venerdì 22 luglio 2016

Monotematica

Non é colpa mia.
Forse un po' sì.
Non ho argomenti.
O meglio, ne avrei. Ma sono sempre gli stessi.
1. Gravidanza
2. Cane
Insomma, che avrei anche rotto le scatole no?
E quindi meglio lasciare queste tre righe scarse, prive di grandi sensi (come se solitamente io fossi da premio Pulitzer..) ma perlomeno non ripetitive.
Che da domani ricomincio: gravidanza, cane, cane, gravidanza.
Pensare che mi sembra di avere una vita così entusiasmante ;-)

CHEESECAKE ai FRUTTI di BOSCO (22-24cm diametro)

150g biscotti tipo frollini (o Digestive)
85g burro
500g Philadelphia (o simile)
2 uova
1 tuorlo
85g di zucchero
2 punte di coltello di semi di vaniglia
20g di Maizena
100g panna
1/2 limone (succo)
170g crème fraîche o panna acida
2 cucchiai di zucchero al velo
qb frutti di bosco a scelta
qualche fogliolina di menta
  • In un mixer frullare i biscotti fino a ridurli in polvere. Aggiungere il burro precedentemente fuso e amalgamare. Foderare la tortiera a cerniera con la carta forno, trasferire i biscotti su di essa e formare il guscio: pareti e bordi. Pressare bene con l'aiuto di un batticarne o di un bicchiere. Mettere in fresco per almeno una 20ina di minuti
  • In una ciotola lavorare le uova e il tuorlo con lo zucchero e una punta di coltello di semi di vaniglia. Aggiungere anche il Philadelphia facendo in modo che non restino grumi. Inglobare la Maizena, il succo di mezzo limone e la panna
  • Rovesciare il composto sul guscio tolto dal frigorifero. Livellarla se necessario con l'aiuto di una spatola e infornare in forno preriscaldato a 165°C per 40 minuti, abbassare a 145°C per altri 15-20 minuti. Nel caso la superficie si stesse colorando troppo coprire con un foglio di carta alluminio. Sfornare e lasciar intiepidire
  • Preparare la copertura mescolando la crème fraîche con lo zucchero al velo e una punta di coltello di semi di vaniglia. Sfornare la torta, coprirla con il preparato e ripassarla in forno a 170°C per 2-3 minuti
  • Togliere dal forno e lasciar raffreddare completamente prima di guarnirla con i frutti di bosco e la menta



NOTE:
Sostituire i frutti di bosco con un'altra frutta o con niente del tutto

mercoledì 13 luglio 2016

Non ce la faremo mai

Non so se sia un male comune oppure una sorta di riflesso incondizionato che ha afflitto soltanto noi durante l'ultima vacanza.
Che poi diciamocelo, credevamo persino di essere indenni a certe cose.
Capita che ci ritroviamo sulla spiaggia, bianca, meravigliosa. Io e Lui, la nostra ultima (lo so, lo so, ce ne saranno altre, ma venitemi a dire che sarà la stessa cosa?) vacanza a due.
Un po' prendiamo il sole, un po' facciamo il bagno, un po' passeggiamo e un po'... Lo ammetto, mi dedico al mio passatempo preferito da ombrellone.
No, non é leggere.
Si tratta del "osserva i tuoi vicini".
Tranquilli, non son una stalker, solo che di tanto in tanto, capita di venire richiamati da un rumore, un gesto, una situazione.
NO?
Vabbe'.
Dicevo.
Quest'anno pare che il mio sport preferito abbia colpito anche Lui, solitamente menefreghista e persino infastidito dai miei studi sociologici.
"Hai visto quella famiglia?" mi dice ad un certo punto "Ma il bambino quanti anni avrà? Non dovrebbe avere i braccioli? Ma fino dove nuotano? Io non penso di potercela fare"
"Be', perché quella mamma invece? Sta costruendo la reggia di Versailles con la sabbia e io già mi irrito quando mi rimane tra le dita dei piedi" rispondo io sullo stesso tono simil-pessimista
"Ohddddio!! Ma dovremo vestire anche noi nostro figlio da palombaro al mare?"
"Ma secondo te si sono accorti i genitori che il bimbo é con i piedi in acqua senza salvagente?"
"Guarda quel papà!! Sta portando in spalla un bambino, l'altro ce l'ha in braccio e uno che corre a destra e sinistra"
"Ma quella bambina non sta mica mangiando della sabbia? La mamma dov'é?"
E potrei andare avanti almeno un'oretta.
Così dopo una giornata (fortunatamente con degli intervalli) passata ad osservare altri genitori ci siamo resi conto che le opzioni erano due:
1. La paranoia (quella più scontata): non ce la faremo mai!
2. Lo struzzo (quella prescelta): niente più spiaggia! No scherzo, spiaggia sì, ma senza più guardare né bambini né genitori. Fortuna che di tanto in tanto passava qualche anziano
"Certo che non deve essere facile invecchiare, no?"
E via un'altra paranoia...

