mercoledì 23 aprile 2014

Glutenwhat?

Che per carità, mica sono una di quelle che rompono le scatole.
Di quelle che mandano in tilt una cucina intera, stressano le amiche e si piangono addosso perché hanno quel fastidio alimentare.
Almeno, non credo.
È vero, ci sono passata.
A 18 anni non é mica stato facile uscire a mangiare con gli amici dopo il cinema e papparsi una deludente insalata verde accompagnata da un bicchiere d'acqua mentre tutti si facevano birra e pizza.
Ma con gli anni impari.
Ci sono paesi più all'avanguardia, di quelli che basta dirlo e ti portano il pane, la pasta e pure il tiramisu fatto dalla nonna quella mattina.
Di quelli invece che al solo nominare la parola glutine ti tagliano i viveri: niente riso, niente patate, niente fagioli, niente mais "Contengono glutine, no?".
Che per carità, ribadisco, non é mia intenzione diventare polemica.
Però.
Arrivo a New York con le speranze di chi sa che gli States sono vicini ad ogni tipo di differenza alimentare. Vedo cupcakes vegani, cibi organici, stranezze prive di ogni allergia, cibi kosher, halal e chi più ne ha più ne metta. Ma appena domandi:
"Do you have any gluten free items?"
La risposta é sempre la stessa
"Gluten what?"
Fa niente, a me l'insalata é sempre piaciuta tanto.


martedì 22 aprile 2014

Shopaholic

Dicono che New York sia la patria dello shopping.
Una di quelle mete turistiche che spingono orde di uomini a odiare il giorno in cui hanno accompagnato la loro compagna/moglie/amica/sorella/mamma nella grande mela. E viceversa. Che mica solo noi donne siamo capaci a spendere fior fiori di quattrini.
Le mie amiche mi hanno avvisata:
"Non portare niente! Giusto un paio di cambi, vedrai trovi tutto là!"
"Noooo non prendere troppo, lascia stare che là ti riempi le borse!"
"Sarai mica matta! Cosa te ne fai di quelle tshirt vecchie quando ne avrai quintali di nuove?"
"Vedrai, ti pentirai, non avrai posto per le cose che comprerai a te (e a me, ovviamente)"
Vorrai mica non ascoltare questo inno allo shopping no?
È così che parto per la mia prima esperienza americana sguarnita come il frigorifero dopo una vacanza. In valigia veramente tre stracci e un paio di scarpe da ginnastica "tanto il tacco 12 me lo compro".
Sono tre giorni che giro vestita come una zingara, di shopping nemmeno l'ombra. O meglio, di quello shopping.
Dove siano Victoria Secret, Abercrombie o Sephora non ne ho la più pallida idea, ma sui negozi di casalinghi sono già diventata numero uno, al punto da poter offrire vasellame ad almeno 4 famiglie.
È pur sempre shopping no?


mercoledì 16 aprile 2014

Tutto bene

Cosa potrebbe andare storto durante una serata di gala?
Be' ad esempio gli ospiti principali potrebbero avere un ritardo di quasi un'ora.
Lo chef stellato potrebbe restare bloccato nell'ascensore.
Una signora potrebbe urlare in mezzo alla sala frasi senza senso mentre qualcuno sta presentando.
Potrebbe incendiarsi una tovaglia.
Oppure potrebbe capitare tutto questo assieme.
È così che lunedì sera mi dilettavo a presentare una serata in cui l'ospite di grido era in bagno a rifarsi la piega mettendoci quanto io a fare Milano - Napoli a piedi. Gli ospiti hanno così bevuto un aperitivo infinito a bordo piscina, prima riscaldati dal sole, poi ghiacciati dal vento.
Lo chef stellato é rimasto bloccato nell'ascensore scatenando il panico, non tanto per le eventuali cause legali quanto per la mia proposta "una spaghettata per tutti e via". Credo che in certi momenti il sarcasmo non funzioni molto.
Mentre mi cimentavo a raccontare la nascita del primogenito dello chef, capitata 5 giorni prima, a 60 persone, una signora ha iniziato a gridare se ero incinta pure io. Alla prima non ho dato peso, alla seconda l'ho fulminata alla terza ho dovuto mantenere tutto il mio aplomb per non improvvisare una scena da "lotta nel fango".
E soltanto perché non c'era il fango.
Il meglio però doveva ancora arrivare, convinta di aver visto tutto mi siedo a tavola. Ascolto dibattiti e sfoglio i miei cartellini quando improvvisamente noto che il tovagliolo che stava nel bicchiere dei grissini sta prendendo fuoco. Mi alzo stile William Wallace in Braveheart prima della battaglia, afferro il bicchiere e guardo gli altri con fare sicuro. Appena mi rendo conto di quel che sto facendo capisco che non ho la minima idea di come spegnere questo focolaio. Opto quindi per una scena madre scaraventando il bicchiere al suolo e pestandolo col mio tacco 12 manco fossi la protagonista di un matrimonio ebraico.
Ormai pronta a salvare un cane nel lago, dare alla luce due gemelli e salvare dal dirottamento un boeing mi risiedo a tavola.
"Bella serata, vero?".

