lunedì 15 ottobre 2012

Cara mamma ti scrivo...

Credimi, é un paradiso qui.
Chissà perché prima di partire avevo molte aspettative su alcuni paesi e meno sugli altri. Vero che in Cina ci ero già stata, vero anche che della Cambogia avevo sentito parlare male ma altrettanto vero che Vietnam e Birmania mi erano subito stati simpatici. Non per niente ho deciso di passare, in proporzione, più giorni in queste due nazioni che nelle altre. 
Ben fatto.
Il Vietnam é stato un paese ricco di emozioni, di bellezze naturali, di persone e persino di cibo. La Birmania é forse più culturale, sicuramente meno interessante dal punto di vista gastronomico, ma altrettanto spettacolare per quanto riguarda madre natura. Qui il mondo sembra essersi fermato negli anni 30. La gente, uomini e donne, indossano ancora abiti tipici (longyi - che dall'apice della mia ignoranza é stato ribattezzato in saron) non per impressionare orde di turisti in bermuda e calzetta al ginocchio, ma per una loro cultura. Qui la gente coltiva i campi, fa matrimoni combinati da genitori ricchi oppure le mamme tengono i neonati sulle spalle nei campi per evitare che qualcuno li rapisca. Eh già, perché un grande problema di questo paese é proprio questo. 
A nord-ovest la Birmania confina con la Cina, paese che come ben sai anni fa aveva introdotto la legge “un figlio”. Questo ha causato la moria di infinità di bambine (uccise dai genitori che volevano un maschio) e ad oggi una realtà totalmente maschille: non ci sono donne da sposare. Cosa fanno quindi i cinesi? Entrano, rapiscono le ragazzine, le portano oltre confine e le sposano. Ma ovviamente questo non basta più. 
Ad oggi ai cinesi non interessano più soltanto le bambine, ma anche i bambini. E via di traffico sessuale e, non da ultimo, traffico degli organi. Hai 40 anni e ti sembra che il tuo rene sia malandato? Rapisci un bimbo birmano, togligli un rene e prenditelo. Insomma, una tristezza infinita.
Ma torniamo alle bellezze di questo paese.
Yangon, la capitale conosciuta anche come Rangoon, non é proprio sta meraviglia. Per carità, molto interessante da vedere dal punto di vista culturale. Ci sono una miriade di indiani e musulmani ed é strano vedere tutte queste donne velate dopo tanta Asia. La città pullula di smog e gente, ma non ci sono moto. 
Perché? Anni fa un generale militare é stato investito (pare più per volere che per errore) da una moto. Da quel giorno le moto sono state abolite sul suolo della capitale. 
Agli angoli della strada trovi tavoli imbanditi di telefoni del medioevo attaccati illegalmente alla linea e gente che chiama a casa. Diciamo delle cabine telefoniche “maison” che però hanno molto più successo delle nostre super moderne. Ma pare ovvio quando pensi che anche un Nokia che da noi ti regalano qui costa $500. 
I dollari, che passione. Illibati, precisi, senza graffi, tagli o segnetti. Immaccolati, perfetti, quasi appena stampati. Così devono essere per poterli utilizzare. I loro kyats invece sono sporchi, mezzi spiegazzati, poco rispettati. Ovvio, alla fine il loro valore muta di giorno in giorno facendo in modo che la gente preferisca avere dollari che non la moneta locale.
Le banche esistono ma nessuno le usa, qui si compra l’oro. Qui non ci sono carte di credito, non ci sono bancomat, non ci sono conti correnti, conti risparmio o conti ipoteca. Qui si guadagna “al giorno”. La sera si riceva la propria busta paga (per gli operai sui 6000 kyats = $7), la mattina si va al mercato, si compra il necessario per la giornata (uno spicchio d’aglio, una cipolla, 1dl di olio,... Stile Nonna Lucia) si cucina tutto e si vive di quello per tutta la giornata. No, non cucinano per ogni pasto. Quel che si cucina la mattina lo si mangia tutto il giorno. 
Il primo boccone ai monaci, ovviamente, che vengono a chiedere la loro razione ogni mattina, a piedi scalzi con le loro thermos. Un cucchiaio di riso e se sei ricco persino un cucchiaio di curry. Loro camminano camminano e tornano nei loro templi dove mangiano. Una sola volta al giorno.
Ti lascio immaginare l’odore in quei templi, dopo che un monaco ha passato 3-4 ore in giro per la città a chiedere cibo (e di certo non si preoccupa di mescolare carne con pesce) con il cibo sui tavoli e i gatti che ci vagano attorno. Momenti davvero indimenticabili.
Ora, altra domanda. Ma se Buddha critica chi uccide gli animali come mai i buddhisti mangiano carne? Be’, mica la uccidono loro. Mi sembra giusta come risposta, ho cercato di approfondire dicendo che é ingiusto che quel poraccio che fa il macellaio deve finire all’inferno perché uccide e i monaci vanno in paradiso perché mangiano e basta. Non é servito a niente. Qui é così. Niente logica, niente ragionamenti. “Ma poi magari non la toccano la carne” certo certo “Un giorno a settimana non mangiano carne” certo certo. Ma mi sembra inutile creare una discussione con la guida di turno su cose che, alla fine, fanno parte di una cultura.
