martedì 14 aprile 2015

Just Married!

Moglie.
M O G L I E.
Non ce la posso ancora fare.
Ancora meno riesco a dare il mio nuovo cognome, ogni volta che lo pronuncio sembro una ladra braccata col bottino in tasca. Quel che segue é la risata isterica tipica dell'adolescente in farmacia mentre compra dei preservativi.
Esatto, patetica.
Sono ancora nel vortice delle emozioni pur non capendo bene cosa sia cambiato, o meglio, una cosina  é cambiata. Mi sono beccata dapprima della vecchia babbiona che ha fatto organizzare il proprio matrimonio dalla sua famiglia, probabilmente araba o sceicca (ti prego Papà, dimmi la verità!) e poi della donna incinta vista la pancia che si scorgeva dal vestito.
ORA.
Preferire di essere considerate babbione é già drammatico di per sé ma specchiarsi in continuazione in più posizioni davanti allo specchio per verificare lo stato della mia pancia é anche peggio. Ho passato il weekend ad analizzare la situazione:
A) Il vestito che faceva un gioco strano
B) La postura da Homer che tanto mi contraddistingue
C) La foto scattata dal basso
D) Troppi assaggi culinari
Inutile dire quale sia la mia risposta preferita.
Ad ogni modo.
Ho passato 4 anni a rispondere ad amici e parenti che "Sì mi sarei sposata presto" e non ho fatto in tempo a sposarmi che mi é stato chiesto "ma adesso un bel pupino?".
Non siete poi mai contenti :-)))
Vostra Neo-moglie-felicissimissimissima-non-incinta-senza-pancia-(senonrespiro)


PENNETTE al PESTO DI BROCCOLI (4 persone)

320g pennette (o tagliatelle)
2 broccoli di media grandezza
1 cucchiaio di pinoli
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
qb olio d'oliva
qb sale & pepe
qb basilico
  • Lavare i broccoli e privarli del gambo centrale. Tagliarli in modo che la grandezza sia uniforme, salarli (così mantengono meglio il colore) e cuocerli al vapore per una decina di minuti a dipendenza della grandezza dei pezzi. Devono risultare morbidi ma non devono essere una pappata
  • Portare ad ebollizione dell'acqua, salarla e cuocere le pennette (o le tagliatelle) per il tempo indicato sulla confezione
  • Frullare 2/3 dei broccoli con i pinoli, il parmigiano, l'olio d'oliva, un mestolino di acqua di cottura della pasta se necessario. Bisogna ottenere un composto liscio ed omogeneo simile ad un pesto. Aggiustare di sale e pepe, aggiungere qualche fogliolina di basilico tagliuzzata. Eventualmente aggiungere uno spicchio d'aglio schiacciato
  • Scolare la pasta, unire il pesto e i broccoli interi che rimangono. Servire con un filo di olio d'oliva e qualche fogliolina di basilico





NOTA:
A proposito di bambini, questa purea di broccoli se non salata (ed evidentemente non pepata) é ottima anche come pappetta. Malgrado il loro gusto forte i broccoli frullati con un po' di parmigiano si omogeneizzano facilmente e perdono la loro durezza risultando dolciastri. Per quanto riguarda i pinoli pare che dal nono mese di vita si possano introdurre semi tostati tra cui i pinoli. Se non vi fidate tralasciateli aggiungendo magari un formaggino. Provare per credere! :-)))

sabato 4 aprile 2015

Habemus colomba!

