venerdì 16 febbraio 2018

Una gravidanza da papà

A volte mi chiedo quale sia il limite di questo blog, di questo aprirsi e farsi conoscere. Da un lato penso sia giusto mantenere un certo distacco lasciando certi argomenti "in casa". Altre necessito di questo mio angolo segreto (ormai non più tanto segreto ;-) per sfogare quello che si fa fatica a dire a parole.
Mi è sempre stato facile scrivere le emozioni, da ragazzina tramite dei diari, oggi attraverso il blog. È il mio modo di digerire determinate cose, di comprenderle, renderle vere.
Si sa, finché regnano nella mente sono solo tue, appena le racconti è come se guadagnassero spessore e diventassero quello che sono per davvero.
Così eccomi ad aprire il cuore a me stessa e a voi, certa che da una parte riuscirò a metabolizzare questa mia sensazione e forse ad avere un supporto/parere di chi magari ci è già passato.
L'altra notte sono stata male. Mi sono svegliata con dei crampi assurdi alla pancia, un senso di nausea, di malessere, di svenimento. Tutto.
Non riuscivo a stare seduta, né sdraiata, né in piedi. Non sapevo se erano contrazioni, se erano crampi, se fosse l'utero o l'intestino.
Non sapevo niente, perché ero in panico.
Totale.
Affannata e stressata, sopraffatta.
Per un attimo ho capito come si sente un uomo con il mal di gola (sdrammatizzo un po' suvvia).
"Non sono pronta" è la frase che ho ripetuto a quel santo di mio marito per un'ora buona tra un "sto male" e altri vaneggiamenti.
Dopo una tisana al finocchio, una bouillotte calda e le sue parole di conforto sono riuscita a calmarmi, a riprendere fiato e a ragionare.
Non sono pronta, forse perché non ho ancora capito.
Non ho capito che tra due settimane (giorno più, giorno meno) arriverà un'altra piccola creatura che mi farà innamorare. Forse perché questa gravidanza l'ho vissuta un po' da papà, con tanto amore, tanta gioia, tanta consapevolezza ma come su una nuvoletta e a 300km/h.
Non ho una valigia pronta perché non mi capacito che possa mancare così poco. Mi sembra ieri che facevo quel test e scoprivo il risultato davanti a un bimbo di 8 mesi e un cane scodinzolante.
Ho paura, non tanto di non riuscire ad amare i miei figli equamente o del futuro (ovviamente ne ho), quanto delle prime contrazioni, e non parlo del male ma dell'organizzazione. Del quando, come, dove. Se di notte, dove lasciare Leo, chi baderà a lui? Sarà scombussolato? Capirà?
È come se il mio unico pensiero fisso fosse lui, come se mi sentissi in colpa scioccamente che per qualche giorno non ci sarò.
È strano.
Tanto con lui avevo una fretta incredibile che nascesse per conoscerlo, quanto con questa bimba sono più cauta e godo ogni attimo suo nella pancia. Un po' come uno struzzo.
Ecco.
È così che mi sento: uno struzzo.
Consapevole che a breve cambierà tutto, che le certezze acquisite si sgretoleranno parzialmente per potersi ricostruire diversamente.
Emozionata per questa vita che cresce dentro me e spaventata allo stesso tempo.


domenica 4 febbraio 2018

"Ma capisce?"

