vero, rileggendo il mio post di poco più di un anno fa li menzionavo già :-)
  • VISITE
E qui è strano. Molto strano. Con Leo facevo una sorta di countdown mentale attendendo il prossimo appuntamento. Guardavo e riguardavo le foto delle ecografie immaginandomi come sarebbe stato. Lui veniva sempre, mi teneva la mano e ogni volta era un'emozione. Chiamavo subito mia mamma e le mie amiche per aggiornarle.
Adesso? Lui ha già saltato un paio di visite, non per suo volere (anzi!), ma perché qualcuno deve pur restare con Leo se si addormenta 10 minuti  prima di andare alla visita. Io devo farmi ricordare dal memo telefonico "ginecologa alle 16.30" e mia mamma quando la chiamo mi chiede subito "Leo, come sta il mio amore?". D'altro canto, è un'emozione incredibile. Diversa, forse meno apprensiva, più goduta. Sai cosa ti aspetta, sai cosa vedi. Ma te la godi, perché la prima volta eri troppo impegnata a capire, stavolta sei impegnata a viverla. Appieno. A immagazzinare quei momenti, quel battito, quelle manine e quelle macchie nere che ancora non sai riconoscere tra reni, fegato e stomaco. Stavolta sai che ti dimenticherai, che il tempo passa in fretta
  • MOVIMENTI & REAZIONI
La mia pancia era diventata stile bocca della verità a Roma. Chiunque ci ha messo sopra le mani aspettando il calcetto di Leo. Lui passava ore e ore sul divano ad ascoltare ogni movimento. Io, soprattutto all'inizio, facevo attenzione ad ogni sentore per percepire se fosse davvero lui o semplicemente aria nella pancia. Mia mamma ancora si ricorda che il primo calcio l'ha sentito il giorno del suo compleanno "come segno". Tutti mi chiedevano come stavo, come mi sentivo, come vivevo ogni attimo. Se non chiamavo in una giornata si preoccupavano tutti che fosse successo qualcosa. Ora la storia è cambiata. La pazienza per aspettare un calcio è calata in modo esponenziale, quando vengo chiamata la domanda è sempre solo su Leo, come stia io è al punto 3-4 della lista. Per me? Potrei ripetere quanto scritto sopra. Me li godo. In silenzio. Mi emoziona ogni calcetto, forse perché so che potrebbero essere gli ultimi (che Lui mica mi farà fare 9 figli). Cerco di incamerare questa sensazione per portarla sempre con me, questo momento unico, nostro, indescrivibile
  • GESTIONE GENERALE
CIAONE. Ecco cosa dovrei scrivere. 
Non si interpreta? Be', basti pensare che tanto con la prima gravidanza se sei stanca ti spalmi sul divano, se hai male alle gambe forse qualcuno te le massaggia, se hai la nausea ti chiederanno come stai, se vuoi dormire più a lungo te lo lasceranno fare. Be', con la seconda SOGNATELO. Ho provato a convincere Leo che il gioco del riposo sia divertentissimo ma ho fallito miseramente. Mentre volevo morire dallo star male cercavo di rincorrerlo facendomi forza. Mentre speravo che dormisse almeno 3(8?) ore e invece dopo 45 minuti era già in pista, carico come una molla. Con le sveglie notturne causate dal bisogno bagno intercalate da quelle per il bisogno mamma causa raffreddori di stagione. Insomma, me lo dicevano, "goditela finché puoi". Primipare (ho sempre sognato dirlo hahaha) sono tutte cavolate quelle di immagazzinare sonno, ma date retta a un'idiota: godetevi il silenzio e la pace della prima gravidanza che con la seconda (e con le altre non oso nemmeno pensarci) potete pregare in austroungarico!

Ma che ve lo dico a fare?
Ho ironizzato ma credetemi, sono la donna più felice del mondo.

venerdì 20 ottobre 2017

È tempo di mamma!