CROCCHETTE di PATATE (15-20 pezzi)

300-400g (avanzi) di purè di patate
2 uova
1-2 cucchiai di parmigiano grattugiato
qb pangrattato (per impanare)
qb sale & pepe
1 goccio di olio d'oliva (o di semi)
  • In una ciotola lavorare l'avanzo di purè con l'uovo, il parmigiano e una macinata di pepe fino ad ottenere una massa morbida. Inserire il tutto in un sac à poche e formare dei budelli su di un foglio di carta forno dello spessore di circa 2-3cm
  • Mettere in frigorifero per qualche ora o nel congelatore per una 20ina di minuti
  • Quando si saranno solidificati, tagliare dei cilindri della lunghezza di 5-6cm. Passarli dapprima nell'uovo e poi nel pangrattato. Ripetere fino a terminare la massa
  • In una padella antiaderente (o nel forno) scaldare un goccio di olio d'oliva (o di semi) e rosolare le crocchette facendo attenzione che non si rovinino mentre si girano. Salarle e servirle ancora calde



VIDEO:


NOTE:
Aggiungere delle nocciole nell'impanatura per variare un po'. Aggiungere del prosciutto cotto al purè oppure dei pezzetti di mozzarella per una versione più golosa.
E, last but not least, complimenti a me per aver scattato le foto con un pezzo di adesivo ben in vista...


giovedì 23 giugno 2016

Te l'avevo detto

È che non ho scusanti.
Me l'hanno detto.
Ripetuto.
Ribadito.
E ridetto.
Il mantra é sempre lo stesso:
"Compra una seconda batteria e svuota sempre la schedina".
Ecco.
Ve l'ho già detto che io i consigli non li ascolto (quasi) mai?
Così, mentre giravo questa video ricetta mi sono accorta che la batteria iniziava a scarseggiare, ho cercato di velocizzarmi ma chiaramente quando lo fai inizi a ricevere chiamate e a far casini. Non contenta a metà di un procedimento mi si é spenta così ho dovuto caricare la batteria per 5 minuti (esattamente quello che consigliano tutti di fare) e riprendere come potevo da dove ero rimasta.
Come se non fosse abbastanza mi si blocca una seconda volta.
Indovina.
*Card Full*
Ma che gioia.
Così stacca la Canon dal cavalletto, togli la schedina e inizia ad eliminare a caso filmati vari.
Rimetti tutto in posizione e cerca di ripartire.
Il tutto?
Chiaramente girato senza margini di errore causa invito a pranzo e mente bacata che dice "ma si dai, hai poco più di un'ora, girala una video ricetta".
Ecco.
Ma anche no.
Però la sapete una cosa?
Questa torta é talmente buona che la rifarei anche mille volte alle stesse condizioni.
L'ho detto?
L'ho detto.

TORTA MORBIDA alle PESCHE & MASCARPONE (tortiera da 24-26cm)

4 uova
100g zucchero bianco
120g zucchero grezzo + 2 cucchiani
1 punta di coltello di semi di vaniglia
300g farina (265g se senza glutine)
250g mascarpone
2-3 pesche
8g lievito per dolci
qb. zucchero al velo
qb. granella di pistacchio
  • In una ciotola lavorare le uova con lo zucchero bianco, quello grezzo e la vaniglia fino ad ottenere una massa spumosa. Aggiungere il mascarpone e amalgamare. Unire anche la farina in due volte utilizzando una spatola così da non smontare il composto. Versare il composto in una tortiera precedentemente imburrata e infarinata
  • Dividere le pesche a metà, privarle del nocciolo e tagliarle a fettine. Disporle sulla superficie della tortiera (volendo tagliarne alcune a tocchetti e metterle nel composto di base)
  • Spolverare con un cucchiaio o due di zucchero di canna e infornare a 180°C per 45-50 minuti, fare la prova dello stuzzicadenti (deve uscire pulito)