"Ma Leo si è accorto che arriva la sorellina?" è stata forse la frase più pronunciata di questa gravidanza. Partendo dal presupposto che sono rimasta incinta quando Leo aveva 8 mesi e che ad oggi ha poco più di un anno ho sempre risposto serenamente.
"Ma figurati".
Diciamocelo, era già un grande successo scoprire che si era accorto della mia esistenza, figuriamoci di quella di una pancia. Essendo Lui ancora così piccolo mi ero detta che sì, ci sarebbe stato tanto lavoro ma sicuramente (almeno inizialmente) non avremmo vissuto casi di gelosia.
Sono passati i mesi ed eccomi pronta a diventare una mamma bis.
Pronta.
'Nsomma.
Ma questa è tutt'altra storia.
Diciamo che secondo la fisionomia di una donna e il conteggio delle settimane, ci siamo quasi. Anzi, potrei anche iniziare un countdown in stile capodanno.
Ed ecco che, ovviamente, quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.
Non so se sia stato il lettino (dubito), gli armadi (dubito), la pancia che scalcia (dubito) o semplicemente il sesto senso (bingo!), ma da qualche settimana la situazione in casa è al limite.
Già, perché se ufficialmente io sono mamma di un bimbo di nome Leo, in realtà ho già un primogenito peloso, sui 30kg e abbastanza egocentrico che ha già dovuto sopportare l'intrusione di un piccolo essere umano e a breve dovrà sopportarne un'ulteriore aggiunta.
Così mi ritrovo a camminare per casa con uno aggrappato alle mie gambe e l'altro col muso addosso. Se vado di sopra, tutti andiamo di sopra.
Se scendo? Tutti scendiamo.
Se cucino? Tutti siamo in cucina.
Se provo a stare al telefono, tutti necessitano della mia attenzione.
Se provo a lavorare al computer? Ma quando mai, questo ormai è diventato impossibile.
L'apice è quando mi ostino ad andare nel bagnetto degli ospiti per praticità (piccolo, molto piccolo, per la cronaca) e mi ritrovo con un peloso seduto a destra che mi fissa e un nano con quanti più oggetti (tra cui anche tricicli che si incastrano sulla porta - che ovviamente sa aprire - per chi lo prendete?) che fa discorsi.
Insomma, ciao ciao privacy.
Anche perché, questo appeal mammesco il papà mica ce l'ha. Figuriamoci.
Quando bisogna accozzarsi a qualcuno indovinate a chi ci si attacca?
Ovvio.
Ma la domanda che mi sorge spontanea è la seguente.
Voi mamme di 3-4-5 figli, come cavolo avete fatto a gestire questa situazione di tutti per uno uno per tutti? No perché per quanto mi riguarda già la condivisione del bagno a 3 è abbastanza inquietante, a 5-6 non riesco nemmeno ad immaginarla ;-))

CHOUX AU CRAQUELIN (12-15 pezzi)

Per i bignè:60g acqua60g latte50g burro2g sale8g zucchero75g farina2 uovaPer il craquelin:65g farina55g burro50g zucchero1 punta di coltello di vaniglia1 pizzico di saleev. colorante alimentarePer la farcia250g panna intera1-2 cucchiai di zucchero1 punta di coltello di vanigliaev. 1-2 cucchiai di crema di marroni
  • Preparare il craquelin lavorando in una ciotola tutti gli ingredienti fino ad ottenere una massa liscia e compatta. A dipendenza delle proprie esigenze e dei colori che si vogliono fare dividere la massa in 2-3-4 parti. Nel mio caso, 4. Colorare con l'aiuto di coloranti alimentari (un paio di gocce) accertandosi di essersi lavati bene le mani e il piano di lavoro prima di colorare un'altra parte così da evitare che ci siano residui di colore. Appiattire a 3-4mm, avvolgere nella pellicola e mettere in frigorifero

  • Preparare ora i bignè portando ad ebollizione in un pentolino il latte, l'acqua, il burro la vaniglia, sale e zucchero. Una volta raggiunta l'ebollizione aggiungere tutta d'un colpo la farina e mescolare per bene restando sul fuoco ancora un minuto o due fino a quando la massa non risulterà compatta. Trasferirla in una ciotola e lasciarla intiepidire

  • Aggiungere prima un uovo, lavorare per bene e poi se necessario l'altro (o metà) fino ad ottenre una massa liscia ed omogenea. Mettere il tutto in un sac à poche e formare i bignè su una leccarda munita di carta forno
  • Togliere il craquelin dal frigorifero, formare dei dischetti della dimensione dei bignè e adagiare un dischetto su ogni bignè. Infornare in forno preriscaldato a 180-200°C per 20 minuti circa

  • Lasciar raffreddare completamente su una griglia prima di farcirli con la panna precedentemente montata con zucchero e vaniglia oppure con un cucchiaio di crema di marroni (o cioccolato, perché no?!)






    NOTE:
    A differenza dei bignè normali questi restano più croccanti sulla superficie proprio grazie al craquelin. In questo modo ci saranno due (ma anche tre) consistenze tra la massa dei bignè, la farcia e la superficie.
    HO UN SERIO PROBLEMA CON L'IMPAGINAZIONE, PER LA RICETTA IN VERSIONE COMPRENSIBILE BASARSI SULL'APP!!

    domenica 21 gennaio 2018

    (IM)Perfetta guida del viaggiatore infantile

    Come promesso nell'ultimo post, ecco un mio personalissimo (e assolutamente non infallibile o perfetto) vademecum per sopravvivere ad un viaggio con un bimbo piccolo. Ben consapevole che ogni bambino è diverso così come età, periodo o semplicemente giornata.