Ci avevo già provato.
Esaltata e fiera, un po' presuntuosa e poco capace. Ancora acerba nelle lievitazioni mi sono cimentata in una delle preparazioni più complicate.
Che per carità, nemmeno tanto.
Il parto é durato 3 giorni fatti di preghiere e insulti, coperte termiche e disperazione, tanto tragico che quando ho detto a Lui "ho pensato di sconfiggere il mio scheletro, quest'anno a Pasqua rifaccio la colomba" il suo viso é sbiancato, ha strabuzzato gli occhi e borbottando "siamo spacciati" ha preso il cane se ne sono andati.
Insomma: un grande incoraggiamento.
Tutto é nato per caso, entro in un negozio, vedo degli stampi da colomba e mi dico: ma perché no? Torno a casa, controllo se ho gli ingredienti necessari e quelli di base non mancano: ma perché no?
Cerco una ricetta che mi possa soddisfare e al primo colpo ne vedo una non male: ma perché no?
Controllo le tempistiche e, mettendo un paio di sveglie, dovrei farcela: ma perché no?
Già, perché no?
Così inizio ad impastare correndo al supermercato per gli ingredienti mancanti e dimenticando comunque alcune cose, conto le ore, punto le sveglie, osservo i passaggi e non senza ansia da prestazione attendo il responso dell'ultima lievitazione.
Due belle colombelle cicciotte.
Ce l'ho quasi fatta, aggiungo la glassa, le cuocio, le curo, le osservo, le sforno.
E ... sono al settimo cielo!
Cara Pasqua, non mi fai più paura :-)

COLMBA PASQUALE (2 stampi da 500g)

375g farina manitoba
5g lievito fresco
150g latte
145g zucchero semolato
145g burro
6 tuorli
2 albumi
125g farina 00
95g acqua tiepida
120g uvette (eventualmente anche canditi)
80g zucchero al velo
80g farina di mandorle
1 arancia
1 limone
qb semi vaniglia
qb granella di zucchero
qb mandorle non pelate
  • Venerdì ore 13.30: Lievitino
  • Nell'impastatrice lavorare 125g di farina manitoba con 5g di lievito di birra, un pizzico di zucchero e 125g di latte. Lasciar lievitare per 8 h circa
  • Venerdì ore 21.00: Primo impasto
  • Nell'impastatrice aggiungere al lievitino 95g acqua tiepida, 65g di zucchero e 2 tuorli. Impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. A questo punto aggiungere 250g farina manitoba e impastare fino a quando i bordi della ciotola risulteranno puliti. Unire 1 tuorlo 70g di burro a temperatura ambiente (poco a poco). Unire la scorza dell'arancia e del limone così come una punta di coltello di semi di vaniglia. Il composto dovrà risultare liscio ed elastico e ben incordato sul gancio dell'impastatrice. Mettere in una ciotola e lasciar lievitare 12h circa
  • Sabato ore 8.30: Secondo impasto 
  • Sgonfiare l'impasto e lavorarlo con 80g di zucchero, 25g di latte e 2 tuorli. Lavorare fino a quando gli ingredienti si saranno amalgamati bene. Aggiungere 125g farina 00, 1 tuorlo, un pizzico di sale, 120g uvetta precedentemente ammollata in acqua e impastare. Far fondere 70g di burro e aggiungere a filo mentre l'impastatrice lavora. Lasciar lievitare per 1h
  • Sabato ore 9.30: Terzo impasto
  • Dividere la massa in due e ricavare da ognuno due pezzi da 2/3 e 1/3. Prendere quello più grande e ripiegarlo su se stesso fino a formare un cilindro. Posizionarlo al centro dello stampo da colomba. Dividere il rimanente impasto in due, piegare su se stesso e posizionarlo nei due fori laterali. Ripetere per l'altro stampo. Lasciar lievitare fino a quando la colomba avrà raddoppiato il volume e straborderà leggermente
  • Sabato ore 13.00: Cottura
  • Preparare la glassa lavorando i 2 albumi con i rebbi di una forchetta, aggiungere 80 g di zucchero al velo e 80g di farina di mandorle. Disporre sulle colombe delicatamente, coprire con mandorle e granella di zucchero a piacere
  • Infornare in forno già caldo a 180°C per 40-50 minuti







NOTA: 
La ricetta che ho preso da guida l'ho trovata qui modificando qua e là alcuni ingredienti.
Inutile dire che questo bene prezioso é ben sorvegliato da questo guardiano d'eccellenza :-))


martedì 31 marzo 2015

Latitanza

È che io le promesse me le faccio, e per qualche settimana le mantengo pure.
Non é che non ci pensi, anzi. Ho persino passato una domenica qualche settimana fa a cucinare dalla mattina alla sera per "mettere in cascina" delle foto.
Ma poi.
"Lunedì scrivo!" ma poi l'appuntamento, la chiamata, il corso; diventa martedì, inesorabilmente mercoledì con giovedì che vola e tragicamente arriva il weekend. Di nuovo? Lunedì...
Stavolta però pare che il martedì io ce l'abbia fatta e che, lo prometto, mi impegnerò di più perché diciamocelo, questo spazio mi manca.

