giovedì 12 aprile 2018

Mamma, ridici sopra!

Sono un po' latitante.
Potrei raccontarvi che mi manca il tempo, ma credo che quello, volendo, si può anche trovare (avrei giusto uno slot libero tra le 2 e le 2.45 del mattino hahah).
La realtà è che mi mancano un po' i temi, o meglio, temi diversi.
Già, perché potrei tranquillamente parlare per ore della mia vita quotidiana, di come Leo abbia improvvisamente smesso di dormire al pomeriggio e poi, grazie al cielo, ripreso dopo una settimana come se nulla fosse. Oppure di quando ha deciso che tutte le sere, durante il cambio della notte avesse deciso che fosse cosa buona e giusta farmi pipì addosso.
Esatto.
Tutte le sere.
Per una settimana.
Gioia e giubilo.
La prima volta ho pensato fosse il freddo, la seconda un errore, la terza un biberon.
Alla quarta però ho smesso di vedere asini volare e accettato la realtà.
Anche perché, magicamente, con il papà questo non capitava. Così, dopo qualche giorno di "amore fai tu?" siamo tornati alla normalità (evviva!!) e riesco a cambiarlo senza doverlo fare anch'io.
Ah, ha anche smesso di mangiare. Il bambino più mangione al mondo ha decretato che il cibo non faceva più per lui. O meglio, alcuni cibi.
Nello specifico un grande NO per verdure e cose sane, per biscotti e affini l'interesse non è mai stato perso. Ho ceduto il primo giorno, poi mi sono battuta per i vegetali.
Siamo ancora in battaglia ma portiamo a casa sempre più vittorie.
Potrei raccontarvi che ho incolpato l'arrivo della sorella ma sentendo le altre amiche/mamme mi sono resa conto che questo, eventualmente, ha soltanto amplificato la fase cult del momento: I CAPRICCI.
E non siamo nemmeno arrivati ai terrible 2.
Benissimo.
In tutto questo, per non farsi mancare nulla, ci siamo anche ammalati. Una sorta di influenza infinita presa soltanto da due prescelti nella famiglia: io e Leo.
Jackpot!
Io che sembro ancora una foca che tossisce, ho la voce di una hotline economica e una febbre sul labbro che potrebbe essere definita un'arma di distruzione di massa. Lui che per mettergli una goccia di fisiologica nel naso bisogna fare salti mortali che nemmeno i contorsionisti del Knie ha scoperto una vera passione per lo sciroppo e adesso è convinto che nel rituale della nanna ci sia "dentini, manine, pannolino, pigiama, sciroppo, bacio, letto". Sono bastati due misurini per renderlo dipendente. Inutile spiegargli che la fase "sciroppo" era temporanea.
Ah, e come potrei dimenticarli? Loro, protagonisti indiscussi. Causa di mali atroci.
I denti.
Ma certo! Vogliamo mica farci mancare, oltre a tutto il resto, anche l'apparizione di due bei canini.
Benvenuti amici, complimenti per la tempistica.
Eppure, quando Lui la sera mi guarda con quell'aria soddisfatta e, certo ormai di avermi convinta, mi chiede "Ci accontentiamo di due, vero?" io non faccio altro che rispondere "Ma scherzi? Fare la mamma è il mestiere più bello del mondo. Stancante, sfiancante a volte frustrante. Ma talmente appagante (e mettiamolo un altro -ante!) e meraviglioso che qualche piccolo incidente viene subito dimenticato".
Tranquilli, al momento ci godiamo la vita a 5, per quella a 6 c'é ancora mooooolto tempo davanti :-)

PENNE al PESTO di ASPARAGI (2 persone)

160g penne
250g asparagi
1 cucchiaio di ricotta
2 cucchiai di formaggio grattugiato
1 cucchiaio di pinoli
1 goccio di olio d'oliva
qb sale & pepe
  • Tagliare il gambo degli asparagi a rondelle. Dividere le punte a metà per il lungo. Cuocere i primi in un pentolino con un goccio di acqua e un pizzico di sale finché risulteranno morbidi. Frullarli con la ricotta, il formaggio, i pinoli, un goccio di olio d'oliva, sale e pepe
  • Nel frattempo portare ad ebollizione abbondante acqua salata e cuocere le penne secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione. A 4-5 minuti dalla fine aggiungere anche le punte. Scolare il tutto
  • Amalgamare la pasta con il pesto di asparagi e mantecare brevemente in padella
  • Servire con un goccio di olio d'oliva e una  macinata di pepe