    COME USCIRE INDENNI DA 24H DI VIAGGIO CON UN NEONATO. 

    Per prima cosa, tanti auguri.
    Leo ha poco più di un anno e nella sua breve vita ha già preso diversi aerei, un po' in tutte le fasi della sua crescita. Il primo a 3 mesi e mezzo, l'ultimo l'altro giorno a 15 mesi.
    Tutti i voli sono stati diversi, un po' per la durata, un po' per l'età. Inutile dire che il primo volo in assoluto era stato una passeggiata di salute, essendo ancora in miniatura aveva diritto al baby basket, una sorta di culla che viene solitamente appesa alla parete dell'aereo. Questo permette ai genitori di stare "comodamente" seduti sul proprio sedile e sperare che il ronzio dell'aereo faccia addormentare il piccolino per tutta la durata del viaggio. Ovviamente se si parla di viaggi lunghi, in quelli più brevi, ahimé, il piccolino l'avrete tutto il tempo su di voi.

    Ma comunque.

    Già l'anno scorso avevo fatto un post simile (link) e le considerazioni di base restano le stesse: c'é chi ama viaggiare, chi no. Chi è tranquillo e zen, chi affoga in un bicchiere d'acqua. Chi a 3 mesi trascina il proprio figlio dall'altra parte del mondo (e lo rifà pure), chi ha figli di 20 anni e ancora non osa caricarli nemmeno in treno.
    Non c'é un giusto, non c'é uno sbagliato. L'importante è fare quello che ci si sente, perché non c'é nulla di peggio di un genitore stressato che metterà in tensione (per forza di cose) tutto il resto della famiglia.

    1. Bagaglio a mano
    L'avevo già scritto, ma lo rifaccio. È la salvezza, nonché la base per un viaggio sereno. Io ho sempre uno zaino, in questo modo mi risulta facile andare a cambiare Leo con le mani libere anche se sono sola. All'interno ho il "first aid" che solitamente comprende un cambio completo (body, tuta, maglietta, felpa), pannolini e salviettine, un paio di libri (solitamente il suo preferito e uno che ha visto poco), qualche giochino piccolo (ma che non abbia troppi pezzi da dover poi raccattare in giro sull'aereo), una copertina di cotone, 2 biberon (uno piccolo e uno grande, non allattando. Uno per il latte con tanto di confezione/i da 250ml di latte appresso, uno per l'acqua - sempre pieno), 1 contenitore ermetico con qualche crackers e qualche biscotto e, sempre sul tema cibo, bustine di purea di frutta dalle quali il bimbo succhia direttamente. In questo modo ho su di me un armamentario che mi permette di sopravvivere alle prime necessità senza bisogno di dover correre qui e là o dover aprire mille cose. Anche l'ordine nello zaino è fondamentale, per quanto mi riguarda, libri sempre verticali, vestiti sul fondo, beni alimentari sopra e pannolini in cima (sembro una pazza, vero?!)

    2. Passeggino
    Quest'anno essendo Leo grande ho lasciato a casa il transatlantico che uso qui e ho optato per un passeggino più leggero. Ho passato l'estate con un modello ad ombrello prestato da un'amica, fantastico. Ma ho poi cambiato verso una soluzione ancora più pratica: il modello che si piega del tutto diventando un bagaglio a mano.
    Mi sentirete raramente consigliare qualcosa, ma questo ve lo consiglio fortemente. La fascia può essere comoda quanto volete, ma con un viaggio lungo, un figlio di quasi 12kg e una panza da 8vo mese di gravidanza vi voglio vedere. Inoltre, con questo tipo di passeggino non dovrete aspettare che vi vengano scaricati fuori dalla porta dell'aereo dovendo quindi stare in piedi con un neonato isterico magari al freddo (o al caldo). Usciti dalla porta, *trick, track* pronti. Il mio si chiama Mountain Buggy Nano (220.- circa) ma ce ne sono di altre marche (yo-yo, bugaboo,...)

    3. Scali/Aeroporti
    La parte facile, per quanto mi riguarda. O meglio, dura per il genitore, facile per il bambino. Gli aeroporti sono la manna per i bimbi, pieni di luci e attrazioni, negozietti e distrazioni. Ovviamente, come genitore, passi il tuo tempo a rincorrere o a dire "no, non toccare, quello no". Però il tempo passa. Senza contare i ristoranti o baretti nei quali li si può rimpinzare per bene ;-) Spesso inoltre ci sono delle aree dedicate fatte di giochi.
    Nel mio caso ho vissuto un'andata con un Leo gattonante, il che è stato molto più complicato perché far strisciare mio figlio tra un gate e l'altro rischiando di essere schiacciato (oltre allo schifo che c'é sul pavimento) non rientra nella top10 delle mie preferenze. Al rientro, potendo Leo camminare è stato moooolto più facile. Anche perché, la sua voglia di perlustrare, a 4 o a 2 zampe era la stessa.