SCHIACCIATA alle BIETE con CAPRINO (1 teglia piccola)

500g farina manitoba
1 cucchiaino di lievito secco (circa 5g)
50g olio d'oliva
270g acqua tiepida
1 pizzico di zucchero
6g sale
600g biete
250g caprino fresco
1 scalogno
1 spicchio di aglio
qb sale & pepe
qb olio d'oliva
  • In una ciotola lavorare la farina con il lievito, lo zucchero, l'olio d'oliva, l'acqua ed il sale fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Impastare energicamente sulla spianatoia per qualche minuto. Far lievitare nella ciotola coperta da un sacchetto di plastica per 2 ore (ma anche 3)
  • Lavare le biete, dividere la parte del gambo da quella delle foglie (per intenderci la parte bianca da quella verde). Tagliare finemente la prima e più grossa la seconda. In una padella scaldare un goccio di olio e far rosolare lo scalogno precedentemente tritato e l'aglio per qualche istante prima di aggiungere il gambo delle biete. Lasciar cuocere a fuoco moderato (eventualmente aggiungendo un goccio di acqua) per una decina di minuti prima di aggiungere la parte delle foglie, salare, pepare e continuare la cottura. Lasciar raffreddare
  • Dividere l'impasto lievitato in due parti uguali e stenderle con l'aiuto di un mattarello ad uno spessore di 2 cm circa. Posizionare un rettangolo su una teglia munita di carta forno, distribuire sulla superficie le biete e dei ciuffetti di caprino. Coprire con il secondo rettangolo e sigillare bene i bordi. Oliare la superficie ed infornare per 15-20minuti a 220°C (forno preriscaldato)
  • Servire tiepida





NOTE:
Al posto delle biete e del caprino utilizzare del prosciutto cotto e della mozzarella o del crudo con la certosa e la rucola. Sostituire le biete con un'altra verdura. Insomma, a ognuno la sua :-)

venerdì 27 febbraio 2015

Tenente Colombo: presente!