Ieri, dopo 13 mesi di vita di Leo, mi sono presa una giornata (quasi) intera per me stessa.
Dopo 13 mesi.
Circa 390 giorni.
Un'eternità.
Non fraintendetemi, l'avevo già lasciato anche in passato, più volte. Svariate volte. Ma in modo diverso. Era una questione di necessità: per il lavoro, visite mediche, impegni serali con Matteo. Ci sono state anche cene di piacere con amici, qualche ora dall'estetista o ritocco dal parrucchiere.
Ma era diverso.
Erano toccate e fuga per qualcosa di cui avevo bisogno. Magari non esigenze fondamentali, ma di certo necessità di una donna/moglie/mamma qualunque.
Ieri, per la prima volta, mi sono presa una giornata per me.
Per non fare niente.
Per bighellonare.
Per vagare.
Per provare nuovi posti.
Per passare una giornata con un'amica.
Per non pensare.
Per tutto.
Per niente.
Per me.
Senza pensare alla pappa, al biberon, ai vestitini, alla casa, al lavoro, ai corsi, al libro, alle scadenze.
E sapete una cosa?
Mi sento al settimo cielo.
Mentre suonava la sveglia alle 6.30, dopo 4h di sonno dopo il corso, mi sono detta "ma chi te l'ha fatto fare". Avevo ancora il corpo dolorante dal carico/scarico dei nuovi libri e dalla serata di corso. Ma quella stanchezza si è trasformata in spensieratezza, un po' come dopo una serata all'università con 7h di corso il giorno dopo. È un po' come se hai fatto il tuo dovere e quindi meriti di godertela.
E così ho fatto.
Tra le chiacchiere, una pasticceria senza glutine, qualche acquisto (solo per Leo, le cose non cambiano che ci sia o non ci sia ahimè hahah), un pranzo, un caffé e tante tante altre chiacchiere, una foto da turiste sotto il duomo di Milano e qualche sms a mia mamma per sapere come stava il piccolino.
Spensierata.
Felice.
Senza contare la parte migliore, il rientro a casa. Con un nanetto di 13 mesi che ti gattona incontro felice, ti abbraccia e bacia come se non ti vedesse da mesi e poi ti scarica per tornare a fare le sue cose con la nonna, distrutta ma altrettanto felice di una giornata tête-à-tête col suo ometto.
A volte si fa fatica a concedersi del tempo, senza grandi motivazioni. Lo si fa perché bisogna fare qualcosa. Ecco. Ieri ho capito che a volte la più grande giustificazione è l'assenza di motivazione. Se non quella di essere mamma e di meritare un "ME TIME".

E voi? Riuscite a ritagliarvi tempo per voi stesse?







martedì 17 ottobre 2017

PASSIONI SFRENATE

Ci sono cose che non hanno bisogno di tanti giri di parole.
Questa è una di quelle.
Poco importano il tempo investito e lo smalto rovinato, dopo aver assaggiato questi vermicelles vi chiederete come avete potuto vivere tanto tempo senza.
Attenzione però, creano dipendenza.

PS: non sto qui a dirvi che mentre scrivo mi sto scofanando l'ennesimo vermicelles "maison", vero?

PUREA DI CASTAGNE (450g circa)

450g castagne
290g latte (variabile)
70-100g zucchero
1 baccello di vaniglia
1 pizzico di sale
  • Risciacquare le castagne e intagliarle ad una ad una. Metterle in una pentola con abbondante acqua e far bollire per 25-30 minuti
  • Scolarle e mantenerle in un canovaccio caldo (se sono molte lasciarle in acqua o raffreddando sarà impossibile sbucciarle), sbucciarle privandole sia della buccia che della pellicola fine. Tenere soltanto le castagne più belle, quelle che non hanno ammaccature