    4. Volo
    Questa è la parte più complicata del viaggio. Poiché subentra "l'ansia" di non voler disturbare mezzo aereo con urla disumane. Inoltre il bambino è obbligato (ho un po' di remore quando vedo bambini correre per 10h consecutive sui corridoi molestando passeggeri e hostess) a stare seduto per la maggior parte del tempo, se piccolo, senza nemmeno un posto a sedere né la comprensione del motivo di tale obbligo. Nel mio caso? Aggiungiamoci anche una pancia da 7mo e poi 8vo mese. Ma come dice bene mia mamma "sei tu che hai scelto di partire" - colpita e affondata.
    Ad ogni modo.
    A) Temporeggiare: personalmente preferisco salire sull'aereo quasi per ultima. Dover aspettare 1h seduta mentre tutti imbarcano è, a mio modo di vedere, un'ora in più di supplizio evitabile. Parlo ovviamente di voli intercontinentali dove l'imbarco avviene 1h prima. Ma anche su quelli brevi essere una degli ultimi ti permette quei 15-30 minuti extra di sfogo

    B) Sfruttare ogni cavolata: dalla cintura, come si apre, come si chiude - far finta sia un serpente/alligatore/cane/gatto che fa il solletico, al tavolino davanti. Dalla chiusura dell'oblò, all'osservazione delle varie macchinine/persone/cose che vagano sotto l'aereo prima del decollo. Insomma, sfruttare ogni cosa e tenerla il più a lungo possibile

    C) Non sovrapporre: non avere fretta. Dare un gioco per volta e sfruttarlo fino alla nausea. Tirarne fuori uno nuovo come se fosse il più bello del mondo. Sull'ultima tratta da Madrid a Milano ho giocato con Leo per 40 minuti con il biglietto dell'aereo facendolo volare a destra e sinistra. Ovviamente la tecnologia può aiutare, io sono poco fanatica dei bambini piccoli con cellulare e iPad, almeno per ora. Però non nego che per un viaggio così - tutto è concesso (a Leo non frega assolutamente nulla né dei cartoni, né dei giochini. Purtroppo!)

    D) Cibo: avendo io un mangione sfrutto i pasti per quanto terribili. Ho ordinato un pasto speciale per lui e cercato di prolungarlo quanto più possibile giocando con le posate, le mini bottigliette, i bicchierini. Tutto.

    E) Cambi: non facilissimo nelle mini toilettes degli aerei, soprattutto quando si ha una sorta di polpo che si aggrappa a qualsiasi cosa. Cerco sempre di cambiarlo prima di salire a bordo, prego ogni divinità cristiana e pagana che faccia tutti i bisogni prima e non durante. Se possibile lo metto già comodo in pigiama/tuta e mi porto pannolini sia che si infilano come pantaloncino che quelli normali. Con Matteo che mi faceva da barriera mi è capitato anche di cambiarlo direttamente sul sedile, ovviamente coperto, così da poter evitare il bagno. Non si fa, lo so, ma tutto è concesso a volte no?

    5) Nanna
    Poteva rientrare nel capitolo volo ma voglio che abbia un capitolo a parte. Come dicevo sopra a 3 mesi e mezzo Leo si è addormentato 30minuti dopo il decollo e si è risvegliato 30 minuti prima dell'atterraggio: easy peasy. Era piccolo.
    Quest'anno la storia era diversa (che ve lo dico a fare?).
    La nostra routine serale è del tipo "Andiamo a fare la nanna, fai tanti bei sogni, la mamma ti vuole bene, ci vediamo domani". Bacio, carillon.
    Leo si è così abituato ad addormentarsi da solo, nell'intimità del suo nido facendo i suoi giochini e le sue chiacchiere con i peluches.
    Tutto questo funziona meravigliosamente in una struttura casalinga, un po' meno in giro. Già, perché mentre la mamma dietro di me cullava al seno il suo piccolo dolce koala che dopo 10 minuti stava già dormendo come un angioletto, io ho un figlio che "se ci sei tu, si gioca". Dopo 6h di viaggio lui era ancora sveglio come un grillo. Le ho provate tutte, dalle coccole, alle canzoncine, l'ho cullato, raccontato fiabe, spiato l'operato delle altre mamme. Insomma. Tutto fallimentare (si è addormentato chiudendo e aprendo un burrocacao - dopo averne mangiato un bel po', ovviamente).
    Ma il tasto nanna dipende proprio dal vostro bimbo e dalle vostre abitudini.
    L'importante? Restare calmi. Non farsi prendere dall'isteria (a me capita ogni volta, soprattutto incrociando gli sguardi altrui, e appena la sento montare cerco di farla scemare) perché vostro figlio è fetente, più voi perdete speranza, più lui ve la farà perdere. Siate fiduciosi, prima o dopo dormirà.
    Forse.