NOTA:
Sostituire la ricotta con della robiola.
Omettere la ricotta e il parmigiano per una versione vegana.

martedì 27 marzo 2018

Soprattutto la stagionalità

Mese di giugno inoltrato.
Cena tra amici in giardino. Siamo una decina.
Aperitivo lungo, fatto di tanti stuzzichini. La serata è meravigliosa e calda.
Una di quelle prima sere estive dove finalmente puoi stare fuori fino a tardi.
Si mangia, si beve, si scherza.
Di quelle cene leggere e divertenti, con le candele accese e Zac che corre cercando attenzioni.
Tra gli invitati un'amica con la quale mi scambio quotidianamente filippiche di vocali infiniti. Di quelli che durano anche 12 minuti e ti chiedi cosa cavolo ci sia da dirsi per così tanto tempo in un monologo. Ovviamente vocali che ascoltiamo senza batter ciglio, durante una passeggiata, sotto la doccia perdendoci metà del concetto (ma come con Beautiful, anche se perdi un paio di puntate non cambia nulla) o semplicemente nei tragitti automobilistici manco fosse la nuova compilation primavera/estate.
A volte nei discorsi portiamo avanti temi anche per giorni, a volte ci dimentichiamo di rispondere alle cose più utili.
Insomma, siamo due idiote drogate di vocali.
Ma abbiamo fatto di peggio.
Durante uno di questi monologhi salta fuori la pastiera napoletana. Lei, amante di questo dolce, cercava una pasticceria che la facesse bene. Le varianti sono molte, chi usa lo strutto, chi il burro. Chi frulla il grano, chi lo tiene intero. Chi mette tanti canditi, chi pochi.
Morale della favola?
Forse spinta dalla curiosità, forse dalla follia.
In quella cena del mese di giugno, mentre tutti speravano di mangiare una bella ciotolina di gelato alla vaniglia o un carpaccio di ananas io ho offerto ai miei commensali la pastiera.
A giugno.
La pastiera.
Senza vergogna.

AH, per la cronaca. Ne è rimasto un angolino, anche perché certe bontà non andrebbero fatte solo in un periodo specifico dell'anno.
Anzi.

PASTIERA (1 teglia da 24cm)

320g farina
360g zucchero + 1 cucchiaio
210g strutto
3 uovo
3 tuorli
375g grano cotto
270g latte
370g ricotta di pecora
150g canditi
1 cucchiaio di acqua ai fiori d'arancio
1 pizzico di sale
qb scorza di limone
qb scorza di arancia
  • Preparare la pasta lavorando 320g di farina con 115g di zucchero e 180g di strutto fino ad ottenere un composto sabbioso. Unire 1 uovo e 1 tuorlo e lavorare velocemente fino ad ottenere una pasta omogenea. Se il composto non si è scaldato troppo, stenderlo subito a 5mm circa e adagiarlo in una tortiera precedentemente imburrata ed infarinata. Mettere in frigorifero per almeno 30 minuti
  • In un pentolino unire il latte, il grano cotto, 30g di strutto, 1 cucchiaio circa di zucchero e la scorza di limone grattugiata. Mescolare e lasciar cuocere a fuoco medio per 15-20 minuti o fino a quando non si ottiene un composto cremoso
  • Preparare la farcia lavorando la ricotta con 245g di zucchero, 2 uova, 1 tuorlo, 150g di canditi a piacere, la scorza di un'arancia, 1 cucchiaio di acqua ai fiori d'arancio (o a gusto). Una volta amalgamato il tutto aggiungere anche il grano
  • Togliere il fondo della torta dal frigorifero, riempire di farcia. Con gli scampoli di pasta formare delle losanghe e disporle sulla superficie della torta formando dei rombi
  • Infornare a 155°C per 80-90 minuti (preferibilmente con una tazzina di acqua bollente all'interno del forno per mantenere l'umidità)
  • Lasciar raffreddare e se possibile gustare il giorno dopo



domenica 25 marzo 2018

Va tutto bene...