Giovedì, ore 14.10 sole che spacca i sassi. Cielo azzurro (neanche a dirlo), brezza leggera.
Spengo il computer, infilo il collare a Zac, attacco il guinzaglio e partiamo direzione lago per una bella passeggiata.
In fondo alla strada (residenziale) noto un furgone bianco stile Scudo, senza finestre con una targa straniera proprio in un posto dove né si può parcheggiare né, tantomeno, ho mai visto un'auto parcheggiata.
Complice la cena della sera prima con un amico poliziotto di Lui che raccontava di ladri e di come, grazie all'attenta segnalazione di alcuni cittadini, a volte, si riescono a sventare furti, mi trasformo all'improvviso nel tenente Colombo.
Sono lì-lì per fare una foto quando mi rendo conto di una coppia di anziane con un cane che mi scrutano con la stessa aria con cui io sto analizzando il furgone: furtiva.
Faccio un cenno di saluto, rinuncio alla foto vergognandomi di me stessa per il pensiero negativo e continuo con la passeggiata.
Sole, lago, venticello.
Io e Zac.
Una meraviglia.
Non mi ricordo nemmeno più del furgone e della sua targa.
Poi però.
Sul sentiero stretto dove ci sono le case più belle della zona, all'improvviso, vedo un tizio sospetto (eh ridaje), felpa nera calata sul volto che mi fa un velocissimo cenno di saluto e se ne va in fretta e furia.
Inutile dire che improvvisamente mi sento come la Arcuri in Carabinieri (solo molto, ma molto, ma molto meno sexy) e chiamo mezza rubrica, paranoica, per capire cosa fare.
"Hai fatto una foto alla targa?"
O.o
Non demordo e mi dico che, forse, il furgone é ancora parcheggiato. Trascinando Zac manco stessimo facendo una corsa d'orientamento arriviamo e con grande gioia noto che il furgone é ancora lì. Continuo a pensare che, forse, sono i nuovi giardinieri della vicina o che, forse, la vicina ha pure un amante e questo é il loro escamotage. Ma per non saper né leggere né scrivere faccio un giro del furgone e un paio di foto che, alla peggio, terrò come cimelio per i nipoti quando racconterò che "la nonna ha fatto anche la poliziotta, sapete?".
Ad ogni modo, click click click (nel mezzo avevo anche la memoria del telefono piena, ho dovuto cancellare quelle 30-40 foto di strudel alle mele e simili, richiamato Zac che correva dietro ad ogni gabbiano e cercato di rispondere alle chiamate di Lui che mi vedeva già rapita e ammanettata in qualche cantina buia --> insomma, non mi ha notata nessuno!), invio la foto all'amico di Lui tanto per sentirmi utile alla giustizia e me ne vado fiera di aver fatto una buona azione.
Non faccio in tempo a fare 10 passi che vedo un tizio pelato, felpa nera che, sbracciando esplicitamente, si avvicina al furgone con fare incazzoso.
Dal mio fiuto poliziesco deduco sia il proprietario e la mia aplomb da FBI svanisce con la stessa velocità in cui a tavola si spazzano la mia focaccia. Trascino (di nuovo) il povero Zac, passo mezz'ora a cambiare strada per depistare so solo io chi e quando finalmente mi sento sicura torno a casa.
Nel parcheggio trovo un furgone bianco senza finestre, perdo 10 anni di vita, mi bardo in casa a doppia mandata e mi dico che grazie al cielo nella vita ho scelto di fare torte.

PS: Tranquilli, il furgone bianco era quello del vicino che sta traslocando

STRUDEL alle MELE

200g farina
1 uovo
40g acqua tiepida (+ un po' eventualmente per impastare)
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di olio d'oliva
600g mele (tipo Boskoop)
1 limone
50g zucchero
50g uvetta
2 cucchiai di rum
50-60g nocciole (tritate grossolanamente)
70g burro
qb mandorle a scaglie
qb cannella
qb zucchero al velo
qb vaniglia in semi
  • In una ciotola lavorare la farina con l'uovo, l'acqua, il sale e l'olio d'oliva fino ad ottenere una massa omogenea e liscia. Nel caso si sbriciolasse un po', aggiungere acqua. Coprire con una ciotola e lasciar riposare per almeno 30 minuti

  • In una ciotola unire l'uvetta con il rum e lasciare in ammollo per una decina di minuti
  • Sbucciare le mele, dividerle in 4, togliere il torsolo e tagliare delle fettine sottili. Mettere in una ciotola e condire con la scorza del limone e un cucchiaio (circa) del suo succo. Unire lo zucchero, le nocciole, le mandorle (una manciata o due), la cannella, la vaniglia e 40g di burro fuso. Aggiungere l'uvetta e mescolare

  • Stendere la pasta su un canovaccio pulito il più sottile possibile, si dovrebbe vedere il disegno del canovaccio in trasparenza. Spennellare il restante burro fuso (30g) sulla superficie, coprire con la farcia alle mele lasciando un bordo di 1cm. Arrotolare lo strudel aiutandosi con il canovaccio e facendo attenzione a non rompere la pasta che é molto delicata. Sigillare bene le estremità e posizionare sulla teglia da forno (coperta con la carta) con la chiusura verso il basso

  • Infornare in forno già caldo a 190-200°C per 30-40 minuti. Deve risultare ben dorato. Una volta intiepidito ricoprire con lo zucchero al velo e servire con della panna montata o una crema inglese alla vaniglia