    6) Conclusione
    Rifarei un viaggio così lungo con Leo?
    Anche domani.
    Alla fine in mezzo a tutte le difficoltà, i veri momenti di "panico" dove lui ha iniziato a starnazzare come se lo stessimo torturando sono stati ben pochi (uno tra tutti quando ho cercato di togliergli le scarpe, errori gravissimi). Infatti la parte dura non è legata, a mio modo di vedere, al bambino o al viaggio in sé, quanto al tuo sbattimento da genitore. Se prima ti sedevi, seppur scomodo, sul tuo sedile e ti sparavi 12 film, 3 pasti, 4 giochini su iPad e ti lamentavi del vicino troppo ingombrante, adesso il tuo viaggio lo passerai ad assecondare i bisogni di un nanetto. Un po' con gli arti atrofizzati, un po' con la palpebra calante, un po' con la stanchezza di chi non sta dormendo un cavolo, un po' con la fantasia che stenta a produrre nuove idee per intrattenere il pargolo.
    Però.
    Volete mettere la bellezza di arrivare dall'altro capo del mondo e far scoprire a vostro figlio un posto nuovo, vivendo giorno per giorno una quotidianità diversa?

    Questo era pure alla partenza, da notare che faccino rilassato e poco sbattuto...

    venerdì 19 gennaio 2018

    Leo viaggiatore

    Dunque, com'é stato fare 24h di viaggio (porta a porta) con un bambino di 15 mesi e una panza da 34 settimane di gravidanza?
    Un gioco da ragazzi.
    Leo è stato bravissimo, ha dormito tutto il tempo. Quando non dormiva mangiava, quando non mangiava sorrideva beato alla sua mamma e al suo papà, ma anche alle hostess e agli altri passeggeri. Non ha mai pianto e io mi sento rilassata come se avessi dormito nel mio letto dopo un massaggio rilassante.
    Hahahahahahahahahahah
    Ci sei cascato eh?
    Invece no, ahimé. Il viaggio non è andato proprio così.
    Diciamo che era partito bene, con una bella nanna in automobile "Chi ben comincia è a metà dell'opera" dicevano. Peccato si dica anche "chi troppo vuole, nulla stringe" e se già ti sei giocato il bonus con la nanna iniziale, be', auguri per il resto.
    Inutile raccontare i km fatti, penso che il mio contapassi sia esploso e ad un certo punto mi abbia mandato un *warning* dicendomi di sedermi che stavo oltrepassando tutti i traguardi del mese. Già, perché da quando Leo cammina lo sport preferito è camminare. Fin qui, nessun problema. Non fosse che tra il camminare e l'ascoltare ci siano di mezzo un paio di oceani.
    "Leo lì no" figuriamoci se ascolta.
    "Leo vieni dalla mamma" immancabilmente dal lato opposto.
    "Leo mi dai la manina?" sguardo furbo, occhiata di sfida, partenza a randa.
    Ottimo.
    Per non parlare dei toni.
    Già, perché Leo non dice una parola (anzi, core de mamma, ne dice 4: caaaaa = carezza, caaaaaac = Zac o altri animali, pappa/babba = pappa e ba! con tanto di punto esclamativo = palla) ma ha una sua comunicazione personale col mondo esterno fatta di gridolini di varia intensità. Quelli più bassi e tenui sono solitamente accompagnati da carezze e dolcezza, quelli medi sono sintomo di normalità mentre quelli alti sono solitamente "voglio, posso, comando". Quali usa più spesso? Ma suvvia, non lo chiameremmo piccolo dittatore altrimenti no?
    Indovina indovinello quale di questi tre toni ha utilizzato più spesso durante la trasferta?
    BRAVISSIMO!
    Hai vinto una giornata con Leo... e Zac, già che ci siamo.
    Il tutto immancabilmente accanto a qualcuno che stava riposando oppure quando ignare malcapitate gli facevano un sorriso complimentandosi con lui. Ecco, mai fare un complimento a Leo. Da quel momento il tuo ruolo nella sua vita è quello di menestrello di corte: DEVI proseguire con le adulazioni o lui richiamerà la tua attenzione finché morte non vi separi.
    E pensate che non sono nemmeno salita sull'aereo!
    Già, perché lì la storia si complica, complice il fatto che tu, genitore, mica vuoi che tutti guardino tuo figlio come una specie di aquila urlante e te come inetto e maleducato. Eh no. Tu vorresti che tutti, scesi dall'aereo iniziassero ad applaudire, fare la ola e gridare "perché è un bravo bambino, perché è un bravo bambino!".
    Ma ahimé, trattenere su un sedile un bambino di 15 mesi per 12h è un po' come portare me in un ristorante e dirmi di stare all'entrata ad osservare. Too much.
    Così dopo essersi arrampicato sul sedile n volte, averlo rimpinzato di cibo fino a farlo scoppiare, aver  anche pensato di stordirlo con un calice di rosso (o vodka?), aver pregato in qualsiasi lingua che si potesse addormentare e ritrovarsi invece alle 3 del mattino dopo 6h di volo con una sorta di Duracel in mano ho pensato che non ce l'avrei potuta fare.
    Io, con gli occhi viola, le calze compressive sotto ai pantaloni che mi facevano sentire come in una sauna a cielo aperto, una bambina che giocava alle olimpiadi nella mia pancia e quello dietro che russava sonoramente, mi sono detta "ma perché? Perché?".
    E in quel momento, chissà se per pietà o per casualità, il mio piccolo despota si è addormentato tra le mie braccia. Come un tenero cucciolo, pacifico con ciuccio in bocca e orsetto in mano.
    Dolcissimo.
    Giusto il tempo di far addormentare definitivamente anche il mio braccio e tornare a molestare il mondo con i suoi "gaaaaa, gaaaaaa!".
    Ma ve lo dico, viaggiare con un neonato è una passeggiata!