"Come va la gestione dei due?" ha sostituito di gran lunga il "dorme?" dell'esperienza con Leo.
Mi illudo che sia la domanda standard, appunto, e non quella che viene da chiedere vedendomi in faccia. Già, perché se uscita dalla sala parto potevo anche sembrare poco affaticata (sembrare, ripeto, sembrare), adesso ho l'aspetto di una che è stata investita ripetutamente da un tir.
Partiamo dal presupposto che fortunatamente la piccola è brava ma ha le sue esigenze che comportano (ovviamente) risvegli notturni. Mettiamoci che a questo sonno porzionato ormai dopo la gravidanza uno ci è anche abituato, ma proprio perché ci è abituato non sa più nemmeno bene quale sia una bella notte riposante e rigenerante.
Così, secondo una mia grandissima teoria, tanto il riposo non è cumulabile la stanchezza lo è eccome. Anzi, cresce in modo esponenziale.
Quindi, se mi incontrate in giro con gli occhiali da sole anche nei supermercati con la neve all'esterno, non giudicatemi, non voglio emulare Rihanna, sono semplicemente stravolta.
Ma la ciliegina sulla torta è un'altra. Già, perché oggi non starò qui a raccontarvi di come Leo strappa il ciuccio di bocca a quella povera anima della sorella, di come ogni volta che cerco di fare uno scatto dei miei due gioiellini lui inizi a "scalciare" come se stessi avvicinandolo ad una sorta di demone maligno. Per carità, ho assistito anche a scene di altissima tenerezza e dolcezza, il saluto al mattino immancabile alla culletta oppure lo sguardo (sarà più di fastidio o di affetto??) che mi lancia quando la piccola piange perché ha fame.
No, voglio parlare della difficoltà (mia) maggiore al momento: le priorità.
Fondamentalmente è Leo, poiché la piccolina oltre a mangiare, dormire e sporcare non necessita molto altro quindi, posso temporeggiare maggiormente.
Certo, facile dirlo quando stai facendo il bagnetto a Lui che tanto lei ha appena mangiato e sta dormendo pacifica. Non fai in tempo a riempire la vasca e immergere il grande di casa che "ueeeee ueeeee ueeeeeee" a mo' di sirena isterica.
Ecco, cosa fare?
A. Mollare il figlio grande nella vasca - Non mi pare una buona idea
B. Farlo uscire dopo 1 minuto sapendo che quello è il suo momento preferito - core de mamma, non ce la posso fare
C. Lanciare sguardi dal bagno alla stanza di Lei per verificare che vada tutto bene e pensare "sarà una colichina" e ripetersi "adesso passa, non è niente" come un mantra per tutta la durata del (micro) bagno - Ovviamente appena ho fatto uscire Leo la piccola aquila ha smesso di urlare. Bene
Priorità.
Quelle diurne vanno ancora ma quelle notturne?
Già, perché stanotte ho vissuto la notte migliore finora, scandagliata da urla di uno febbricitante e dell'altra affamata, implorando il signore di dare alle mamme il dono dell'ubiquità (fermi, fermi, non per stare dai due bambini contemporaneamente, bensì, una con i bambini, l'altra su una spiaggia deserta. No?) o nel caso fosse chiedere troppo almeno un paio di mani in più.
Ma penso positivo, la febbre di Leo passerà in fretta, Luce prima o poi inizierà a fare le notti, Zac la smetterà di ululare nel sonno e Lui di russare come se non ci fosse un domani.
Gli asini voleranno in cielo, le barche navigheranno sulle autostrade e io finalmente potrò riposarmi.
Ma per il resto?
Questa vita da mamma bis funziona alla grande ed è una meraviglia.