Ed ecco alcuni dei piatti presentati da Andrea Migliaccio.






martedì 8 aprile 2014

Educazione geriatrica

Dicono che i giovani sono spesso maleducati, a volte scontrosi e persino irrispettosi.
Ieri in colonna alla cassa del supermercato con un carrello contenente cinque casse di acqua e due di succo, in palese stato di stress e con una certa fretta attendo pazientemente il mio turno.
Improvvisamente una signora, piccoletta e panzuta, di quelle che "nella botte piccola c'é più veleno", si avvicina e in un dialetto italiano a me sconosciuto mi chiede qualcosa.
La signora in questione é anziana (no mamma, questa era davvero più sui 75 che non sui 60) e sfrutta la sua condizione AVS nel miglior modo.
"Che posso passà?" mi dice mostrandomi una bottiglietta di acqua
"Signora, mi scusi, in qualsiasi altra giornata l'avrei fatta passare molto volentieri ma oggi sono sinceramente di fretta e già in ritardo. Le fa niente se passo prima io? Tanto ci metto un attimo!"
Per tutta risposta mi guarda con l'aria di chi, comunque, fa sempre quello che vuole quando vuole, mi passa avanti sventolando la sua bottiglietta di acqua, passa alla cassa dove ha lasciato due cesti PIENI di cose ancora da tippare e, indovinate?
Esatto, mi passa davanti.
Ma come se non bastasse al posto di pagare con una banconota, ringraziare, prendere il resto e sparire decide di far fuori la moneta degli ultimi 20 anni, richiedere il catalogo punti e persino fare quattro interminabili chiacchiere con la cassiera sui pranzi passati e futuri.
Ora, cara signora, ieri il mio viso é mutato da paonazzo a verde ma malgrado nella mia testa navigassero i peggio insulti ho cercato di farle un bel sorriso sperando in un punto bonus karma. La prossima volta però le mostrerò come la gioventù può essere maleducata, passandole davanti senza ritegno.



350g farina
8g sale
45g zucchero 
21g lievito fresco
4 uova fredde
1 tuorlo freddo
220g burro

1 uovo per spennellare
  • Nell’impastatrice mettere la farina, fare una fontana dove mettere le uova + tuorlo e ben distanziati tra loro il lievito sbriciolato, lo zucchero ed i sale. Impastare per 10 minuti
  • Unire il burro tagliato a tocchetti e impastare nuovamente per 10 minuti. La pasta non deve più  incollare alle mani. Far riposare 30 minuti
  • Imballare la pasta nella pellicola, girandola più e più volte in modo che durante la lievitazione non scoppi. Lasciare lievitare dalle 3 alle 24 ore in frigorifero
  • Togliere dal frigorifero e modellare la brioche a piacere. ATTENZIONE! la pasta si scalda molto facilmente quindi bisogna lavorarla velocemente! Far lievitare per 1h30 fino a quando la pasta raddoppia di volume. Se si mette nello stampo imburrare molto bene!
  • Spennellare la superficie delle brioche facendo molta attenzione a non far cadere l'uovo sui bordi dello stampo e infornare in forno caldo a 200°C per 10 minuti. Abbassare a 160°C e continuare la cottura per altri 5-10 minuti a dipendenza della grandezza