NOTA:
Per la versione senza glutine ho preferito aggiungere anche 3 cucchiaini di olio di semi. Assicuro: era morbidissima!!

mercoledì 15 giugno 2016

Gravidanza mon amour

Non fraintendetemi.
La gravidanza é l'esperienza più magica che una donna possa sperimentare nella propria vita, forse dopo il parto che però, evidentemente, non ho ancora sperimentato.
Credo di essere la persona più felice del mondo e orgogliosa di creare una piccola vita dentro me.
Detto questo.
Avete un bel dire voi che tutto é rosa e fiori, che le donne incinte sono più belle, che sprizzano energia da tutti i pori e bla bla bla.
Tralasciamo le restrizioni gastronomiche di cui ho già largamente parlato. Tralasciamo anche la stanchezza dei primi mesi che sembravo Zac da cucciolo: ogni angolo era buono per addormentarsi. Non voglio subentrare nella nausea che solo al nominarla temo possa tornare.
È il tuo fisico che ti gioca lo scherzo "più brutto".
Un giorno ti svegli e *SBAM! ti ritrovi una panza che nemmeno dopo il pranzo di Natale. I pantaloni non ti vanno più, le magliette diventano o corte o troppo strette. E qui, scatta anche la maledizione Pamela Andresson. Che per carità, direte voi, avere due poppe che nemmeno nei migliori sogni di vostro marito é un sogno.
BALLE.
Oltre a tirare tutto per la pancia avrete anche un seno che vi comprimerà in qualsiasi maglietta (comprese le XL di vostro marito). Senza contare il dolore fisico di tale cambiamento, il cambio reggiseno (da una seconda a una quarta abbondante) e l'imbarazzo nel mettere quelle magliette una volta normalmente scollate, adesso al limite della pornografia.
Che per carità, Lui ti vede meravigliosa. Che dico, ancor più di meravigliosa.
E probabilmente lo farai anche tu, tra qualche mese quando questo trio di bozzi scomparirà e avrai il dono più bello della vita tra le mani.
Ma considerando che la parte difficile arriva adesso, che dovrò cominciare a spostare il baricentro, mi tramuterò in una papera, avrò dei piedi che mi permetteranno di galleggiare sul Mediterraneo, una schiena indolenzita che manco dopo 3 mesi di corsi no-stop e un guardaroba che mi porterà a vestirmi di soli stracci (nel vero senso del termine).
Be', diciamolo alle future mamme.
La gravidanza é una gran figata, concordo, ma a volte vi sentirete davvero come se un alieno si fosse impossessato del vostro corpo per divertirsi un po', manco foste all'interno della casa degli orrori al Luna Park.

TORTIGLIONI ai PISELLI, FETA & MENTA (4 persone)

320g tortiglioni (o altro)
450g piselli
1 scalogno
50g feta (pref. alla panna)
qualche fogliolina di menta
qb sale & pepe
qb olio d'oliva
  • In una pentola scaldare un goccio di olio d'oliva e rosolare lo scalogno precedentemente tritato. Unire 300g di piselli congelati (o meno) e lasciar rinvenire per qualche minuto prima di bagnare con l'acqua fino quasi a coprirli del tutto, salare. Lasciar cuocere per una 15ina di minuti o fino a quando non risulteranno morbidi
  • Frullare il tutto fino ad ottenere una crema omogenea, se dovessero rimanere residui di buccia passare la vellutata. Aggiustare di sale e pepe se necessario
  • Portare ad ebollizione una pentola con abbondante acqua, salarla e tuffare la pasta per il tempo di cottura indicato sulla confezione. Quando mancano 5 minuti dalla fine aggiungere i restanti piselli e lasciarli sobbollire con la pasta. Scolare al dente
  • Unire la crema di piselli e amalgamare bene il tutto per qualche istante
  • Servire la pasta con una grattugiata di feta, un goccio di olio d'oliva, una macinata di pepe e delle foglioline di menta



NOTE:
La crema di piselli potrebbe essere un avanzo di vellutata. Aggiungere al posto della feta dei cubetti di pancetta rosolati in padella fino a risultare croccanti.