venerdì 9 marzo 2018

Prime considerazioni da Mamma BIS

Molte mamme mi avevano raccontato di come, incinte del secondo figlio, si chiedessero come sarebbe stato possibile amarlo come amavano il primo. Un dubbio atroce che, a volte, aveva rovinato persino qualche giornata durante la gravidanza.
Io, questo problema, non me lo sono mai posto. Per me era evidente che l'avrei amata.
Punto.
Così come avevo fatto con il primo.
Non avevo fatto però il conto con una cosa che forse è successa ad altre neo-mamme, o meglio, ci avevo pensato ma avevo sottovalutato.
Per me non è stato amore a prima vista. L'avevo già vissuta con Leo, sentendomi un po' strana, un po' incapace forse, perché tutti mi dicevano "vedrai, è viscerale".
Ecco, ho detto già troppe volte "mi dicevano tutti".
Ognuno è diverso, il che significa che nessuno è giusto o sbagliato. Io ho dovuto conoscere Leo per potermene innamorare follemente. Ho avuto bisogno di qualche giorno per digerire, capire, studiare. Ci ho messo qualche mese per capire che mi stava completamente conquistando.
Oggi?
Oggi lo amo. Ma non poco. Lo amo più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Visceralmente.
Ed è qui che casca l'asino.
Perché malgrado il parto sia stato ancora più intenso di quello avuto con Leo, malgrado l'emozione di vederla sia stata enorme, malgrado sapessi che sarebbe stato amore graduale, non ero pronta ad un cuore diversificato.
Ho pensato a Leo. Solo a lui. Ho pensato a fare veloce, ad assicurarmi di poterlo vedere. Ho sperato che facesse una nanna corta per farmelo portare qui. Dove ero già pronta ad accoglierlo, fuori dal letto malgrado qualche dolore, vestita come se fossi stata a casa.
L'ho visto arrivare dalla finestra, mi sono precipitata fuori dalla porta. A stento ho tenuto le lacrime quando mi è corso incontro, così traballino e terribilmente tenero con il suo coniglio azzurro penzolante in una mano, i capelli spettinati e un ciuccio troppo piccolo (santi papà).
L'ho sentito con i suoi 12kg appendersi al mio collo, stringermi. L'ho sentito improvvisamente così grande e così piccolo e indifeso allo stesso tempo.
L'ho portato a conoscere la sorellina (della quale, per la cronaca, non gliene fregava assolutamente nulla) e mentre li guardavo assieme ho avuto un tuffo al cuore.
No, non per l'amore enorme, ma perché palesemente nel mio cuore amavo Leo e iniziavo a conoscere Luce Rita.
Nel mio cuore, mi sentivo di parte.
E per la prima volta mi sono chiesta se sarei stata in grado di amarli entrambi.
La risposta è sì, senza dubbi. Perché già solo dopo due giorni quella "piccoletta" (vi ricordo che stiamo parlando di 4kg di ciccia adorabile) sta conquistando il suo spazio, con quelle manine raggrinzite, quei tre peli in testa e quelle guanciotte da criceto. Dopo soli due giorni non potrei svegliarmi senza avere una culletta accanto o quei rantolini tipici dei bambini appena nati. Senza contare l'immagine di Leo che le dona il suo coniglio tutto orgoglioso (per poi riprenderselo subito, eh, mica scherziamo qui).
Perché non potrei più immaginare la mia vita se non a 4 (anzi, a 5) e l'amore cresce, esponenzialmente.
Così veloce da togliere il fiato.