NOTE:
Ci sono diverse tipologie di pieghe per le brioche, le più famose in Francia sono quelle "à tête" (prima foto di procedimenti). Per fabbricarle bisogna fare o due palle (una più grande e una più piccola), in quella grande creare un piccolo foro (senza raggiungere il fondo) mentre quella piccola bisogna farla a goccia (testa e codina), la codina andrà poi nell'incavo della pallina grande. Comunque vi consiglio di guardare dei filmati sul web per una descrizione migliore :-)
Ci sono poi le brioche ripiene, di marmellata o nutella (seconda foto procedimenti).
CI sono quelle semplici, quindi fatte in uno stampo a cake. Per farle bisogna creare 3 palle di impasto, o sei, o otto, e inserirle nello stampo, farle lievitare e poi cuocere. Avrete così una brioche "a gobbe".
Inoltre si possono cuocere nei vasi di terracotta e utilizzare come decorazione pasquale o come regalo.

lunedì 31 marzo 2014

Ciao Teppista!

Ho paura.
Molta.
Non tanto del distacco vero e proprio, per carità, anche, ma più di tutto ho paura di me stessa.
Ho paura di diventare egoista, di non riuscire a scindere, di soffrire e far soffrire.
Non so se sarò in grado di capire quando sarà il momento.
Sembra così difficile.
Quello sguardo sempre attivo, quella voglia di giocare sempre presente, quell'amore incondizionato. Forse maggiore, man mano che passano i giorni.

Venerdì scrivevo così.
Venerdì non sapevo niente.
Venerdì mi sentivo ancora protagonista, a malincuore.
Venerdì l'ho visto stare male, ho capito che non ci sarebbero più state tante magnolie in fiore, tante ore legali, tante colombe o profumi di salsedine.
Venerdì ho dormito con lui, per terra, tenendogli la zampa manco fosse una persona.
Venerdì lui appoggiava il suo musone lungo sulla mia mano.
Venerdì notte é sembrata lunga una vita, io e Lui ci guardavamo complici, una di quelle complicità di tristezza che ti portano ad affrontare meglio le situazioni.
Venerdì notte abbiamo tenuto la luce accesa, una lucina fioca, come quella delle stanze dei bimbi che hanno paura del buio. Fioca ma calda, la luce di chi spera.
Venerdì abbiamo ancora riso e scherzato con lui, come sempre, come se servisse.

Sabato non c'era più.
È volato in cielo verso il famoso ponte degli animali, verso quel posto dove dolori e acciacchi di vecchiaia non si sentono più. Ha scelto di nuovo per noi.
Grazie Mr Geido per questi bellissimi anni assieme, avrei voluto scrivere di quanto teppista fossi, del tuo essere manipolatore mentale e attore drammatico allo stesso tempo. Avrei voluto dire quante volte hai distrutto cose in casa, di come, prima di uscire, bisognava fare un check degno di pilota di un boeing. Di quante cose hai rubato (e quindi ingerito) tra palloni da calcio, capsule nespresso, bende & garze, pannecotte, scarpe, occhiali, caramelle, cioccolatini, asciugamani, tappetini, pigne e molto altro ancora. Avrei voluto raccontare di tutti i momenti felici e persino di quelli da incazzata (causa tua), ma non ce l'ho fatta.
Ci mancherai.
Oh, quanto ci mancherai.


PANNA COTTA - la tua passione (10-15 bicchierini)

500g panna intera
2 cucchiai di zucchero
1 punta di coltello di semi di vaniglia (o un baccello tagliato)
2 fogli di gelatina
qb frutti di bosco
  • In un pentolino portare a bollore (facendo attenzione a non farla fuoriuscire) la panna con lo zucchero e la vaniglia. Far sobbollire per 5 minuti circa
  • Strizzare la gelatina precedentemente ammollata in acqua fredda, buttarla nella panna fuori dal fuoco e mescolare bene con una frusta per evitare che si formino dei grumi. Eventualmente passare al colino (questo passaggio é necessario nel caso si fosse utilizzato il baccello). Versare il composto nei bicchierini, lasciar raffreddare e mettere nel frigorifero per un paio di ore
  • Servire la pannacotta con i frutti di bosco




NOTA:
I frutti di bosco possono essere freschi oppure congelati. Nel caso fossero congelati scaldarli con un po' di zucchero in un pentolino, farli raffreddare e mettere sulle pannecotte.
Si possono utilizzare anche delle fragole fresche, delle albicocche, prugne, pesche o qualsiasi altro frutto...