Cultura, vastissima. Forse il paese che parla meglio l’inglese, il paese indubbiamente più onesto. Il taxi costa 6000 kyats? Loro ti chiedono 6000. Puoi star certa che in Cina se una cosa costa 1 loro cercano di vendertela per 10 poi 8 poi 7 e poi solo se sei veramente bravo arrivi a 1.
Ma non é solo questione di onestà, qui la gente é proprio diversa. Sono aperti e cordiali, hanno voglia di parlare, di condividere, di sapere. Ti chiamano Hello People perché dici sempre hello. E come dargli torto? Sono tutti pasticciati di una poltiglia gialla/dorata che si mettono sulla faccia. “Cos’é?”. In realtà ha mille utilizzi, può essere una protezione solare o un rimedio antibrufoli (ammetto di aver pensato di comprarne una boccetta anche io), se ingerita fa bene per l’ipertensione e se data ai bambini protegge lo stomaco e lo fortifica. Insomma, il nostro olio di ricino solo che noi non ce lo spalmiamo in faccia. Per fortuna.
Oro. Il loro colore preferito. E sai perché? Perché secondo loro quello che tu costruisci, quello che fai, quello che accumoli nella vita poi te lo ritrovi in quella futura. Per cui i cupoloni dorati stupendi e luccicosi non sono stati fatti per narcisismo e bellezza architettonica, quanto per egoismo personale e speranza che, una volta morto, ci sia tutto quell’oro in lingotti. 
Forse non proprio in lingotti. 
Ho anche scoperto perché molte pagode qui iniziano con Schwezi qualcosa. Non che ci volesse un genio, ma non c’ero mica arrivata. Soltanto grazie alla mia 10374esima domanda ho scoperto che vuol dire oro. Infatti tutte queste pagode hanno il cupolone dorato. 
Alé, post mortem tutti ricchi.
Ma poi arrivi a Bagan e atterri che c’é un tramonto di quelli “ok oggi posso morire”. Quel rosso che diventa rosa poi arancione misto a blu che diventa blu notte. Quei colori che nella vita vedi mille volte ma ogni volta ti sembra la prima. Quelle cose che alla fine ti chiedi “ma cavolo vedo il tramonto da quando sono nata tutte le sere, com’é che ogni volta me ne innamoro tanto?”. E quel tramonto te lo trascini in taxi con te, lo porti in viaggio tra costruzioni di mattoni rossi a sfondo perfetto. Quel cielo senza nuvole, quel cielo perfetto. Purtroppo indescrivibile, sia tramite foto che tramite parole. Queste sono emozioni e le emozioni non si possono descrivere, le emozioni vanno vissute.
Proprio quando pensi di aver vissuto tutto ecco che atterri a Ngapali Beach e ti ritrovi un aereo sfracellato davanti agli occhi e sullo sfondo una spiaggia strepitosa. 
Ehhhm?? 
Scopri soltanto dopo che é uno dei peggiori aeroporti della storia nonché uno dei più pericolosi. Com’é che nessuno te l’aveva detto? 
Ma ormai é passato, sei già sul pulmino che ti porta in hotel e già respiri salsedine e abbronzatura, sabbia e mojito. Arrivi e ci sono cento donnine vestite di arancioni che ti tendono salviettine bagnate e profumate per rinfrescarti e bicchieri di succo di papaia che di solito non ti piace ma improvvisamente diventa buonissimo. Ed é li che dici “sono in paradiso”. Ma dura poco dato che il manager viene a spiegarti che a 150km ci sono tafferugli e due tribù si stanno scannando “coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina”. 
E cosa vorrebbe dire scusi? 
Oh niente, non si esce dall’hotel per prevenire sparizioni. Ma se volete fino alle 7 potete stare in giro.. Ma avvisate la reception. 
Ah grazie, ora si che mi sento tranquilla.
L’istinto é quello di barricarsi in stanza ma poi vedi la spiaggia. Poi la vedi. Poi la vedi e te ne innamori. L’ennesimo colpo di fulmine in questo paese. Una spiaggia bianca, un mare blu cristallino. Uno di quei mari che abbiamo noi, per carità. Una Formentera, una Sardegna, una Maiorca. Ma vuota. Una spiaggia tutta per te, un bimbo locale e un cane. Una spiaggia bianca circondata da un mare blu, le palme e un sole caldo. 
Il paradiso. Hai in mente la desrizione di paradiso?
Credimi, é un paradiso qui.






6 commenti:

  1. Che racconto bellissimo, non sono mai stata in nessuna parte del mondo da te citata....io ti auguro, come al solito, buona continuazione. viaggio meraviglioso e le tue parole sempre emozionanti

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  2. Ciao Elvira :) Che bello questo post, mi è sembrato per un attimo di essere lì, grazie :) Deve essere un vero paradiso... magnifico. Ti abbraccio, a presto :)

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  3. Ah, allora è così il paradiso?

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  4. Fantastico il tuo racconto e magnifica la foto!

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  5. Grazie Elvi. Grazie per condividere questa tua esperienza così intima.
    Sei davvero una ragazza in gamba.
    Un abbraccio

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  6. Grazie Elvi per questo bellissimo ed emozionante racconto..

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