    PS: Ammetto di aver colorito leggermente il testo, domani vi lascio una guida personale su come sopravvivere a un viaggio così lungo perché alla fine non è andata poi così (così) male...

    domenica 14 gennaio 2018

    La lontananza sai...

    Ci sono due tipologie di persona: quelle che hanno nostalgia e quelle che non l'hanno.
    Faccio parte del secondo gruppo.
    Sono una di quelle persone che se potesse allungherebbe i viaggi sempre e comunque. Di quelle che "sì mi manchi" ma sono felice anche qui.
    Non perché sono una cattiva persona, ma perché adoro questa sensazione di scoperta e novità di una vita lontana da casa, un po' per gioco. Forse proprio perché so che tanto ha una fine e che presto tornerò a riabbracciare famiglia e amici.
    Che poi diciamocelo, al giorno d'oggi con le possibilità tecnologiche non ti sembra nemmeno di essere a 11000km di distanza.
    Sapete cosa mi manca però?
    La routine.
    Quelle cose date per scontate che rendono casa speciale quando non ci sei.
    Mi manca scendere le scale e trovare Zac che scodinzola.
    Mi manca sedermi per terra con lui e riempirlo di coccole (e lui me di peli - forse questo non mi manca O.o)
    Mi manca bere un caffè con un'amica, chiacchierare faccia a faccia.
    Mi manca far vedere il piccolo Leo ai nonni, far vedere i suoi progressi (enormi) di questo ultimo periodo.
    Mi manca svegliarmi la domenica mattina e chiamare mia mamma per sapere cosa fa per pranzo e auto-invitarmi senza pudore.
    Così, proprio sulla linea di questo pensiero, oggi mi sono svegliata con la voglia di pubblicare qualcosa che facesse "casa". Uno di quei piatti semplici ma di cuore, che fanno subito festa. Che piacciono a grandi e piccini, che non ci vuole niente a fare ma sembra tanto pranzo della domenica.
    Almeno, per me.