venerdì 2 marzo 2018

Ex reginetta

Ci sono delle magie inspiegabili nel diventare mamma e non parlo di quello che concerne il bambino, quanto di quello che succede attorno a te.
Durante la prima gravidanza tu sei il fulcro di tutti i pensieri.
DI TUTTI.
Marito, genitori, suoceri, amici.
Ovvio, se ci sono altri nipotini in giro la cosa è leggermente diversa, ma solitamente durante la prima gravidanza tu sei la regina.
Come stai, come non stai, fai attenzione, vengo io, prendo io, faccio io. Ogni ecografia dalla ginecologa viene condivisa in diretta mondiale così come ogni movimento fetale.
Tutto ruota attorno a te e al bambino che porti in grembo.
Ma poi.
Poi nasce.
E quel tutt'uno magnifico finisce.
Tu torni ad essere tu e l'esserino che hai messo al mondo prende, giorno dopo giorno, un'importanza esponenziale nella famiglia.
Già, perché tua mamma che prima ti chiamava per chiederti come stai, ora debutta con "il mio amore come sta?", evidentemente riferendosi a quello nella culla, mica a te.
Evito altri esempi perché penso sia abbastanza chiaro, sei stata spodestata.
Brutalmente.
Finché non resti incinta un'altra volta.
Eh no.
Pensavi che si sarebbero tutti interessati a te, di nuovo. Invece no. Perché comunque c'é il reuccio di casa che la fa da padrone e "ti ruba la scena" che nemmeno le cheerleader in NBA.
A differenza della prima gravidanza, le ecografie sono sì contemplate ma brevemente. Tutti sono troppo concentrati a vedere il nanetto che sbrodola a destra e sinistra. I movimenti della pancia pure, ma dopo 12 secondi massimo di mano sulla pancia, se il nascituro non si muove scatta il "dai, lo sento la prossima volta".
Zero.
Finché.
Arrivano le 38-39 settimane. Il parto è imminente, la pancia ben visibile.
Come per magia, improvvisamente, quando proprio non te l'aspettavi più.
Eccoti.
Scettro in mano.
Coroncina in testa.
Torni in voga.
"Allora?"
"Novità?"
"Senti qualcosa?"
Vengono pronunciati prima di qualsiasi altra parola, causando in te ancora più ansia di quanta già non ne hai da sola (soprattutto se oltrepassi il termine, ndr).
Persino tuo papà, che chiami una mattina, ti risponde con "è nata??" mentre si trova nel bel mezzo di un processo in un'aula di tribunale. Penso abbia anche detto "signor giudice, mi scusi, devo rispondere è urgente" (ovviamente sto esagerando, concedetemelo). Non contento, proprio lui, mi richiamerà poi altre 2/3 volte in giornata per sapere se ci sono novità perché "mi sembra sia ora che nasca questa lazzarona".
GRAZIE.
Lo stesso vale per Lui, non parlo nemmeno del telefono sempre sull'uomo manco fosse il cerca persone di un chirurgo di picchetto. Bensì di quando, quelle 3/4(cento) volte che devo andare in bagno di notte, mi chiede (OGNI VOLTA) "tutto bene? Come stai?".
Ecco, ragazzi.
Io veramente lo apprezzo. Gentilissimi a farmi tornare reginetta per un giorno, però quasi quasi preferivo l'anonimato e, già che ci sono:
NO.
NON È ANCORA NATA, NON SENTO NIENTE E VA TUTTO BENE.
;-)))


CRESPELLE di GRANO SARACENO ai CARCIOFI & TALEGGIO (10-12 pezzi)

150g farina di saraceno
1/2 uovo
200g acqua
670g latte
2g sale
5g zucchero
4 cuori di carciofo
1 scalogno
1 goccio di vino bianco
50g farina bianca
50g burro + un po'
100g taleggio
qb formaggio grattugiato
qb olio d'oliva
qb sale & pepe
  • Preparare le crêpes lavorando la farina di grano saraceno con metà uovo, l'acqua, 170g di latte, il sale e lo zucchero fino ad ottenere un composto omogeneo e senza grumi. Lasciare riposare per mezz'oretta circa

  • Privare i carciofi delle foglie più esterne, della punta e del gambo. Dividerli e togliere la "barba", la parte interna pelosa. Tagliarli a fettine. In una padella scaldare un goccio di olio, soffriggere lo scalogno precedentemente tritato (ed eventualmente uno spicchio d'aglio in camicia) e aggiungere i carciofi. Lasciar cuocere per qualche minuto, sfumare con il vino e lasciar evaporare. Salare, pepare e coprire con un coperchio. Cuocere per 5-10 minuti o fino a quando risulteranno ammorbiditi, ma non spappolati
  • Preparare la besciamella. Fondere il burro in un pentolino, aggiungere la farina tutta in un colpo e mescolare per qualche minuto. Aggiungere i 500g di latte restante e mescolare con una frusta fino a quando il composto non risulterà cremoso e inizierà a bollire. Dall'ebollizione continuare la cottura per una trentina di secondi sempre mescolando. Salare