NOTE:
Per i pigri la pasta si può acquistare al supermercato o sostituire con della pasta fillo. Al posto di un grande strudel si possono fare dei mini strudelini :-)

giovedì 19 febbraio 2015

Manuale di sopravvivenza

"Sei pronta? Partiamo?"
Sono le 10.20 e abbiamo il volo alle 17.30, seppur internazionale abbiamo 7h per fare un tragitto di 1h (mettiamo anche 3 se trafficato) e arrivare comunque prima che aprano il check-in. Un discreto anticipo per Lui definito quasi tirato. È dalle 7 che é in piedi, alle 7.15 aveva già fatto la doccia, si era vestito e aveva chiuso la valigia (mancava solo lo spazzolino). Alle 8 mi aveva proposto un caffè "sai, é sulla strada così arriviamo senza stress in aeroporto".
Alle 10.21 cedo e finalmente partiamo, trovando le strade deserte, il primo parcheggio libero, il carrello per la valigia adiacente all'auto e solo 8 ore da riempire.
Dopo la prima ora-ora e mezza passata tra un'edicola e una farmacia facendo giri improbabili mentre lui scrive chissà cosa sul suo iPad (scollegato da ogni e qualsiasi rete wifi) mi avvicino:
"Amore, cosa ne dici di farci un pranzetto? Ho visto che c'é un posto non male che fa anche cucina calda"
Distoglie gli occhi dallo schermo per un attimo, capisce che mi annoio a morte (sono affetta dalla sindrome di noiosaggine facile) e approva la proposta.
Al ristorante mentre io sfoglio la carta pensando a antipasto-primo-secondo-dolce, Lui ordina un'insalata verde.
No, non perché é un culturista fanatico del corpo che va in massa grassa e massa magra quattro volte l'anno. Oh no. È semplicemente timore nei confronti del proprio metabolismo (a buon intenditore...).
"Dai, ce lo facciamo almeno un bicchiere di vino per festeggiare la partenza?" e anche qui la risposta é negativa. La ragione é sempre metabolica.
È così che dopo un pranzo ridanciano (perché grazie al cielo la sua simpatia non ha doppi effetti), altri infiniti giri all'interno dell'aeroporto, il calcolo preciso sull'orario perfetto per utilizzare i 30 minuti di wifi gratuito, giochi idioti sull'iPad, qualche altro caffè e quantità indefinite di trucchi inutili al DutyFree saliamo finalmente sull'aereo.
Seduti, felici per la vacanza e pronti per visitare posti nuovi, io e Lui. Soli.
Non siamo ancora a 5'000 metri che si é calato la famosa mascherina sugli occhi, ai 10'000 sta già dormendo della bella e si sveglierà soltanto al mattino (9 ore di volo dopo per intenderci), mentre io avrò guardato 3 film, giocato a Farmville come se avessi 4 anni e letto metà del libro che mi sarebbe servito per la vacanza.
Che dire, tutto bene.