martedì 7 giugno 2016

Il segreto dei social

Non starò di certo qui a tirare un pippone sui social network, ci mancherebbe. Che per carità, anch'io quando devo scegliere una foto da postare prediligo quella dove sono uscita meglio (questo non vale quando é mio marito a pubblicare qualcosa, 9/10 sembro un catamarano).
Ad ogni modo.
Quando vedi le foto degli altri ti chiedi sempre come cavolo abbiano fatto ad uscire così bene. Quelle foto di fisici scolpiti in spiaggia, panorami strepitosi, feste da grido, piatti divini, cani perfetti, bambini che sembrano bambole, luci e pose degne dei migliori magazine di moda.
Ma come faranno?
1. Di certo non avranno compagni come il mio, al quale devo chiedere con timore se può scattare una foto. Già vedo in Lui il terrore e l'odio mescolati, uno sbuffo leggero e la consapevolezza che ti sta per dire "ma non ne hai già mille di foto tue?". Poco importa se stavolta siamo davanti alla Muraglia Cinese o con una razza gigante. In fin dei conti sei sempre tu sulla foto
2. Riallacciandomi al punto 1 dopo aver finito la tiritera del "perché mai ne vorrà un'altra" prende in mano il telefono e inizia a scattare a raffica "te ne ho fatte una decina, tutte belle". Peccato tu ti stessi ancora mettendo in qualcosa simile alla posa per cui di 10 foto 8 sono fuori fuoco e in 2 hai l'espressione ebete di chi si sta muovendo --> occhi chiusi, bocca aperta, pose plastiche
3. La presa per i fondelli: "secondo me in questa sei uscita benissimo, é artistica". Certo. Se si considera artistica una foto picassiana dove non si vede né lo sfondo né il soggetto. Il tutto chiaramente mentre tu ti stavi sognando la posa alla Belen o anche soltanto alla Littizzetto. BIG FAIL
Ad ogni modo, non pretendo che mio marito mentre mi scatta la foto mi dica "guarda che così ti fa il braccione, non corrugare la fronte, attenta che sei solo denti", altrimenti avrei sposato un fotografo.
La risposta é un'altra e l'ho ottenuta seguendo alcune persone su snapchat.
Già.
Un segreto che nessuno avrebbe mai pensato.
Volete saperlo?
Mentre io mi sfondo di costine e patatine, bevo l'aperitivo (ormai analcolico) o mangio il gelato loro vivono in perenne stato di dieta dal carpaccio di bresaola condito con solo limone e un cetriolo per insalata al petto di pollo e broccoli, rigorosamente al vapore senza sale.
Mentre io leggo un libro sotto il sole, loro si sfondano di palestra tra corsi di pilates, zumba e body pump miscelando chiaramente spinning e crossfit.
Mentre io per una foto decente devo mettermi in posa e sperare nella luce giusta, loro con un click sembrano sirene.
Ma volete mettere?
AH, per la cronaca, se anche voi non ne potete più di donne a dieta potete seguire il mio account snapchat (asinochileggeancora) dove succedono cose interssantissime. Tipo Zac che dorme, mangia, passeggia, salta, gioca misto a io che mangio. Fenomenale no?

FILETTO di SALMONE su LETTO di PISELLI e LENTICCHIE BELUGA (4 persone)

400g filetto di salmone
350g piselli (freschi o congelati)
1 scalogno
200g lenticchie beluga
1 limone
1 goccio di vino bianco
qb olio d'oliva
qb sale & pepe
qualche fogliolina di timo limone
  • Preparare la crema di piselli facendo soffriggere lo scalogno tritato grossolanamente in un goccio di olio, unire i piselli e lasciar tostare per qualche istante prima di aggiungere acqua quanto basta per arrivare a livello. Salare e lasciar cuocere per una 15ina di minuti o fino a quando risulteranno morbidi. Frullarli per ottenere una crema liquida ma ancora sostenuta (una vellutata per intenderci), aggiustare di sale e pepe se necessario. Riservare al caldo
  • Preparare le lenticchie portando ad ebollizione 1.5L di acqua, aggiungere le lenticchie SENZA SALARE (altrimenti resteranno dure). Lasciar cuocere per una 20ina di minuti. Scolare e salare a piacere, aggiungere un goccio di olio d'oliva
  • Tagliare il filetto di salmone in 8 porzioni da 50-60g l'una (o eventualmente da 100 per un servizio unico) e disporle sulla leccarda munita di carta forno. Salare e pepare ogni trancio, ungere con un goccio di olio e insaporire con un goccio di vino bianco. Infornare a 100°C (nel mio caso aria umida, eventualmente forno ventilato con una bacinella di acqua all'interno) per 8 minuti circa (dipende dalla grandezza, verificare la cottura)