martedì 25 marzo 2014

Merenda Time

Ricordo che da bambina erano una moda, una di quelle merende CULT che se non avevi non te la passavi proprio bene. E non sto parlando delle temutissime merendine prefabbricate, imbustate, e private di ogni gusto (polemica? io?).
Oh no, niente flauti, niente brioche appiattita, niente veneziana stucchevole.
In realtà c'erano tantissimi gusti, quelli con i frutti, quelli secchi, quelli morbidi, quelli col miele, quelli col cioccolato al latte, quelli col cioccolato nero.
Recentemente ho assaggiato una versione nuova, celiaca, col cioccolato nero e i frutti di bosco. Connubio a me odiato. Ma dovevo provarle.
Inutile dirlo.
Sono finite in mano dell'Assaggiatrice Ufficiale.
Ad ogni modo.
Io non sempre avevo la fortuna di averne, mia mamma era un po' smemorata da quel punto di vista, oppure io ero un po' cicciottella per potermeli permettere.
Fatto sta che stavo sempre a guardare.
Nuovi gusti.
Nuovi colori.
Che poi, manco fossero la cosa più libidinosa al mondo, ma quanto mi piacevano?
Avessi saputo che ci voleva così poco a farli, mi sarei messa ai fornelli a 10 anni per fare questi fantastici flapjack!

FLAPJACK (1 teglia 20x30)

160g burro
100g zucchero di canna
40g zucchero di palma
150g miele ai fiori d'arancio
300g fiocchi di cereali (avena, spelta,...)
150g frutta secca (noci, pistacchi salati, semi di zucca)
  • In un pentolino sciogliere il burro con lo zucchero di canna, quello di palma ed il miele. Aggiungere poi il liquido ai fiocchi di cereali e alla frutta secca. Amalgamare bene
  • Foderare una teglia con la carta forno, rovesciare il composto, appiattire con un cucchiaio o una spatola umida ed infornare a 180°C per 15 minuti circa. I bordi devono risultare dorati ma non troppo, all'interno le barrette devono restare morbide
  • Far raffreddare e tagliare in barrette, quadrati o come più preferite






NOTA:
A dipendenza dei fiocchi che si mettono possono essere tranquillamente senza glutine. Sostituite pure la frutta secca a piacere.
Lo zucchero di palma non é indispensabile ma lascia un gusto più particolare e rustico come il miele ai fiori d'arancio. Molto più profumato seppur delicato.

lunedì 17 marzo 2014

Drammi del lunedì

Neanche fossi Nigella o Gordon.
Ma nemmeno Jamie, o quella meraviglia di Lorraine Pascale.
Ma proprio neanche le due anziane della mensa dell'asilo, non fraintendetemi.
Però.
Che fatica.
Sembro una veneta che "faso tuto mi" ma non é che ci riesca proprio tanto bene.
Che ringraziamo non ho dei figli perché come sono riuscita a dimenticarmi di Mr Geido (oh cielo, lo sto ammettendo pubblicamente) in casa (ok, non in prigione o fuori in mezzo alla neve) riuscirei a dimenticarmi uno di loro all'asilo o alla lezione di danza.
Ma é che proprio non ce la faccio.
E non sono le ore di corsi, i messaggi, i social network, il blog, le chiamate a spaventarmi. Nemmeno le ore in cucina, le mani distrutte, o le poche ore di sonno.
Oh no.
Sapete cosa é il mio più grande cruccio?
Le fatture.
Paradossale no?
Uno lavora per farsi pagare.
Io lavoro e dimentico di farmi pagare.
E pensare che sono laureata con specializzazione in economia aziendale. Se mi vedesse il mio professore di corporate finance mi toglierebbe il voto, oltre che la parola.
E vogliamo parlare dei "no"?
Come si fa a dire di no davanti alla torta di compleanno per quel bimbo tuo vicino di casa? Che mica vorrai fargliela pagare no? Cioè, alla fine sai che la famiglia é in ristrettezze economiche, che alla fine cosa saranno 2 ore del tuo tempo, qualche litro di panna, farina, uova e zucchero?
Già.
Ma così mica si va avanti.
Potrei diventare più fiscale io (davvero?) o potrei assumere un manager che vada in battaglia per me stritolando tutti stile Sceriffo di Nottingham (davvero?).

Vabbe' dai, chi vuole una torta?




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...