  • Preparare le crêpes ungendo leggermente con del burro o dell'olio di semi la padella. Versare poco meno di un mestolo di composto e far ruotare bene in modo che copra tutta la superficie pur restando abbastanza fine. Lasciar cuocere qualche istante prima di girarla. Ripetere fino a terminare la massa
  • Farcire ogni crêpe con un paio di cucchiai di besciamella, i carciofi, qualche pezzetto di taleggio ed eventualmente una spolverata di parmigiano. Piegarle a metà e poi di nuovo a metà per avere dei coni. Adagiarle in una teglia dopo aver coperto il fondo con un sottile strato di besciamella. Aggiungere un cucchiaio di besciamella su ciascuna e una spolverata di formaggio grattugiato

  •  Cospargere con qualche fiocchetto di burro e infornare a 180-200°C per una ventina di minuti








NOTE:
Sono ottime farcite anche in altri modi, ad esempio con prosciutto e taleggio o sostituendo i carciofi con del radicchio, zucca o altra verdura.
Si possono congelare e scongelare all'occorrenza.
Lo zucchero nell'impasto non le rende dolci ma aiuta a smorzare un pochino l'amarognolo della farina di grano saraceno.



venerdì 23 febbraio 2018

Attenti al ladro!

Dicono che con gli anni si peggiora e non posso che confermare.
Eravamo partiti con qualche furtarello, cose da nulla come una penna o l'ultimo joghurt in frigorifero (che per la cronaca, è una di quelle cose che mi fa più arrabbiare al mondo).
Poi andando avanti è peggiorata, siamo passati ai caricatori del cellulare e alle cuffiette.
Ora, non so che capitale io sia riuscita a donare al magnate della mela, ma indubbiamente faccio parte dei migliori investitori. Sì perché sono sempre io quella che rimane, magicamente, sprovvista di tutto e deve correre ai ripari.
Ho persino tentato con caricatori colorati così da mettere ben in chiaro che "Quello verde è mio!", dopo qualche giorno, a volte settimane, spariva comunque.
*pluff
Nel nulla.
A volte non sparisce tutto, ti resta lo spinotto ma non trovi il cavo. Altre il contrario. Morale: non importa quanti ne compri o quanto siano particolari, spariranno.
Ma si sa, in un matrimonio si fanno delle promesse, nella buona e nella cattiva sorte. Però mai e poi mai mi sarei aspettata questo comportamento da parte di Lui.
Già, perché il signorino "io odio le fotografie" che mi deride perché nel telefono ho più foto di cane/bambino/bambino/bambino/cane/cibo/bambino che una fotografa professionista da qualche tempo è diventato un ladro persino di scatti.
Lui, che appena chiedi "mi faresti una foto" inizia a roteare gli occhi in tutti i sensi possibili immaginabili, prende a malavoglia il telefono/macchina fotografica e scatta a raffica 10 foto inutilizzabili poiché tutte sfocate, con espressioni assurde o cassonetti della spazzatura come soggetto principale.
Lui, che davanti ad una papabile foto incredibile nemmeno fa il gesto.
Lui, che però si decreta un guru.
Lui...
Lui in realtà è un ladro!
Non faccio in tempo a mandargli una foto carina che, *track*, postata su Instagram/FB/Twitter, ovunque.
"Ma quella piaceva a me, pensavo di metterla io!" mi lamento
"Ohhh, se vuoi la tolgo" dice (sapendo che non glielo farei mai fare) dall'alto dei suoi 102389246983264 like.
Ma non temete, ora ho capito. L'invio di foto dove il bambino non si vede è calata a zero. Solo foto con capoccione ben in vista, aka, non pubblicabili.
Il problema è stato risolto solo a metà poiché adesso, di tanto in tanto, mi si avvicina un marito tutto premuroso che alla prima occasione con fare dolce e sognante mi chiede se per caso ho una foto bella da poter postare.
Ma almeno non ruba più i caricatori del telefono!