  • In una fondina mettere qualche cucchiaio di crema di piselli, al centro con l'aiuto di un coppapasta formare una "torretta" di lenticchie. Adagiare un trancio di salmone sulla torretta. Condire con una grattugiata di scorza di limone, un goccio di olio d'oliva e qualche fogliolina di timo limone

  • Servire e gustare quanto prima





NOTA:
Eventualmente cuocere il salmone in padella, in questo caso é fondamentale che ci sia ancora la pelle. È importante che il salmone non risulti stopposo, per questo é utile avere una bacinella di acqua che mantenga umida la camera d'aria del forno



giovedì 2 giugno 2016

Le voglie

Descrivere le voglie é un po' come quando a 15 anni cerchi di capire se ami o meno una persona.
Te ne parlano, pensi di esserci arrivato ma non ne sei sicura.
Per questo motivo nutro seri dubbi sul fatto che le mie siano delle voglie da gravidanza o semplici fami ataviche già presenti in passato.
Che diciamocelo, non é che io qualche mese/anno fa non avessi voglia di prosciutto cotto alle 10 di mattina o di hamburger alle 3 di pomeriggio. Insomma, mica cucino dalla mattina alla sera perché odio mangiare no?
Però queste, devo pur dirlo, sono diverse.
Ad esempio.
Tu immagina che sei al telefono con qualcuno e ti sta raccontando che ha appena mangiato dei ravioli.
SBAM!
Nel tuo cervello si crea subito una connessione con lo stomaco che apre una voragine nello stomaco che richiama disperatamente la ricezione di ravioli (e mentre scrivo sbavo manco fossi Zac, sappiatelo).
Un attimo dopo vedi una signora con un gelato in mano e SBAM! ti prende quella voglia di gelato pazzesca.
Ma non sono sempre così, a volte non sono indotte da visioni esterne ma create di sana pianta da te stessa.
Ad esempio.
Nel mezzo della mattina, mentre sei in giro potrebbe prenderti una voglia terribile di porchetta.
Ora, non ho mai mangiato la porchetta ai miei giorni e vi assicuro che ho passato mezz'ora buona in giro per cercarne un etto da sbranare. Lo stesso vale per quella volta che mi é presa la matta sugli spätzli. Ne ho fatti così tanti che per una settimana li ho mangiati ininterrottamente.
No, non credere, non mi é passata. Li mangerei anche a pranzo (.. anzi, ora che ci penso!).
Ma che fossero solo queste. 
Improvvisamente non pensavo di poter sopravvivere senza le caramelle gommose, ne avrò divorati non so quanti pacchi per poi, di punto in bianco, dire basta.
Sono passata alle mele secche, che diciamolo, 'na tristezza.
E il piccante? OMG come direbbero gli inglesi o gli americani. Datemi del piccante. Ovunque. Anche sul gelato. Ho detto gelato? Che delizia soprattutto quello alle castagne. Mhhhhh castagne? I vermicelles, vi prego, un monte bianco ORA! Neve? Sci? Salsiccia e patatine fritte!! Siiiiiiii.
No, non sto impazzendo.
Questo é quello che succede costantemente nel mio cervello.
CIBO - CIBO - CIBO.
Ma poi passa, vero?


RISO alla CANTONESE (4 persone)

250g riso a chicco lungo (tipo Basmati)
1-2 cipollotti
3 uova
125g prosciutto cotto a dadini
250g piselli (congelati o freschi)
1 goccio di salsa di soia
qb olio di semi
ev. sale
ev. noci di acagiu
  • Sciacquare il riso prima di cuocerlo in acqua bollente per una decina di minuti. Solitamente preferisco fare questa operazione la sera prima o almeno qualche ora prima così da farlo raffreddare
  • In una ciotola sbattere le tre uova e cuocerle in un wok o una padella antiaderente dove avrete fatto scaldare un goccio di olio di semi. Strapazzarle con una spatola in modo che si formino dei pezzetti. Riservare su un piattino
  • Nello stesso wok far scaldare altro olio di semi e aggiungere il cipollotto tritato (tenendo da parte le rondelle verdi che serviranno per la decorazione), unire il prosciutto cotto e i piselli (se congelati metterli prima in una ciotola sommersi da acqua bollente per un paio di minuti, scolarli). Lasciar rosolare per bene. Aggiungere anche il riso e farlo friggere. Unire le uova e un goccio di soia
  • Servire il riso alla cantonese con le rondelle di cipollotto e (io le adoro malgrado non facciano parte della tradizione) delle noci di acagiù tostate