  • Rimetterle nella pentola e pesarle. A dipendenza del peso aggiungere esattamente lo stesso quantitativo di latte. Nel mio caso da 450g di castagne crude mi sono ritrovata con 290g di castagne cotte e sbucciate. Ho quindi aggiunto 290g di latte
  • Aggiungere anche lo zucchero in proporzione al peso delle castagne, su 250g di castagne cotte e sbucciate bisognerebbe mettere 100g di zucchero (per ogni 50g di differenza aggiungere o togliere 20g di zucchero). Personalmente non amo troppo i dolci troppo dolci quindi sulle mie 290g ho aggiunto 80g e sono (a mio modo di vedere) sufficienti. Unire il baccello di vaniglia inciso e privato dei semini e il pizzico di sale
  • Portare ad ebollizione, coprire e abbassare la fiamma. Lasciar sobbollire per 25 minuti circa mescolando di tanto in tanto. Se dovesse rimanere molto liquido togliere il coperchio e proseguire la cottura per altri 5 minuti a fuoco vivace mescolando in continuazione
  • Togliere la vaniglia e frullare il tutto fino ad ottenere una purea liscia ed omogenea
  • Utilizzare come meglio si crede, si conserva qualche giorno in frigorifero altrimenti in congelatore





venerdì 29 settembre 2017

Basta mamme e bambini!

Questo blog sta diventando un po' troppo mamma-centrico! Mica si doveva parlare di cibo qui?
Così eccomi pronta a rimediare con una ricetta davvero semplice.
Non avevo mai pensato di poter fare un piatto di pasta con il pollo, inteso proprio nella salsa. Poi, colpevoli gli innumerevoli siti e blog culinari che seguo, sono venuta a conoscenza della "Pasta Alfredo".
Ora, alle nostre latitudini non è forse così considerato, ma basta svoltare l'angolo per ritrovarsi sommersi da questa pasta e le sue mille varianti.
La base? Fettuccine con una crema di burro e parmigiano.
Cosa c'entra questo con la mia Finta Alfredo non si sa, ma l'ispirazione è stata data proprio da questa pasta.
Per evitare i quintali di burro e parmigiano, far fuori un po' di pomodori e un petto di pollo ecco questa pasta, che forse dovremmo chiamare Fred. O Jim. O Donald Duck.
Vaneggio.
Quel che importa è che ve la consiglio fortemente, davvero ottima e sfiziosa e piace sia a grandi che piccini! (Pensavate che potessi non fare un riferimento da mamma? Eh no...)
Buon appetito!

FINTA PASTA ALFREDO (2 persone)

160g spaghetti
1 petto di pollo
20ina di pomodorini
50-60g di panna
1 goccio di vino bianco
qb sale & pepe
qb olio d'oliva
ev. peperoncino
ev. origano fresco per decorare
  • Tagliare il petto di pollo a cubetti, scaldare un goccio di olio e rosolarlo a fuoco vivo per qualche minuto. Sfumare con il vino e lasciar evaporare. Proseguire la cottura fino a quando i pezzetti saranno praticamente cotti. Toglierli dal fuoco e riservarli in una ciotola
  • Nella stessa pentola (senza lavarla) cuocere i pomodorini precedentemente lavati e tagliati a metà. Lasciar cuocere a fuoco medio-alto per qualche minuto, salare e pepare. Aggiungere del peperoncino a piacere e coprire con un foglio di carta alu o da forno (a contatto), abbassare la fiamma e lasciar cuocere dolcemente per una decina di minuti
  • Aggiungere la panna, lasciar ridurre la salsa leggermente a fuoco medio. Aggiungere anche il pollo e amalgamare il tutto
  • In una pentola portare ad ebollizione abbondante acqua, salarla e tuffare gli spaghetti cuocendoli secondo le indicazioni della confezione
  • Scolare la pasta al dente e ripassarla nella padella col sugo per 30-40 secondi a fuoco vivo così che tutti gli elementi si amalgamino tra loro
  • Servire con una fogliolina di origano fresco ed eventualmente una grattugiata di formaggio



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