    POLLO ARROSTO con VERDURE (3-4 persone)

    1 pollo intero
    2-3 carote
    1-2 cipolle
    1-2 patate dolci
    2-3 patate
    ev. 1/2 sedano rapa
    qb. erbette varie (rosmarino, salvia, timo)
    ev. 1 limone
    1 goccio di vino
    1 bicchiere di acqua
    qb. sale & pepe
    qb. olio d'oliva
    • Sbucciare le carote, le patate dolci e la cipolla. Alle patate normali solitamente preferisco lasciare la buccia ma è una questione di gusti. Tagliare la cipolla dapprima a metà e poi a spicchi. Le carote a tocchetti e poi a bastoncino, lo stesso per le patate (a dipendenza della grandezza). Adagiare il tutto in una pirofila precedentemente oliata. Salare e oliare le verdure mescolandole così che tutto sia ben condito
    • Preparare il pollo, lavandolo se necessario e asciugandolo con la carta cucina anche all'interno. Salare e pepare la parte interna, aggiungere uno o due spicchi di cipolla, le erbette miste e un goccio di vino bianco. Eventualmente anche mezzo limone (o una fetta)
    • Posizionare il pollo sulle verdure di lato (quindi con una coscia sotto e una sopra) aiutandolo a stare fermo muovendo di conseguenza la verdura (solitamente io metto le verdure tutto intorno lasciando un "buco" per il pollo). Bagnare il pollo con un altro goccio di vino e il bicchiere di acqua
    • Infornare a 200-220°C per una ventina di minuti. Togliere dal forno e girarlo sull'altra coscia. Cuocere nuovamente per 15-20 minuti. Togliere e girare dal lato del petto, lasciar dorare per  altri 15-20 minuti. Ogni volta che si gira, irrorare con il liquido formatosi. Verificare la cottura capovolgendo il pollo con la parte della pancia sotto, se esce liquido rossastro/rosa non è ancora cotto. Se esce solo liquido chiaro vuol dire invece che è cotto
    • Tagliare il pollo dividendo dapprima le cosce e poi i petti, servire con le verdure



    NOTA:
    Sostituire il pollo intero con delle cosce di pollo. Ridurre la cottura a 30-40 minuti.

    sabato 30 dicembre 2017

    Caro 2017 ti scrivo

    Caro 2017,

    cosa vuoi che ti dica?
    Inizio ad avere un po' di timore, dicono che non si possano vivere troppi anni buoni di fila e, sarei una vera ingrata se non ammettessi che da qualche anno a questa parte mi sembra di vivere in un sogno. Non potrei desiderare di più, tu e il 2016 mi avete già dato molto più di quanto potessi sperare. Ho un marito che mi fa ridere quotidianamente, mi ascolta e supporta. Un marito che dimentica le tazzine del caffè nel lavello e i pannolini sul fasciatoio, per carità, perfetto non è. Ma su tanti pregi qualche difetto glielo concediamo.
    Sono mamma di uno splendido bimbo che nel corso di quest'anno mi ha fatta impazzire non le nanne giornaliere, con i dentini, con la sua testa dura e il caratterino già bello marcato ma che mi ha insegnato cos'è l'amore incondizionato. Quello vero. Quello profondo e unico. Mi ha fatta sentire fortunata, anche privilegiata, perché purtroppo non tutti riescono a provare questa gioia.
    Gioia che tra pochissimo si moltiplicherà. Già, perché caro 2017 ci hai fatto proprio un bel dono, non volevi essere da meno dì la verità.
    A giugno, poco prima di una vacanza a 3 (parentesi, la peggiore di sempre come dicevo qui, chiusa parentesi) ho rivisto quelle due lineette. Quelle che mi hanno fatto dire "no, ma va?". Che mi stanno facendo vivere una gravidanza completamente diversa, ma altrettanto bella.
    Vogliamo dimenticare il lavoro? Eh no, caro 2017, perché anche qui ti sei superato. Mi hai fatta tornare più scattante (ehm ehm... forse qui stendiamo un velo pietoso) che mai, motivata e felice. Ho ritrovato tutti coloro che sono venuti ai corsi, ho chiacchierato e passato serate indimenticabili. Ho scritto un libro, il terzo, dove ho messo tutta me stessa.
    Per cui grazie.
    Grazie perché anche questo 2018 prospetta di essere ricco di sorprese e amore, gioia e felicità.
    E lo auguro anche a voi, che sia un anno meraviglioso, che possa portarvi tutto quello che desiderate. Che possa darvi gioia e felicità, successo e soddisfazione.
    Io, dal canto mio, sogno di poter continuare a vivere così. Circondata dalla mia famiglia e dal vostro affetto.
    Chiedo tanto, lo so. Ma tanto vale puntare in alto no?