PS: Inutile dirlo che questa era una voglia vero?


giovedì 5 maggio 2016

Prove generali

Ormai é tradizione, di questo periodo io ed un’amica munita di pupo (di 3 anni e mezzo) ci concediamo qualche giorno al mare. Sole.
Siamo sull’aereo in conformazione 1-1-1 di cui il piccolo (non ditelo mai a lui) nel mezzo. Decolliamo, chiacchieriamo, giochiamo.
Tutto procede a meraviglia.
Finché.
“Devo andare in bagno” (e qui visto il legame di questo blog con la cucina non entrerò nei dettagli)
La sua mamma, sul pezzo, si offre subito volontaria soprattutto dopo aver visto la mia faccia bloccarsi e inorridirsi all’idea di dover andare nel bagno dell’aereo con un bambino. Improvvisamente le istruzioni sul volo hanno tutta la mia attenzione.
“No mamma, io voglio andare con la zia Ele!”.
ORA.
Dico io.
Va bene che devo fare pratica, va bene che amore della zia, va bene che non é mai morto nessuno.
Ma perché?
Mi alzo titubante e già vengo fregata da quello seduto davanti a me che, brillantemente, ci precede di un nanosecondo rubandoci il posto. Tornare a sederci neanche a parlarne così restiamo imbambolati tra la hostess e i passeggeri.
Tutto bene.
Finalmente tocca a noi, e qui vi voglio.
A voi mamme e papà i miei più sinceri complimenti, forse con gli anni si apprendono tecniche a me ancora sconosciute. Solo voi siete in grado in 40cm quadrati di sopravvivere in due (e mezzo).
Lui, che in qualsiasi bagno normale é autosufficiente decide che qui no, qui a tirargli giù i pantaloni ci devo pensare io. Quale gioia. Improvvisamente uscire dai parcheggi comunali tra SUV mi é sembrata una bazzecola.
L’atto in sé procede indolore, chiaro, avrei preferito restare sul mio bel sedile stretto a sfogliare libri di cucina, ma per amore questo ed altro.
“Tesoro, mi raccomando” gli dico dopo aver tirato l’acqua e mentre gli tiro su i pantaloni “per nessuna ragione al mondo fai cadere il ciuccio qui dentro”
Mi guarda.
“PPPPPPPPPPPPPPPPPEEEECCCCCCHHHHEEEEEEE???”
Con una “P” pronunciata talmente forte che, stramaledizione il ciuccio fa un volo pindarico diriettamente dove?
Esatto.
Nel bagno
ORA.
Ma che razza di sfiga devi avere?
Guardo lui, guardo il ciuccio e la prima cosa che mi viene da dire é “purtroppo il ciuccio volerà in cielo da quel tubo”.
Ecco, psicologia zero. Me ne rendo conto. Ma quale alternativa?
Non faccio in tempo a finire la frase che un urlo e dei singhiozzi mi sovrastano “il mio ciucccioooooooo! Io voglio il mio ciuccccccioooooo”.
Tutto bene.
Sposto il pupo, mi munisco di fazzoletti, raccatto il ciuccio, lo lavo con quintali di sapone, chiedo alla hostess se per caso non ci sia dell’amuchina a bordo (non c’é), lui continua a piangere come se gli avessi appena confidato che Babbo Natale non esiste.
Usciamo dal bagno, lui disperato in lacrime, io paonazza e isterica con un ciuccio a penzoloni, i passeggeri che mi fissano come se avessi appena giustiziato un minorenne.
“Ti prego perdonami, mi é caduto il ciuccio nel bagno e … e… e…” cerco subito di spiegare alla mamma in tono mortificato.
“Ah ma va, tranquilla. Dovevi buttarlo. Ne ho qui una scorta!”.
Ora.
Ma non potreste dirlo prima voi mamme??
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