CARBONARA DI TONNO (2 persone)
160g spaghetti
150-200g tonno fresco abbattuto
2 tuorli
2-3 cucchiai di parmigiano grattugiato
qb sale & pepe
  • In una pentola portare ad ebollizione abbondante acqua salata e cuocere la pasta al dente
  • Nel frattempo in una ciotola lavorare i tuorli con il parmigiano, una generosa macinata di pepe e un goccio di acqua se necessario per distendere un po' il composto
  • Tagliare il tonno a cubotti non troppo piccoli (circa 2cm di lato) e scottarli in una padella antiaderente per 1 minuto. Devono solo colorarsi esternamente. Togliere dal fuoco e salare poco
  • Scolare la pasta (tenendo da parte un po' di acqua di cottura), ributtarla nella pentola e lasciarla fuori dal fuoco. Rovesciare sopra il composto di tuorli e parmigiano e mescolare vigorosamente facendo in modo che si crei una crema. Se necessario aggiungere un po' di acqua di cottura e continuare a mescolare. Una volta formata la cremina unire 2/3 del tonno e amalgamare bene
  • Servire e condire con il restante tonno come decorazione

venerdì 16 febbraio 2018

Una gravidanza da papà

A volte mi chiedo quale sia il limite di questo blog, di questo aprirsi e farsi conoscere. Da un lato penso sia giusto mantenere un certo distacco lasciando certi argomenti "in casa". Altre necessito di questo mio angolo segreto (ormai non più tanto segreto ;-) per sfogare quello che si fa fatica a dire a parole.
Mi è sempre stato facile scrivere le emozioni, da ragazzina tramite dei diari, oggi attraverso il blog. È il mio modo di digerire determinate cose, di comprenderle, renderle vere.
Si sa, finché regnano nella mente sono solo tue, appena le racconti è come se guadagnassero spessore e diventassero quello che sono per davvero.
Così eccomi ad aprire il cuore a me stessa e a voi, certa che da una parte riuscirò a metabolizzare questa mia sensazione e forse ad avere un supporto/parere di chi magari ci è già passato.
L'altra notte sono stata male. Mi sono svegliata con dei crampi assurdi alla pancia, un senso di nausea, di malessere, di svenimento. Tutto.
Non riuscivo a stare seduta, né sdraiata, né in piedi. Non sapevo se erano contrazioni, se erano crampi, se fosse l'utero o l'intestino.
Non sapevo niente, perché ero in panico.
Totale.
Affannata e stressata, sopraffatta.
Per un attimo ho capito come si sente un uomo con il mal di gola (sdrammatizzo un po' suvvia).
"Non sono pronta" è la frase che ho ripetuto a quel santo di mio marito per un'ora buona tra un "sto male" e altri vaneggiamenti.
Dopo una tisana al finocchio, una bouillotte calda e le sue parole di conforto sono riuscita a calmarmi, a riprendere fiato e a ragionare.
Non sono pronta, forse perché non ho ancora capito.
Non ho capito che tra due settimane (giorno più, giorno meno) arriverà un'altra piccola creatura che mi farà innamorare. Forse perché questa gravidanza l'ho vissuta un po' da papà, con tanto amore, tanta gioia, tanta consapevolezza ma come su una nuvoletta e a 300km/h.
Non ho una valigia pronta perché non mi capacito che possa mancare così poco. Mi sembra ieri che facevo quel test e scoprivo il risultato davanti a un bimbo di 8 mesi e un cane scodinzolante.
Ho paura, non tanto di non riuscire ad amare i miei figli equamente o del futuro (ovviamente ne ho), quanto delle prime contrazioni, e non parlo del male ma dell'organizzazione. Del quando, come, dove. Se di notte, dove lasciare Leo, chi baderà a lui? Sarà scombussolato? Capirà?
È come se il mio unico pensiero fisso fosse lui, come se mi sentissi in colpa scioccamente che per qualche giorno non ci sarò.
È strano.
Tanto con lui avevo una fretta incredibile che nascesse per conoscerlo, quanto con questa bimba sono più cauta e godo ogni attimo suo nella pancia. Un po' come uno struzzo.
Ecco.
È così che mi sento: uno struzzo.
Consapevole che a breve cambierà tutto, che le certezze acquisite si sgretoleranno parzialmente per potersi ricostruire diversamente.
Emozionata per questa vita che cresce dentro me e spaventata allo stesso tempo.


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