    Felice 2018!


    giovedì 14 dicembre 2017

    A dura prova

    Essere mamma a volte è un gioco da ragazzi (specialmente quando/se il pupo dorme). Altre è una sorta di guerriglia.
    Già, perché per quanto io mi sforzi di essere il prototipo del Mulino Bianco con tanto di sorriso stampato in faccia, gioia che sprizza da ogni poro e tanto tanto ottimismo a volte proprio non ce la faccio.
    Lo so, è normale. Anzi, lo dico un po’ per me e un po’ per chi come me è maniaco della perfezione.
    LA PERFEZIONE NON ESISTE.
    O meglio.
    LA PERFEZIONE SIAMO NOI, COSÌ COME SIAMO.
    Ecco, slogan motivazionale fatto.
    Torniamo a quando, però, ieri sera il nano in questione ha deciso che era troppo stanco per mangiare e ha sputato metà pappa sul seggiolone e l’altra metà tra le mani spiaccicandola bene ovunque (capelli, faccia, orecchie). Una visione celestiale.
    Tu, che ti sei sbattuta per preparare una buona cena, te la rivedi bocciare così impunemente.
    Mi sono sentita tipo a Masterchef con Bastianich che mi grida “vuoi che muoro?!”.
    Ma la preoccupazione più grande non era tanto che Leo non mangiasse, di ciccetta extra ne ha in abbondanza, quanto che, non cenando, stamattina si sarebbe svegliato affamato peggio di uno squalo tigre.
    Sesto senso materno: 10 e lode.
    Alle 5.00 inizio a sentire un leggero acuto provenire dalla sua stanza, alle 5.15 l’acuto diventa una sirena. Che dico? Un insieme di sirene. 
    Alle 5.37 angosciata che i vicini possano venire a sfrattarmi mi decido ad andare a prenderlo (non l’avevo fatto prima perché oltre al sesto senso la mamma (IM)perfetta vive nella speranza che prima o dopo si riaddormenti (ceeeerto). 
    Lo porto nel mio letto sussurrando parole dolci e canticchiando una litania inventata sui due piedi del tipo “leoncino della mamma fai un po’ di nanna ti prego”.
    Nulla.
    Leo non essendo abituato a dormire nel lettone (non ci ha mai dormito) appena mette piede sul 200x200 pensa di essere un ginnasta professionista che deve fare una coreografia a corpo libero. Il tutto comprende almeno una decina di calci in faccia, scavalcamenti e manate.
    BENISSIMO.
    Finite le acrobazie (durate ben 3 minuti) ricomincia la sirena. Mi dico che per una volta posso fargli il latte presto nella speranza che poi si riaddormenti. La preparazione latte, ovviamente, prevede un nano incollato alla mia gamba a mo’ di scimmia urlante con un dudu in mano e un misto tra candela e lacrimoni sul viso. 
    Senza pressione.
    Finalmente il latte è pronto (qui niente microonde, vorremo mica semplificare la vita?), torniamo in camera.
    Beve il latte, si calma. Non urla più.
    Mi sento già Napoleone: ho vinto la battaglia.
    E invece, proprio quando pensi di avere lo scettro di madre dell’anno, acquisito proprio sul filo del rasoio a fine 2017 ricominciano gli ululati.
    E mo’?
    Vorrei potervi dire che ho sorriso e da buona mamma gioiosa ho detto al mio adorabile bimbo “dai cucciolino, non fare così”. La verità è che ho pensato “ma cos’è che vuoi ancora rompiscatole che non sei altro?” (e ve l’ho ancora edulcorata un pochino). Così, esasperata e stanca gli permetto di scendere dal letto e vagare nella mia stanza.
    BIM-BAM (cose che cadono dai comodini).
    SFRUSCH-SFRISCH (vestiti che vengono tolti dall’armadio).
    GNECHI-GNECHI (porte che vengono aperte e chiuse più e più e più volte).
    SILENZIO.
    Ecco, fino a questo punto non mi ero preoccupata. Ma sul silenzio?
    La parte più ottimista di me immaginava un cucciolo di uomo addormentato pacificamente sul tappetino del bagno con il suo congilietto azzurro a mo’ di coccola.
    Vado a vedere, pronta per godermi la scena e pensare che forse sì, va tutto bene.
    Invece.
    Quel che mi ritrovo davanti agli occhi è un unenne in pigiama avvolto nella carta da gabinetto, una mano sull’asse sollevato e nell’altra il suo coniglio che viene inzuppato a mo’ di biscotto nel water.
    Che dire.
    Se il buongiorno si vede dal mattino, oggi ci divertiamo!




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