lunedì 16 febbraio 2015

Technogym

Non soltanto ti sei fatta beffare mentre ti allenavi, sudaticcia e paonazza, i capelli che volano ovunque e uno stile patchwork.
Già, quei leggings consumati, una canotta che manco Mr Sfiga sul litorale ad agosto col bicipite piazzato, le scarpe con le stringhe mangiate dal cane e una bella felpona informe per "nascondere tutto".
Al tuo lato Lei.
Quelle che probabilmente per ogni seduta in palestra prendono una giornata di vacanza per pensare al look, che ve lo dico, Belen a confronto sembra sciatta. Il pantalone é ovviamente di marca e sembra un guanto sul corpo di una sirena, matchato perfettamente con il top (altrettanto ovviamente con l'addominale scolpito sotto). Scarpe da "ne ho diverse, scelgo a dipendenza dell'umore" e coda di cavallo (pulita e candida) svolazzante a ritmo di tapis roulant.
Dopo un'allenamento di 2h nemmeno un segno di fatica.
Ma te ne fai una ragione.
Solitamente dopo l'allenamento raccatto le mie cose, salgo in auto (sì, vado in palestra in auto e sì é un controsenso e no non mi sento per niente in colpa o ridicola) e scatto a casa dove, con tutta la pazienza del mondo mi faccio una doccia con i miei asciugamani, il mio shampoo, il mio balsamo, il mio sapone, la mia spazzola,... Devo continuare?
A volte però capitano appuntamenti di lavoro, fretta o problemi logistici e quindi dopo l'allenamento mi reco negli spogliatoi.
Lo stress comincia già prima dell'allenamento, a casa, quando devo preparare una borsa che sembro in partenza per le olimpiadi e, comunque, riesco sempre a dimenticare qualcosa. La scelta dei vestiti é casuale, pesco qua e là mutande e magliette nella speranza che assieme non stiano troppo male.
Lo spogliatoio é vuoto, sulla mia panca inizio a spogliarmi quando sento la porta aprirsi e, ovviamente, é Lei.
Malgrado le due ore di allenamento emana profumo di pulito (e da qui mi convincerò a comprare vestiti dry-fit per la palestra, pur non facendo lo stesso effetto su di me). Apre con grazia il suo armadietto, ordinatamente tira fuori le sue cose e inizia a spogliarsi.
Io, che improvvisamente sembro Mr Bean quando va in piscina per la prima volta misto ad un'adolescente complessata cerco di spogliarmi con un asciugamano addosso facendo però quella che "ma vaaaa mica mi copro". Riesco finalmente a lanciarmi in doccia e valuto se metterci poco per batterla sul tempo o passare ore sotto il getto sperando che mi batta lei. Quando esco lei ha un turbante in testa e l'asciugamano legato al seno, io trenta cose nelle mani, ho dimenticato l'asciugamano per i capelli e sembro un gatto arruffato.
"Ciao, ci vediamo spesso ma non ci siamo mai presentate".
O.o
E mentre intavolo una discussione mi accorgo che non soltanto sembro un'idiota ma ho pure preso un paio di mutande rosa e un reggiseno blu acceso: bingo!
Due sorrisi, tre cortesie, me ne vado con i capelli ancora bagnati (a rischio bronchite), le scarpe slacciate e ovviamente ancora paonazza.
Io ve lo dico, se c'é una cosa che odio più dell'andare in palestra, é fare la doccia dopo la palestra!

CHIACCHIERE (o FRAPPE) GLUTENFREE

250g farina GF per dolci
1 uovo
1 tuorlo
125g yogurt bianco
1 cucchiaio di olio di girasole + per la frittura
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 pizzico di sale
qb zucchero al velo
  • In una ciotola lavorare la farina con l'uovo, il tuorlo, lo yogurt, il cucchiaio di olio di girasole e di zucchero fino ad ottenere un composto compatto e omogeneo. Lasciar riposare per una mezz'ora
Questo impasto é normale, non GF
  • Stendere l'impasto su un po' di farina in modo che sia ben fine, tagliare con la rotella dentata dei rombi, incidere due taglietti al centro e friggere in olio bollente 
  • Scolare e far raffreddare sulla carta assorbente così da togliere il grasso in eccesso e una volta fredde spolverare di zucchero al velo


NOTA:
Per la versione normale non ho messo lo yogurt ma solo un goccio di acqua per aiutarmi a rendere il composto omogeneo. Ho tirato la pasta con la nonna papera al minimo spessore (erano un velo) e le ho fritte. Inutile dire che queste sono venute più sottili :-)
Qui le foto di quelle normali.
 


domenica 25 gennaio 2015

Patate & Riso

Mia nonna l'ha sempre detto: "tu potresti vivere a patate e riso".
E come darle torto?
Non per nulla la sofferenza (se così si può chiamare) nell'essere celiaca mi ha colpita meno rispetto a molte altre persone. Sì, per carità, un bel panino crudo & rucola all'autogrill me lo farei anche io e sì, mentre tutti mangiano una pizza al ristorante e io guardo la mia triste insalata sembro il gatto di Shrek. Ma sarebbe stato ben peggio se mi avessero proibito, appunto, patate o riso.
Dall'infanzia il mio piatto preferito é la minestra di riso, carica di patate bollite, o anche il riso in bianco, il risotto, il riso al salto ma anche patate al vapore, puré di patate, patate fritte, rösti di patate... Devo continuare?
Inutile dire che, durante il lungo viaggio in Asia (LINK), mentre Lui dopo qualche giorno già bramava la pizza del ristorante sotto casa o le tagliatelle di sua mamma, io sguazzavo in ogni sorta di piatto tradizionale strafogandomi di riso insapore e salse piccanti. Se vi dicessi che al rientro da 100 giorni, alla domanda di mia mamma *cosa desiderate per cena quando tornate?* ho risposto risotto? Già, ancora.
Ad ogni modo, anche il sud America mi ha regalato grandi gioie dal punto di vista alimentare. Il Paraguay in primis, grande consumatore di mandioca e almidon. Ogni volta che vengo devo passare settimane al rientro su tapis roulant & ciclette per smaltire i fianchi da chipa (per chi non sapesse cos'é la chipa urge un viaggio o almeno una ricerca su wikipedia!).
Ma non é di queste prelibatezze che ho intenzione di parlare, bensì di questo piatto caldo che anche a 45°C con umidità al 90% sarei capace di mangiare. Per il quale non basta mai una porzione e non ne avanza mai per poterselo gustare riscaldato. Un pasto completo, piccante (a dipendenza dei gusti), gustoso e leggero (questo é quel che credo io, guai a chi mi toglie la convinzione).
La ricetta, seppur senza foto da fighi né dosi precise l'ho rubata a colui che secondo me, in questo campo, é il campione. Provare per credere!

GUISO CON CARNE (4 persone)
500g carne di manzo (tipo spezzatino)
2 -3 cipolle
1 spicchio di aglio
1 peperone rosso
5-6 pomodori
2 tazze di riso (da caffelatte, circa 400g)
qb peperoncino
qb brodo di pollo
qb olio di semi
ev sale & pepe
  • In una pentola scaldare un goccio di olio e far soffriggere l'aglio tagliato finemente fino a quando risulta dorato. Aggiungere la carne a cubetti non troppo piccoli (circa 2-3cm di lato) e far rosolare bene per almeno 5-6 minuti. Dovrà risultare dorata e i pori si saranno chiusi
  • Aggiungere il peperone senza pelle e tagliato in una fine brunoise (cubetti piccolini) e lasciar cuocere qualche minuto prima di aggiungere il brodo (lui ha utilizzato due dadi). Unire la cipolla ed eventualmente il peperoncino e lasciar cuocere anch'essa per qualche minuto
  • Quando tutto sembra quasi cotto aggiungere i pomodori privati della pelle e tagliati a cubetti piccoli, far rosolare anche loro
  • Aggiungere il riso (il chicco deve essere allungato ma comunque leggermente tondo, quindi la via di mezzo tra un basmati e un arborio/carnaroli) e rosolarlo come per un risotto fino a quando il chicco diventa traslucido. A questo punto é possibile sfumare con un po' di vino (cosa che qui non facciamo) e aggiungere l'acqua all'occorrenza (come per un risotto). Continuare la cottura del riso in questo modo fino a quando sarà cotto, aggiustare di sale e pepe se necessario
  •  Gustare caldo






NOTE:
probabilmente ci sono millemila ricette di guiso con arroz e ogni famiglia ha la sua personale. Questa resta la mia preferita in assoluto ed é perfetta per questi giorni invernali. La consistenza del piatto varia dalle proprie preferenze, io lo preferisco più asciutto, come se fosse un risotto rosso con carne ma c'é chi lo preferisce più brodoso, come se fosse una zuppa. Lo stesso vale per il quantitativo di riso, chi ne preferisce di più, chi di meno.
Ah, dimenticavo! È importantissimo trovare (o fare da) una cavia per assaggiare il gusto...

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